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Ordinanza — Anno 2026

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220 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ordinanza

Provvedimenti

Ordinanza Penale Cassazione: guida al ricorso
L'ordinanza penale Cassazione n. 9203/2026 emessa dalla Prima Sezione riguarda la valutazione di ammissibilità di un ricorso in sede di legittimità. Il provvedimento chiarisce l'applicazione dei criteri rigorosi previsti dal codice di procedura penale per l'accesso al vaglio della Suprema Corte, confermando l'orientamento consolidato sul filtro dei motivi di ricorso.
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Ordinanza Penale Cassazione: guida ai ricorsi
L'Ordinanza Penale Cassazione analizzata si concentra sui rigorosi criteri di ammissibilità che i ricorsi devono soddisfare dinanzi alla Suprema Corte. Il provvedimento evidenzia come la Settima Sezione agisca da filtro per escludere impugnazioni prive di specificità o basate su questioni di merito non deducibili in sede di legittimità.
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Liberazione anticipata: quando il reato blocca tutto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per la concessione della liberazione anticipata presentato da un soggetto che, pur essendo in detenzione domiciliare, aveva commesso gravi reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che la gravità di un nuovo delitto e le infrazioni disciplinari commesse in carcere, come il possesso di telefoni, precludono il riconoscimento del beneficio per mancanza di adesione al percorso rieducativo.
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Indennità pubblico impiego: i limiti alla spettanza
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un dipendente comunale che richiedeva il pagamento di indennità per specifiche responsabilità e rischio. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda basandosi sia sulla mancanza di copertura finanziaria (Art. 191 TUEL), sia sull'assenza di presupposti contrattuali e sull'incumulabilità dei compensi. Poiché il ricorrente ha contestato solo la questione finanziaria tralasciando le ragioni contrattuali, l'intero ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Correzione errore materiale: il nome è sbagliato
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di un errore materiale in una sua precedente sentenza. L'errore riguardava il nome di battesimo del ricorrente, indicato in modo incompleto. Su istanza del Tribunale, la Corte ha ordinato la rettifica sia del ruolo d'udienza sia della sentenza, ripristinando le corrette generalità della parte. Questo caso evidenzia l'importanza della procedura di correzione errore materiale per garantire la precisione degli atti giudiziari.
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Reato continuato: come si calcola la pena corretta?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza per un errore nel calcolo della pena in un caso di reato continuato. La sentenza chiarisce due principi fondamentali: la necessità di identificare correttamente la violazione più grave, distinguendo tra tipi di pena (arresto vs. reclusione), e l'obbligo per il giudice dell'esecuzione di "scorporare" i singoli reati già unificati in sentenze precedenti per calcolare gli aumenti di pena in modo autonomo per ciascuno di essi.
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Recidiva: la Cassazione sui limiti alle misure alternative
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'affidamento in prova a un soggetto con recidiva reiterata. Il diniego si basava su una precedente concessione della stessa misura, che però non era mai stata concretamente eseguita dal condannato a causa di un indulto. La Corte ha stabilito che la preclusione legata alla recidiva scatta solo se la misura è stata effettivamente 'sperimentata', poiché solo in quel caso si può parlare di fallimento del percorso rieducativo.
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Ricorso inammissibile in Cassazione: un’analisi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi proposti erano una mera reiterazione di questioni già trattate e decise dalla Corte d'Appello. La decisione evidenzia che l'appello non presentava vizi logici o errori di diritto, portando alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto e reddito di cittadinanza
Un soggetto condannato per false dichiarazioni reiterate per ottenere il reddito di cittadinanza ha presentato ricorso in Cassazione invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la reiterazione della condotta per tre anni e l'entità della somma percepita (circa 5.000 euro annui) escludono la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. La rateizzazione del debito con l'ente previdenziale non è stata ritenuta un elemento decisivo.
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Correzione errore materiale: quando la Corte corregge
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di un errore materiale in una sua precedente ordinanza. Gli errori riguardavano l'omissione e l'errata indicazione dei nomi di alcune parti processuali nell'intestazione del provvedimento. La Corte ha chiarito che tale procedura, di natura amministrativa, non comporta la condanna alle spese, poiché non vi è una parte soccombente. Il caso evidenzia l'importanza della precisione formale negli atti giudiziari e il meccanismo previsto dalla legge per rimediare a sviste che non incidono sul contenuto della decisione.
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Ricorso inammissibile e concordato: la Cassazione
Un soggetto ricorre in Cassazione avverso una sentenza della Corte d'Appello emessa a seguito di un 'concordato in appello' per un reato in materia di stupefacenti. La doglianza riguardava la presunta non congruità della pena patteggiata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio secondo cui, una volta accettato un accordo sulla pena in appello, non è più possibile contestarne il merito in sede di legittimità.
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Ricorso 599-bis: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da tre imputati avverso una sentenza di "concordato in appello". La Corte ha ribadito che il ricorso 599-bis è ammissibile solo se contesta vizi nella formazione della volontà delle parti o un'applicazione difforme dell'accordo, mentre è inammissibile se ripropone motivi a cui si era rinunciato o lamenta la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. (proscioglimento).
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Impugnazione archiviazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un'ordinanza di archiviazione di un procedimento penale. La Corte ha stabilito che l'impugnazione archiviazione non rientra tra le ipotesi previste dalla legge e che la dedotta 'abnormità' del provvedimento rappresenta una censura non consentita dell'operato del giudice, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Regime fiscale immobili storici: l’agevolazione è automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1932/2026, ha stabilito un principio fondamentale per il regime fiscale degli immobili storici. Anche in caso di accertamento per redditi da locazione non dichiarati, l'amministrazione finanziaria deve applicare d'ufficio il regime agevolativo previsto per i beni di interesse storico-artistico. La Corte ha chiarito che tale beneficio non è subordinato a una specifica richiesta del contribuente, trattandosi del regime ordinario di determinazione del reddito per questa categoria di immobili. Il ricorso della contribuente è stato quindi accolto su questo punto, cassando la sentenza precedente e rinviando per una nuova valutazione.
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Correzione errore materiale: data di nascita errata
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione di un errore materiale presente nel ruolo di udienza di un procedimento penale. Su richiesta del Procuratore Generale, è stata rettificata la data di nascita di un imputato, erroneamente indicata come 23/02/1996 anziché 23/12/1966. La decisione evidenzia l'importanza della procedura di correzione errore materiale per garantire l'esattezza degli atti giudiziari e la corretta identificazione delle parti coinvolte.
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Vincolo della continuazione: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare una precedente valutazione favorevole alla continuazione, effettuata in un altro procedimento per fatti analoghi, senza fornire una motivazione specifica e rafforzata. La mancanza di tale motivazione rende il provvedimento illegittimo.
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Liberazione anticipata: quando la condotta la nega
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a un detenuto a causa di gravi infrazioni disciplinari, tra cui aggressioni e possesso di droga. La sentenza chiarisce che la competenza a decidere spetta al Tribunale di sorveglianza del luogo di attuale detenzione e che la valutazione sulla partecipazione al percorso rieducativo può considerare negativamente anche fatti recenti, estendendone gli effetti a semestri precedenti, senza necessità di una condanna penale definitiva per tali condotte.
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Flagranza di reato: quando l’arresto è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che non sussiste la flagranza di reato per corruzione se l'arresto si basa sul ritrovamento di denaro mesi dopo il fatto illecito. Per un arresto legittimo, è necessario un nesso immediato e percepibile tra il soggetto, le tracce del reato e la commissione dello stesso al momento dell'intervento della polizia.
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Pericolo di fuga estradizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la detenzione in carcere per un cittadino straniero in attesa di estradizione verso gli Stati Uniti per riciclaggio. La sentenza sottolinea che un elevato pericolo di fuga, basato su ingenti risorse economiche, mancanza di legami con l'Italia e supporti logistici all'estero, rende inadeguata la misura degli arresti domiciliari. La Corte ha inoltre chiarito che i documenti forniti dallo Stato richiedente sono parte integrante della procedura e non un'ingerenza illegittima, confermando la legittimità del loro utilizzo per valutare il pericolo di fuga nell'estradizione.
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Liberazione anticipata: cumulo di pene e presofferto
La Cassazione annulla un'ordinanza che negava la liberazione anticipata, affermando che i periodi di custodia cautelare (presofferto) devono essere considerati nel calcolo del beneficio, anche se parte di una pena cumulata successivamente. La Corte ha ritenuto errata la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva escluso tale periodo dal computo per mancanza di un corretto collegamento con la pena in esecuzione.
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