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Nesso Di Causalità — Anno 2023

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175 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Nesso Di Causalità

Provvedimenti

Iniezione senza prescrizione: il nesso di causalità va provato
Un infermiere viene accusato di aver causato il decesso di un paziente somministrandogli un farmaco senza prescrizione medica e di aver fatto falsificare la cartella clinica. Dopo alterne vicende giudiziarie, la Corte d'Appello lo condanna per omicidio colposo, rifiutando però di approfondire il nesso di causalità tra la somministrazione del farmaco e la morte, ritenendo tale aspetto ormai confermato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'infermiere. I giudici di legittimità chiariscono che, in caso di annullamento con rinvio, il giudice d'appello deve esaminare anche i punti della difesa precedentemente rimasti assorbiti. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per un nuovo esame che dovrà valutare l'effettiva sussistenza del nesso di causalità e la necessità di una nuova perizia medica.
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Infortunio sul lavoro: la retromarcia fatale costa la condanna
Un grave infortunio sul lavoro si verifica in un cantiere forestale quando il titolare di un'impresa, alla guida di un mezzo pesante, investe un collaboratore in retromarcia. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del datore di lavoro, confermando la condanna per lesioni colpose aggravate dalla violazione delle norme sulla sicurezza. I giudici chiariscono che la condotta del lavoratore non può considerarsi abnorme, poiché egli stava svolgendo le mansioni concordate di misurazione del legname. Di conseguenza, non si interrompe il nesso causale con la condotta imprudente del conducente, il quale ha effettuato la manovra senza visibilità posteriore e senza le dovute cautele. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lesioni personali stradali: condannato l’autista nel parcheggio
Il Conducente di un autoarticolato ha investito un anziano Pedone nel parcheggio di un supermercato, causandogli l'amputazione di una gamba. I giudici di merito hanno condannato il Conducente per il reato di lesioni personali stradali. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la colpa fosse del Pedone per non aver usato le strisce e del gestore del supermercato per aver consentito la sosta dei camion. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di pedoni in un parcheggio è ampiamente prevedibile. La manovra imprudente del Conducente, che non ha controllato la visuale libera né azionato le frecce, ha innescato un pericolo autonomo che rende irrilevanti le presunte colpe altrui. Il Conducente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e dei danni.
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Dovere di informazione della banca: risarciti i rischi taciuti
Un investitore privo di esperienza acquistava prodotti finanziari ad alto rischio proposti da un istituto di credito, subendo gravi perdite patrimoniali. Gli eredi del risparmiatore citavano in giudizio la banca per violazione degli obblighi informativi. La Corte d'Appello condannava l'istituto al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno ribadito che il dovere di informazione della banca non si esaurisce nella generica comunicazione del rischio di perdita del capitale. L'intermediario deve valutare l'adeguatezza dell'investimento rispetto al profilo del cliente e dimostrare di aver fornito informazioni dettagliate. La liquidazione anticipata dei titoli da parte del risparmiatore per evitare ulteriori perdite non costituisce concorso di colpa. La banca è stata condannata a risarcire oltre 228.000 euro.
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Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi: serve la prova
Un'azienda agricola ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di una illegittima segnalazione alla Centrale Rischi effettuata da una banca. L'azienda sosteneva che tale errore avesse causato la revoca dei finanziamenti e il successivo dissesto aziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sul nesso di causalità e sull'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi non è automatico (in re ipsa), ma costituisce un danno-conseguenza. Pertanto, chi richiede il risarcimento deve allegare e dimostrare concretamente sia il pregiudizio subito alla reputazione o al patrimonio, sia il legame diretto tra la segnalazione errata e la perdita economica subita.
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Crollo colposo: condannato il gestore, assolto il tecnico
Il caso riguarda il crollo della terrazza di uno stabilimento balneare adibito a ristorante, che ha causato il ferimento di alcuni clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per l'amministratrice dello stabilimento e per l'imprenditore edile che aveva eseguito lavori superficiali di ristrutturazione senza segnalare il grave deterioramento delle travi metalliche. I giudici hanno qualificato l'evento come crollo colposo, escludendo la tesi della semplice rovina di edificio, poiché il cedimento ha esposto a pericolo un numero indeterminato di persone. Al contrario, la Corte ha assolto senza rinvio il dipendente dell'ufficio tecnico del demanio che aveva redatto una relazione rassicurante anni prima: l'impiegato non rivestiva alcuna posizione di garanzia e non aveva competenze tecniche, gravando l'obbligo di manutenzione esclusivamente sul concessionario della struttura.
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Inadempimento informativo della banca: tutela anche chi rischia
Due investitori subiscono gravi perdite operando in derivati. Gli investitori accusano l'istituto di credito di non aver comunicato tempestivamente le perdite superiori al cinquanta per cento del capitale, violando i propri obblighi. La Corte d'Appello respinge la richiesta di risarcimento, ritenendo che le perdite derivassero dalla spiccata propensione al rischio dei clienti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso degli investitori. I giudici stabiliscono che l'inadempimento informativo della banca fa presumere il nesso di causalità con il danno. Questa presunzione non può essere superata dimostrando la generica propensione al rischio del cliente. Anche l'investitore speculativo ha diritto a ricevere le informazioni necessarie per compiere scelte consapevoli. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Responsabilità medica: il nesso di causalità
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità medica per chiarire i criteri di accertamento del nesso di causalità materiale. La decisione stabilisce che il giudice deve applicare la regola del 'più probabile che non' per determinare se l'errore del medico sia stato determinante per il danno, distinguendo chiaramente tra la condotta omissiva e l'evento lesivo.
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Abuso edilizio non sanabile: venditori condannati a risarcire
L'Acquirente di un immobile scopre, solo al momento della rivendita, la presenza di un piccolo bagno del tutto abusivo e non sanabile, taciuto dai venditori. Nonostante l'impegno di uno dei venditori a regolarizzare la situazione, l'impossibilità di sanare l'opera costringe l'Acquirente a rivendere l'immobile a un prezzo inferiore. La Corte d'Appello condanna i Venditori al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei Venditori, confermando che la presenza di un abuso edilizio non sanabile costituisce un vizio dell'immobile che ne diminuisce il valore economico. Il danno viene liquidato nella differenza tra il prezzo di acquisto originario e quello della successiva rivendita, ribadendo che la valutazione del nesso causale spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Responsabilità medica: prova del nesso causale
La Corte di Cassazione ha chiarito la ripartizione dell'onere probatorio nei casi di responsabilità medica. La decisione stabilisce che il paziente deve dimostrare, secondo il criterio del più probabile che non, il nesso di causalità tra la condotta del sanitario e il danno subito, rigettando la domanda se la causa resta ignota o incerta.
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Responsabilità da cose in custodia: no al pedone disattento
Un pedone ha fatto causa al Comune chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere inciampato in un residuo di cemento vicino ai cassonetti dell'immondizia in pieno giorno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'assenza di responsabilità dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che la responsabilità da cose in custodia ha carattere oggettivo, ma viene esclusa dal caso fortuito, che comprende anche la condotta disattenta della vittima. Nel caso specifico, l'ostacolo era perfettamente visibile grazie alla luce diurna. Una normale attenzione da parte del pedone avrebbe evitato la caduta. Di conseguenza, l'incidente è stato causato esclusivamente dalla disattenzione del danneggiato, escludendo ogni risarcimento.
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Omicidio stradale: la responsabilità del conducente
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di omicidio stradale focalizzandosi sulla prevedibilità del comportamento della vittima. Nonostante l'eventuale colpa del pedone o di terzi, il conducente è ritenuto responsabile se procedeva a velocità inadeguata, rendendo l'incidente evitabile tramite una condotta diligente.
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Confisca di denaro: quando la Cassazione ordina la restituzione
Il caso riguarda un uomo condannato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. I giudici di merito avevano disposto la confisca di denaro trovato in suo possesso. L'imputato ha fatto ricorso, sostenendo l'illegittimità della misura per mancanza di prove sul legame tra la somma e il reato contestato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca di denaro non è consentita in caso di lieve entità se manca un nesso causale diretto tra la somma e la specifica condotta di detenzione. Non si può presumere che il denaro sia il profitto di passate attività di spaccio non contestate nel processo. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione senza rinvio, ordinando la restituzione del denaro.
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Omicidio stradale: condanna confermata nonostante la manovra altrui
Il Conducente Imputato, guidando sotto l'effetto di alcol e droghe oltre i limiti di velocità, ha invaso la corsia opposta provocando un incidente frontale in cui è deceduta La Passeggera Deceduta e rimasto ferito L'Altro Conducente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di omicidio stradale aggravato a quattro anni di reclusione. I giudici hanno respinto la tesi difensiva secondo cui l'incidente fosse da imputare esclusivamente alla manovra d'emergenza dell'altro automobilista. La Suprema Corte ha chiarito che la condotta imprudente dell'imputato ha creato la situazione di pericolo originaria, rendendo irrilevante l'eventuale condotta colposa concorrente della vittima. Inoltre, è stata ritenuta valida la contestazione dell'aggravante delle lesioni multiple, poiché ampiamente descritta nel capo d'imputazione originario, garantendo così il pieno diritto di difesa.
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Fuga o dolo eventuale? La folle corsa che costa la condanna
Durante un folle inseguimento a tutta velocità sulla via Emilia, l'Imputato ha causato il ferimento di tre agenti di polizia e il danneggiamento della loro auto di servizio. Per evitare l'arresto, l'uomo ha compiuto manovre spericolate, accettando il rischio di provocare incidenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che l'ostacolo improvviso di un altro automobilista non interrompe il legame di causa-effetto. Inoltre, la condotta del fuggitivo integra il dolo eventuale e non la semplice colpa cosciente: l'Imputato ha agito accettando pienamente il rischio di ferire gli agenti pur di fuggire, mostrando un totale disprezzo per la sicurezza altrui.
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Risoluzione del contratto di appalto: colpe pubbliche e penali
Una complessa vicenda legata alla costruzione di un ospedale vede contrapposti un Comune, un Consorzio di progettazione e un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI). In seguito a eventi franosi e all'annullamento delle delibere comunali da parte del giudice amministrativo, si giunge alla risoluzione del contratto di appalto. La Corte d'Appello addebita lo scioglimento al solo Comune e riduce della metà la penale per il ritardo nella riconsegna del cantiere. La Cassazione accoglie i ricorsi evidenziando che, in presenza di carenze sia del Comune (mancata verifica ambientale) sia del Consorzio (errori progettuali), opera il principio di responsabilità solidale (Art. 2055 c.c.). Inoltre, chiarisce che la riduzione della penale non dipende dalla prova del danno, ma dall'interesse del creditore all'adempimento. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Obbligo informativo della banca: il profilo di rischio non scusa
Un risparmiatore ha acquistato bond argentini tramite la propria banca, la quale ha omesso di informarlo adeguatamente sui rischi dei titoli. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta di risarcimento del danno, ritenendo che il cliente, avendo una profilatura di rischio alta compilata anni dopo, avrebbe comunque acquistato i titoli. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la violazione dell'obbligo informativo della banca fa presumere il nesso di causa con il danno. Spetta alla banca dimostrare il contrario. Una generica propensione al rischio dell'investitore, specialmente se desunta da documenti successivi all'acquisto, non basta a superare questa presunzione, poiché anche l'investitore propenso al rischio ha il diritto di scegliere consapevolmente.
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Bancarotta fraudolenta: niente risarcimento per il preliminare
Un acquirente ha richiesto il risarcimento dei danni derivanti dal mancato acquisto di un capannone, dovuto al fallimento della società venditrice. L'amministratore della società era stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della parte civile, stabilendo che il danno derivante dall'inadempimento contrattuale non è una conseguenza diretta dei reati di distrazione patrimoniale commessi dall'amministratore. Il nesso di causalità tra la condotta penale e il danno lamentato è infatti escluso, trattandosi di un comportamento contrattuale autonomo. Il creditore potrà far valere le proprie ragioni esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura fallimentare.
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Guida in stato di ebbrezza: scontro notturno e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una conducente condannata per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale notturno. La donna aveva urtato un veicolo fermo a bordo strada, il cui proprietario era sceso solo pochi istanti prima. La difesa contestava la confisca dell'auto (di proprietà della madre), l'attendibilità dell'alcoltest e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto ogni motivo: la ricorrente non ha interesse a impugnare la confisca di un bene non suo, il test era attendibile e la condotta era potenzialmente letale. L'inammissibilità del ricorso ha impedito di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello, confermando definitivamente la condanna penale.
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Licenziamento e ricorso per revocazione: l’azienda perde
Un'azienda ha impugnato la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente, proponendo un ricorso per revocazione basato su presunti errori di fatto commessi dal giudice d'appello nella selezione del personale. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'errore di fatto idoneo a fondare il ricorso per revocazione non deve riguardare punti controversi discussi tra le parti durante il processo. Poiché la questione dei criteri di scelta dei lavoratori era stata ampiamente dibattuta, la decisione del giudice costituisce una valutazione giuridica e non una semplice svista percettiva. Il ricorso dell'azienda è stato quindi rigettato, confermando la reintegrazione del lavoratore.
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