La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che rivendicava il diritto di scegliere tra sedia e sgabello per l'arredo della propria cella. Il ricorrente invocava i diritti dei detenuti e lamentava una disparità di trattamento rispetto ad altri regimi carcerari, oltre a motivi di salute. La Suprema Corte ha stabilito che la normativa non conferisce un diritto di scelta soggettivo sulla tipologia di seduta e che le valutazioni sul merito delle condizioni di salute non possono essere oggetto di ricorso per cassazione, essendo quest'ultimo limitato alla sola violazione di legge.
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