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Obbligo Di Repêchage

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69 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Obbligo di repêchage: licenziato nonostante posti liberi a breve
Un'azienda licenzia un dipendente per soppressione del posto di lavoro. Tuttavia, ignora che due colleghi con mansioni simili si sono appena dimessi, rendendo i loro posti disponibili a breve. La Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento è illegittimo. L'azienda ha violato l'obbligo di repêchage perché, agendo secondo buona fede, avrebbe dovuto considerare non solo i posti liberi al momento del recesso, ma anche quelli di cui era nota la futura e imminente disponibilità. Il lavoratore vince la causa e ottiene la reintegrazione.
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Licenziamento lavoratore somministrato: risarcimento ridotto
La Corte di Cassazione affronta il caso del licenziamento lavoratore somministrato per impossibilità di ricollocazione dopo la fine di una missione. Sebbene il licenziamento sia stato dichiarato illegittimo perché l'agenzia non ha provato di aver cercato nuove missioni (violando l'obbligo di repêchage), la Corte stabilisce un principio cruciale sul risarcimento. Se la fine della missione non dipende dall'agenzia ma dall'azienda utilizzatrice, il lavoratore era già in 'disponibilità'. Pertanto, l'indennità risarcitoria non si calcola sull'ultimo stipendio percepito in missione, ma sulla più bassa indennità di disponibilità. La Corte ha quindi respinto il ricorso dei lavoratori, che chiedevano un risarcimento più alto, confermando la decisione precedente.
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Danno Licenziamento Illegittimo: non solo 5 mesi di stipendio
Una lavoratrice, licenziata illegittimamente a seguito di un cambio di appalto, ottiene la reintegrazione ma un risarcimento limitato a sole cinque mensilità. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul risarcimento danno licenziamento illegittimo. La Corte chiarisce che il danno non è una penalità fissa, ma deve coprire tutte le retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino alla effettiva reintegrazione. Viene così annullata la decisione che limitava l'indennizzo, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo basato su questo principio più favorevole alla lavoratrice.
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Obbligo di repêchage: assunzione passata non salva dal licenziamento
Un'azienda licenzia un dipendente per soppressione del posto di lavoro. Il lavoratore contesta il licenziamento, poiché l'azienda aveva assunto un'altra persona quattro mesi prima. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'obbligo di repêchage: la verifica della disponibilità di altre posizioni lavorative deve essere effettuata al momento del licenziamento, non in base ad assunzioni avvenute mesi prima. Un'assunzione passata non rende automaticamente illegittimo un licenziamento successivo. L'azienda vince il ricorso e la causa dovrà essere riesaminata da un'altra Corte, che dovrà seguire questo principio.
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Cambio Appalto: No al Licenziamento per Motivo Oggettivo Automatico
Un'azienda di distribuzione del gas licenzia un dipendente a seguito di un cambio di appalto, ritenendo che una normativa di settore lo consentisse. La Corte di Cassazione ha però dichiarato illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Corte ha stabilito che le norme speciali non possono annullare le tutele generali previste dalla legge. L'azienda, infatti, non ha dimostrato di aver seguito criteri di scelta corretti e trasparenti per individuare il lavoratore da licenziare, né di aver tentato di ricollocarlo in altre mansioni (il cosiddetto obbligo di repêchage). Vince quindi il lavoratore, con la conferma dell'illegittimità del recesso.
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Licenziamento per cambio appalto: non basta la norma di settore
Un'azienda del settore gas licenzia un dipendente a seguito della perdita di una concessione, sostenendo che la normativa di settore lo imponesse. La Corte di Cassazione ha stabilito che il **licenziamento per cambio appalto** non è automatico e deve seguire le regole generali. Una norma secondaria, come un decreto ministeriale, non può prevalere sulla legge che tutela contro i licenziamenti illegittimi. L'azienda avrebbe dovuto dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore (repechage) e di aver usato criteri di scelta corretti e trasparenti per individuarlo. Non avendolo fatto, il licenziamento è stato dichiarato illegittimo e l'azienda ha perso la causa.
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Cambio Appalto e Licenziamento Oggettivo: Non Basta Perderlo
Una società di distribuzione del gas licenzia un dipendente a seguito della perdita di un appalto, ritenendolo un atto dovuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale situazione rientra nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Di conseguenza, il licenziamento è illegittimo se l'azienda non dimostra l'impossibilità di ricollocare il lavoratore (obbligo di repêchage) e di aver usato criteri di scelta equi e trasparenti per individuarlo tra i colleghi con mansioni simili. L'azienda ha perso la causa perché non ha fornito queste prove fondamentali.
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Senza pass: licenziamento illegittimo per obbligo di repêchage
Un lavoratore aeroportuale, a cui era stato ritirato il tesserino di accesso, viene licenziato per impossibilità a svolgere la prestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il licenziamento. L'azienda, infatti, non ha dimostrato di aver adempiuto all'obbligo di repêchage, ovvero di aver cercato una ricollocazione del dipendente in altre mansioni che non richiedessero il tesserino. La Corte ha stabilito che la semplice mancanza del pass non giustifica il licenziamento automatico se il datore di lavoro non prova l'impossibilità di un reimpiego alternativo.
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Posto soppresso ma licenziamento nullo: l’obbligo di repêchage
Un'azienda sanitaria licenzia una dipendente con il ruolo di 'Capo servizi operai' per giustificato motivo oggettivo, a seguito della soppressione della sua posizione per riorganizzazione. La Corte di Cassazione ha però dichiarato illegittimo il licenziamento. Sebbene la soppressione del posto fosse reale, l'azienda ha violato l'obbligo di repêchage. In presenza di un esubero di personale con mansioni simili, il datore di lavoro avrebbe dovuto confrontare la posizione della lavoratrice con quella di altri colleghi dello stesso livello, secondo criteri di correttezza e buona fede, per verificare ogni possibilità di reimpiego. Non avendolo fatto, il licenziamento è stato annullato.
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Obbligo di repêchage: rifiuta il demansionamento e vince in Cassazione
Un lavoratore, reintegrato per ordine del giudice dopo un licenziamento, rifiuta la nuova posizione offerta dall'azienda perché di livello inferiore. L'azienda lo licenzia di nuovo, sostenendo di aver adempiuto al suo dovere. La Cassazione, però, dà ragione al lavoratore. Stabilisce che l'azienda non ha rispettato l'obbligo di repêchage, in quanto non ha provato l'impossibilità di ricollocare il dipendente in mansioni equivalenti. Offrire un incarico demansionante non è sufficiente per adempiere a un ordine di reintegra. Il licenziamento è quindi illegittimo.
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Licenziamento oggettivo nullo con esterni, ma niente reintegro
La Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo a carico di un'assistente tutelare. L'Associazione datrice di lavoro, pur avendo soppresso la sua posizione, utilizzava stabilmente personale esterno di una cooperativa per svolgere le medesime mansioni. Questo comportamento smentisce la reale necessità del licenziamento e viola l'obbligo di repêchage. Tuttavia, poiché l'Associazione ha cessato definitivamente l'attività dopo il licenziamento, la lavoratrice non ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro, ma solo a un risarcimento del danno calcolato dalla data del recesso fino alla chiusura aziendale.
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Lavoro automatizzato: ok al licenziamento per giustificato motivo
Un'azienda di servizi idrici automatizza il sollecito ai clienti morosi, sostituendo il call center con un sistema postale massivo. Di conseguenza, licenzia un'addetta a tale servizio. La lavoratrice si oppone, sostenendo di svolgere anche altre mansioni e che l'azienda non ha rispettato l'obbligo di ricollocarla. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La decisione si basa sulla prova dell'effettiva soppressione della mansione e sull'impossibilità di ricollocare la dipendente in altre posizioni, per le quali non aveva le competenze tecniche necessarie. L'azienda ha esercitato legittimamente la sua libertà di organizzazione.
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Fine Appalto, Licenziamento Illegittimo: L’Obbligo di Repechage Vince
Un'azienda licenzia una dipendente per la perdita di un appalto, ma il licenziamento viene dichiarato illegittimo per violazione dell'obbligo di repechage. L'azienda non ha provato l'impossibilità di ricollocare la lavoratrice in un'altra posizione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'assunzione della lavoratrice da parte della nuova azienda subentrante nell'appalto non costituisce una rinuncia al diritto di impugnare il licenziamento. L'ex datore di lavoro è quindi tenuto a risarcire il danno, poiché il suo dovere di tutela del posto di lavoro non viene meno.
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Obbligo di repechage nel licenziamento per mancato albo
La Corte d'Appello di L'Aquila ha annullato il licenziamento di un tecnico della prevenzione privo dell'iscrizione obbligatoria all'albo. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'obbligo di repechage da parte del datore di lavoro, che non ha dimostrato l'impossibilità di adibire il dipendente a mansioni alternative, come compiti amministrativi o strumentali già svolti in precedenza.
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Obbligo di repêchage: la Cassazione fa chiarezza
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito della soppressione della sua posizione di cassiera, ha impugnato il licenziamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31561/2023, ha accolto il suo ricorso, ribaltando la decisione di merito. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'impossibilità del repêchage spetta al datore di lavoro. Tale prova deve essere concreta e non basata su astratte "massime di esperienza". Inoltre, la Corte ha sottolineato la rilevanza del livello di inquadramento contrattuale: non può essere considerato un dato "neutro" se l'azienda assume nuovo personale a un livello pari o inferiore a quello del lavoratore licenziato, poiché indica una potenziale fungibilità delle mansioni. La valutazione sull'obbligo di repêchage deve quindi considerare la specifica professionalità del lavoratore e le posizioni disponibili, anche inferiori.
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Obbligo di repêchage: quando spetta il reintegro
Un lavoratore è stato licenziato per giustificato motivo oggettivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31451/2023, ha stabilito che la violazione dell'obbligo di repêchage da parte del datore di lavoro equivale a un'insussistenza del fatto posto a base del licenziamento. Di conseguenza, al lavoratore spetta la tutela reintegratoria, ovvero il reintegro nel posto di lavoro, e non un semplice risarcimento economico. La Corte ha chiarito che il datore deve provare di aver cercato di ricollocare il dipendente anche in mansioni inferiori.
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Obbligo di repêchage: la Cassazione conferma reintegro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31419/2023, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti confermando l'illegittimità del licenziamento di un dipendente. La Corte ha stabilito che la mancata prova dell'impossibilità di ricollocamento (violazione dell'obbligo di repêchage) costituisce un'insussistenza del fatto e comporta la tutela reintegratoria, non un semplice indennizzo, anche a seguito degli interventi della Corte Costituzionale.
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Obbligo di repechage: licenziamento illegittimo
Una società di supermercati ha licenziato una cassiera per giustificato motivo oggettivo a seguito della chiusura di un punto vendita. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo che l'azienda avesse violato l'obbligo di repechage. La decisione sottolinea che la chiusura di una sede non è sufficiente a giustificare il recesso se esistono altre possibilità di ricollocamento del dipendente all'interno della struttura aziendale, data la fungibilità delle mansioni e la ricollocazione di altri colleghi.
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Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30143/2023, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nel licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Corte ha stabilito che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro di dimostrare, in modo completo, l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni, anche inferiori. È stato ritenuto illegittimo gravare il lavoratore di un onere di 'collaborazione' nella ricerca di posizioni alternative. Il ricorso è stato accolto su questo punto, cassando la precedente sentenza e rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento di una dipendente di una casa di riposo, licenziata per giustificato motivo oggettivo a causa di una contrazione dell'attività. La Corte ha stabilito che il datore di lavoro non aveva adempiuto al suo onere di provare l'impossibilità di adempiere all'obbligo di repêchage, ovvero di ricollocare la lavoratrice in altre mansioni. La semplice dimostrazione di un calo di ospiti e il rispetto di standard organizzativi astratti non sono sufficienti. Inoltre, l'impiego di personale esterno per mansioni analoghe è stato considerato un elemento che indebolisce la genuinità della ragione del licenziamento.
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