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Ordinanza Penitenziaria (Ord. Pen.)

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La legge fondamentale (L. 354/1975) che disciplina l'esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza, nonché l'organizzazione degli istituti penitenziari in Italia.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reati ostativi: onere della prova per i benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto, condannato per un reato ostativo legato all'immigrazione clandestina, che chiedeva misure alternative alla detenzione. La Corte ha ribadito che, in assenza di collaborazione con la giustizia, spetta al condannato l'onere di fornire elementi specifici e concreti che dimostrino la rottura dei legami con la criminalità organizzata. La semplice buona condotta carceraria non è sufficiente per superare la presunzione di pericolosità sociale legata ai reati ostativi.
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Rimedi risarcitori detenzione: quando spetta l’indennizzo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un ex detenuto che chiedeva una riduzione della pena come rimedio risarcitorio per detenzione inumana. Il Tribunale di Sorveglianza aveva invece concesso un indennizzo economico, presumendo che la pena fosse terminata. Il ricorrente sosteneva di avere ancora una pena da scontare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità, sottolineando che l'affermazione non era supportata da prove adeguate e che, al momento della decisione, l'esecuzione della pena residua era sospesa, rendendo il ricorrente di fatto libero. La sentenza ribadisce l'importanza di allegazioni precise e documentate nei ricorsi.
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Detenzione domiciliare umanitaria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che negava la detenzione domiciliare umanitaria a un detenuto con gravi patologie psichiche. La Corte ha stabilito che il semplice trasferimento in un carcere attrezzato non è sufficiente. È necessaria una valutazione concreta e individuale per verificare se la detenzione, anche in una struttura specializzata, sia compatibile con il diritto alla salute e il senso di umanità, come richiesto dalla Costituzione.
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Corrispondenza detenuti 41-bis: quando è legittimo?
La Cassazione conferma la legittimità del blocco della corrispondenza per detenuti 41-bis quando vi sia il fondato sospetto di messaggi criptati. Nel caso specifico, la lettera proveniva dalla figlia di un noto esponente della criminalità organizzata e conteneva riferimenti a eventi passati, giustificando il provvedimento di trattenimento per prevenire il mantenimento di legami illeciti.
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Reati ostativi: no a detenzione domiciliare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva la detenzione domiciliare. La condanna per un reato ostativo, come la rapina aggravata, preclude automaticamente l'accesso a questa misura alternativa, senza che sia necessario valutare l'assenza di legami con la criminalità organizzata. La Corte ha inoltre chiarito che la richiesta di lavoro esterno non rientra nella competenza del Tribunale di Sorveglianza in sede di decisione sull'istanza principale.
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Trattamento inumano in carcere: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che lamentava un trattamento inumano in carcere per le condizioni sofferte in un penitenziario milanese. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e infondati. In particolare, ha confermato che disagi come orari ridotti fuori dalla cella o sovraffollamento delle aree comuni non costituiscono una violazione dell'art. 3 CEDU se viene garantito lo spazio minimo vitale di 3 mq pro capite e l'accesso ai servizi essenziali.
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Spazio minimo detenuto: la scelta del recluso conta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un detenuto non ha diritto al risarcimento per la violazione dello spazio minimo detentivo se la riduzione dello spazio disponibile è causata da una sua scelta personale, come quella di smontare un letto a castello per avere un letto singolo separato. La Corte ha ritenuto che non si possa invocare una violazione dei diritti fondamentali se la condizione lamentata è stata creata dal soggetto stesso. La decisione finale ha quindi respinto il ricorso del detenuto.
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