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Permuta

136 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto, la permuta è il contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose, o di altri diritti, da un contraente all'altro. (art. 1552 Cod.Civ.) Sebbene si applichino, in quanto compatibili, le norme stabilite per la vendita (art. 1555 Cod.Civ.), la permuta differisce da quest'ultima in quanto lo scambio non avviene verso il corrispettivo di un prezzo, ma tramite il reciproco trasferimento della proprietà di cose o della titolarità di altri diritti. La permuta, infatti, deriva da quella forma primitiva di scambio chiamata baratto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Preliminare di preliminare: accordo vincolante o semplice intesa?
Un'Azienda e un Proprietario di terreno hanno stipulato un "preliminare di preliminare" per la permuta di un terreno in cambio di unità immobiliari future. L'Azienda non ha poi stipulato il "definitivo atto preliminare di permuta". Gli eredi del Proprietario hanno agito in giudizio per inadempimento. La Cassazione ha confermato la validità del "preliminare di preliminare" e la condanna dell'Azienda al pagamento della penale contrattuale e dei danni. La sentenza ribadisce l'efficacia di tali accordi, purché contengano un'obbligazione specifica di stipulare un successivo preliminare.
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Domande nuove nel processo tributario tra Fisco e permuta
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società e ai suoi soci per presunti ricavi non dichiarati e IVA non versata su una permuta immobiliare. I giudici di secondo grado hanno annullato le pretese erariali riconoscendo la corretta contabilizzazione dei costi e la neutralità fiscale dell'operazione. Il Fisco ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del divieto di domande nuove nel processo tributario per contestazioni sull'IVA ritenute tardive. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'Ufficio confermando la piena validità della sentenza d'appello, poiché la società aveva sollevato tempestive contestazioni fin dal primo grado e le difese successive costituivano mere argomentazioni difensive.
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Agevolazioni Fiscali Agricoltura: IAP e i Termini di Accertamento
La Cassazione ha chiarito i termini per le agevolazioni fiscali agricoltura. Una famiglia di eredi aveva impugnato un avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate, che negava benefici su un atto di permuta di terreni. L'Agenzia contestava la mancata presentazione di una certificazione entro tre anni dalla registrazione. La Corte ha stabilito che per l'imprenditore agricolo professionale (IAP), se i requisiti sono dichiarati nell'atto notarile, non è richiesta tale certificazione. Il termine triennale per l'accertamento dell'Agenzia decorre dalla registrazione dell'atto, non dalla scadenza per la presentazione di un certificato non dovuto. L'Agenzia ha perso la causa.
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Permuta di cosa futura: nullo il preliminare senza dati precisi
Un costruttore e un proprietario terriero avevano stipulato un preliminare di permuta. L'accordo prevedeva la cessione di un terreno in cambio del venticinque per cento degli edifici futuri da realizzare sul fondo. A seguito del rifiuto del proprietario di stipulare l'atto definitivo, il costruttore ha avviato l'azione per l'esecuzione forzata del contratto. La Corte d'Appello ha invece dichiarato nullo l'accordo originario per assoluta indeterminatezza dell'oggetto contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente tale decisione. I giudici hanno chiarito che la permuta di cosa futura richiede criteri oggettivi prefissati per individuare con esattezza gli immobili futuri. La semplice indicazione di una quota percentuale rende l'accordo nullo e non azionabile in giudizio. Il costruttore ha quindi perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento del danno: Quando il giudice non può negarlo d’ufficio
Due privati hanno ceduto un terreno a una società in cambio di immobili da costruire, riscontrando poi vizi e difetti. Hanno chiesto il risarcimento del danno per la mancata disponibilità degli immobili. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano rigettato in parte la richiesta di risarcimento, ritenendo che i privati avrebbero potuto evitare o ridurre il danno accettando gli immobili nello stato in cui si trovavano. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice non può rilevare d'ufficio (di sua iniziativa) l'eccezione relativa al fatto colposo del creditore che aggrava il danno (Art. 1227, comma 2 c.c.), se la società non l'ha espressamente sollevata. La sentenza ha quindi riaperto la questione del risarcimento del danno.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: auto venduta o sottratta?
L'amministratore di una società fallita subisce una condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione e bancarotta documentale. L'accusa contesta la sparizione di diversi beni aziendali, tra cui un'autovettura e macchinari registrati nel libro cespiti, oltre alla tenuta irregolare delle scritture contabili. L'imputato ricorre in Cassazione dimostrando che l'auto era stata ceduta tramite regolare permuta commerciale anni prima del dissesto. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso e annulla senza rinvio la condanna relativa al veicolo, poiché il fatto non sussiste. I giudici confermano invece la responsabilità per gli altri beni aziendali non rinvenuti e privi di valida rottamazione a valore zero, ribadendo che per integrare il dolo generico basta destinare le risorse aziendali a finalità estranee alla garanzia dei creditori.
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Permuta di cosa futura: dona il bene a terzi ma paga i danni
Un proprietario e un costruttore stipulano un contratto di permuta di cosa futura, scambiando un immobile esistente con locali da edificare. Nelle more del giudizio, il proprietario dona a terzi il bene già promesso al costruttore, commettendo un grave inadempimento contrattuale. Il costruttore solleva l'eccezione di inadempimento e chiede il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione chiarisce che l'eccezione non può bloccare il trasferimento dei beni futuri, avvenuto automaticamente con la loro venuta ad esistenza. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso del costruttore sulla domanda risarcitoria, stabilendo che la donazione a terzi dà diritto al risarcimento dei danni e rinvia la causa per la liquidazione.
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Accordo di permuta ed esproprio: la giurisdizione
Una società immobiliare proprietaria di un immobile commerciale ha citato l'ente pubblico e la società concessionaria per i danni subiti e la violazione delle distanze legali. Le opere erano state avviate nell'ambito della realizzazione di una nuova stazione metropolitana, concordando la demolizione e il trasferimento su un'altra area tramite un impegno negoziale privato. Tuttavia, la successiva mancata formalizzazione del contratto e la decadenza della pubblica utilità hanno generato contestazioni sulle demolizioni parziali e sul mancato rispetto delle distanze. Il Tribunale ordinario e il Tribunale amministrativo hanno entrambi declinato la competenza. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto sul tema di accordo di permuta ed esproprio: la vertenza spetta al giudice ordinario perché riguarda l'inadempimento di pattuizioni privatistiche e la tutela dei diritti soggettivi sui confini.
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Clausola penale per ritardo: scatta la condanna al costruttore
Un'azienda di costruzioni ha stipulato un contratto di permuta immobiliare, impegnandosi a consegnare alcuni immobili entro una data specifica. Il contratto prevedeva una clausola penale per ritardo pari a 12.000 euro per ogni mese di ritardata consegna. A fronte della tardiva ultimazione delle opere, gli eredi del proprietario originario hanno richiesto l'applicazione della penale. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuto completamento dei lavori sulla base dell'allacciamento alle utenze e lamentando la mancanza di un verbale di consegna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che spetta al debitore provare il tempestivo adempimento o l'impossibilità della prestazione per causa non imputabile. La penale decorre automaticamente senza necessità di costituzione in mora.
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Imposta ipotecaria nella permuta: no a sconti per norme abrogate
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato l'imposta ipotecaria dovuta da una contribuente per un atto di permuta stipulato nel 2009, comprendente un terreno in area urbanistica. La contribuente pretendeva di pagare l'imposta in misura fissa, invocando un'agevolazione ormai abrogata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per l'imposta ipotecaria nella permuta la base imponibile si calcola sul valore del bene che genera l'imposta più alta, senza poter applicare benefici fiscali non più vigenti al momento della stipula dell'atto.
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Estensione del giudicato favorevole: vittoria contro il Fisco
Due società radiofoniche scambiano i propri rami d'azienda. L'Agenzia delle Entrate rettifica il valore dell'avviamento, richiedendo maggiori imposte di registro. Una delle società ottiene l'annullamento definitivo dell'atto impositivo in un autonomo giudizio. L'altra società, rimasta soccombente nei primi gradi, ricorre in Cassazione chiedendo l'estensione del giudicato favorevole ottenuto dalla co-obbligata, ai sensi dell'articolo 1306 del codice civile. La Suprema Corte accoglie il ricorso. I giudici stabiliscono che il co-debitore in solido può sempre avvalersi della sentenza favorevole passata in giudicato ottenuta dall'altro obbligato, purché non si sia già formato un giudicato sfavorevole personale e l'eccezione sia tempestiva. Di conseguenza, la Cassazione annulla l'atto di accertamento anche nei confronti della ricorrente.
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Permuta di cosa futura: il costruttore inerte perde il terreno
Un'impresa edile e due proprietari terrieri stipulano un contratto di permuta di cosa futura: i proprietari cedono due suoli edificabili in cambio di alcune porzioni degli edifici da costruire. L'impresa, tuttavia, non si attiva per volturare la pratica edilizia e non realizza le opere. I proprietari ottengono la risoluzione del contratto per inadempimento. L'impresa ricorre in Cassazione eccependo la nullità dell'accordo per impossibilità dell'oggetto, data l'assenza iniziale del permesso di costruire. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la permuta di cosa futura è valida anche senza titolo abilitativo immediato, se il trasferimento è condizionato al futuro rilascio del permesso. L'impresa perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Interpretazione del contratto: indennizzo senza cessione
Un'azienda autostradale propone un accordo transattivo offrendo 700.000 euro ai proprietari di un immobile vicino all'autostrada per rinunciare alla rilocalizzazione del loro edificio. Successivamente, l'azienda si rifiuta di pagare sostenendo che i proprietari debbano comunque trasferirle la proprietà dell'immobile originario. I proprietari ottengono un decreto ingiuntivo. La Corte d'Appello e poi la Cassazione respingono l'opposizione dell'azienda. La Suprema Corte chiarisce che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito. Se il testo contrattuale qualifica la somma come indennizzo per la rinuncia a un'operazione complessa unitaria (costruzione e permuta), non si può pretendere il trasferimento dell'immobile in assenza di patti espliciti. Vince la famiglia dei proprietari, che ha diritto a ricevere i 700.000 euro.
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Momento impositivo della permuta: fisco contro costruttore
Una società edile si impegna a costruire e trasferire 54 immobili a dei privati in cambio di un terreno (permuta di bene presente con bene futuro). A causa dell'inadempimento della società, i privati ottengono dal Tribunale il trasferimento coattivo degli immobili tramite sentenza. L'Agenzia delle Entrate accerta l'omessa dichiarazione delle imposte per l'anno di pubblicazione della sentenza. La Cassazione stabilisce che il momento impositivo della permuta coincide con la pubblicazione della sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., anche se non ancora definitiva, poiché l'altra parte ha già interamente eseguito la propria prestazione. La base imponibile deve basarsi sul valore pattuito nel preliminare. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Nullità del contratto preliminare: risarcimento azzerato
La vicenda nasce da un accordo di permuta tra il Promissario Acquirente e i Promittenti Venditori per lo scambio di terreni con appartamenti da costruire. Il Promissario Acquirente ha citato in giudizio i venditori chiedendo la risoluzione del contratto e un risarcimento milionario per inadempimento. La Corte d'Appello ha invece dichiarato la nullità del contratto preliminare per indeterminatezza dell'oggetto, poiché la scelta specifica delle unità immobiliari era rimessa a un accordo futuro senza criteri oggettivi prestabiliti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del Promissario Acquirente. L'oggetto del preliminare deve essere determinato o determinabile al momento della firma. Di conseguenza, il Promissario Acquirente perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese legali e di una sanzione per lite temeraria.
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Permuta di servizi ai fini IVA: no alla compensazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società proprietaria l'omessa fatturazione di ricavi derivanti da un accordo con l'affittuaria. Quest'ultima ha eseguito lavori di ristrutturazione in cambio di una forte riduzione del canone d'affitto. I giudici di merito avevano annullato l'atto, ritenendo l'accordo una semplice transazione per evitare liti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. La Corte ha chiarito che l'operazione costituisce una permuta di servizi ai fini IVA. Di conseguenza, le parti non potevano compensare le voci in contabilità per evitare le tasse. Ricevere lavori di ristrutturazione equivale a incassare il canone d'affitto, facendo scattare l'obbligo di emettere fattura. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto di permuta con la PA: decide il TAR, non il civile
Gli eredi di un cittadino hanno citato in giudizio un Comune per il mancato rispetto di un contratto di permuta con la PA firmato nel 2006. Con questo accordo, il privato cedeva un terreno per costruire una scuola in cambio di lotti edificabili e opere di urbanizzazione mai realizzate. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la causa spetta al giudice amministrativo. Infatti, lo scambio non era una semplice operazione commerciale privata, ma un accordo sostitutivo di un provvedimento di espropriazione, finalizzato alla gestione del territorio. Di conseguenza, i privati dovranno riassumere la causa davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per chiedere il risarcimento dei danni.
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Deducibilità dei costi aziendali: vince l’impresa contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità di un costo di 200.000 euro, sostenuto nell'ambito di una complessa operazione di permuta immobiliare. La somma era stata versata per ristrutturare un immobile, come richiesto dall'acquirente finale per concludere l'affare. Il fisco aveva riqualificato il pagamento come donazione liberale non deducibile, basandosi sulla dicitura a fondo perduto usata dalla ditta esecutrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la piena deducibilità dei costi aziendali in questione. I giudici hanno chiarito che il costo era strettamente inerente all'attività d'impresa, in quanto necessario per perfezionare l'operazione commerciale, a prescindere dalle definizioni formali usate da soggetti terzi estranei all'accordo originario.
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Fisco e permuta: l’estensione del giudicato favorevole salva il coobbligato
Un'azienda radiofonica ha effettuato uno scambio di rami d'azienda con un'altra società. L'amministrazione finanziaria ha rettificato il valore dell'avviamento, richiedendo una maggiore imposta di registro a entrambe le società, responsabili in solido. La seconda società ha ottenuto l'annullamento definitivo dell'atto in un separato giudizio. La prima azienda ha quindi richiesto l'applicazione dell'estensione del giudicato favorevole per annullare la propria pretesa fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il coobbligato in solido può avvalersi della sentenza favorevole passata in giudicato ottenuta dall'altro debitore, purché non si sia già formato un giudicato sfavorevole nei suoi confronti e la decisione non si fondi su ragioni personali. Di conseguenza, l'avviso di accertamento è stato definitivamente annullato anche per la ricorrente.
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Annullamento del contratto per errore: il valore non conta
Due fratelli stipulano un accordo di permuta immobiliare per scambiarsi alcuni beni. Successivamente sorge una lite: il Primo Fratello chiede il trasferimento coattivo dei beni, mentre il Secondo Fratello chiede l'annullamento del contratto per errore, lamentando una forte differenza di valore tra gli immobili e la presenza di abusi edilizi. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Secondo Fratello. I giudici chiariscono che la presenza di difformità edilizie non rende nullo l'accordo se nell'atto sono indicati i titoli abilitativi reali. Inoltre, l'errore sulla valutazione economica non costituisce un errore di fatto idoneo a giustificare l'annullamento, rientrando nel normale rischio contrattuale. Vince il Primo Fratello, che ottiene il trasferimento definitivo degli immobili e il pagamento delle spese legali.
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