La Corte di Cassazione ha escluso la natura giornalistica della prestazione di alcuni lavoratori di un'azienda televisiva, inquadrati come programmisti registi. L'Ente Previdenziale dei Giornalisti richiedeva il versamento dei contributi specifici, sostenendo che le loro mansioni fossero giornalistiche. I giudici hanno invece stabilito che, per essere tale, l'attività deve includere una 'mediazione intellettuale' tra il fatto e il pubblico, con raccolta, elaborazione e commento critico delle notizie. I lavoratori in questione svolgevano compiti prevalentemente esecutivi e tecnici, senza l'autonomia e l'apporto creativo che caratterizzano il giornalismo. Di conseguenza, l'azienda ha vinto la causa e non è tenuta a versare i contributi richiesti all'ente di categoria.
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