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Pericolo Di Reiterazione

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299 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia in carcere: incensurato ma con 80 kg di droga
L'Imputato, arrestato in flagranza con oltre 80 kg di droga (marijuana e hashish) nascosti nel proprio veicolo, ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia in carcere. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando lo stato di incensurato e la presenza di un lavoro stabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti dimostra l'inserimento in una rete di spaccio su larga scala. Inoltre, l'imputato non ha fornito elementi utili durante l'interrogatorio, come l'identità dei complici. Di conseguenza, la custodia in carcere rimane la misura idonea, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Incensurato ma in cella: custodia cautelare in carcere per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di traffico di stupefacenti, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il ricorrente, incaricato dal cugino, aveva consegnato un chilogrammo di cocaina a un complice. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, evidenziando lo stato di incensuratezza e la precedente condotta collaborativa. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno evidenziato lo stabile e ramificato inserimento dell'indagato in una rete di narcotraffico, provato dal possesso di armi e messaggi cifrati. In questo contesto, il pericolo di reiterazione del reato è stato giudicato concreto e attuale, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea a prevenire la ripresa dei contatti criminali.
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Pericolo di reiterazione del reato: spaccio anche in carcere
Un detenuto, già recluso in carcere, viene trovato in possesso di circa 13 grammi di cocaina, equivalenti a 70 dosi. Il Tribunale dispone la custodia cautelare in carcere per spaccio. La difesa ricorre in Cassazione, sostenendo che lo stato di detenzione escluda il pericolo di reiterazione del reato, rendendo impossibile commettere nuovi illeciti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la reclusione per altra causa non elimina il pericolo di reiterazione del reato. L'ordinamento prevede infatti benefici carcerari e sconti di pena che possono restituire la libertà al soggetto. Inoltre, spacciare all'interno del carcere dimostra una spiccata pericolosità sociale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: sì al carcere dopo 3 anni
Durante le proteste in un istituto penitenziario nel marzo 2020, un detenuto partecipava attivamente a gravi atti di devastazione, distruggendo arredi e uffici. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia cautelare in carcere, provvedimento impugnato dalla difesa che eccepiva l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e il contesto emergenziale della pandemia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di una specifica occasione per delinquere, ma si desume dalla gravità della condotta violenta e dai precedenti penali del soggetto, elementi che dimostrano una spiccata incapacità di autocontrollo, rendendo irrilevante il mero decorso del tempo.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per lo scassinatore
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti dell'Indagato, accusato di associazione per delinquere e furti aggravati in abitazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la carenza di motivazione sul pericolo di recidiva e sulla mancata concessione dei domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso non ha contestato in modo specifico le dettagliate motivazioni del Tribunale, il quale aveva evidenziato la professionalita criminale dell'indagato, specializzato nello scasso di casseforti, e la sua appartenenza a un'associazione strutturata. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere e stata ritenuta l'unica misura idonea a fronteggiare il concreto pericolo di reiterazione dei reati.
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Sequestro armi e pericolo di reiterazione: il carcere resta
Il Tribunale di Bolzano confermava la custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo, indagato per detenzione abusiva di un arsenale di armi con matricola abrasa. L'indagato ricorreva in Cassazione, sostenendo che il sequestro delle armi avesse azzerato il pericolo di reiterazione e contestando la mancanza di occasioni prossime per delinquere. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pericolo di reiterazione deve essere valutato in base alla gravità del fatto e alla personalità del soggetto, senza che sia necessaria l'individuazione di specifiche occasioni future. Il sequestro delle armi non neutralizza automaticamente tale rischio se il soggetto dimostra un'elevata pericolosità sociale.
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Misura cautelare interdittiva: stop all’avvocato per firme false
Una professionista legale è stata sottoposta alla misura cautelare interdittiva della sospensione dall'esercizio della professione forense per un anno. L'accusa ipotizza la presentazione di numerosi ricorsi per decreto ingiuntivo falsificando le firme dei clienti, ignari di averle conferito il mandato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di una specifica occasione per delinquere, ma una valutazione complessiva della personalità del soggetto e della gravità della condotta, interrotta solo a seguito della querela delle parti offese. L'indagata perde il ricorso ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione: i carichi pendenti limitano la libertà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'applicazione dell'obbligo di dimora. L'uomo, accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita ai furti in abitazione, contestava la sussistenza delle esigenze cautelari. I giudici hanno chiarito che, per valutare il pericolo di reiterazione, il giudice può legittimamente considerare non solo i precedenti penali definitivi, ma anche i procedimenti pendenti per reati simili. Nel caso specifico, la presenza di numerose pendenze per fatti analoghi commessi di recente dimostra la concretezza e l'attualità del rischio di recidiva. Di conseguenza, la misura cautelare è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione del reato: dai domiciliari al carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per traffico di stupefacenti. L'uomo era stato trovato con 200 grammi di hashish addosso e ben 15 chili nascosti nel garage. La difesa chiedeva gli arresti domiciliari presso il fratello, valorizzando l'intenzione di patteggiare. I giudici hanno invece confermato la massima misura cautelare, evidenziando un gravissimo pericolo di reiterazione del reato. Tale rischio è stato ritenuto concreto e attuale a causa dell'ingente quantitativo di droga, dei precedenti penali specifici, dello stato di disoccupazione e dei legami stabili con la criminalità organizzata. La semplice richiesta di patteggiamento non attenua le esigenze cautelari. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di reiterazione: arresti validi pur senza associazione
Un indagato per spaccio di stupefacenti ha impugnato l'ordinanza che disponeva nei suoi confronti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa sosteneva l'assenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione, evidenziando che l'accusa di associazione a delinquere era caduta e che la sua collaborazione con i familiari era stata solo occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, ai fini delle misure cautelari, il pericolo di reiterazione può sussistere anche in caso di condotte occasionali ma ripetute nel tempo, supportate da precedenti penali specifici. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso, deve mantenere la misura cautelare e pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga. Il Tribunale del Riesame aveva respinto la richiesta di scarcerazione, valorizzando le intercettazioni telefoniche in cui l'indagato usava un linguaggio criptico per gestire lo spaccio. La difesa sosteneva che i dialoghi riguardassero la compravendita di una moto e che non vi fosse un pericolo attuale di commettere nuovi reati. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'interpretazione dei messaggi in codice spetta al giudice di merito e che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a impedire che l'indagato continui a gestire i traffici illeciti, anche a distanza o tramite intermediari, escludendo l'efficacia dei semplici arresti domiciliari.
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Sfruttamento del lavoro: arresti confermati nonostante il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imprenditore contro la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di sfruttamento del lavoro. La difesa sosteneva l'assenza di un pericolo attuale di recidiva, evidenziando il carattere sporadico delle condotte, risalenti a due anni prima, e l'incensuratezza dell'indagato. I giudici hanno invece confermato la continuità dello sfruttamento, realizzato in collaborazione con un intermediario ("caporale"). La Corte ha chiarito che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale, desumibile dalle modalità sistematiche della condotta e dalla personalità del soggetto, anche in assenza di occasioni immediate di ricaduta o a distanza di tempo dai fatti. L'Imprenditore perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sottrazione fraudolenta: conti in Svizzera ma arresti in Italia
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per l'amministratore di fatto di una società, accusato del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. L'indagato aveva trasferito oltre due milioni di euro su un conto svizzero simulando l'acquisto di quote societarie per evitare il pagamento di IVA e IRES. La difesa contestava la mancata valutazione della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno chiarito che il concreto pericolo di reiterazione del reato esclude automaticamente la prognosi favorevole necessaria per la sospensione della pena. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e la misura cautelare confermata.
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Rivolta in carcere: c’ pericolo di reiterazione del reato
Durante la pandemia da Covid-19, si verifica una violenta sommossa nel carcere di Foggia. Il Detenuto, con gravi precedenti penali, partecipa attivamente come promotore della rivolta. Il Tribunale del Riesame dispone la custodia in carcere, ravvisando il pericolo di reiterazione del reato. Il Detenuto ricorre in Cassazione, sostenendo che il lungo tempo trascorso e l'eccezionalit del contesto pandemico escludano l'attualit del rischio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la gravit della condotta violenta e la personalit aggressiva del soggetto dimostrano un rischio concreto e attuale di recidiva, non superato dal mero decorso del tempo o dalla particolarit del contesto storico. Il Detenuto perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Droga e arresti domiciliari: perché la famiglia non basta
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un giovane indagato per detenzione di oltre 3 kg di droga, confermando la custodia in carcere. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico presso l'abitazione degli zii. La Suprema Corte ha stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti dimostra legami stabili con la criminalità organizzata, rendendo inadeguati gli arresti domiciliari. Inoltre, la disponibilità dei familiari a ospitare l'indagato non garantisce la necessaria vigilanza per evitare il pericolo di reiterazione del reato. L'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Carcere per il corriere: c’è pericolo di reiterazione del reato
Un uomo, accusato di aver trasportato e consegnato cocaina per conto di un gruppo criminale organizzato, ha impugnato la decisione del Tribunale che confermava la sua custodia in carcere. La difesa sosteneva che il suo ruolo di semplice corriere escludesse il pericolo di reiterazione del reato, rendendo sufficienti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno stabilito che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale, data la rete di contatti stabili dell'indagato con la criminalità organizzata e la gravità dei fatti, rendendo inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari senza indirizzo
L'Indagata, accusata del reato di rapina, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere. La difesa ha contestato la gravità della misura, chiedendo gli arresti domiciliari e lamentando carenze motivazionali sul pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere, evidenziando che il pericolo di reiterazione era concreto e attuale, supportato da gravi indizi e dal riconoscimento della vittima. Inoltre, la difesa non ha fornito prove idonee circa l'esistenza di un domicilio stabile per l'applicazione di misure alternative meno afflittive. Di conseguenza, l'indagata rimane in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: rapina nell’ora di permesso
Un uomo, mentre si trovava in detenzione domiciliare con un permesso di uscita di un'ora, ha tentato una rapina a mano armata in una tabaccheria, camuffandosi e cambiandosi d'abito nei bagni pubblici per sviare le indagini. La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno stabilito che i gravi indizi di colpevolezza, ricostruiti tramite le telecamere comunali e le testimonianze, giustificano la misura restrittiva. Inoltre, la Corte ha chiarito che lo stato di detenzione per altra causa non esclude il pericolo di reiterazione del reato, poiché i titoli detentivi possono variare nel tempo, rendendo indispensabile un autonomo presidio cautelare per prevenire nuovi illeciti.
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Pericolo di reiterazione del reato: incensurato resta in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione. La difesa contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando l'incensuratezza dell'uomo. La Suprema Corte ha invece confermato la misura, chiarendo che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza del comportamento delittuoso, ma una valutazione basata su elementi concreti e attuali. Nel caso specifico, la ripetitività delle condotte estorsive e i collegamenti accertati con la criminalità organizzata giustificano ampiamente la prognosi negativa e la necessità del carcere. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rivolta in cella e pericolo di reiterazione del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un detenuto accusato di devastazione durante una rivolta in un istituto penitenziario. Il soggetto aveva divelto un cancello d'ingresso, agevolando l'evasione di altri reclusi. Nonostante la difesa sostenesse l'eccezionalità del contesto pandemico in cui si erano svolti i fatti, i giudici hanno ritenuto sussistente un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. Tale valutazione si fonda sulla gravità della condotta, sul ruolo organizzativo del soggetto e sui suoi numerosi precedenti penali per reati violenti. La Suprema Corte ha stabilito che l'attualità del pericolo non richiede l'imminenza di una nuova occasione per delinquere, ma si desume dalla spiccata propensione a violare la legge e dall'inadeguatezza di misure meno severe.
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