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Lucro Cessante

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400 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Gestione patrimoniale: la banca risponde dei danni
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mala gestio in un contratto di gestione patrimoniale, in cui una banca aveva quasi azzerato un ingente patrimonio. L'ordinanza rigetta il ricorso della banca e accoglie parzialmente quello del cliente, cassando la sentenza d'appello. Vengono affermati principi chiave sulla responsabilità dell'intermediario per lo scostamento dal benchmark, sul conflitto di interessi non sanabile da clausole generiche e sul diritto al risarcimento del lucro cessante. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento lucro cessante e tasse: la Cassazione
Una società immobiliare ha subito un danno a causa di difetti strutturali in un immobile, che hanno impedito la vendita di alcune unità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul calcolo del risarcimento lucro cessante, ha stabilito un principio fondamentale: l'importo liquidato deve tener conto della tassazione. Poiché il risarcimento sostituisce un reddito che sarebbe stato tassato, per evitare un ingiusto arricchimento del danneggiato, il danno deve essere calcolato al netto delle imposte che sarebbero state pagate su quel mancato guadagno.
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Indennità supplementare: non è soggetta a contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità supplementare, corrisposta a un dirigente a seguito di licenziamento ingiustificato, non rientra nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali. La sentenza chiarisce che tale somma ha una natura puramente risarcitoria e sanzionatoria nei confronti del datore di lavoro, e non costituisce un corrispettivo per l'attività lavorativa. Pertanto, la pretesa dell'ente previdenziale di assoggettare a contribuzione tale indennità è stata respinta, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Contratti pubblica amministrazione: forma e limiti
Una società termale ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per ottenere il pagamento di differenze tariffarie relative a prestazioni erogate sulla base di un'intesa, ma in assenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. È stato ribadito il principio fondamentale secondo cui i contratti con la pubblica amministrazione richiedono la forma scritta a pena di nullità, non essendo sufficienti accordi verbali o comportamenti concludenti. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta subordinata di indennizzo per arricchimento senza giusta causa, chiarendo che tale rimedio copre solo il danno emergente (la perdita effettiva) e non il lucro cessante (il mancato guadagno), e che l'onere di provare tale danno spetta a chi agisce in giudizio.
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Responsabilità del notaio: danni da doppia ipoteca
Un'impresa acquista un immobile ma il notaio non rileva un'ipoteca e trascrive l'atto in ritardo, permettendo l'iscrizione di una seconda ipoteca. La Cassazione cassa la sentenza di rinvio per illogicità nel calcolo del danno, sia per l'ipoteca non rilevata che per quella successiva. La Corte chiarisce che la quantificazione del danno per la responsabilità del notaio deve essere rigorosa e consequenziale alla specifica negligenza.
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Risoluzione contratto appalto e danni: le regole
Una società ottiene la risoluzione di un contratto di appalto pubblico a causa di illegittime e prolungate sospensioni dei lavori da parte della stazione appaltante. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8765/2024, chiarisce che in caso di risoluzione del contratto, che ha effetto retroattivo, non si applicano le norme speciali sul risarcimento del danno da sospensione (D.M. 145/2000). Il danno deve essere provato secondo le regole generali e il mancato utile può essere liquidato in via equitativa, ad esempio nella misura del 10% del valore dell'appalto.
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Lucro cessante immobile: la prova presuntiva basta
Una società proprietaria di un immobile ha citato in giudizio il condominio per i danni derivanti da infiltrazioni che hanno reso i locali inutilizzabili, chiedendo il risarcimento sia per i costi di ripristino sia per il lucro cessante dovuto alla mancata locazione. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per il lucro cessante, ritenendo non fosse stata fornita una prova diretta. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la prova del mancato guadagno può essere fornita anche in via presuntiva, deducendola dalla totale inagibilità del bene, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Clausola penale determinabile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola penale non è nulla per indeterminatezza se, pur non indicando un importo fisso, fornisce i criteri per calcolarlo in un secondo momento. Il caso riguardava un contratto di somministrazione interrotto anticipatamente. La Corte d'Appello aveva ritenuto nulla la clausola che prevedeva il rimborso dei 'mancati guadagni', considerandola una clausola penale determinabile in modo incerto. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il riferimento ai guadagni passati per calcolare il danno futuro costituisce un criterio sufficientemente determinato, anche se richiede un'istruttoria per la quantificazione esatta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7908/2024, ha chiarito i limiti di applicabilità della clausola risolutiva espressa in un contratto di franchising. Il caso riguardava un affiliato che aveva tentato di risolvere il contratto a causa dell'apertura di nuovi punti vendita da parte dell'affiliante nella stessa zona. La Corte ha respinto il ricorso dell'affiliato, stabilendo che la sua comunicazione di risoluzione non era valida e che, in assenza di un patto di esclusiva, l'operato dell'affiliante non costituiva un grave inadempimento né una violazione della buona fede. Di conseguenza, l'abbandono della rete da parte dell'affiliato è stato considerato un inadempimento contrattuale, con conseguente condanna al risarcimento del danno.
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Risarcimento appalti pubblici: la prova non è dovuta
Un'impresa edile si opponeva allo stato passivo del fallimento della società committente, chiedendo un cospicuo risarcimento per la risoluzione di un contratto d'appalto. Il tribunale aveva concesso solo una minima parte, negando il risarcimento per spese generali e mancato utile per assenza di prove. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che nel contesto degli appalti pubblici, il risarcimento per l'illegittima sospensione dei lavori e per il mancato utile non richiede una prova specifica del danno. Questo perché la normativa di settore prevede una quantificazione presuntiva, basata su percentuali fisse (come il 10% dell'importo dei lavori non eseguiti per il mancato utile), sollevando l'impresa dall'onere di dimostrare il pregiudizio subito.
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Risarcimento danni linea telefonica: la prova è a carico del danneggiato
Uno studio legale ha citato in giudizio una compagnia di telecomunicazioni per i danni derivanti da una prolungata interruzione della linea telefonica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso finale, stabilendo che per ottenere un risarcimento danni linea telefonica è necessaria una prova rigorosa del nesso di causalità tra il disservizio e le perdite economiche lamentate. La semplice affermazione di un calo di reddito non è sufficiente senza prove concrete che colleghino i due eventi.
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Danno da perdita parentale: la liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato un risarcimento per la famiglia di una vittima di un incidente stradale. La Suprema Corte ha stabilito che la liquidazione del danno da perdita parentale non può basarsi su una generica valutazione di "congruità", ma deve seguire criteri precisi, come le tabelle a punti, e deve essere supportata da una motivazione dettagliata che spieghi come si è giunti alla quantificazione del risarcimento per ciascun congiunto.
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Rinuncia al ricorso: inammissibile per carenza d’interesse
Un condominio propone ricorso per Cassazione avverso una condanna al risarcimento danni per infiltrazioni. Prima dell'udienza, deposita un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, pur rilevando i difetti formali dell'atto (mancanza di firma digitale e notifica), lo interpreta come una manifestazione inequivocabile della volontà di non proseguire la causa. Di conseguenza, dichiara il ricorso inammissibile non per la rinuncia in sé, ma per la sopravvenuta carenza d'interesse a ottenere una decisione nel merito.
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Definizione Agevolata: stop al processo tributario
Un contribuente, in lite con l'Agenzia delle Entrate per la tassazione di somme ricevute a seguito di un contratto immobiliare non concluso, ha aderito alla Definizione Agevolata (Rottamazione-quater), chiedendo la sospensione del processo in Cassazione. La Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato una mancanza di collegamento chiaro tra la domanda di adesione e l'atto fiscale oggetto del giudizio. Pertanto, ha rinviato la causa, concedendo alle parti 60 giorni per fornire i necessari chiarimenti prima di decidere sulla sospensione e sull'estinzione del processo.
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Danno da concorrenza sleale: la scelta del giudice
Un imprenditore ha citato in giudizio un concorrente per concorrenza sleale, a causa dell'apertura di un'attività identica in un immobile adiacente. La Corte d'Appello ha riconosciuto il danno, ma lo ha quantificato basandosi sui ricavi contabili, inferiori rispetto alle stime di un perito. L'imprenditore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto usare le stime del perito. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando il principio per cui il giudice, in sede di liquidazione equitativa del danno, ha ampia discrezionalità nella scelta del metodo di calcolo, soprattutto se la parte danneggiata non ha fornito prove complete del pregiudizio subito. La scelta di basarsi su dati contabili effettivi è stata ritenuta legittima e non censurabile.
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Risarcimento danno bagaglio: serve la prova del danno?
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea per il ritardo di due giorni nella consegna del bagaglio, ottenendo un risarcimento. La compagnia ha impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione, sostenendo che il risarcimento danno bagaglio non è automatico ma richiede la prova di un danno effettivo. Ritenendo la questione di fondamentale importanza per l'interpretazione uniforme della legge, la Suprema Corte ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Cessione d’azienda: canna fumaria non a norma
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di cessione d'azienda avente ad oggetto un'attività di ristorazione. La non conformità della canna fumaria è stata ritenuta un inadempimento grave, poiché incide su una qualità essenziale per l'esercizio dell'attività. La responsabilità del venditore sussiste anche se l'acquirente ha effettuato sopralluoghi, in virtù del dovere di buona fede. Le successive modifiche apportate dall'acquirente non eliminano la gravità dell'inadempimento originario.
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Indennizzo ingiustificato arricchimento: come si calcola
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva ridotto l'indennizzo ingiustificato arricchimento dovuto per l'uso di un immobile senza un valido contratto. La Corte ha stabilito che la riduzione era stata applicata in modo arbitrario e senza un'adeguata motivazione, sottolineando che il calcolo deve basarsi su criteri specifici e non su una valutazione discrezionale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione che spieghi chiaramente come viene determinato l'importo dell'indennizzo.
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Interessi compensativi: quando iniziano a decorrere?
Un'istituzione finanziaria è stata condannata in appello a risarcire un'associazione per investimenti in obbligazioni rischiose. L'associazione, tramite ricorso incidentale in Cassazione, ha sollevato una questione sulla data di decorrenza degli interessi compensativi. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare rilevanza, ha rinviato la causa a pubblica udienza senza decidere nel merito, per approfondire il calcolo del danno da lucro cessante.
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Lucro cessante: prova e risarcimento del danno
A seguito di danni da infiltrazioni che hanno reso un appartamento inagibile, il proprietario ha richiesto il risarcimento per la mancata locazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito i principi per la prova del lucro cessante, specificando che è sufficiente dimostrare la potenziale redditività dell'immobile al momento del danno, senza necessità di provare una sua pregressa locazione. La sentenza di merito è stata annullata per aver erroneamente interpretato le prove e per vizi procedurali, rinviando il caso per un nuovo esame.
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