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Domanda con riserva: senza notaio scatta la liquidazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in liquidazione, confermando l’inammissibilità della sua domanda con riserva di accesso agli accordi di ristrutturazione dei debiti. I giudici hanno stabilito che la decisione di accedere a uno strumento di regolazione della crisi deve essere formalizzata tramite un verbale redatto da un notaio, come previsto dall’articolo 120-bis del Codice della Crisi e dell’Insolvenza. Questa formalità non è un semplice adempimento burocratico, ma un requisito societario essenziale per garantire la trasparenza verso i soci e i terzi, oltre a definire le responsabilità degli amministratori. Di conseguenza, la mancanza del verbale notarile rende la domanda con riserva del tutto inammissibile, confermando l’apertura della liquidazione giudiziale richiesta dall’ente creditore.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 16364 Anno 2026
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Pubblicato il 6 giugno 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

La domanda con riserva e il controllo notarile nella crisi d’impresa

La gestione della crisi d’impresa richiede il rispetto rigoroso di regole formali a tutela di tutti i soggetti coinvolti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale riguardante la domanda con riserva (lo strumento che consente di bloccare le azioni dei creditori depositando subito la richiesta e riservandosi di presentare il piano industriale in un secondo momento). I giudici hanno stabilito che, per le società, l’accesso a qualsiasi strumento di regolazione della crisi deve essere deliberato con un atto formale. In particolare, la decisione dell’organo amministrativo o del liquidatore deve risultare da un verbale redatto da un notaio. Senza questo documento, la richiesta è inammissibile.

Il caso concreto: la crisi della società e il ricorso respinto

La vicenda nasce dall’iniziativa di un ente creditore che ha chiesto l’apertura della liquidazione giudiziale (la procedura che sostituisce il vecchio fallimento) nei confronti di una società in liquidazione, a causa di un debito superiore a un milione di euro. Per difendersi e cercare di ristrutturare il debito, la società ha presentato una domanda con riserva, chiedendo anche l’applicazione di misure protettive (i provvedimenti che impediscono ai creditori di aggredire i beni aziendali). Tuttavia, sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno dichiarato inammissibile questa richiesta. Il motivo del rifiuto risiede nel fatto che la decisione del liquidatore di accedere alla procedura non era stata formalizzata in un verbale notarile. La società ha quindi proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che per la domanda prenotativa non fosse necessaria tale formalità.

La decisione dell’amministratore e il ruolo del notaio

La riforma della crisi d’impresa ha introdotto regole precise per evitare che decisioni di grande impatto sulla vita societaria vengano prese senza il dovuto controllo. La legge attribuisce il potere di chiedere l’accesso alle procedure di regolazione della crisi esclusivamente agli amministratori o ai liquidatori. Questa scelta serve a impedire che i soci o altri soggetti possano ostacolare irragionevolmente il salvataggio dell’azienda. Tuttavia, proprio perché si tratta di una scelta esclusiva e delicata, il legislatore impone che la volontà dell’organo di gestione sia cristallizzata in un verbale notarile da iscrivere nel registro delle imprese. Questo passaggio garantisce la certezza della data e la trasparenza della decisione sia verso l’interno della società sia verso i terzi creditori.

Le motivazioni: perché la domanda con riserva richiede l’atto notarile

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società confermando l’interpretazione dei giudici di merito. I magistrati hanno spiegato che la domanda con riserva non è una semplice istanza preliminare priva di effetti sostanziali. Al contrario, il deposito della domanda produce immediatamente l’effetto di avviare la pendenza della procedura concorsuale. Per questo motivo, non è possibile scindere la fase iniziale di prenotazione dalla successiva presentazione del piano. Le formalità pubblicitarie e societarie previste dalla legge devono applicarsi fin dal primo momento. Il rinvio normativo tra le diverse disposizioni del Codice della Crisi conferma che ogni domanda di accesso, anche se presentata con riserva di deposito della documentazione, deve essere approvata e sottoscritta secondo le regole societarie ordinarie, che impongono l’intervento del notaio. Il recente decreto correttivo del 2024 ha solo esplicitato un principio già chiaramente desumibile dal sistema normativo.

Le conclusioni: gli effetti della pronuncia sulla domanda con riserva

La decisione della Suprema Corte consolida un orientamento rigoroso che non ammette scorciatoie procedurali per le imprese in difficoltà. Chi intende avvalersi della domanda con riserva deve pianificare con estrema attenzione i passaggi societari preliminari. La mancanza del verbale notarile non è un vizio sanabile in un secondo momento, ma determina l’immediata inammissibilità del ricorso. Questo rigore formale tutela l’affidamento dei creditori ed evita un uso strumentale delle procedure di crisi volto solo a prendere tempo. Per le aziende, l’assistenza di professionisti esperti diventa quindi indispensabile per evitare che errori formali si traducano nella dichiarazione di liquidazione giudiziale.

Cos’è la domanda con riserva nel codice della crisi?
Si tratta di uno strumento che consente a un’impresa in difficoltà di depositare una richiesta di accesso a una procedura di regolazione della crisi, riservandosi di presentare il piano industriale e la proposta dettagliata entro un termine fissato dal giudice.

Perché è necessario il verbale del notaio per questa domanda?
Il verbale notarile garantisce la trasparenza e la certezza della decisione presa dagli amministratori o dai liquidatori, tutelando i soci e i creditori esterni da scelte non formalizzate o prive di data certa.

Cosa succede se la domanda viene presentata senza l’atto notarile?
La domanda viene dichiarata inammissibile dal tribunale e questo può portare, su richiesta dei creditori o del pubblico ministero, all’apertura immediata della liquidazione giudiziale dell’impresa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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