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Particolare Tenuità Del Fatto — Anno 2023

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1700 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Particolare Tenuità Del Fatto

Provvedimenti

Spaccio continuativo: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato identificato grazie a intercettazioni ambientali nella propria abitazione e accertamenti della polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la condotta di spaccio non era occasionale, ma caratterizzata da una evidente professionalità e da una non scarsa offensività. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: i precedenti pesano sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la quantificazione della pena, stabilita in un anno e sei mesi di reclusione e 2.700 euro di multa, poi ridotta a otto mesi e 800 euro grazie alle attenuanti generiche e al rito abbreviato. I giudici hanno confermato la correttezza del calcolo della pena, evidenziando la gravità della condotta e la personalità del soggetto. Quest'ultimo, infatti, aveva già beneficiato in passato della non punibilità per particolare tenuità del fatto per un reato analogo. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: no alla tenuità se la violenza cresce
L'Imputato è stato condannato per i reati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. La sua condotta è progressivamente peggiorata: è iniziata con minacce verbali, è proseguita con lo spintonamento di alcuni agenti di polizia ed è culminata nella rottura dei vetri di una porta all'interno del commissariato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo. I giudici hanno confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Questa decisione è stata motivata dai precedenti penali del soggetto e dalla gravità di un comportamento caratterizzato da una violenza crescente. Di conseguenza, l'uomo perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la protesta attiva costa cara
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La difesa sosteneva si trattasse di una semplice resistenza passiva e di un contatto fisico del tutto accidentale con le forze dell'ordine durante un controllo. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, rilevando che la condotta del Ricorrente è passata rapidamente dalle ingiurie e minacce a una vera e propria opposizione attiva e violenta, che ha colpito direttamente uno degli agenti. I giudici hanno inoltre negato le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'uomo e hanno respinto la richiesta di particolare tenuità del fatto, data la gravità crescente dell'azione contro più agenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: no alla tenuità se l’azione dura nel tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti basata sulle dichiarazioni degli agenti di polizia. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la condotta violenta si è protratta nel tempo e ha colpito più agenti di polizia, configurando una situazione di non lieve entità.
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Resistenza a pubblico ufficiale: bastano le minacce senza violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva rivolto frasi gravemente minacciose a diversi agenti di polizia durante le operazioni di identificazione e accompagnamento in Questura. I giudici hanno chiarito che, per configurare il reato, non serve che le forze dell'ordine si siano effettivamente spaventate, ma basta che le minacce siano idonee a incutere timore e a limitare la loro libertà d'azione. Inoltre, la condotta prolungata nel tempo e rivolta a più agenti esclude la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dai domiciliari: l’acqua non scusa la fuga
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione per acquistare acqua e ricaricare il cellulare. Fermato dalle forze dell'ordine, è stato accusato del reato di evasione dai domiciliari. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che comprare acqua o ricaricare il telefono non costituiscono pericoli gravi e imminenti tali da giustificare la violazione della misura. Inoltre, il possesso delle chiavi dell'auto e di una somma significativa di denaro dimostra una pianificazione incompatibile con la particolare tenuità del fatto. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la violenza non è mai passiva
L'Imputato è stato fermato dalle forze dell'ordine per un controllo su merce contraffatta destinata alla vendita. Per evitare il controllo, l'uomo ha aggredito gli agenti con spintoni, calci, spallate e gomitate, aiutato anche da altre persone che hanno ostacolato i poliziotti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, escludendo che si trattasse di una semplice resistenza passiva. I giudici hanno inoltre negato la particolare tenuità del fatto e la sospensione condizionale della pena, evidenziando la gravità e la violenza della condotta, oltre alla pericolosità sociale dell'uomo, già condannato in passato per commercio di prodotti falsi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Droga in carcere: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto dopo essere stato sorpreso a introdurre sostanze stupefacenti in carcere al rientro da un permesso premio. I giudici hanno evidenziato che la gravità della condotta e le modalità del fatto dimostrano una spiccata pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, tale condotta risulta del tutto incompatibile con il beneficio richiesto. La Suprema Corte ha confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, respingendo definitivamente ogni richiesta di sanzione attenuata.
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Detenzione ai fini di spaccio: il nastro isolante decide la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I giudici hanno confermato la destinazione a terzi della droga a causa del possesso di sostanze diverse, strumenti di confezionamento (nastro isolante identico a quello delle dosi) e bilancini. La Suprema Corte ha ritenuto corretta l'esclusione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. Inoltre, la presenza di un precedente penale, anche se estinto dopo un patteggiamento, giustifica la prognosi negativa per la sospensione condizionale della pena. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a scuse bizzarre
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato giustificava il possesso della droga con motivi di salute e la presenza di un bilancino con esigenze dietetiche. I giudici hanno ritenuto tali giustificazioni inidonee a fronteggiare gli indizi di colpevolezza, quali il confezionamento della sostanza, le modalità di occultamento e il possesso di 2.850 euro in contanti. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto, poiché la pena inflitta superava nettamente il minimo edittale, dimostrando la gravità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione di sigilli: la prescrizione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una donna, nominata custode giudiziario di un immobile abusivo sotto sequestro, accusata di violazione di sigilli per aver proseguito i lavori edili. La difesa ha contestato la validità della notifica dell'udienza di appello, non ritirata dal destinatario, e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha ritenuto valida la notifica postale perfezionata per compiuta giacenza e ha escluso la tenuità del fatto a causa della gravità dei lavori abusivi. Tuttavia, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna poiché il reato è andato in prescrizione, estinguendo ogni conseguenza penale per l'imputata.
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Particolare tenuità del fatto: condanna annullata
Il Proprietario di un locale di 380 mq adibito ad autorimessa è stato condannato per omessa presentazione della S.C.I.A. per la sicurezza antincendio. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza con rinvio. I giudici di merito hanno infatti omesso di motivare il rifiuto della richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, violando l'obbligo di pronunziare su una specifica istanza della difesa.
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Particolare tenuità del fatto: vince la prescrizione in Cassazione
Il Coordinatore della sicurezza di un cantiere edile veniva prosciolto dal Tribunale per particolare tenuità del fatto in relazione a violazioni sulla sicurezza sul lavoro, nonostante non avesse pagato la sanzione pecuniaria nei termini. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa motivazione sulla sua effettiva responsabilità penale, presupposto necessario per l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso rilevando che, nel frattempo, il reato si era estinto per prescrizione. I giudici hanno chiarito che la prescrizione rappresenta un esito più favorevole rispetto alla particolare tenuità del fatto, poiché elimina radicalmente il reato anziché lasciarlo sussistere storicamente. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Ricettazione attenuata: cibo per bisognosi o lieve entità?
Un'insegnante incensurata è stata condannata per ricettazione per aver ricevuto generi alimentari marchiati come aiuti dell'Unione Europea non commerciabili, sottratti da parenti incaricati della loro distribuzione ai bisognosi. Il valore della merce era stimato tra gli 80 e i 100 euro. La Corte d'appello ha negato la circostanza attenuante della particolare tenuità del fatto basandosi su un giudizio di tipo etico e morale. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio, stabilendo che per la concessione della ricettazione attenuata il giudice deve valutare l'esiguità economica del bene e la personalità del soggetto, senza limitarsi a considerazioni morali sulla destinazione della merce.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato nei gradi di merito per violazione delle norme sui giochi e sulle scommesse. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando di avere un solo precedente analogo già dichiarato non punibile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che un singolo precedente non basta a configurare l'abitualità del comportamento, la quale richiede almeno due illeciti ulteriori. Poiché il ricorso era fondato, la Corte ha rilevato d'ufficio l'intervenuta prescrizione del reato, annullando senza rinvio la sentenza di condanna. L'Imputato ottiene così l'annullamento della condanna senza subire alcuna pena.
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Finto avvelenamento e procurato allarme: condannata la moglie
Una cittadina è stata condannata per il reato di procurato allarme dopo aver richiesto l'intervento urgente delle forze dell'ordine, sostenendo falsamente che il marito avesse ingerito della candeggina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla donna. I giudici hanno rilevato che la ricostruzione alternativa dei fatti proposta dalla difesa non era supportata da prove. Inoltre, la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata ritenuta tardiva, in quanto mai presentata durante il giudizio di primo grado. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Molestia telefonica: quando l’insistenza cancella le attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestia o disturbo alle persone nei confronti di un soggetto che, per oltre due mesi, ha tempestato la vittima con migliaia di chiamate e visite sul luogo di lavoro per rivendicazioni economiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la condotta di molestia telefonica continuativa e assillante esclude la concessione delle circostanze attenuanti generiche, anche in presenza di incensuratezza. Inoltre, le questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio non possono essere dedotte per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sterpaglie in fiamme: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver appiccato un fuoco in un'area ricca di sterpaglie, con concreto rischio di propagazione dell'incendio. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e una presunta contraddizione con la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione autonoma basata sulla gravità del pericolo e sulle modalità della condotta. Nel caso specifico, il rischio concreto di propagazione delle fiamme esclude la tenuità dell'offesa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se non chiesta subito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata contro la sentenza di condanna del Tribunale. I motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e concentrati su questioni di merito non valutabili in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata giudicata inammissibile poiché non era stata formulata durante il giudizio di primo grado al momento delle conclusioni. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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