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Particolare Tenuità Del Fatto — Anno 2023

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1700 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Particolare Tenuità Del Fatto

Provvedimenti

Conversione dell’appello in cassazione: l’errore che costa caro
Il Tribunale ha condannato il Datore di Lavoro a un'ammenda di 4.500 euro per violazioni sulla sicurezza sul lavoro. L'imputato ha proposto appello contestando il merito della decisione. Tuttavia, le sentenze che applicano la sola ammenda non sono appellabili per legge. La Corte di Cassazione ha chiarito che la conversione dell'appello in cassazione non avviene in modo automatico. Poiché l'atto presentava solo contestazioni generiche sul fatto e non specifici vizi di legittimità, la conversione dell'appello in cassazione è stata negata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Raccolta abusiva di scommesse: da semplice ricarica a condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per i gestori di un internet point, accusati del reato di raccolta abusiva di scommesse. Durante un controllo della Guardia di Finanza, è emerso che l'attività fungeva da vero e proprio intermediario per un allibratore estero privo di concessione statale e di licenza di pubblica sicurezza. I giudici hanno respinto la tesi difensiva secondo cui il locale operasse come semplice punto di ricarica. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili poiché i gestori non si limitavano a mettere a disposizione i computer, ma partecipavano attivamente alla raccolta delle giocate tramite un account personale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Omissione di soccorso: investe un pedone e fugge contromano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Conducente, confermando la condanna a nove mesi di reclusione per il reato di omissione di soccorso e fuga dopo un incidente stradale. Il Conducente aveva investito un pedone, causandogli lesioni personali, per poi fuggire imboccando una via contromano e ignorando l'alt della polizia. La Suprema Corte ha confermato la validità dell'identificazione dell'imputato, avvenuta tramite riscontri sulla targa, riconoscimento fotografico sui social network e testimonianze. Inoltre, i giudici hanno escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, caratterizzata dalla guida senza patente, dalla fuga contromano e dall'entità delle lesioni provocate alla vittima. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patrocinio a spese dello Stato: condanna per ISEE falso
Un cittadino è stato condannato per aver omesso di indicare parte dei redditi del proprio nucleo familiare nella richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, alterando i dati per ottenere la certificazione ISEE. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di dolo e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omissione dolosa dei redditi familiari integra il reato, indipendentemente dal superamento effettivo della soglia di povertà. Inoltre, la richiesta di particolare tenuità non può essere proposta per la prima volta in Cassazione e, comunque, i precedenti penali del ricorrente ne escludono l'applicazione. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida senza patente: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida senza patente con recidiva nel biennio. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che tale questione non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione se non è stata precedentemente richiesta in appello. Inoltre, i gravi precedenti penali dell'imputato e il suo comportamento intimidatorio escludono comunque la particolare tenuità del fatto.
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Particolare tenuità del fatto: negata se c’è fuga in retromarcia
Il conducente di un veicolo, condannato per guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico elevato, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa della gravità della condotta, caratterizzata da una manovra pericolosa in retromarcia per sfuggire alle forze dell'ordine e da un successivo inseguimento. Inoltre, i precedenti penali del ricorrente giustificano ampiamente il diniego delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio in centro: no alla particolare tenuità del fatto
Due imputati, condannati per spaccio di lieve entità, hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto richiede una valutazione complessa e globale della condotta. Nel caso specifico, la reiterazione delle cessioni di droga, la vendita di sostanze diverse tra cui cocaina, l'orario diurno e la zona centrale dello spaccio dimostrano un'offensività incompatibile con il beneficio richiesto. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Furto d’energia elettrica: abitare la casa basta per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di furto d'energia elettrica. Gli imputati avevano realizzato un allacciamento abusivo alla rete elettrica pubblica per servire l'immobile da loro stabilmente occupato. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale basandosi sull'occupazione stabile dell'appartamento. La Suprema Corte ha confermato la condanna a sette mesi di reclusione, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tale beneficio è stato negato poiché il reato contestato, nella sua forma pluriaggravata, prevede limiti di pena edittale superiori a quelli consentiti dalla legge, anche dopo le riforme introdotte dalla legge Cartabia. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Porto ingiustificato di coltello: condanna confermata
Il Cittadino è stato condannato per il porto ingiustificato di coltello a serramanico alla pena di quattro mesi di arresto e tremila euro di ammenda. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della particolare tenuità del fatto e della lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La gravità del fatto è stata desunta dalle dimensioni del coltello e dalle modalità con cui il Cittadino lo aveva nascosto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: condanna e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto ingiustificato di coltello fuori dalla propria abitazione. L'uomo era stato trovato in possesso di un coltello di venti centimetri con una lama di otto centimetri. La difesa ha contestato il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendola logica e coerente. La Cassazione ha ribadito il divieto di rivalutare le prove in sede di legittimità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se non chiesta subito
Il Giudice di pace ha condannato due cittadini stranieri alla pena dell'ammenda per il reato di ingresso e soggiorno illegale. Gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione, lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la difesa non ha richiesto la particolare tenuità del fatto durante le conclusioni nel giudizio di primo grado, impedendo così di contestare la mancanza di motivazione sul punto in sede di legittimità. Inoltre, i motivi sulla responsabilità penale sono stati ritenuti generici. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reingresso illegale dello straniero: condanna senza scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato a otto mesi di reclusione. L'uomo, precedentemente espulso dall'Italia, era rientrato nel territorio dello Stato senza la necessaria autorizzazione ministeriale. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno respinto queste tesi. La sentenza conferma che il reingresso illegale dello straniero costituisce reato punibile se non sussistono prove concrete di un pericolo imminente per la vita. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rientro illegale e particolare tenuità del fatto: condanna ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato a due mesi di reclusione per essere rientrato in Italia prima dei cinque anni dal suo allontanamento, violando un decreto prefettizio. La difesa lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'esclusione della particolare tenuità del fatto può essere motivata anche in modo implicito. Nel caso specifico, i giudici d'appello avevano già valorizzato la gravità del comportamento, i precedenti penali e la capacità a delinquere dell'imputato per quantificare la pena. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rifiuto di fornire le proprie generalità: condannati i passeggeri
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 150 euro di ammenda per due passeggeri colpevoli del reato di rifiuto di fornire le proprie generalità a un capotreno durante un controllo dei biglietti. I passeggeri avevano impugnato la sentenza del Tribunale di Brindisi, sostenendo un difetto di motivazione e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, rilevando che i giudici di merito avevano ampiamente dimostrato la responsabilità dei soggetti, i quali comprendevano perfettamente la lingua italiana e avevano opposto un netto rifiuto alla richiesta del pubblico ufficiale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi viola le prescrizioni
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione è stato condannato a due mesi e venti giorni di arresto per non aver depositato la cauzione di cinquecento euro nei termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sull'assenza del requisito dell'occasionalità, poiché il soggetto presentava numerosi precedenti penali che testimoniano una condotta di reiterata violazione delle prescrizioni di legge. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: nullo il silenzio del giudice
Un cittadino è stato condannato dal Tribunale di Pescara a 100 euro di ammenda per essersi rifiutato di fornire le proprie generalità agli agenti di polizia. La difesa aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma il giudice di merito ha omesso qualsiasi motivazione sul punto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di motivare l'eventuale rigetto di tale richiesta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio che valuti specificamente la particolare tenuità del fatto.
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Guida in stato di ebbrezza: no alla particolare tenuità del fatto
Il Conducente, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio non può essere concesso a causa della gravità della condotta, caratterizzata da un tasso alcolemico molto superiore alla soglia di legge, guida ad alta velocità in orario notturno e presenza di un precedente penale specifico. La valutazione del giudice di merito è insindacabile se logicamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: no al furto in pieno giorno
Due soggetti sono stati condannati per tentato furto di un catalizzatore automobilistico, commesso in pieno giorno in una via centrale. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, l'applicazione della recidiva e il bilanciamento delle circostanze. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione globale basata sulla gravità della condotta, sui precedenti penali e sul danno potenziale. Nel caso specifico, l'azione furtiva alla luce del sole e i precedenti dei colpevoli escludono qualsiasi ipotesi di lieve entità, confermando la correttezza della pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio.
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Soggiorno illegale dello straniero: ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato al pagamento di un'ammenda di 7.500 euro per il reato di soggiorno illegale dello straniero. La difesa lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno ritenuto i motivi di ricorso del tutto generici, in quanto l'imputato non ha descritto le caratteristiche concrete del caso per dimostrare la lieve entità della condotta. Inoltre, la semplice incensuratezza non basta per ottenere le attenuanti generiche, soprattutto a fronte di una prolungata permanenza irregolare sul territorio italiano. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna definitiva
Un uomo, sottoposto a misure di prevenzione, è stato condannato per aver violato gli obblighi imposti dalla legge. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, applicando l'aggravante della recidiva. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a ripetere le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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