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Manleva

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874 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione azione di garanzia: no a 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23234/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di compravendita. Il caso riguardava la vendita di un macchinario difettoso. La Corte ha stabilito che il riconoscimento dei vizi da parte del venditore non trasforma la prescrizione azione di garanzia da annuale a decennale. Tale riconoscimento ha solo l'effetto di interrompere il termine breve di un anno previsto dalla legge, senza creare una nuova obbligazione soggetta a prescrizione ordinaria decennale per la richiesta di riduzione del prezzo.
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Accordo transattivo: l’importo lordo e i contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo transattivo, la dicitura "somma lorda" si riferisce ai soli oneri a carico del lavoratore (fiscali e previdenziali), escludendo i contributi a carico del datore di lavoro, a meno che non sia diversamente specificato. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo una conciliazione, si era vista detrarre anche la quota contributiva datoriale. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che la somma lorda pattuita non poteva essere decurtata di oneri non a carico della lavoratrice.
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Responsabilità del preponente: l’agenzia paga sempre?
Un sub-agente di una società di intermediazione assicurativa ha indotto una cliente a compiere operazioni finanziarie, sottraendole poi oltre 100.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del preponente (l'agenzia) per il danno, stabilendo che è sufficiente il "nesso di occasionalità necessaria": l'incarico affidato al sub-agente gli ha fornito l'opportunità di commettere l'illecito, anche se le azioni fraudolente andavano oltre l'attività assicurativa pattuita. La Corte ha anche confermato che la polizza RC dell'agenzia non operava, in quanto escludeva i danni da promozione finanziaria.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Una società appaltatrice chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per errore di fatto, sostenendo la mancata valutazione di giudicati esterni. La Corte dichiara il ricorso inammissibile: non c'è errore di fatto se i precedenti invocati, pur simili, riguardano vicende contrattuali diverse e non costituiscono giudicato.
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Interesse ad impugnare: quando si può fare ricorso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società per difetto di interesse ad impugnare. Avendo ottenuto l'accoglimento della propria eccezione di carenza di legittimazione passiva nel giudizio precedente, la società non poteva più considerarsi 'soccombente' e, quindi, non aveva titolo per contestare la decisione nel merito, come la quantificazione di un'indennità di esproprio.
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Inadempimento contrattuale consulenza: il caso
Una società di consulenza viene condannata per inadempimento contrattuale consulenza per non aver attivato una polizza assicurativa promessa a un cliente, a copertura dei rischi di un'azione legale contro una banca. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società di consulenza, sottolineando che i motivi di appello erano generici e non criticavano specificamente la ratio decidendi della sentenza di secondo grado. La decisione evidenzia l'importanza di formulare clausole contrattuali chiare e i rigorosi requisiti di ammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Chiamata in garanzia: la giurisdizione in Italia
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che il giudice italiano ha giurisdizione sulla domanda di manleva (chiamata in garanzia) proposta da un tour operator italiano contro un fornitore di servizi turistici extra-UE. Il caso riguardava un incidente avvenuto in Namibia durante un safari, a seguito del quale due turisti avevano chiesto il risarcimento al tour operator. Quest'ultimo ha chiamato in causa la società namibiana. La Corte ha chiarito che le norme del Regolamento UE n. 1215/2012 si applicano anche a convenuti non domiciliati nell'UE, consolidando la giurisdizione italiana per ragioni di connessione processuale.
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Giurisdizione italiana: quando si applica a terzi?
Un tour operator italiano, condannato a risarcire dei turisti per un incidente avvenuto durante un safari in Africa, ha chiamato in causa la società straniera fornitrice del servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza della giurisdizione italiana nei confronti della società estera, applicando le norme europee sulla chiamata in garanzia tramite un rinvio dinamico previsto dalla legge italiana.
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Danno da lucro cessante: la prova spetta al creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29486/2024, ha esaminato un caso di responsabilità professionale di un architetto per la costruzione di autorimesse abusive. La Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento per il mancato guadagno (danno da lucro cessante) avanzata dal committente, ribadendo che tale danno non è una conseguenza automatica dell'inadempimento. Spetta al danneggiato fornire prove concrete, anche presuntive, del profitto che avrebbe ragionevolmente conseguito. Il ricorso incidentale della compagnia assicurativa è stato dichiarato inammissibile.
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Accollo liberatorio: la parola del creditore è decisiva
Una società si opponeva a un'esecuzione forzata, sostenendo di essere stata liberata da un debito grazie a un accollo liberatorio da parte di un terzo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per la liberazione del debitore originario è indispensabile una dichiarazione espressa e inequivocabile del creditore. La semplice accettazione dei pagamenti dal nuovo debitore non è sufficiente a configurare un accollo liberatorio.
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Responsabilità contrattuale del progettista e vizi
Una società committente ha citato in giudizio due studi di progettazione per gravi vizi nella costruzione della nuova sede. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha chiarito un principio fondamentale sulla responsabilità contrattuale del progettista. La Corte ha stabilito che una richiesta di risarcimento danni, se formulata in termini ampi, deve essere interpretata come comprensiva sia della responsabilità contrattuale per inadempimento, sia di quella extracontrattuale per gravi difetti (ex art. 1669 c.c.). La sentenza impugnata è stata cassata per aver erroneamente escluso la domanda contrattuale, con una motivazione definita 'apparente' e contraddittoria.
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Atto non processuale: diffamazione e limiti difesa
Un avvocato e il suo cliente sono stati condannati per diffamazione a causa di un documento inviato a terzi durante una causa di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che un atto non processuale, non depositato formalmente in giudizio e notificato a soggetti esterni alla causa, non beneficia delle immunità legali previste per l'attività difensiva. La Corte ha stabilito che tale scritto, se offensivo, genera una responsabilità per danni, poiché esula dall'ambito della legittima difesa processuale. La parola chiave del caso è atto non processuale.
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Operatività polizza assicurativa: il caso del lavoratore
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di infortunio mortale sul lavoro, negando l'operatività della polizza assicurativa di Responsabilità Civile verso Terzi (RCT). La decisione si fonda sulla qualificazione del lavoratore deceduto non come 'terzo', ma come dipendente di fatto, escludendolo così dalla copertura della polizza stipulata dalla società. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza di un contratto formale, e le sue implicazioni sull'efficacia delle garanzie assicurative.
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Responsabilità professionale avvocato: l’analisi
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un avvocato per responsabilità professionale. La decisione si fonda sulla negligenza del legale nell'aver promosso una causa dall'esito palesemente fallimentare senza informare adeguatamente il cliente dei rischi, e su un errore procedurale decisivo: la mancata reiterazione di un'istanza istruttoria, considerata come una rinuncia alla prova stessa.
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Restituzione prezzo auto: quando si ha diritto?
Un acquirente ottiene la risoluzione del contratto di vendita di un'auto per un grave difetto manifestatosi dopo due anni. La Corte di Cassazione, con ordinanza 28838/2024, interviene sulla questione della restituzione del prezzo dell'auto. Pur confermando la risoluzione, stabilisce che dall'importo da rimborsare va detratto un equo compenso per l'uso prolungato del veicolo da parte dell'acquirente, al fine di evitare un ingiusto arricchimento. La Corte ha inoltre precisato che gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dal momento del pagamento.
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Transazione con condebitori: la quota da detrarre
Un fallimento societario agiva contro ex amministratori e sindaci per mala gestio. Dopo una transazione con alcuni convenuti, la Corte d'Appello riduceva il debito dei restanti calcolando la quota da detrarre sulla base di tutti i transigenti, anche quelli poi risultati non responsabili. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del fallimento, confermando che nella transazione con condebitori la riduzione del debito si calcola sulle quote di tutti coloro che hanno transatto per evitare un ingiusto arricchimento del creditore.
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Ricognizione di debito: prova anche sull’importo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28448/2024, chiarisce l'ampiezza dell'efficacia probatoria della ricognizione di debito. Quando un soggetto riconosce per iscritto di dovere una somma specifica, inverte l'onere della prova non solo sull'esistenza del rapporto contrattuale, ma anche sull'esatto ammontare del debito indicato. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ridotto l'importo dovuto basandosi su una CTU, affermando che spettava al debitore provare che la somma riconosciuta non era dovuta, e non al creditore dimostrarne nuovamente l'entità.
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Litisconsorzio necessario: la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello emessa in sede di rinvio, a causa della violazione del litisconsorzio necessario. Nel riassumere la causa, una parte aveva erroneamente citato in giudizio il condominio come successore di una società cooperativa estinta, invece dei suoi ex soci. La Suprema Corte ha chiarito che il condominio e la società costruttrice sono entità distinte e non vi è successione tra loro. La mancata citazione dei corretti successori (gli ex soci) ha reso nullo il procedimento e la relativa sentenza, con conseguente rinvio della causa al giudice precedente per la corretta integrazione del contraddittorio.
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Exceptio doli generalis: PA e abuso del diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27904/2024, ha stabilito che l'inerzia prolungata di una Pubblica Amministrazione nel richiedere l'adempimento di una garanzia fideiussoria, causando un aumento sproporzionato delle sanzioni a carico del garante, può configurare un abuso del diritto. Il garante può difendersi sollevando l'exceptio doli generalis. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato principi di diritto amministrativo a un rapporto di garanzia di natura privatistica, rinviando la causa per una nuova valutazione basata sui principi di buona fede e correttezza.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un amministratore per un debito fiscale della società, derivante da distribuzione occulta di utili. L'ordinanza chiarisce che la responsabilità degli amministratori sussiste anche per chi, pur senza deleghe operative, non dimostra di essersi attivamente dissociato dalle condotte illecite, avendo il dovere di agire in modo informato. L'appello dell'amministratore, basato sulla sua presunta non operatività e sul mancato esame di fatti decisivi, è stato dichiarato inammissibile.
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