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Onere

200 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel linguaggio giuridico con onere (detto anche peso, modo o modus) s'intende una disposizione accessoria del negozio giuridico gratuito che impone un'obbligazione al destinatario della liberalità (onerato): si pensi all'obbligazione di destinare una parte dell'immobile donato a ricovero per i poveri. Questo significato del termine non va confuso con l'altro, pure utilizzato nel linguaggio giuridico, secondo cui l'onere è una particolare situazione giuridica soggettiva.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Servitù apparente: acquirenti perdono causa per tombini visibili
Alcuni acquirenti hanno comprato un terreno gravato da una servitù di acquedotto pubblico. Hanno chiesto una riduzione del prezzo e un risarcimento, sostenendo di non essere a conoscenza della servitù. Il Tribunale ha accolto la loro richiesta, ma la Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo la servitù apparente a causa di tombini visibili. Gli acquirenti hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione d'Appello, stabilendo che la presenza di opere visibili, come i tombini con scritte chiare, rendeva la servitù apparente e quindi conoscibile con la normale diligenza. Il ricorso è stato rigettato, e gli acquirenti sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Violazioni Sicurezza sul Lavoro: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un responsabile è stato condannato per gravi violazioni sicurezza sul lavoro, relative a molteplici articoli del Testo Unico. La sua difesa ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di pericoli e l'incapacità economica di pagare le sanzioni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni della difesa fossero solo censure di fatto, non adatte a un giudizio di legittimità. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Nomina del difensore di fiducia in ritardo: ricorso bocciato
L'Imputato, accusato del reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione per eccepire la nullità del giudizio di primo grado. La difesa ha lamentato l'omessa citazione del proprio legale privato. L'Imputato ha formalizzato la nomina del difensore di fiducia contestualmente alla notifica del decreto di citazione, atto già notificato al difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notifica iniziale al difensore d'ufficio resta valida. Quando la nomina del difensore di fiducia avviene in un momento successivo, spetta all'imputato l'onere di informare il nuovo legale della data dell'udienza. Il tribunale non deve rinnovare l'avviso. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
Un contribuente, ex socio di una società estinta, ha impugnato alcuni avvisi di accertamento per imposte non pagate relative all'anno 2009. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, il cittadino ha presentato un'istanza per chiedere la sospensione del processo. La richiesta è stata formulata per poter accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie introdotta dalla legge di bilancio. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del giudizio e concedendo il tempo necessario per presentare la domanda di sanatoria e pagare le somme dovute.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra erede e Fisco
Un contribuente, in qualità di erede della socia di una società cancellata, ha richiesto la sospensione del processo in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per usufruire della definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte ha accolto l'istanza disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio a nuovo ruolo, in attesa del deposito della documentazione sull'avvenuto pagamento.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: prescrizione e multa
L'Imputato, precedentemente condannato per furto aggravato in concorso, ha ottenuto in appello la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. Nonostante ciò, ha proposto ricorso lamentando violazioni di legge sulla sussistenza del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano generici e privi di specificità, non indicando gli elementi concreti a supporto delle lagnanze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Notifica dell’autorizzazione a comparire: onere della difesa
L'Imputato, agli arresti domiciliari per furto con strappo, aveva chiesto l'autorizzazione a partecipare all'udienza. Il Tribunale ha concesso l'autorizzazione senza però notificarla. L'Imputato non si è presentato e la difesa ha eccepito la nullità del processo per mancata notifica dell'autorizzazione a comparire. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste un obbligo di notifica per questo tipo di provvedimento. Spetta infatti al difensore e all'imputato informarsi sull'esito della richiesta. Inoltre, la Corte ha chiarito che eventuali errori materiali nel testo della sentenza non ne causano la nullità se sono facilmente riconoscibili e correggibili. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Preavviso di iscrizione ipotecaria: difesa sempre possibile
Il Contribuente ha impugnato l'iscrizione ipotecaria sui propri beni, lamentando la mancata o viziata notifica degli atti precedenti, come cartelle di pagamento e avvisi di accertamento. Il giudice di appello aveva dichiarato inammissibile il ricorso perché il cittadino non aveva precedentemente impugnato il preavviso di iscrizione ipotecaria. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del preavviso di iscrizione ipotecaria costituisce una semplice facoltà e non un obbligo. Di conseguenza, la mancata contestazione del preavviso non fa perdere al cittadino il diritto di opporsi alla successiva iscrizione dell'ipoteca, potendo far valere in quella sede tutti i vizi di notifica degli atti precedenti. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Ricorso in Cassazione: errore formale causa l’improcedibilità
Una cittadina ricorre in Cassazione contro un'azienda costruttrice, ma commette un errore formale decisivo. Dichiara di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, facendo così scattare il termine breve per impugnare, ma non deposita la relativa prova di notifica insieme al ricorso. La Corte di Cassazione, applicando un principio consolidato, sancisce che tale omissione non è sanabile e determina l'improcedibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile senza che i giudici possano esaminarne il merito, condannando la ricorrente al pagamento di una sanzione.
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Onere di informazione dell’imputato: condanna valida se non chiama l’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'onere di informazione dell'imputato. Un uomo, condannato in sua assenza, ha chiesto di riaprire il processo sostenendo di non averne mai saputo nulla. La sua richiesta è stata respinta. I giudici hanno chiarito che chi nomina uno o più avvocati di fiducia ha il dovere di mantenere i contatti con loro per informarsi sull'andamento del procedimento. La presenza attiva dei legali scelti dall'imputato è una prova della sua conoscenza del processo. La sua negligenza nel non contattarli non può essere usata come scusa per affermare una mancata conoscenza 'incolpevole'. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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Partecipazione imputato in appello: quando la richiesta non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla partecipazione imputato detenuto appello. Un uomo, condannato per tentata rapina, ha fatto ricorso sostenendo di non essere stato portato in aula per l'udienza d'appello, nonostante la richiesta del suo avvocato. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che, nel giudizio d'appello che segue un rito abbreviato, la semplice richiesta di partecipazione del difensore non è sufficiente. È onere specifico dell'imputato detenuto manifestare personalmente e in modo esplicito la volontà di comparire, chiedendo di essere fisicamente tradotto in tribunale. In assenza di questa richiesta diretta, il processo può legittimamente svolgersi senza la sua presenza.
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Notifica agli eredi: personale è valida se non comunichi il decesso
Un Comune ha emesso un'ingiunzione di pagamento per la tassa sui rifiuti (Tarsu) nei confronti di un Erede per un debito della Contribuente Deceduta. L'Erede ha contestato l'atto, sostenendo che la notifica doveva essere impersonale e collettiva a tutti gli eredi e non personale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica personale è valida. La procedura di notifica agli eredi in forma impersonale è una facoltà per l'ente, non un obbligo, soprattutto se gli eredi non hanno adempiuto al loro onere di comunicare il decesso e i propri dati. Poiché l'atto ha raggiunto il suo scopo informativo, il ricorso dell'Erede è stato respinto.
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Mancata Impugnazione Intimazione: Debito Fiscale non si Prescrive
Una contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento di circa 50.000 euro, sostenendo che i crediti fiscali fossero prescritti. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la mancata impugnazione di un'intimazione di pagamento precedente rende l'atto definitivo e preclude la possibilità di eccepire successivamente la prescrizione del debito. Anche se la prescrizione fosse maturata prima, il contribuente aveva l'onere di contestarla impugnando tempestivamente l'atto interruttivo. La Corte ha inoltre confermato che per imposte come IRPEF, IRAP e IVA la prescrizione è decennale. La contribuente ha quindi perso la causa ed è stata condannata a pagare.
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Paga superiore vinta, ma assegno perso: l’onere di specificazione
Un lavoratore, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva che riconosceva il suo diritto a un inquadramento superiore, ha avviato una nuova causa per ottenere le relative differenze di stipendio. Nella sua richiesta, ha incluso un 'assegno ad personam' senza però spiegare i motivi di fatto e di diritto alla base di tale pretesa. La Cassazione ha respinto la sua domanda per questa specifica voce retributiva, stabilendo un principio chiave: l'aver ottenuto il diritto a un livello superiore non esonera dal cosiddetto 'onere di specificazione della domanda'. Il lavoratore deve sempre motivare dettagliatamente ogni singola componente economica richiesta nel successivo giudizio di quantificazione. Di conseguenza, l'azienda ha vinto su questo punto.
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Improcedibilità del ricorso: l’Ente perde per un file sbagliato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da un ente previdenziale contro un avvocato. La causa della decisione è un errore formale insuperabile: l'ente ha depositato telematicamente la sentenza di primo grado invece di quella della Corte d'Appello, che era l'oggetto dell'impugnazione. Secondo i giudici, il mancato deposito del provvedimento corretto viola un preciso obbligo di legge e impedisce alla Corte di esaminare il caso nel merito. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'ente è stato condannato al pagamento delle spese legali e di un'ulteriore sanzione pecuniaria.
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Onere di contatto col difensore: condanna valida se l’avvocato rinuncia
Un uomo, condannato per sostituzione di persona, ha presentato ricorso sostenendo di non essere a conoscenza del processo a suo carico. Il suo avvocato di fiducia, infatti, aveva rinunciato al mandato dopo aver ricevuto la notifica del giudizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: chi nomina un proprio legale ha un preciso onere di contatto con il difensore. L'imputato deve informarsi attivamente sull'andamento della causa. Se non lo fa, la sua ignoranza del processo è considerata 'colpevole' e non può essere usata come giustificazione per annullare la condanna.
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Licenziamento annullato: l’azienda sbaglia e non deposita il CCNL
Un'azienda licenzia un dipendente ma i giudici ordinano la sua reintegra. L'azienda ricorre in Cassazione, basando le sue ragioni sul Contratto Collettivo. La Suprema Corte, però, non esamina nemmeno il caso nel merito. Dichiara il ricorso inammissibile perché l'azienda ha violato un obbligo fondamentale: l'onere di deposito del CCNL in versione integrale. Questo errore procedurale costa caro all'azienda, che perde la causa, deve pagare le spese legali e vede confermata la reintegra del lavoratore. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale di questo adempimento formale nei ricorsi.
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Accesso agli atti: Udienza Remota ma Copie solo in Tribunale
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'accesso agli atti del difensore nel contesto di un'udienza di convalida dell'arresto svolta da remoto. Un avvocato si era visto negare la trasmissione telematica degli atti, con l'invito a recarsi fisicamente in cancelleria. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto alla ricezione a distanza dei documenti. L'udienza da remoto non modifica l'onere (cioè il dovere) del legale di consultare i fascicoli di persona presso gli uffici giudiziari. Il diritto di difesa è garantito dalla possibilità di accesso fisico, non dalla comodità della trasmissione telematica. Di conseguenza, il ricorso del difensore è stato dichiarato inammissibile.
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Sospensione processo tributario: la pace fiscale ferma la Corte
Una società agricola, coinvolta in una causa fiscale contro l'Agenzia delle Entrate pendente in Cassazione, ha chiesto di fermare il procedimento. La richiesta si basava sulla volontà di aderire alla 'definizione agevolata' (una forma di pace fiscale) introdotta da una nuova legge. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, ordinando la sospensione del processo tributario. La causa rimane quindi 'congelata' in attesa che la società formalizzi la sua adesione alla procedura di definizione agevolata, depositando la domanda e la prova del pagamento entro il termine stabilito dalla legge. La decisione finale sul merito della controversia è quindi rimandata.
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Mancata impugnazione intimazione di pagamento: debito definitivo
Un contribuente riceve un'intimazione di pagamento per debiti fiscali risalenti a quasi vent'anni prima e ne contesta la prescrizione. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la mancata impugnazione di precedenti intimazioni di pagamento, regolarmente notificate, rende il credito definitivo fino a quel momento. Il contribuente aveva ricevuto e ignorato altri avvisi in passato. Questo comportamento gli preclude la possibilità di sollevare l'eccezione di prescrizione maturata prima di tali atti. La sua inerzia ha 'cristallizzato' il debito. Di conseguenza, il contribuente perde la causa e viene condannato per abuso del processo.
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