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Ordine Di Demolizione — Anno 2022

121 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ordine Di Demolizione

Provvedimenti

Demolizione dell’immobile abusivo: nessun risarcimento danni
Un cittadino ha citato in giudizio il Comune e la Regione per ottenere il risarcimento dei danni a seguito dell'abbattimento di un fabbricato in cemento armato. L'immobile era stato distrutto in esecuzione di una condanna penale irrevocabile. Il proprietario sosteneva l'illegittimità dell'operazione per mancata notifica personale e per una potenziale sanabilità dell'opera. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente la richiesta risarcitoria. La demolizione dell'immobile abusivo non genera mai un danno ingiusto poiché ripristina la legalità violata ed elimina dal territorio un bene privo di riconoscimento giuridico. Nessun indennizzo spetta a chi perde un manufatto illecito, confermando la totale legittimità dell'intervento esecutivo.
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Sospensione ordine di demolizione: condono non vale per opera diversa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Cittadino che chiedeva la sospensione dell'ordine di demolizione di un manufatto abusivo. Il Cittadino era stato condannato per aver realizzato una costruzione senza permessi. Ha tentato di bloccare la demolizione richiamando una vecchia istanza di condono edilizio presentata dalla madre. La Corte ha chiarito che l'istanza di condono riguardava un immobile diverso e preesistente rispetto a quello oggetto della condanna. Non è possibile ottenere la sospensione dell'ordine di demolizione basandosi su un condono che non si riferisce all'opera abusiva attuale.
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Ordine di demolizione: il patteggiamento rende la sentenza inattaccabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui contro un ordine di demolizione per abuso edilizio. La condanna era avvenuta tramite patteggiamento. I ricorrenti contestavano la loro responsabilità e la proporzionalità della misura. La Corte ha stabilito che le questioni relative alla responsabilità penale o a fatti preesistenti alla sentenza definitiva non possono essere sollevate in fase di esecuzione, specialmente dopo un patteggiamento. L'ordine di demolizione è stato confermato.
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Ordine di demolizione: la Cassazione conferma l’abuso edilizio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un incidente di esecuzione proposto da un Cittadino, che cercava di sospendere o revocare un ordine di demolizione per abusi edilizi. Il Cittadino sosteneva di aver avviato una procedura per ottenere una concessione in sanatoria. Tuttavia, la Corte ha accertato che non esisteva alcuna richiesta di sanatoria pendente. Il Comune aveva già emesso ordini di demolizione, acquisito l'immobile al proprio patrimonio e negato la sanatoria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del Cittadino al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Condono Edilizio: Frazionamento Abusivo non Salva la Demolizione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che aveva parzialmente revocato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Un individuo era stato condannato per aver costruito un edificio senza permessi. Successivamente, aveva ottenuto una parziale sanatoria per condono edilizio, basata su tre distinte domande presentate per diverse porzioni di un unico immobile. Il Procuratore Generale ha contestato questa decisione, sostenendo che il frazionamento condono edilizio era fittizio e mirava a eludere il limite di 750 metri cubi previsto per le nuove costruzioni. La Cassazione ha stabilito che il limite di volumetria si applica all'intero complesso unitario, non alle singole parti artificiosamente divise. Ha quindi rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame, che dovrà verificare l'unità dell'immobile e la legittimità delle domande di sanatoria.
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Abuso edilizio: valido l’ordine di demolizione totale
Un cittadino ha contestato lo sgombero disposto dalla Procura locale per abbattere un immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che la demolizione riguardasse solo una parete perimetrale e non l'intero fabbricato. Inoltre, deduceva l'incompetenza dell'autorità di primo grado poiché la Corte di appello aveva riformato la condanna riducendo la pena dopo una sentenza della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice riduzione della pena per sopravvenuta incostituzionalità parziale non sposta la competenza al giudice d'appello, mancando una nuova valutazione sostanziale dei fatti. L'ordine di demolizione dell'intero immobile resta quindi pienamente valido ed eseguibile.
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Silenzio-assenso condono edilizio: Ordine di demolizione prevale su mancata sanatoria
Un Cittadino ha cercato di annullare un ordine di demolizione per abusi edilizi, sostenendo che si fosse formato un "silenzio-assenso condono edilizio" sulla sua vecchia domanda. Il Tribunale locale ha rigettato la sua richiesta, evidenziando la mancanza di adempimenti essenziali per il condono. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il silenzio-assenso non poteva formarsi. Mancavano infatti l'accatastamento e la corrispondenza tra quanto dichiarato e lo stato reale dell'immobile. Inoltre, i lavori erano stati completati oltre i termini di legge. Il ricorso del Cittadino è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Ordine di demolizione: la confisca non blocca l’abbattimento
Un cittadino condannato per abusivismo edilizio ha chiesto la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione emesso nei confronti del proprio immobile. La difesa ha sostenuto l'impossibilità di eseguire l'abbattimento poiché una parte rilevante della cubatura era stata precedentemente sottoposta a sequestro e confisca penale in un procedimento per reati associativi. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che la confisca del bene non impedisce l'attuazione dell'ordine di demolizione, poiché i due provvedimenti possono coesistere sullo stesso manufatto abusivo. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione: l’autorizzazione non salva l’abuso edilizio
Un cittadino ha chiesto di revocare un ordine di demolizione per un abuso edilizio, sostenendo che un'autorizzazione successiva per scopi espositivi rendesse l'immobile legittimo. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'autorizzazione non riguardava l'opera abusiva già esistente e che una struttura permanente richiede un permesso di costruire, non una semplice autorizzazione. L'ordine di demolizione rimane valido. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Ordine di demolizione: gli eredi non salvano l’abuso
Gli eredi di una proprietaria condannata in via definitiva per abusi edilizi hanno impugnato l'ingiunzione di ripristino dei luoghi, sostenendo che l'ordine di demolizione originario fosse generico e che i piani superiori dell'immobile costituissero una costruzione autonoma e lecita rispetto al seminterrato abusivo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta di revoca o limitazione dell'ingiunzione, confermando la validità del titolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi, ribadendo l'efficacia del titolo esecutivo e la preclusione a riesaminare i fatti in sede di legittimità, confermando l'ordine di demolizione su tutte le opere abusive collegate e condannando i ricorrenti alle spese.
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Prescrizione Reato Edilizio: Demolizione Revocata, ma non del tutto
Un Costruttore era stato condannato per un reato edilizio, con annesso ordine di demolizione. La Corte d'Appello ha dichiarato il reato estinto per intervenuta prescrizione, ma ha mantenuto l'ordine di demolizione. Il Costruttore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la prescrizione reato edilizio dovesse comportare la revoca automatica dell'ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che l'ordine di demolizione, essendo una sanzione accessoria alla condanna penale, decade automaticamente con l'estinzione del reato per prescrizione. Tuttavia, l'autorità amministrativa mantiene il potere di disporre la demolizione in via autonoma.
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Ordine di demolizione: Ricorso inammissibile, spese e Cassa Ammende
Un individuo ha presentato ricorso contro il rigetto della sua istanza di sospensione di un ordine di demolizione per opere abusive, già oggetto di una sentenza irrevocabile. L'uomo lamentava la mancata citazione per un'udienza precedente e invocava precarie condizioni economiche, assenza di altra abitazione e gravi problemi di salute, oltre alla possibilità di un condono edilizio legato a un rischio idrogeologico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente aveva rinunciato al ricorso, ma non ha fornito la documentazione necessaria per essere esonerato dalle spese. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende. La vicenda evidenzia l'importanza della corretta procedura anche per un ordine di demolizione.
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Revoca ordine di demolizione: richiesta respinta, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cittadina che chiedeva la revoca ordine di demolizione di un immobile. Il Giudice dell'esecuzione aveva già respinto la sua richiesta di sospensione o revoca. La Cittadina ha contestato la decisione, sollevando una questione di legittimità costituzionale sulla mancanza di previsioni per la sospensione immediata dell'ordine e sull'incompatibilità del giudice. Ha anche lamentato la sproporzione della misura, data la difficoltà di trovare un alloggio alternativo. La Cassazione ha ritenuto infondate le censure, evidenziando che la Cittadina non aveva impugnato il precedente rigetto della sospensione e non aveva dimostrato di aver cercato soluzioni abitative alternative o subito pregiudizi irreparabili. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Condono illegittimo e ordine di demolizione confermato
Una cittadina ha richiesto la revoca di un ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna penale per abusivismo edilizio, sostenendo di aver ottenuto un condono comunale. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando che l'immobile aveva subito vistosi incrementi di volume abusivi dopo i termini di legge e in violazione dei sigilli. Inoltre, la costruzione sorgeva nella fascia di rispetto ferroviario senza il necessario nulla osta dell'ente preposto. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'ordine di demolizione, respingendo anche le doglianze relative al principio di proporzionalità e allo stato di salute della famiglia, poiché la gravità e la consapevolezza dell'abuso prevalgono sull'interesse abitativo. La proprietaria perde la causa e deve procedere all'abbattimento a sue spese.
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Ordine di demolizione dopo assoluzione: il ricorso è inammissibile
Un Lavoratore, già parte civile in un processo penale, aveva visto gli imputati assolti dai reati. Nonostante l'assoluzione, il Lavoratore ricorreva in Cassazione per mantenere l'interesse sull'ordine di demolizione, considerandolo una pena accessoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l'ordine di demolizione, pur essendo disposto dal giudice penale, è una sanzione amministrativa accessoria. Essa è strettamente legata alla pronuncia di condanna. Senza una condanna principale, le pene accessorie e le sanzioni amministrative collegate non possono sopravvivere. L'ordine di demolizione dopo assoluzione non ha quindi più ragione d'essere.
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Ordine di demolizione: il diritto alla casa non ferma l’abuso
La proprietaria di un immobile abusivo ha impugnato il provvedimento con cui il giudice dell'esecuzione ha confermato l'ordine di demolizione del manufatto. La ricorrente ha invocato la tutela del proprio diritto all'abitazione, richiamando la CEDU e segnalando una condizione economica disagiata tramite la percezione del reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il diritto alla casa non è assoluto e non blocca automaticamente l'ordine di demolizione, dovendosi bilanciare con la tutela dell'ambiente e del territorio. Inoltre, la donna non ha dimostrato l'assoluta indigenza né l'assenza di altri alloggi idonei nel nucleo familiare. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione: il tempo non salva l’abuso
Alcuni privati hanno impugnato l'ordinanza esecutiva che respingeva la revoca dell'ordine di demolizione per un immobile abusivo, sostenendo che il provvedimento fosse prescritto con il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena efficacia della misura. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione costituisce una sanzione amministrativa ripristinatoria e non una pena afflittiva. Di conseguenza, l'obbligo di demolire ha natura reale e non si estingue per prescrizione, gravando sull'immobile a tutela del territorio a prescindere dagli anni trascorsi o da chi sia l'attuale possessore. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione immobile abusivo: no alla grazia parziale
L'Erede di un manufatto edilizio abusivo ha proposto ricorso chiedendo di limitare l'ordine di demolizione immobile abusivo alle sole opere di completamento eseguite dopo un dissequestro illegittimo. La ricorrente sosteneva che la struttura portante preesistente fosse estranea al processo penale originario. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta confermando l'orientamento consolidato. Il reato urbanistico ha natura unitaria e permanente, iniziando con i primi lavori e proseguendo fino all'ultimazione totale del fabbricato. Conseguentemente, l'ordine di demolizione immobile abusivo colpisce l'intero manufatto di 75 metri quadri e non solo le finiture. L'Erede deve sostenere integralmente le spese e subire l'abbattimento completo del fabbricato.
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Ordine di demolizione: indigenza smentita dai beni
Una cittadina condannata con patteggiamento per abusi edilizi ha chiesto la revoca o la sospensione dell'obbligo di abbattere l'immobile abusivo. Il giudice di primo grado aveva subordinato la sospensione condizionale della pena alla demolizione del manufatto. La ricorrente ha sostenuto di trovarsi in una condizione di assoluta indigenza economica che le impediva di eseguire i lavori. Il Tribunale ha respinto la richiesta rilevando che il coniuge percepiva redditi stabili e che la famiglia possedeva altri immobili. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'onere di provare l'impossibilità economica di eseguire l'ordine di demolizione spetta sempre al condannato, il quale deve produrre prove documentali inequivocabili e complete.
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Ordine di demolizione dopo messa alla prova: la Cassazione fa chiarezza
Un Tribunale ha dichiarato l'estinzione dei reati di abuso edilizio per un Lavoratore, a seguito dell'esito positivo della messa alla prova. Tuttavia, la sentenza ha anche disposto il ripristino dello stato dei luoghi (demolizione). La Cassazione ha annullato questa parte della sentenza. Ha chiarito che l'ordine di demolizione può essere emesso solo con una sentenza di condanna. La messa alla prova, portando all'estinzione del reato senza accertare la responsabilità penale, non permette al giudice di ordinare la demolizione. Questa competenza spetta all'autorità amministrativa per l'Ordine di demolizione dopo messa alla prova.
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