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Misure Protettive

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Provvedimenti cautelari che impediscono ai creditori di avviare o proseguire azioni esecutive (es. pignoramenti) sul patrimonio del debitore che ha richiesto l'accesso a una procedura di risoluzione della crisi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misure protettive CNC: la tutela nel risanamento
Il Tribunale di Firenze ha confermato diverse misure protettive CNC per una società in crisi impegnata in un percorso di risanamento. Il giudice ha disposto la sospensione dei rimborsi dei finanziamenti bancari, il divieto di segnalazioni alla Centrale Rischi e l'inibitoria all'escussione delle garanzie statali, rigettando però la tutela sulle fideiussioni personali.
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Deposito concordato preventivo: la tempestività
La Corte d'Appello ha accolto il reclamo di una società contro l'inammissibilità di un deposito concordato preventivo dichiarato tardivo. Il sistema telematico aveva generato errori dopo l'invio puntuale delle prime PEC. La Corte ha stabilito che la tempestività si valuta sulla ricevuta di consegna, ordinando il rinnovo delle misure protettive per quattro mesi.
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Misure protettive composizione negoziata: rigetto
Il Tribunale ha respinto la richiesta di conferma delle misure protettive composizione negoziata avanzata da una società sportiva. La decisione si basa sulla già avvenuta cessione dell'azienda prima del ricorso, sull'assenza di un piano industriale strutturato e sulla mancanza di reali trattative con i creditori principali, rendendo la procedura priva di finalità risanatorie concrete.
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Composizione negoziata: vendita azienda autorizzata
Il Tribunale ha autorizzato, nel contesto di una composizione negoziata, la cessione di un ramo d'azienda specializzato nella produzione di energia da biogas. La decisione è giunta in seguito a una procedura competitiva che ha visto la partecipazione di più offerenti. Il provvedimento conferma la funzionalità della vendita alla continuità aziendale e alla soddisfazione dei creditori, disponendo l'esonero dalla responsabilità per i debiti pregressi, eccetto quelli relativi ai rapporti di lavoro.
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Misure protettive composizione negoziata: rigetto
Il Tribunale di Milano ha negato la conferma delle misure protettive composizione negoziata richieste da una società immobiliare. Nonostante un iniziale parere positivo dell'esperto, l'istruttoria ha rivelato la mancanza delle scritture contabili relative agli anni precedenti e l'impossibilità di imputare costi e ricavi ai singoli progetti. Il Giudice ha stabilito che senza dati contabili attendibili e verificabili, non è possibile formulare un giudizio sulla sostenibilità del risanamento, rendendo ingiustificato il sacrificio imposto ai creditori.
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Misure protettive: quando il Tribunale le nega
Il Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di conferma delle misure protettive presentata da una società retail in crisi. La decisione si fonda sull'assenza di un piano di risanamento credibile, valutando l'operazione come meramente liquidatoria e priva del necessario fumus boni iuris per proteggere il patrimonio dalle azioni dei creditori.
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Composizione negoziale della crisi: stop se c’è insolvenza
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di liquidazione giudiziale emessa su richiesta del Pubblico Ministero, sostenendo di aver diritto ad accedere alla composizione negoziale della crisi. La Corte d'Appello ha confermato la liquidazione giudiziale, rilevando uno stato di insolvenza irreversibile e l'uso strumentale della procedura negoziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che l'apertura della liquidazione giudiziale fa venir meno la composizione negoziale della crisi e rende inefficaci le relative misure protettive. I giudici di merito hanno il potere di valutare l'inammissibilità della procedura negoziale se manca ogni concreta prospettiva di risanamento.
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Domanda con riserva: senza notaio scatta la liquidazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in liquidazione, confermando l'inammissibilità della sua domanda con riserva di accesso agli accordi di ristrutturazione dei debiti. I giudici hanno stabilito che la decisione di accedere a uno strumento di regolazione della crisi deve essere formalizzata tramite un verbale redatto da un notaio, come previsto dall'articolo 120-bis del Codice della Crisi e dell'Insolvenza. Questa formalità non è un semplice adempimento burocratico, ma un requisito societario essenziale per garantire la trasparenza verso i soci e i terzi, oltre a definire le responsabilità degli amministratori. Di conseguenza, la mancanza del verbale notarile rende la domanda con riserva del tutto inammissibile, confermando l'apertura della liquidazione giudiziale richiesta dall'ente creditore.
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Misure protettive crisi d’impresa: la conferma legale
Il Tribunale ha accolto l'istanza per la conferma di misure protettive crisi d'impresa presentata da una società holding in composizione negoziata. Nonostante la natura prevalentemente liquidatoria del piano, il giudice ha ritenuto le tutele strumentali alla gestione ordinata delle partecipazioni e al soddisfacimento dei creditori.
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Composizione negoziata: tutela per i soci fideiussori
Il Tribunale di Roma ha esaminato l'estensione delle misure cautelari a favore dei soci che hanno prestato garanzie personali. Nel contesto di una composizione negoziata, il Giudice ha stabilito che, sebbene i soci non possano agire autonomamente, l'impresa può ottenere il blocco del pignoramento delle quote sociali per evitare mutamenti della governance che pregiudicherebbero il risanamento.
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Misure protettive crisi d’impresa: proroga di 120 giorni
Il Tribunale di Venezia ha concesso la proroga delle misure protettive crisi d'impresa per ulteriori 120 giorni a favore di una società in composizione negoziata. La decisione si fonda sul parere favorevole dell'esperto, che ha valutato positivamente l'adeguatezza delle tutele rispetto al piano di risanamento. Il provvedimento conferma la sospensione dei pagamenti bancari, il divieto di segnalazioni negative e il blocco delle azioni esecutive dei creditori.
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Misure protettive: la conferma del Tribunale di Roma
Un'impresa del settore informatico, in grave difficoltà finanziaria, ha richiesto e ottenuto dal Tribunale di Roma la conferma delle misure protettive nell'ambito di una procedura di composizione negoziata della crisi. Il provvedimento, basato sul parere positivo dell'esperto nominato, ha concesso 120 giorni di tregua dalle azioni esecutive dei creditori. Il giudice ha verificato la sussistenza di tutti i presupposti di legge, sia procedurali che sostanziali, ritenendo il piano di risanamento sufficientemente fattibile e le misure indispensabili per la sua attuazione, salvaguardando così la continuità aziendale.
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Misure protettive: confermate anche con opposizione
Il Tribunale di Milano ha confermato le misure protettive a favore di un gruppo di società in crisi, respingendo l'opposizione di un creditore. La decisione si fonda sulla valutazione positiva dell'esperto sulla fattibilità del piano di risanamento e sul bilanciamento degli interessi, concedendo una proroga limitata nel tempo.
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Misure protettive: la conferma del Tribunale di Milano
Il Tribunale di Milano ha confermato le misure protettive per 120 giorni a favore di un'agenzia di comunicazione in crisi. La società aveva avviato una procedura di composizione negoziata, presentando un piano di risanamento. La decisione del Tribunale si basa sulla valutazione positiva del piano e sulla necessità di proteggere il patrimonio aziendale dalle azioni dei creditori, al fine di garantire il buon esito delle trattative e la continuità aziendale.
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Misure protettive: ok del Tribunale per 120 giorni
Il Tribunale di Milano ha concesso la conferma di misure protettive per 120 giorni a una società del settore cine-televisivo in crisi. La decisione si basa sul parere positivo dell'esperto sulla fattibilità del piano di risanamento e sull'assenza di opposizioni da parte dei creditori, ritenendo le misure funzionali al superamento della crisi.
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Diritto di difesa fallimento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio contro la sentenza di fallimento della propria società. Il socio lamentava una violazione del diritto di difesa fallimento, sostenendo che il tribunale non avesse atteso la proposizione di un reclamo contro la revoca di misure protettive. La Corte ha stabilito che la società aveva avuto il tempo per agire e non ha specificato come il tribunale le avesse impedito di esercitare i propri diritti, rendendo il motivo di ricorso generico e quindi inammissibile.
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Cessazione materia del contendere: il caso delle misure
Un creditore ha impugnato il rigetto della sua istanza di revoca delle misure protettive concesse a un'azienda in crisi. Il Tribunale ha dichiarato la cessazione materia del contendere perché, al momento della decisione, le misure erano già scadute per il decorso del termine massimo di legge, rendendo la pronuncia sul merito priva di interesse.
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Composizione Negoziata: quando non ferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa non può accedere alla composizione negoziata della crisi se è ancora formalmente pendente una precedente domanda di concordato preventivo. Anche se l'impresa ha manifestato la volontà di rinunciare al concordato, la pendenza cessa solo con una pronuncia del tribunale. Di conseguenza, l'istanza di composizione negoziata è inammissibile e non può impedire la dichiarazione di fallimento. Il tribunale fallimentare ha il potere di valutare incidentalmente tale inammissibilità.
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Misure cautelari CNC: nuova emissione post-scadenza
Un'impresa in Composizione Negoziata della Crisi (CNC) ha ottenuto dal Tribunale di Milano nuove misure cautelari per sospendere i pagamenti verso l'ente fiscale. La decisione chiarisce che è possibile emettere tali provvedimenti specifici anche dopo la scadenza del termine massimo di 240 giorni previsto per le misure protettive generalizzate, qualora siano strumentali al buon esito delle trattative in corso. La concessione si è basata sulla sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora.
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Competenza territoriale crisi impresa: sede legale
Una società sportiva trasferisce la propria sede legale da una città all'altra poche settimane prima di depositare un ricorso per concordato preventivo. Il tribunale della nuova sede, dopo aver inizialmente affermato la propria giurisdizione, dichiara la propria incompetenza a favore del tribunale della sede precedente, applicando la regola che considera il centro degli interessi principali nell'anno antecedente la domanda. La questione, di rilevante importanza nomofilattica sotto il nuovo Codice della Crisi, viene rimessa dalla Corte di Cassazione a una pubblica udienza per una decisione approfondita, data l'assenza di precedenti specifici.
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