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Permesso Di Soggiorno Di Lungo Periodo

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un titolo di soggiorno a tempo indeterminato che può essere richiesto dai cittadini stranieri che risiedono legalmente in Italia da almeno cinque anni e soddisfano specifici requisiti di reddito e alloggio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assegno Nucleo Familiare Stranieri: Sì anche con Familiari all’estero
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore straniero, titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo, a ricevere l'assegno nucleo familiare stranieri anche se i suoi familiari risiedono all'estero. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio basandosi su una legge italiana che escludeva i familiari non residenti in Italia. I giudici hanno stabilito che questa norma nazionale è discriminatoria e contrasta con il principio di parità di trattamento sancito dal diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, la legge italiana deve essere 'disapplicata', garantendo al lavoratore la stessa tutela prevista per i cittadini italiani, per i quali la residenza dei familiari non è un requisito.
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Assegno di natalità stranieri: bonus negato, vince il lavoratore
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare l'assegno di natalità ai lavoratori stranieri solo perché non possiedono un permesso di soggiorno di lungo periodo costituisce una discriminazione. L'Ente Previdenziale aveva respinto le domande di alcuni lavoratori extracomunitari, titolari di un semplice permesso per lavoro o famiglia. La Corte ha chiarito che l'assegno di natalità stranieri è una prestazione di sicurezza sociale legata al rapporto di lavoro, non una misura di assistenza. Pertanto, deve essere garantita la parità di trattamento a tutti i lavoratori legalmente soggiornanti, a prescindere dalla durata del loro permesso. L'Ente Previdenziale ha perso la causa.
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Assegno di Natalità Stranieri: Permesso Negato, Diritto Affermato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore straniero, titolare di un permesso di soggiorno per lavoro ma non di lungo periodo, a ricevere l'assegno di natalità. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio, ritenendolo riservato solo a determinate categorie di residenti. La Corte ha stabilito che tale esclusione costituisce una condotta discriminatoria. Il principio sancito è che l'assegno di natalità stranieri spetta a tutti i lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti, in quanto prestazione di sicurezza sociale e non di mera assistenza. L'Ente Previdenziale ha perso la causa.
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Assegno di Natalità Stranieri: Permesso Negato, Diritto Affermato
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare l'assegno di natalità a una lavoratrice extracomunitaria solo perché priva del permesso di soggiorno di lungo periodo costituisce una discriminazione. Il caso riguardava una cittadina straniera, titolare di un permesso per lavoro, a cui l'Ente Previdenziale aveva rifiutato il beneficio. La Corte ha confermato che l'assegno di natalità stranieri è una prestazione di sicurezza sociale legata al lavoro e non di assistenza. Pertanto, deve essere garantita la parità di trattamento con i cittadini italiani, a prescindere dalla tipologia di permesso di soggiorno posseduto. L'Ente Previdenziale ha perso la causa e la lavoratrice ha ottenuto il diritto alla prestazione.
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Assegno di natalità: sì a stranieri con permesso lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26583/2024, ha confermato il diritto di una cittadina extracomunitaria, titolare di un permesso di soggiorno per motivi familiari che le consentiva di lavorare, a ricevere l'assegno di natalità. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio sostenendo fosse necessario un permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che escludere i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti da questa prestazione costituisce una discriminazione. L'assegno di natalità è stato qualificato come una misura di sicurezza sociale e non un semplice bonus demografico. L'ordinanza ha, tuttavia, corretto la sentenza d'appello su un punto: nessuna spesa legale è dovuta alla parte che, pur vincendo, non si è costituita in giudizio.
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