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Spaccio in centro: no alla particolare tenuità del fatto

Due imputati, condannati per spaccio di lieve entità, hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto richiede una valutazione complessa e globale della condotta. Nel caso specifico, la reiterazione delle cessioni di droga, la vendita di sostanze diverse tra cui cocaina, l’orario diurno e la zona centrale dello spaccio dimostrano un’offensività incompatibile con il beneficio richiesto. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 35346 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Lo spaccio in centro esclude la particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso delicato riguardante lo spaccio di sostanze stupefacenti in pieno centro cittadino. I giudici hanno chiarito i confini entro cui è possibile applicare la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Questa misura permette di evitare la condanna quando l’offesa è minima e il comportamento non è abituale. Tuttavia, l’attività organizzata e continuativa di vendita di droga, anche se di lieve entità, impedisce l’accesso a questo beneficio penale. La decisione sottolinea l’importanza del contesto urbano e delle modalità concrete con cui avviene il reato.

I fatti e lo spaccio organizzato in pieno giorno

La vicenda nasce dall’arresto in flagranza di due soggetti sorpresi dalle forze dell’ordine mentre vendevano sostanze stupefacenti. Gli agenti di polizia giudiziaria hanno osservato molteplici cessioni di droga in un’area nota per lo spaccio, situata nel centro della città. Gli imputati offrivano sostanze diverse, tra cui anche cocaina, agendo in pieno giorno e alla luce del sole. Dopo la condanna nei primi due gradi di giudizio alla pena di otto mesi di reclusione ed euro duemila di multa ciascuno, i difensori hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha lamentato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l’omessa applicazione della causa di non punibilità. I ricorsi si basavano principalmente sulla presunta scarsa gravità del fatto e sul modesto valore economico delle sostanze sequestrate.

I criteri per valutare la gravità della condotta

La Suprema Corte ha ricordato che il giudizio sulla gravità del reato non può basarsi su formule astratte o clausole di stile. Il giudice di merito deve analizzare in modo congiunto tutte le peculiarità del caso concreto. Questo esame deve considerare le modalità della condotta, il grado di colpevolezza del soggetto e l’entità del pericolo creato per la salute pubblica. Non è necessario analizzare ogni singolo elemento previsto dalla legge, ma basta indicare chiaramente quelli ritenuti decisivi per la decisione finale. La valutazione della gravità rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e non può essere modificata in sede di legittimità se la motivazione risulta logica e coerente.

Le motivazioni: la gravità dello spaccio e il diniego della particolare tenuità del fatto

I giudici di legittimità hanno ritenuto del tutto corretta la decisione della Corte di appello. La sentenza impugnata ha evidenziato elementi decisivi che escludono la particolare tenuità del fatto. Gli imputati hanno effettuato plurime cessioni di sostanze stupefacenti eterogenee, inclusa la cocaina. Inoltre, l’attività si svolgeva in orario diurno, in pieno centro urbano e all’interno di una nota piazza di spaccio. Questi fattori dimostrano una condotta organizzata e non occasionale. La presenza di un’attività illecita strutturata e abituale rende l’offesa non tenue e giustifica pienamente il diniego della causa di non punibilità. Anche il rifiuto delle attenuanti generiche è stato motivato correttamente, poiché la confessione tardiva degli imputati è giunta quando le prove erano ormai incontrovertibili e non ha mostrato un reale ravvedimento.

Le conclusioni: il rigetto dei ricorsi e le conseguenze economiche

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati. I motivi di impugnazione sono stati giudicati generici e ripetitivi rispetto alle tesi già ampiamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale originaria. Oltre alla pena detentiva e alla multa, i ricorrenti dovranno pagare le spese del procedimento giudiziario. I giudici hanno anche stabilito l’obbligo di versare la somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce che lo spaccio organizzato alla luce del sole non può beneficiare di sconti di pena o di cause di non punibilità.

Quando si applica la particolare tenuità del fatto nello spaccio?
Si può applicare solo se l’offesa è minima, la condotta è occasionale e non vi sono elementi di organizzazione o abitualità.

Lo spaccio di cocaina può essere considerato di particolare tenuità?
Difficilmente, soprattutto se la vendita avviene in modo organizzato, continuativo e in zone centrali della città.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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