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Preesistenza

26 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il requisito secondo cui il ramo d'azienda deve esistere come entità economicamente e funzionalmente autonoma già prima del suo trasferimento, e non essere creato appositamente per la cessione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trasferimento di ramo d’azienda: nullo il passaggio forzato
Un lavoratore ha impugnato la cessione del suo contratto di lavoro, avvenuta a seguito di un trasferimento di ramo d'azienda tra due società. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dichiarato illegittima la cessione per mancanza dei requisiti di autonomia e preesistenza del ramo ceduto. La prima azienda ha poi conciliato la lite con il lavoratore. La seconda azienda ha invece proseguito il ricorso in Cassazione, sostenendo che le norme europee non richiedano la preesistenza del ramo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'autonomia funzionale e la preesistenza del ramo d'azienda sono elementi costitutivi essenziali per la validità del trasferimento. Di conseguenza, il lavoratore ha vinto la causa e la seconda azienda è stata condannata a pagare le spese legali.
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Trasferimento di ramo d’azienda: nullo se manca l’autonomia
Una grande società informatica ha ceduto un gruppo di dipendenti a un'altra azienda, qualificando l'operazione come trasferimento di ramo d'azienda. I lavoratori hanno contestato la cessione, sostenendo che il gruppo non avesse una reale autonomia prima del passaggio. I giudici di merito hanno dato ragione ai dipendenti, ordinando il loro reintegro nell'azienda originaria. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda cessionaria. La Corte ha ribadito che, per applicare il trasferimento di ramo d'azienda, la porzione ceduta deve possedere un'autonomia funzionale preesistente alla cessione stessa. L'onere di provare l'esistenza di questi requisiti spetta interamente alle società coinvolte. Di conseguenza, la lavoratrice che non ha firmato l'accordo transattivo ha ottenuto definitivamente il diritto a rientrare alle dipendenze del datore di lavoro originario.
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Trasferimento di ramo d’azienda: quando la cessione è illegittima
Un gruppo di lavoratori ha contestato la cessione del proprio rapporto di lavoro da una grande società informatica a un'azienda neocostituita, sostenendo che l'operazione non configurasse un vero trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. I giudici di merito hanno accolto la domanda dei lavoratori per mancanza di autonomia funzionale del ramo ceduto. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso della società cessionaria. La Corte ha ribadito che, per un valido trasferimento di ramo d'azienda, la parte ceduta deve possedere autonomia funzionale e preesistenza rispetto alla cessione. Di conseguenza, i lavoratori hanno diritto a ripristinare il rapporto di lavoro con l'azienda originaria.
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Trasferimento di ramo d’azienda: quando la cessione è lecita
Alcuni dipendenti hanno impugnato la cessione del reparto gestione fatture tra due grandi società, ritenendo illegittimo il trasferimento di ramo d'azienda e chiedendo il ripristino del rapporto di lavoro con la società originaria. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, accertando l'autonomia organizzativa e la preesistenza del reparto ceduto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, per configurare un valido trasferimento di ramo d'azienda, il reparto deve possedere un'autonomia funzionale preesistente alla cessione, ossia la capacità di perseguire uno scopo produttivo autonomo con i propri mezzi. Poiché i lavoratori non hanno dimostrato la mancanza di tale autonomia, la Cassazione ha rigettato il ricorso per i dipendenti superstiti, dichiarando cessata la materia del contendere per coloro che avevano rinunciato al giudizio.
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Trasferimento di ramo d’azienda: legittimo anche senza consenso
Un Informatore Scientifico ha impugnato il trasferimento di ramo d'azienda attuato dalla sua originaria società datrice di lavoro a favore di un'altra impresa, ritenendolo illegittimo per mancanza dei requisiti di legge e chiedendo il ripristino del rapporto di lavoro originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la validità della cessione. I giudici hanno stabilito che le linee di attività cedute costituivano un nucleo organizzato dotato di autonomia funzionale e preesistenza, elementi essenziali per configurare un legittimo trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve rimborsare le spese legali.
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Cessione ramo d’azienda fittizia: l’Azienda perde, i Lavoratori tornano
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima una cessione di ramo d'azienda perché la parte di attività trasferita non possedeva i requisiti di autonomia funzionale e preesistenza. Due lavoratrici, trasferite insieme a una porzione di 'back office', hanno dimostrato che il ramo ceduto dipendeva ancora totalmente dall'azienda cedente per locali, strumenti informatici e direttive. La Corte ha stabilito che non si può mascherare una semplice espulsione di personale sotto la forma di una cessione. Di conseguenza, il trasferimento è stato annullato e le lavoratrici hanno ottenuto il diritto di essere reintegrate presso il datore di lavoro originario.
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Cessione di ramo d’azienda: no al trasferimento se il ramo è finto
La Corte di Cassazione interviene su un caso di cessione di ramo d'azienda, giudicandola illegittima. Un'azienda aveva creato una nuova struttura interna, priva di reale autonomia funzionale, e l'aveva immediatamente trasferita a un'altra società. Secondo i giudici, per una valida cessione di ramo d'azienda è indispensabile che la parte trasferita sia un'entità economica preesistente, capace di operare in modo indipendente. La creazione di un 'ramo' fittizio, solo per spostare personale, rende l'operazione inefficace. Di conseguenza, il rapporto di lavoro del dipendente prosegue con l'azienda originaria. L'azienda acquirente perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese legali.
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Cessione ramo d’azienda: l’autonomia preesistente batte il ricorso
Un lavoratore ha impugnato la cessione del ramo d'azienda in cui operava, sostenendo che non fosse un'entità autonoma prima del trasferimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dell'operazione. I giudici hanno stabilito che la valutazione sull'autonomia funzionale e sulla preesistenza del ramo è un accertamento di fatto riservato ai tribunali di merito. In questo caso, è stato provato che il ramo possedeva già personale, beni e una struttura organizzativa idonea a proseguire l'attività. Il successivo contratto di rete tra le aziende è stato considerato solo uno strumento di cooperazione, non l'elemento che ha creato l'autonomia. La **Cessione di ramo d'azienda** è stata quindi ritenuta legittima.
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Cessione di ramo d’azienda: legittima anche con contratto di rete
Una lavoratrice ha impugnato la cessione di ramo d'azienda che l'ha coinvolta, sostenendo che la divisione trasferita non fosse funzionalmente autonoma prima del trasferimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operazione. I giudici hanno stabilito che la valutazione sull'autonomia e preesistenza del ramo è un accertamento di fatto riservato ai tribunali di merito. Hanno inoltre chiarito che un successivo contratto di rete tra le due aziende non serve a creare l'autonomia mancante, ma solo a descrivere le modalità di collaborazione post-cessione. La richiesta della lavoratrice di tornare nell'azienda originaria è stata quindi definitivamente negata.
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Cessione di ramo d’azienda fittizia: Cassazione tutela i lavoratori
Un'azienda trasferisce un gruppo di dipendenti a una nuova società, definendo l'operazione come una **cessione di ramo d'azienda**. I lavoratori si oppongono, sostenendo che il 'ramo' non fosse un'entità autonoma e preesistente, ma solo un insieme di persone raggruppate per l'occasione. La Corte di Cassazione dà ragione ai lavoratori. Stabilisce un principio fondamentale: per essere legittima, la parte di azienda ceduta deve possedere autonomia funzionale già prima del trasferimento. Se questa autonomia manca, la cessione è inefficace e i lavoratori hanno diritto a tornare alle dipendenze del datore di lavoro originario. La Corte ha quindi confermato la decisione dei giudici precedenti, condannando le aziende a ripristinare i rapporti di lavoro e a pagare le spese legali.
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Cessione di ramo d’azienda fittizia: l’azienda paga gli stipendi
La Corte di Cassazione interviene su un caso di presunta illegittima cessione di ramo d'azienda. Un gruppo di lavoratori si opponeva al trasferimento, sostenendo che la divisione aziendale ceduta non fosse un'entità autonoma e preesistente. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per una cessione di ramo d'azienda valida, il ramo deve avere autonomia funzionale già prima del trasferimento. L'onere di dimostrare questi requisiti spetta all'azienda cedente. In assenza di tale prova, la cessione è inefficace e il rapporto di lavoro prosegue con il datore di lavoro originario. Quest'ultimo, se rifiuta la prestazione lavorativa, è tenuto a pagare le retribuzioni, non un semplice risarcimento del danno. L'azienda ha perso la causa.
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Cessione ramo d’azienda fittizia: l’Azienda perde, Lavoratori tutelati
La Corte di Cassazione interviene su una controversa cessione di ramo d'azienda, stabilendo che per essere legittima, la parte di impresa trasferita deve possedere i requisiti di 'preesistenza' e 'autonomia funzionale'. Un'azienda aveva trasferito un gruppo di lavoratori a una nuova società, ma i giudici hanno ritenuto l'operazione illegittima perché il 'ramo' non era un'entità organizzativa autonoma prima della cessione. Di conseguenza, la Corte ha confermato il diritto dei lavoratori a rimanere dipendenti dell'azienda originaria, condannando quest'ultima al pagamento delle retribuzioni. La sentenza ribadisce che l'onere di provare la legittimità della cessione spetta sempre al datore di lavoro.
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Finta Cessione ramo d’azienda: l’Azienda perde, il Lavoratore vince
La Corte di Cassazione conferma la nullità di una Cessione ramo d'azienda, stabilendo che il lavoratore deve essere reintegrato nell'azienda originaria. La sentenza ribadisce due principi fondamentali: il ramo ceduto deve avere un'autonomia funzionale che deve preesistere al trasferimento. Non può essere una struttura creata al momento solo per spostare personale. L'onere di dimostrare la sussistenza di questi requisiti spetta interamente all'azienda cedente. In mancanza di tale prova, l'operazione è illegittima e il rapporto di lavoro del dipendente prosegue con il datore di lavoro originario. L'azienda ha perso il ricorso.
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Trasferimento di ramo d’azienda: i nuovi limiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un trasferimento di ramo d'azienda effettuato da una multinazionale tecnologica. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti di autonomia e preesistenza del ramo ceduto. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova spetta al datore di lavoro, il quale deve dimostrare che l'entità trasferita fosse capace di operare autonomamente già prima dello scorporo. Nel caso analizzato, il ramo era composto quasi esclusivamente da personale senza un apparato strutturale idoneo, rendendo l'operazione una semplice cessione di contratti di lavoro nulla senza il consenso dei dipendenti.
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Cessione ramo d’azienda: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della cessione ramo d'azienda operata da una grande società di telecomunicazioni verso una sua controllata. Alcuni lavoratori avevano impugnato il trasferimento sostenendo la mancanza di autonomia funzionale del ramo, in particolare a causa della mancata cessione di specifici software applicativi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il trasferimento di un consistente nucleo di personale specializzato, mezzi tecnici e laboratori era sufficiente a garantire l'indipendenza operativa del ramo. Per la maggior parte dei ricorrenti originari è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere a seguito di accordi conciliativi raggiunti durante il giudizio.
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Trasferimento di ramo d’azienda: serve preesistenza.
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello riguardante un trasferimento di ramo d'azienda. I giudici hanno ribadito che, ai sensi dell'art. 2112 c.c., l'autonomia funzionale del ramo deve essere preesistente alla cessione e non creata ad hoc al momento dello scorporo. La decisione sottolinea la necessità di tutelare i lavoratori da operazioni societarie prive di reale consistenza organizzativa autonoma.
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Trasferimento ramo d’azienda: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20083/2024, ha dichiarato illegittimo un trasferimento di ramo d'azienda poiché l'entità trasferita non possedeva i requisiti di preesistenza e autonomia funzionale. Il caso riguardava un gruppo di lavoratori trasferiti da una società editoriale a una di servizi, ma la Corte ha rilevato che si trattava di una mera esternalizzazione di personale, in quanto il 'ramo' era un aggregato eterogeneo di dipendenti senza un'organizzazione unificante, un know-how comune o beni significativi. La decisione ribadisce che un ramo d'azienda non può essere creato 'ad hoc' al solo scopo del trasferimento.
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Cessione del ramo d’azienda: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14840/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società tecnologica contro la sentenza che aveva giudicato inefficace la cessione del ramo d'azienda ad un'altra impresa. Al centro della decisione vi è il principio secondo cui, per una valida cessione del ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., il ramo trasferito deve possedere i requisiti di autonomia funzionale e preesistenza al momento della cessione, senza i quali è necessario il consenso del lavoratore.
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Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione conferma che una cessione ramo d'azienda è inefficace se il ramo trasferito non possiede i requisiti di autonomia funzionale e preesistenza rispetto al trasferimento. La Corte ha respinto i ricorsi di un istituto bancario e di una società di servizi, ribadendo un principio consolidato a tutela dei lavoratori. Per i dipendenti che nel frattempo avevano raggiunto una conciliazione, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere.
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Cessione ramo d’azienda: autonomia è requisito
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una cessione di ramo d'azienda nel settore del recupero crediti, poiché il ramo trasferito non possedeva i requisiti di preesistenza e autonomia funzionale. La Corte ha stabilito che la continua dipendenza dalla società cedente per software, servizi essenziali e decisioni strategiche rende il trasferimento nullo, in quanto il ramo non è in grado di operare come entità economica indipendente. Questa decisione ribadisce che i requisiti legali per la cessione ramo d'azienda non possono essere elusi tramite contratti di servizio che mascherano una mancanza di autonomia.
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