La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico di un creditore che aveva prestato denaro applicando tassi d'interesse esorbitanti, pari al 792% su base annua. L'imputato contestava la sussistenza del reato, sostenendo che la vittima non avesse accettato di firmare garanzie scritte. I giudici hanno chiarito che il reato di usura si perfeziona con la semplice promessa o pattuizione degli interessi usurari, a prescindere dall'effettivo pagamento o dalla firma di documenti. Inoltre, la Corte ha negato l'attenuante del danno di speciale tenuità, poiché un interesse di 200 euro su un prestito di 1.000 euro in un solo mese rappresenta un danno economico proporzionalmente rilevante per la vittima. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna penale e le sanzioni pecuniarie.
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