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D.Lgs. 40/2014

5 provvedimenti

Assegno di natalità stranieri: il permesso non conta, vince la parità
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare l'assegno di natalità a cittadini stranieri con un permesso di soggiorno per lavoro o famiglia, ma privi di quello di lungo periodo, costituisce una discriminazione. L'Ente Previdenziale aveva respinto le domande basandosi su una norma che limitava il beneficio. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha confermato il diritto dei lavoratori stranieri a ricevere la prestazione. Il principio è che l'accesso alle prestazioni di sicurezza sociale non può dipendere dal tipo di permesso di soggiorno. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha perso la causa e deve riconoscere l'assegno di natalità stranieri a tutti i lavoratori legalmente residenti.
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Assegno per il nucleo familiare: diritto per stranieri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando il diritto di un lavoratore straniero a percepire l'assegno per il nucleo familiare anche per i familiari residenti nel paese d'origine. La decisione si fonda sulla diretta applicabilità della Direttiva 2011/98/UE, che impone la parità di trattamento tra lavoratori stranieri titolari di permesso unico e cittadini nazionali. La normativa italiana, che limitava tale beneficio escludendo i familiari non residenti in Italia, è stata dichiarata discriminatoria e disapplicata in favore della disciplina europea, come già sancito dalla Corte di Giustizia UE e dalla Corte Costituzionale.
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Assegno di natalità: diritto anche per autonomi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10667/2024, ha stabilito che l'assegno di natalità spetta anche ai cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno per lavoro autonomo. La decisione si fonda su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima l'esclusione dalla prestazione per i lavoratori stranieri non in possesso di un permesso di lungo periodo. Di conseguenza, il tipo specifico di permesso di soggiorno che consente di lavorare diventa irrilevante ai fini del diritto al beneficio, purché il richiedente sia legalmente presente e autorizzato a lavorare in Italia.
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Assegno di natalità: sì anche senza lungo soggiorno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando il diritto di un cittadino straniero a ricevere l'assegno di natalità. La decisione si basa sul principio di parità di trattamento stabilito dalla normativa europea e su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la norma che richiedeva il possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, estendendo il beneficio a tutti i cittadini stranieri legalmente autorizzati a lavorare in Italia.
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Assegno di natalità: sì a stranieri con permesso lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26583/2024, ha confermato il diritto di una cittadina extracomunitaria, titolare di un permesso di soggiorno per motivi familiari che le consentiva di lavorare, a ricevere l'assegno di natalità. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio sostenendo fosse necessario un permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che escludere i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti da questa prestazione costituisce una discriminazione. L'assegno di natalità è stato qualificato come una misura di sicurezza sociale e non un semplice bonus demografico. L'ordinanza ha, tuttavia, corretto la sentenza d'appello su un punto: nessuna spesa legale è dovuta alla parte che, pur vincendo, non si è costituita in giudizio.
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