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Plagio

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Plagio nel diritto penale italiano era il reato previsto dall'art. 603 del codice penale, secondo cui «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». Tale norma è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 96 dell'8 giugno 1981. Il termine plagio deriva dal latino plagium (sotterfugio), che nel diritto romano indicava la vendita di un uomo che si sapeva essere libero come schiavo, ovvero la sottrazione tramite persuasione o corruzione di uno schiavo altrui. Si legge infatti nella citata sentenza, che

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Plagio di tesi e la validità della procura speciale: un caso decisivo
Una Dottoressa ha citato in giudizio alcuni Professori e una Casa Editrice, accusandoli di plagio per aver pubblicato un'opera basata sulla sua tesi di laurea inedita. La tesi riguardava la trascrizione e decodificazione di un manoscritto antico. Dopo che i primi due gradi di giudizio hanno escluso il plagio, la Dottoressa ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione è stata la **validità della procura speciale** rilasciata all'estero. La Corte ha stabilito che la procura, autenticata da un difensore italiano fuori dal territorio nazionale, non era valida secondo la legge italiana, impedendo così l'esame del merito della controversia sul diritto d'autore.
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Personaggio vs Attore: Negata la tutela del personaggio di fantasia
Una casa di produzione cinematografica ha citato in giudizio una Major per aver utilizzato un personaggio iconico del cinema western, 'L'Uomo senza Nome', in un film d'animazione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento per plagio, negando la tutela del personaggio di fantasia. La decisione si fonda su due punti chiave: il personaggio non possedeva un grado di creatività e originalità sufficiente a distinguerlo dagli stereotipi del genere western e, soprattutto, era inscindibile dalla figura dell'attore che lo ha interpretato. L'apparizione nel film d'animazione è stata quindi considerata un omaggio all'attore, non una violazione del diritto d'autore sul personaggio. La Major ha vinto la causa.
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Diritto d’autore: tutela del progetto architettonico
Un architetto ha citato in giudizio due colleghi per il plagio di un progetto edilizio finalizzato alla trasformazione di un edificio scolastico in struttura alberghiera. Mentre il Tribunale aveva riconosciuto la violazione del **Diritto d'autore** e liquidato i danni morali, la Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza ritenendo il progetto privo di creatività. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, stabilendo che la tutela legale non richiede un'originalità assoluta o una novità straordinaria, ma è sufficiente un atto creativo minimo che manifesti la personalità dell'autore, anche in progetti di ristrutturazione interna.
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Diritto d’autore: tutela e creatività nei tarocchi
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso presentato da un esperto di simbologia contro un suo ex collaboratore. La controversia riguardava il Diritto d'autore su testi e mazzi di carte, oltre al pagamento di traduzioni. La Corte ha stabilito che l'onerosità delle prestazioni professionali è la norma e che la tutela autorale richiede un apporto creativo minimo ma identificabile. Sono stati dichiarati inammissibili i motivi di ricorso basati su rinvii generici ad atti precedenti, confermando la liquidazione del danno già stabilita nei gradi di merito.
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Tutela del design industriale: il valore artistico
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla tutela del design industriale, negando la protezione del diritto d'autore a una singola lampada, parte di un più ampio allestimento scenografico del 1954. La Corte ha stabilito che il 'valore artistico' necessario per la tutela apparteneva all'installazione nel suo complesso e non al singolo elemento, il quale, estrapolato dal suo contesto, non possedeva autonoma dignità artistica. La decisione sottolinea che, per ottenere la protezione autorale, un'opera di design deve possedere un 'quid pluris' artistico riconoscibile di per sé, indipendentemente dalla sua funzione o dal contesto in cui è inserita.
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