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Pedissequamente

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Aggettivo che significa 'in modo strettamente letterale, senza originalità'. Nel contesto legale, indica la riproposizione di argomenti identici a quelli già presentati in una fase precedente del giudizio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso ‘Copia-Incolla’: Inammissibilità e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per rapina. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: il ricorso era una mera ripetizione delle argomentazioni già presentate in appello, senza un confronto critico con le motivazioni della sentenza impugnata. I giudici hanno sottolineato che un ricorso non può essere un 'copia-incolla', ma deve contenere critiche specifiche e puntuali. A causa di questa grave carenza, il ricorso è stato respinto in partenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per possesso di arnesi atti allo scasso (art. 707 c.p.). I motivi, già respinti in appello e ritenuti generici e ripetitivi, non superano il vaglio di legittimità, portando alla conferma della condanna e all'addebito delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché l'imputato si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che il ricorso non può essere una mera rivalutazione dei fatti, ma deve contenere una critica specifica e argomentata al provvedimento contestato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile se ripetitivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea che un'impugnazione, per essere valida, deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza contestata, e non una mera riproposizione di motivi precedenti. La parte ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in quanto mera riproposizione dei motivi già respinti in appello. La decisione ribadisce che l'impugnazione deve contenere una critica argomentata alla sentenza e non un 'copia-incolla' delle precedenti censure. Si conferma inoltre il principio secondo cui la testimonianza della persona offesa può, da sola, fondare una condanna, previa rigorosa valutazione della sua attendibilità.
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Inammissibilità ricorso cassazione: il caso riciclaggio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una condanna per riciclaggio. Il motivo è la mancanza di specificità: l'imputato ha riproposto le stesse argomentazioni dell'appello senza contestare le motivazioni della sentenza impugnata. L'inammissibilità del ricorso in cassazione è stata confermata, stabilendo che le operazioni sul veicolo rubato costituivano reato consumato e non tentato.
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Ricorso inammissibile: quando è privo di specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché il ricorrente si è limitato a riproporre le medesime censure già respinte dalla Corte d'Appello, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza impugnata. La decisione ribadisce che la mancanza di specificità dei motivi rende l'impugnazione inefficace, comportando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Compenso amministratore: no a tariffe abrogate
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una situazione di vuoto normativo, il compenso dell'amministratore giudiziario deve essere determinato tramite una valutazione equitativa concreta e non applicando meccanicamente tariffe professionali abrogate. Il caso riguardava la liquidazione dei compensi per due professionisti che avevano gestito un ingente patrimonio sequestrato. Il Tribunale, pur riconoscendo la necessità di una valutazione equitativa, aveva di fatto utilizzato una tariffa non più in vigore. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, ribadendo che il giudice deve basare la sua valutazione su elementi specifici come la complessità dell'incarico, i risultati ottenuti e la natura pubblicistica dell'attività, fornendo una motivazione dettagliata.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso inammissibile
Un soggetto, condannato per porto di coltello durante il lockdown, ha presentato ricorso in Cassazione invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e meramente ripetitivo dei motivi d'appello, confermando che la valutazione della tenuità deve basarsi sulle modalità della condotta e sui precedenti dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono nuovi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati dall'appellante erano in parte nuovi, sollevati per la prima volta in sede di legittimità, e in parte aspecifici, limitandosi a ripetere censure già respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la mera riproposizione dei motivi
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 27/11/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso di bancarotta. La decisione si fonda sul principio consolidato secondo cui non è possibile presentare in Cassazione un ricorso che si limiti a ripetere le stesse argomentazioni già esposte in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Tale pratica ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Ricorso inammissibile: limiti Cassazione sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per occupazione abusiva e ampliamento edilizio illegale. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti o le prove, ma solo di valutare la corretta applicazione della legge. Poiché l'appellante chiedeva una nuova valutazione delle risultanze processuali, il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un contribuente si è visto negare un rimborso IRAP perché la sua istanza era stata ritenuta incompleta. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado per motivazione apparente, rilevando che i giudici d'appello avevano ignorato le prove documentali (modelli F24) che erano state prodotte, creando una palese contraddizione nelle loro argomentazioni. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Vizio di mente: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del vizio di mente sulla base di una relazione psicologica. La Corte ha ritenuto gli argomenti una mera ripetizione di quelli già respinti in appello e ha sottolineato l'assenza di documentazione medica idonea a provare l'incapacità di intendere e di volere, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: estorsione, non truffa
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per un caso di estorsione e falso. L'imputato sosteneva di aver commesso una truffa, ma le intercettazioni hanno provato violenze e minacce. L'appello riproponeva motivi già respinti, portando alla condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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