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Pegno Regolare

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una garanzia reale in cui il creditore riceve solo il possesso del bene, mentre la proprietà rimane al debitore. Per soddisfarsi, in caso di inadempimento, il creditore deve avviare una procedura di vendita pubblica del bene.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pegno regolare e revocatoria fallimentare: la banca perde
Un istituto di credito ha preteso di trattenere somme derivanti dall'escussione di pegni su strumenti finanziari di una società poi fallita, invocando la compensazione. Il Fallimento ha chiesto la revoca dei versamenti eseguiti nel periodo sospetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia stipulata era un pegno regolare e revocatoria fallimentare pienamente applicabile, in quanto la banca non aveva acquisito la proprietà dei titoli ma solo un incarico di gestione. Senza il passaggio di proprietà dei beni, la banca non poteva applicare la compensazione diretta ed era obbligata a restituire le somme incassate. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'istituto bancario, confermando la sua condanna a restituire alla curatela oltre 360 mila euro oltre alle spese legali.
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Confisca penale e tutela dei terzi creditori pignoratizi
Un istituto di credito concede finanziamenti garantiti da pegno su beni mobili. In seguito, il giudice penale dispone la confisca dei beni del debitore. L'istituto chiede la restituzione delle somme o la tutela del proprio credito pignoratizio. Il Giudice per le Indagini Preliminari respinge la domanda, ritenendo inapplicabili le tutele del Codice Antimafia alle confische penali classiche. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la disciplina sulla confisca penale e tutela dei terzi creditori opera in modo uniforme per le confische di prevenzione e quelle penali estese. Il creditore in buona fede, titolare di un diritto di pegno antecedente al sequestro, ha diritto a vedere tutelata la propria garanzia patrimoniale secondo le norme del D.Lgs. 159/2011.
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Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la banca vince altrove
Un istituto di credito ha richiesto la restituzione di somme sequestrate a un debitore, sostenendo l'esistenza di un pegno regolare a proprio favore. La Corte di appello ha respinto l'istanza poiché le somme erano ancora nella disponibilità del debitore al momento del sequestro. La banca ha proposto ricorso in Cassazione ma, avendo successivamente ottenuto un provvedimento favorevole in separata sede, ha presentato formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la rinuncia esclude la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria, non configurandosi alcuna soccombenza, nemmeno virtuale, del ricorrente.
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Usura genetica: la clausola è nulla anche senza tassi applicati
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di una procedura fallimentare contro l'ammissione al passivo di un istituto di credito. La controversia riguardava la nullità di clausole contrattuali per interessi usurari. La Suprema Corte ha stabilito che si configura usura genetica quando i tassi pattuiti nel contratto superano il tasso soglia al momento della stipula, anche se la banca non li ha mai concretamente applicati. In questo caso, ai sensi dell'articolo 1815 del codice civile, non è dovuto alcun interesse per quel rapporto. Inoltre, la Corte ha accertato un vizio di ultrapetizione, poiché il tribunale aveva ammesso al passivo un importo superiore a quello complessivamente richiesto dalla banca. La decisione è stata cassata con rinvio al Tribunale di Palermo per un nuovo calcolo del credito.
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Revocatoria fallimentare: la banca perde l’incasso ma salva il pegno
Il Fallimento di una società ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro la Banca per recuperare una somma incassata tramite la vendita di titoli in pegno regolare rotativo durante il periodo sospetto. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che il pagamento è revocabile se la Banca conosceva lo stato di insolvenza del debitore. Tuttavia, le Sezioni Unite hanno sancito un principio fondamentale a favore dei creditori: una volta restituita la somma al fallimento a seguito della revocatoria fallimentare, la Banca ha il diritto di insinuarsi al passivo mantenendo lo stesso privilegio originario derivante dal pegno, senza essere degradata a creditore chirografario. La decisione bilancia la parità di trattamento dei creditori con la tutela delle garanzie reali legittimamente costituite prima del fallimento.
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Compensazione fallimentare: il pegno sul conto blocca la banca?
Una banca ha chiesto di applicare la compensazione fallimentare tra un proprio credito e il saldo attivo di un conto corrente del cliente poi fallito. La curatela si è opposta perché quel saldo era vincolato da un pegno a favore della stessa banca, la cui efficacia è cessata solo dopo la dichiarazione di fallimento. Il Tribunale aveva dato ragione alla banca, ritenendo sufficiente la preesistenza dei crediti. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha considerato la questione sulla compatibilità tra pegno e compensazione fallimentare troppo complessa per una decisione immediata, rinviando il caso a una pubblica udienza. La controversia, quindi, non è ancora risolta.
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Compensazione fallimentare: la Cassazione e il pegno
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31029/2023, ha chiarito la disciplina della compensazione fallimentare. Nel caso esaminato, una banca è stata ammessa al passivo di un fallimento per il suo credito, al netto del saldo attivo di un conto corrente del debitore, nonostante tale saldo fosse oggetto di pegno. La Corte ha stabilito che, ai fini della compensazione fallimentare, è sufficiente che i crediti reciproci esistessero prima della dichiarazione di fallimento, anche se non entrambi esigibili, rigettando il ricorso del fallimento.
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Pegno irregolare: quando è revocabile in fallimento?
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un pagamento eseguito in favore di una banca. La Corte chiarisce che un pegno su somme di denaro è 'regolare' se la banca non può disporre liberamente della somma prima dell'inadempimento del debitore. Di conseguenza, l'incameramento della somma costituisce un pagamento, soggetto ad azione revocatoria fallimentare se la banca era a conoscenza dello stato di insolvenza del cliente, provato in questo caso dall'aver classificato il rapporto 'a sofferenza'.
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Pegno regolare e fallimento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la costituzione di un pegno regolare su una polizza assicurativa non esonera l'istituto di credito dall'obbligo di insinuarsi al passivo del fallimento del debitore. Anche in presenza della disciplina speciale sulle garanzie finanziarie, il principio della par condicio creditorum prevale. La Corte ha rigettato il ricorso della banca, confermando che il diritto di escutere il pegno non si traduce in un'automatica deroga alle procedure concorsuali e che la natura del pegno dipende dal momento in cui sorge il potere di disporre del bene.
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Pegno irregolare: quando la polizza non si sequestra
La Corte di Cassazione ha stabilito che una polizza vita data in pegno irregolare a una banca non può essere soggetta a sequestro preventivo a carico del debitore. Con il pegno irregolare, la proprietà del bene passa al creditore, uscendo dal patrimonio del debitore e rendendo inefficace la misura cautelare reale.
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