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Pericolo Di Reiterazione

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299 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: il cappellano che aiutava i boss
Il Tribunale ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un religioso, cappellano di un istituto penitenziario, accusato di spaccio di stupefacenti, ricettazione e detenzione abusiva di armi. L'indagato sfruttava il proprio ruolo istituzionale per agevolare il traffico di droga all'interno del carcere, collaborando con esponenti della criminalità organizzata. La difesa ha contestato il pericolo di reiterazione del reato, valorizzando la sospensione dal ministero e una parziale confessione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la parziale ammissione dei fatti era solo un tentativo di ridimensionare le responsabilità e che la sospensione non esclude il legame con la rete criminale. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Detenzione ai fini di spaccio: arresti anche senza vendite provate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre 34 grammi di cocaina, due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento e 10.000 euro in contanti. La difesa contestava la mancanza di prove su effettivi episodi di vendita e l'assenza di un pericolo di recidiva. I giudici hanno invece confermato la legittimità della misura, stabilendo che il possesso di strumenti di confezionamento e di ingenti somme ingiustificate dimostra la detenzione ai fini di spaccio. La gravità della condotta giustifica il timore di una reiterazione del reato, rendendo necessaria la misura cautelare. L'indagato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso della Procura contro l'annullamento della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al narcotraffico. Il Tribunale del Riesame aveva revocato la misura ritenendo insussistenti i pericoli di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato, valorizzando il tempo trascorso dai fatti. La Cassazione ha chiarito che, per reati associativi gravi, opera una presunzione relativa di pericolosità. Il semplice decorso del tempo non basta a superare tale presunzione, soprattutto se l'indagato ricopriva un ruolo di promotore e organizzatore e ha commesso altri reati recenti. La decisione sulla custodia cautelare in carcere è stata quindi annullata limitatamente al pericolo di reitera, con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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Pericolo di reiterazione del reato: quando il tempo cancella la misura
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza che applicava l'obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di un indagato per trasferimento illecito di denaro tramite il sistema hawala. Il Tribunale del Riesame aveva giustificato le misure cautelari ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, evidenziando che la condotta contestata risaliva a quattro anni prima e che tutti gli strumenti operativi erano stati sequestrati. I giudici di legittimità hanno ribadito che il pericolo di recidiva non può essere presunto o basato sulla sola gravità dei fatti passati, ma richiede una valutazione rigorosa sull'attualità e concretezza del rischio al momento della decisione.
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Custodia cautelare per estorsione: no al clan ma resta il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti de L'Indagato, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il Tribunale del Riesame aveva precedentemente annullato la misura per il reato associativo, ma l'aveva mantenuta per l'estorsione. L'Indagato ha proposto ricorso contestando l'autonomia di valutazione del giudice, l'utilizzabilità delle dichiarazioni "de relato" di un collaboratore di giustizia e l'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le dichiarazioni del collaboratore facevano parte di un patrimonio conoscitivo comune e trovavano riscontro in una testimonianza diretta. Inoltre, ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione criminosa basato sui gravi precedenti penali del ricorrente. Di conseguenza, la custodia cautelare per estorsione resta legittima e L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: negati i domiciliari per spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'insussistenza del pericolo di reiterazione, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e il rispetto dei precedenti arresti domiciliari. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso, evidenziando la pericolosità del soggetto, già sottoposto a sorveglianza speciale e coinvolto in altri reati recenti. La Suprema Corte ha chiarito che, nei contesti di criminalità organizzata, la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a impedire il mantenimento dei contatti con il gruppo criminale, poiché gli arresti domiciliari non offrono sufficienti garanzie di isolamento.
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Misure cautelari personali: arresti confermati per l’ex arbitro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex arbitro contro l'ordinanza che disponeva gli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. La difesa sosteneva l'insussistenza delle esigenze alla base delle misure cautelari personali, poiché l'indagato era stato sospeso dalla federazione calcistica, perdendo lo status di arbitro. La Suprema Corte ha invece confermato il provvedimento, evidenziando il ruolo di spicco dell'indagato come intermediario e organizzatore del gruppo criminale. Secondo i giudici, le condotte illecite erano del tutto indipendenti dalla sua qualifica ufficiale, persistendo il concreto pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, in particolare per il rischio di occultamento di flussi finanziari. L'indagato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: spacciare ai domiciliari costa caro
Il Tribunale ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'indagato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Nonostante la difesa sostenesse la cessazione dell'attività associativa nel 2022, l'indagato è stato sorpreso due volte con ingenti quantitativi di cocaina mentre si trovava agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando l'elevata pericolosità sociale del soggetto e l'inefficacia di misure meno severe. La commissione di nuovi reati durante la detenzione domiciliare dimostra in modo evidente il concreto pericolo di reiterazione, giustificando pienamente la misura della custodia cautelare in carcere.
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Sospensione dei professionisti: manca il pericolo di reiterazione
Quattro professionisti, tra commercialisti e avvocati, subiscono la sospensione dall'esercizio della professione per dodici mesi. L'accusa è di aver redatto false attestazioni e agevolato il fallimento di alcune società clienti attraverso operazioni societarie fittizie. I professionisti ricorrono in Cassazione contestando la sussistenza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso. Sebbene il pericolo concreto sia evidente per via del complesso schema illecito utilizzato, manca la prova dell'attualità del rischio. I fatti contestati risalgono infatti al 2018 e il semplice esercizio della professione non basta a dimostrare un reale pericolo di reiterazione del reato. La Cassazione annulla quindi il provvedimento di sospensione, rinviando al Tribunale per una nuova valutazione.
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Intestazione fittizia di beni: l’obbligo di dimora resta anche senza mafia
L'Indagato è accusato del reato di intestazione fittizia di beni per aver registrato a proprio nome un'autovettura di proprietà sostanziale di un esponente di spicco della criminalità organizzata, al fine di evitare sequestri patrimoniali. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di dimora con permanenza domiciliare notturna, pur escludendo l'aggravante mafiosa. L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata rivalutazione delle esigenze cautelari dopo l'esclusione dell'aggravante. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la vicinanza a contesti malavitosi giustifica il pericolo di reiterazione del reato, rendendo la misura non custodiale proporzionata e adeguata anche senza l'aggravante mafiosa.
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Misure cautelari personali: la fuga non cancella il pericolo
Il Tribunale di Roma ha confermato l'applicazione di alcune misure cautelari personali (obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria) nei confronti di un soggetto sorpreso con documenti d'identità falsi validi per l'espatrio. L'indagato, inoltre, era dedito a furti a danno di anziani ed era fuggito violando le prescrizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato è stato motivato correttamente, basandosi sulla serialità delle condotte criminose e sulla totale assenza di remore del soggetto, che si era reso irreperibile subito dopo l'applicazione delle prime misure.
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Misure cautelari personali: incensurato arrestato per furto
L'Indagato è accusato di aver compiuto quattro furti di ingenti quantitativi di mandorle e carrube all'interno del capannone di un'azienda agricola. Il Tribunale del Riesame applica la misura degli arresti domiciliari, ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione del reato. L'Indagato ricorre in Cassazione contestando la tempestività dell'appello del Pubblico Ministero, la propria identificazione tramite telecamere e la qualificazione giuridica del fatto come furto in abitazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. Conferma la validità delle misure cautelari personali applicate, chiarendo che per la fase cautelare bastano gravi indizi di colpevolezza senza i requisiti di precisione e concordanza richiesti per la condanna. Inoltre, l'eventuale riqualificazione del reato non rileva se la misura applicata resta comunque legittima.
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Pericolo di reiterazione: il nuovo lavoro non cancella il rischio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e traffico illecito di rifiuti. I ricorrenti contestavano l'attualità delle esigenze cautelari, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e il cambiamento di vita di uno di loro. La Suprema Corte ha chiarito che il pericolo di reiterazione deve basarsi sia sulla personalità del soggetto sia sulle sue concrete condizioni di vita. Nel caso specifico, per il primo indagato la sua storia criminale rende probabile la ricaduta, mentre per il secondo l'assunzione in una nuova ditta nello stesso settore dei rifiuti non esclude il rischio. I ricorsi sono stati respinti con condanna alle spese.
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Riciclaggio di banconote: il codice segreto non salva dal carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per l'Indagato, accusato di riciclaggio di banconote. La difesa contestava la gravità degli indizi, basati su foto di banconote macchiate scambiate via telefono e sull'uso del termine gergale "mattonelle" per indicare il denaro da ripulire. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione dei messaggi in codice spetta al giudice di merito e che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un nuovo reato, ma una costante propensione a delinquere. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la misura cautelare e condannando l'Indagato al pagamento delle spese processuali.
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Misura cautelare interdittiva: stop all’impresa per corruzione
Un imprenditore, indagato per corruzione in concorso con un funzionario comunale, ha impugnato la misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare attività d'impresa nel settore immobiliare per un anno. Secondo l'accusa, l'imprenditore avrebbe promesso incarichi professionali al funzionario in cambio di stime favorevoli su terreni comunali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato la gravità degli indizi, basati su intercettazioni in cui il funzionario ammetteva la falsità delle stime. Inoltre, la Corte ha ritenuto concreto il rischio che l'imprenditore commettesse altri reati simili, avendo egli stesso accennato ad altri contatti riservati all'interno del Comune. Di conseguenza, la sanzione temporanea rimane attiva e l'imprenditore deve pagare le spese processuali.
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Pericolo di reiterazione del reato: risarcire non evita la cella
Un uomo, accusato di tentato omicidio aggravato per aver sparato contro un rivale in un regolamento di conti legato allo spaccio, ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. L'imputato ha valorizzato il risarcimento del danno, la confessione e il tempo trascorso dall'arresto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che il risarcimento e il decorso del tempo non eliminano automaticamente il pericolo di reiterazione del reato. La gravità dell'agguato diurno e la personalità incline alla violenza dimostrano la persistenza delle esigenze cautelari, rendendo la misura carceraria proporzionata e necessaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: arresti anche con poca droga
Il Tribunale di Messina confermava la misura degli arresti domiciliari per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che il possesso di una modesta quantità di droga non dimostrasse la sua appartenenza al sodalizio criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della misura cautelare. I giudici hanno evidenziato che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale, desumibile dalla professionalità delinquenziale del soggetto, dal suo tentativo di fuga e dal suo inserimento stabile nel mercato del narcotraffico. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso, resta agli arresti domiciliari e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Arresti domiciliari per pistola carica: l’incensurato perde
Un uomo è stato arrestato in flagrante a Modica mentre circolava di notte con una pistola carica e funzionante, senza porto d'armi. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura degli arresti domiciliari, confermata dal Tribunale del Riesame. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato e l'adeguatezza della misura, evidenziando la propria incensuratezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il pericolo di recidiva può essere desunto dalle modalità concrete del fatto, come il porto notturno di un'arma carica con giustificazioni inverosimili. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato gli arresti domiciliari e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non basta
Un corriere della droga, accusato di trasportare cocaina per conto della criminalità organizzata, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, valorizzando la confessione dell'indagato. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il braccialetto elettronico è idoneo a scongiurare il pericolo di fuga, ma non impedisce i contatti con l'esterno e il rischio di reiterazione del reato, specialmente in contesti di criminalità organizzata. La confessione, inoltre, è stata ritenuta non sintomatica di un reale pentimento, ma un tentativo di proteggere i familiari complici.
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Rivolta Covid e pericolo di reiterazione del reato: sì al carcere
Durante le proteste per la pandemia da Covid-19 nel marzo 2020, un detenuto partecipava attivamente a una violenta rivolta carceraria, commettendo devastazioni, resistendo agli agenti ed evadendo. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ravvisando il concreto pericolo di reiterazione del reato. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che la rivolta fosse un evento eccezionale e irripetibile legato all'emergenza sanitaria e che l'appello del Pubblico Ministero fosse generico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'eccezionalità del contesto non cancella la pericolosità del soggetto, evidenziata dalla gravità delle condotte e dai numerosi precedenti penali. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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