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Lucro Cessante

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400 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Garanzia Cessione Credito: Credito Inesistente
Una società cede un credito vantato verso un ente pubblico, garantendone contrattualmente l'esistenza. Successivamente, un tribunale accerta la parziale inesistenza di tale credito. La società cessionaria attiva la clausola risolutiva espressa e ottiene un decreto ingiuntivo contro la cedente per la restituzione del prezzo e il risarcimento del danno. Il Tribunale di Milano, nel decidere sull'opposizione al decreto, conferma la condanna della cedente. La sentenza chiarisce che la specifica garanzia contrattuale trasferisce sulla cedente ogni rischio relativo all'esistenza del credito, indipendentemente dalle ragioni della sua contestazione. Di conseguenza, la cedente è tenuta a risarcire l'interesse positivo, comprensivo del danno emergente e del lucro cessante.
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Danno da indisponibilità immobile: la prova del danno
A seguito del crollo di un vano di passaggio durante lavori di demolizione, il proprietario di un fabbricato adiacente si è trovato nell'impossibilità di ricostruire il proprio immobile per anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento danno da indisponibilità immobile per mancata prova. La Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che, sebbene il danno non sia automatico (in re ipsa), può essere provato anche tramite presunzioni basate su allegazioni specifiche (es. destinazione ad abitazione principale), che il giudice di merito deve valutare.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10936/2024, ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 6 mensilità in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, chiarendo importanti principi sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui criteri per la quantificazione del danno.
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Rifiuto assunzione cambio appalto: il risarcimento
In un caso di rifiuto di assunzione in un cambio appalto, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società a risarcire integralmente un lavoratore non assunto. Il risarcimento è stato commisurato alle retribuzioni perse, respingendo la tesi dell'azienda che contestava sia la natura risarcitoria della domanda del lavoratore, sia il criterio di calcolo del danno.
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Cambio appalto risarcimento: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mancata assunzione a seguito di un cambio di appalto, il lavoratore ha diritto a un risarcimento integrale. Questo 'cambio appalto risarcimento' deve essere calcolato sulla base della retribuzione precedentemente percepita e non sul minimo salariale previsto dal CCNL. La Corte ha qualificato l'inadempimento dell'azienda subentrante come responsabilità contrattuale, che impone la piena compensazione del danno subito dal dipendente.
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Autoresponsabilità PA: errore palese, no risarcimento
Una Corte d'Appello ha negato il risarcimento a un Comune che aveva citato in giudizio la società aggiudicataria di un appalto per la gestione di una farmacia. La causa di incompatibilità della società era palese dai documenti presentati, pertanto, in base al principio di autoresponsabilità della PA, l'ente non poteva affermare di essere stato indotto in errore e non ha diritto ad alcun risarcimento.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
Un imprenditore ha presentato un ricorso in Cassazione per danni da interruzione idrica, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. L'ordinanza chiarisce che la Cassazione non può rivalutare le prove e i fatti del merito, confermando i limiti del giudizio di legittimità.
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Risarcimento danni: caduta in stabilimento balneare
Un cliente ha citato in giudizio un stabilimento balneare per un risarcimento danni a seguito di una caduta in una doccia. Il Tribunale ha riconosciuto una responsabilità concorrente al 50% tra le parti, poiché la struttura era insicura ma il cliente avrebbe dovuto usare maggiore prudenza. La sentenza analizza la coesistenza della responsabilità contrattuale e di quella per cose in custodia, riducendo l'importo del risarcimento in base alla negligenza del danneggiato.
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Concorso di colpa del passeggero: risarcimento ridotto
Una passeggera deceduta in un incidente causato da un conducente sotto l'effetto di stupefacenti. Il Tribunale riconosce la responsabilità del guidatore ma applica una riduzione del risarcimento del 33% per il concorso di colpa del passeggero, che ha accettato il rischio salendo a bordo del veicolo. La sentenza analizza i criteri per la quantificazione del danno parentale e le prove necessarie per dimostrare la consapevolezza del passeggero.
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Danno potenziale: quando non è risarcibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33957/2025, ha stabilito che il risarcimento per il deprezzamento di un immobile non è dovuto se il danno rimane meramente potenziale. Il proprietario deve dimostrare una perdita economica concreta e attuale, come una vendita a prezzo ribassato o l'impossibilità di locare il bene. Un semplice calo di valore teorico, che potrebbe essere recuperato in futuro, non costituisce un danno risarcibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del proprietario che lamentava danni per omessa manutenzione da parte del condominio e del comune, confermando che il danno potenziale non è sufficiente per fondare una pretesa risarcitoria.
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Occupazione sine titulo: risarcimento e onere della prova
Una società proprietaria di un immobile industriale ha richiesto il risarcimento del danno per occupazione sine titulo da parte di un fallimento, i cui beni mobili occupavano il capannone. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19610/2024, ha stabilito che il danno non va qualificato come 'perdita di chances', ma come pregiudizio diretto derivante dalla perdita della concreta possibilità di godimento del bene. La Corte ha inoltre chiarito che il termine per presentare la domanda di ammissione al passivo decorre dalla data di completa liberazione dell'immobile e che il risarcimento, configurandosi come lucro cessante, è soggetto a tassazione.
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Risarcimento danno da sottrazione bene: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19597/2024, ha chiarito i criteri per il risarcimento danno da sottrazione bene mobile. Il caso riguarda la mancata restituzione di un trattore agricolo. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento, affermando che la perdita definitiva di un bene produttivo genera un danno risarcibile, liquidabile in via equitativa sulla base del valore locativo, senza che il proprietario debba provare lo specifico uso che ne avrebbe fatto. È stato ritenuto errato applicare meccanicamente i principi validi per l'occupazione temporanea di immobili a un caso di spossessamento definitivo di un bene mobile.
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Retribuzione globale di fatto: esclusi i rimborsi
In un caso di licenziamento illegittimo di un'assistente di volo, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo dell'indennità risarcitoria. La Corte ha chiarito che la nozione di "ultima retribuzione globale di fatto" non include le somme erogate a titolo di rimborso spese, come la diaria per le trasferte. Di conseguenza, queste voci devono essere escluse dal calcolo del risarcimento dovuto al lavoratore reintegrato, poiché non hanno natura retributiva ma meramente indennitaria.
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Danno da lucro cessante: la prova spetta al creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29486/2024, ha esaminato un caso di responsabilità professionale di un architetto per la costruzione di autorimesse abusive. La Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento per il mancato guadagno (danno da lucro cessante) avanzata dal committente, ribadendo che tale danno non è una conseguenza automatica dell'inadempimento. Spetta al danneggiato fornire prove concrete, anche presuntive, del profitto che avrebbe ragionevolmente conseguito. Il ricorso incidentale della compagnia assicurativa è stato dichiarato inammissibile.
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Lucro cessante PA: come provarlo per il risarcimento
Un imprenditore ha citato in giudizio una Pubblica Amministrazione per un ritardo di 16 anni nel rilascio di un'autorizzazione, chiedendo il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'imprenditore non ha fornito prove sufficienti. La Corte ha chiarito che una consulenza tecnica (CTU) non può sopperire alla mancanza di prove concrete sui potenziali guadagni e che la liquidazione equitativa del danno è ammissibile solo se l'esistenza del danno stesso è stata provata.
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Permuta aliud pro alio: terreno non edificabile
Una proprietaria terriera scambia un fondo con un costruttore in cambio di futuri appartamenti. La concessione edilizia viene però revocata per inidoneità del terreno, a causa di documentazione errata fornita dalla stessa proprietaria. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto, qualificando l'operazione come permuta aliud pro alio, poiché il bene trasferito (il terreno) era radicalmente diverso da quello pattuito, mancando della qualità essenziale (edificabilità) promessa.
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Indennizzo vincolo espropriativo: No al lucro cessante
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennizzo per la reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio non include il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante) di un'impresa. Il caso riguardava i proprietari di un'attività di ristorazione che non hanno potuto ampliare la loro struttura a causa di un vincolo imposto per la realizzazione di una linea ferroviaria. La Suprema Corte ha stabilito che l'indennizzo spetta solo ai titolari di diritti reali (proprietari, usufruttuari) e deve essere commisurato alla diminuzione di valore del bene, non alle perdite economiche dell'attività commerciale che vi si svolge, considerate un danno indiretto.
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Responsabilità professionale geometra: quando scatta?
Un geometra è stato condannato per responsabilità professionale a causa di gravi inadempienze in un incarico durato quasi trent'anni, che hanno portato alla realizzazione di opere abusive non sanabili. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza, rigettando la difesa del tecnico sulla prescrizione e sulla quantificazione del danno. La decisione chiarisce che il termine di prescrizione decorre non dall'illecito, ma da quando il cliente ha piena consapevolezza del danno, e che il risarcimento può comprendere sia i costi di ripristino sia la perdita di valore dell'immobile. Viene inoltre sottolineato come la responsabilità professionale del geometra non venga meno anche se agisce su indicazione del committente.
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Responsabilità civile PA: inerzia e onere della prova
Una società del settore agroalimentare ha citato in giudizio un Ministero per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della revoca, poi annullata, di un finanziamento pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stata esclusa la responsabilità civile PA poiché il ritardo nel ripristino del contributo è stato attribuito all'inerzia della stessa società ricorrente, che non ha agito tempestivamente per l'esecuzione della sentenza favorevole. Inoltre, la società non ha fornito prova adeguata del danno subito.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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