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Manifestamente Infondato — Anno 2025

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494 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Manifestamente Infondato

Provvedimenti

Ipotesi lieve droga: esclusa per grande quantità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che l'ingente quantità di sostanze stupefacenti (370 grammi di cocaina e oltre 7,8 kg di hashish) è un fattore decisivo per escludere l'applicazione dell'ipotesi lieve droga. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione età: valido l’esame del polso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di falsa attestazione età. L'imputato contestava l'affidabilità dell'esame radiografico del polso utilizzato per stabilire la sua maggiore età. La Corte ha ribadito che tale esame è uno strumento idoneo, soprattutto in assenza di documenti di identità certi. Ha inoltre confermato la legittimità del diniego dei benefici di legge, come la sospensione condizionale della pena, a causa della reiterazione di condotte illecite da parte del soggetto.
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Furto di energia elettrica: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in primo e secondo grado per furto pluriaggravato di energia elettrica. Il ricorso è stato ritenuto una mera riproposizione di censure già esaminate e respinte, oltre che manifestamente infondato. La Corte ha confermato che l'essere l'unico intestatario dell'utenza abusivamente alimentata costituisce prova sufficiente per attribuire la responsabilità penale, in quanto reale fruitore del profitto illecito.
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Prescrizione riciclaggio: la Cassazione e la recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio, il quale sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione. La Corte ha stabilito che la tesi era manifestamente infondata, poiché il calcolo dei termini per la prescrizione del riciclaggio doveva tenere conto dell'aumento derivante dalla contestata recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. Di conseguenza, il reato non era ancora prescritto al momento della sentenza d'appello.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati alla contraffazione e ricettazione. L'ordinanza sottolinea come i motivi del ricorso fossero manifestamente infondati, confermando la correttezza della decisione della Corte d'Appello sia sulla responsabilità penale che sul diniego delle attenuanti generiche e la determinazione della pena. La Corte ribadisce che il suo sindacato è di legittimità e non può rivalutare nel merito decisioni adeguatamente motivate.
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Aumento di pena reato continuato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che contestavano la motivazione sull'aumento di pena per reato continuato. L'ordinanza ribadisce che il giudice deve motivare l'aumento per ogni reato satellite, ma precisa che tale obbligo può essere assolto anche implicitamente, facendo riferimento alla gravità dei fatti, come la lesività di una condotta estorsiva. La Corte ha ritenuto congruo l'aumento stabilito in appello, confermando la condanna.
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Recidiva facoltativa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che contestava l'applicazione della recidiva facoltativa. Secondo l'ordinanza, la motivazione del giudice, anche se sintetica, è sufficiente quando evidenzia che il reato è espressione di una maggiore propensione criminale, proseguendo un percorso delinquenziale già avviato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di evasione: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per il delitto di evasione, in quanto i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già adeguatamente respinti dalla Corte d'Appello. La condanna si basava sull'assenza dell'imputato dal domicilio, accertata dalla polizia giudiziaria che, nonostante i ripetuti tentativi di contatto (campanello e bussate), non aveva ricevuto risposta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Omessa traduzione imputato: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato sulla omessa traduzione imputato detenuto. È risultato decisivo che il giudice non fosse a conoscenza dello stato di detenzione e che la difesa non abbia sollevato correttamente l'eccezione. Anche il motivo relativo all'eccessività della pena è stato respinto, essendo la sanzione prossima al minimo edittale.
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Reato continuato: quando non si applica il vincolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, escludendo l'esistenza di un'unica programmazione criminosa a causa della notevole distanza temporale, della diversa natura e delle differenti modalità esecutive dei reati commessi.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per la violazione degli obblighi di sorveglianza speciale ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di prova della sua sottoposizione a tale misura. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato e generico. La prova della misura è stata considerata adeguatamente fornita dal certificato del casellario e dagli atti dei Carabinieri, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di danneggiamento seguito da incendio. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che esula dalle competenze della Suprema Corte. La decisione chiarisce i limiti del giudizio di legittimità e le conseguenze economiche per il ricorrente, tra cui il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. I giudici hanno ritenuto manifestamente infondati i motivi del ricorso, basandosi su prove evidenti come l'aver visto l'imputato gettare la droga dal balcone e il ritrovamento di proventi e strumentazione nell'abitazione. È stata respinta anche la richiesta di attenuanti data la gravità del fatto.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivazione generica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché il motivo addotto, relativo alla violazione dell'art. 129 c.p.p., è stato ritenuto manifestamente infondato e proposto in modo generico. La decisione si basava anche sulla presenza di un doppio conforme accertamento di responsabilità da parte dei giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Confisca denaro illecito: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un provvedimento di confisca denaro illecito. La decisione si basa sulla genericità del motivo di appello e sulla manifesta infondatezza, poiché l'imputato non aveva un'attività lavorativa lecita che giustificasse il possesso della somma, ricollegata così alla sua condotta criminale.
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Ricorso inammissibile per resistenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso ripetitivi, manifestamente infondati e generici, confermando la decisione dei giudici di merito e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti. L'impugnazione, basata su presunti errori nella valutazione della recidiva, è stata ritenuta manifestamente infondata. La decisione evidenzia che la valutazione della pericolosità sociale, basata su precedenti penali e contegno processuale, giustifica l'applicazione della recidiva, comportando per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Destinazione allo spaccio: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto manifestamente infondata la tesi dell'uso personale, confermando che la destinazione allo spaccio può essere desunta da più indizi, quali la quantità della sostanza, il suo confezionamento in dosi e l'incompatibilità con la situazione economica del detentore.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
Un soggetto, condannato in primo e secondo grado per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato appello alla Corte di Cassazione. I motivi riguardavano l'errata applicazione della legge sulla sussistenza del reato e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando entrambi i motivi manifestamente infondati. La decisione si basa sulla logicità della valutazione dei giudici di merito, che avevano considerato il quantitativo di droga, la suddivisione in dosi e l'occultamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche: quando il diniego è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione si fonda sulla legittimità della motivazione del giudice di merito, che aveva basato il rigetto sui numerosi precedenti penali dell'imputato e sull'assenza di elementi favorevoli. La Corte ha ribadito che il giudice non è tenuto a esaminare ogni singolo elemento, ma può concentrarsi su quelli ritenuti decisivi per giustificare la sua scelta.
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