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Lodo Arbitrale — Anno 2024

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87 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lodo Arbitrale

Provvedimenti

Privativa comunitaria: limiti al controllo dei frutti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9429/2024, ha stabilito che il titolare di una privativa comunitaria per una varietà vegetale non può controllare la commercializzazione dei frutti raccolti se questi non sono utilizzabili per la riproduzione. Una clausola contrattuale che impone al produttore di vendere il raccolto solo a distributori autorizzati dal titolare della privativa è nulla per contrarietà all'ordine pubblico, in quanto viola il principio UE di esaurimento del diritto. Di conseguenza, un lodo arbitrale che dichiara la risoluzione del contratto per la violazione di tale clausola è a sua volta nullo.
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Giurisdizione arbitrato concessioni: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9298/2024, ha stabilito la giurisdizione dell'arbitrato in una controversia su concessioni pubbliche per la raccolta di scommesse. Il caso riguardava la richiesta di risarcimento di un concessionario contro la Pubblica Amministrazione per inadempimenti contrattuali. La Corte ha chiarito che, quando la controversia verte sulla fase esecutiva del rapporto e sulla violazione di obblighi paritetici, e non sull'esercizio di poteri autoritativi, la competenza spetta al giudice ordinario, rendendo la lite compromettibile in arbitrato. La decisione consolida un importante principio sulla giurisdizione arbitrato concessioni.
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Concessione pubblica: i limiti di responsabilità
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ottiene una condanna a suo favore per i danni subiti a causa del gioco illegale e della concorrenza sleale. Le amministrazioni statali ricorrono in Cassazione, sostenendo che la clausola di esclusiva non le obbligava a risarcire i danni causati da terzi. La Suprema Corte, data la rilevanza della questione sui limiti di responsabilità dello Stato nella concessione pubblica, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Giurisdizione arbitrale: Cassazione su concessioni
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della giurisdizione arbitrale in una controversia tra un'azienda di scommesse e lo Stato. La Suprema Corte ha chiarito che le richieste di risarcimento per inadempimento contrattuale in un rapporto di concessione rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, e non di quello amministrativo, poiché non implicano l'esercizio di poteri autoritativi. Di conseguenza, la questione è compromettibile in arbitri, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello che aveva negato tale competenza.
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Giurisdizione scommesse: la Cassazione chiarisce
Una società concessionaria di scommesse ha citato la Pubblica Amministrazione per danni derivanti da inadempimenti contrattuali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione scommesse spetta al giudice ordinario, e non a quello amministrativo, poiché la controversia riguarda la fase esecutiva del rapporto di concessione, rendendo la lite devolvibile ad arbitri.
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Giurisdizione scommesse ippiche: decide il giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9202/2024, ha stabilito che la controversia per il risarcimento dei danni subiti da un concessionario di scommesse ippiche a causa di inadempimenti della Pubblica Amministrazione rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che, trattandosi di una violazione di obblighi contrattuali e non dell'esercizio di poteri autoritativi, la questione riguarda diritti soggettivi e può essere devoluta ad arbitri. Questo caso di giurisdizione scommesse ippiche ribadisce un importante principio sul riparto di competenze tra giudice ordinario e amministrativo.
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Inammissibilità ricorso cassazione: requisiti formali
Un gruppo di società concessionarie di scommesse ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che annullava un lodo arbitrale a loro favorevole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione principale di tale inammissibilità risiede nel mancato rispetto dei requisiti formali, in particolare la carente esposizione dei fatti e l'omessa contestazione della sentenza richiamata dalla Corte d'Appello come motivazione principale della sua decisione (motivazione 'per relationem').
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Concessione pubblica e mercato illegale: la Cassazione
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ha citato in giudizio le Amministrazioni concedenti, lamentando i danni derivanti dalla mancata repressione del mercato illegale. Dopo una condanna in sede arbitrale, confermata in appello, le Amministrazioni si sono rivolte alla Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sulla responsabilità dello Stato in una concessione pubblica, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per un esame approfondito.
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Concessione pubblica: obblighi dello Stato e mercato
Una società operante nel settore delle scommesse, titolare di una concessione pubblica, ha citato in giudizio le Amministrazioni statali a causa del drastico calo dei ricavi dovuto all'espansione di un mercato illegale. Sia il collegio arbitrale che la Corte d'Appello hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per inadempimento contrattuale. Le Amministrazioni hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un normale rischio d'impresa. La Suprema Corte, ritenendo la questione di fondamentale importanza per l'interpretazione del diritto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Clausola compromissoria unilaterale: è valida?
Una società concessionaria vince un arbitrato contro le Amministrazioni pubbliche. La Corte d'Appello annulla il lodo, ritenendo illegittima la clausola compromissoria unilaterale. La Cassazione ribalta la decisione, affermando che la clausola è valida poiché la P.A. l'ha liberamente predisposta, pur concedendo solo alla controparte la facoltà di ricorrere al giudice ordinario.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e motivi validi
Un imprenditore edile contesta un lodo arbitrale per motivazione contraddittoria sul calcolo del compenso. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo i limiti dell'impugnazione lodo arbitrale e sottolineando che non si può riesaminare il merito della decisione arbitrale, ma solo la sentenza d'appello che ha valutato la nullità del lodo.
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Clausola compromissoria appalti pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la nullità di un lodo arbitrale emesso a suo favore contro un ente pubblico. La Corte ha stabilito che la clausola compromissoria appalti pubblici contenuta nel contratto non era un patto privato e immutabile, ma un rinvio 'dinamico' alla normativa vigente. Di conseguenza, una successiva sentenza della Corte Costituzionale, che reintroduceva la facoltà per le parti di rifiutare l'arbitrato, era pienamente applicabile retroattivamente, rendendo legittima la scelta dell'ente pubblico di adire il giudice ordinario.
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Perdite consorzio: no divieto di ripianamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto per gli enti pubblici di coprire le perdite delle società partecipate non si applica ai consorzi tra enti locali. Di conseguenza, una clausola statutaria che impone ai comuni membri di ripianare le perdite consorzio è pienamente valida. La Corte ha cassato la sentenza di merito che, tramite un'errata applicazione analogica della legge, aveva dichiarato nullo un lodo arbitrale favorevole al consorzio, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Compensazione impropria: quando si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6700/2024, affronta il tema della compensazione impropria. Nel caso esaminato, due arbitri avevano emesso un lodo tardivo, poi annullato. La parte che li aveva incaricati ha chiesto la restituzione degli acconti versati, sostenendo di aver subito un danno maggiore a causa dell'inadempimento. La Corte ha stabilito che il credito al compenso degli arbitri si è estinto per compensazione impropria con il maggior credito risarcitorio del cliente, sorto dallo stesso rapporto di mandato, confermando la condanna alla restituzione delle somme.
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Impugnazione lodo arbitrale: la Cassazione chiarisce
Una società ricorre in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva parzialmente annullato un lodo arbitrale a suo favore. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando come i motivi di impugnazione del lodo arbitrale debbano essere specifici e non generici. Inoltre, il ricorrente non aveva colto la vera ragione giuridica (ratio decidendi) della sentenza d'appello, che aveva correttamente rilevato una violazione di legge da parte degli arbitri (nella specie, del principio di 'business judgment rule') e non un riesame del merito.
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Arbitrato irrituale e lodo nullo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6140/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di arbitrato. Se le parti hanno concordato un arbitrato irrituale, volto a una composizione negoziale della lite, ma gli arbitri emettono un lodo con le forme e gli effetti di un arbitrato rituale, tale lodo è nullo. La volontà delle parti prevale sulla forma data alla decisione, in quanto gli arbitri hanno agito al di fuori dei limiti del mandato conferito. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente ritenuto valido il lodo, rinviando per un nuovo esame.
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Nullità del lodo arbitrale: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un lodo arbitrale che negava la restituzione di una caparra. La Corte ha riscontrato una contraddizione insanabile nella motivazione dell'arbitro, il quale prima dubitava della capacità di intendere di una parte e poi ipotizzava una simulazione del contratto, due concetti logicamente incompatibili. Questa sentenza stabilisce un importante principio sulla nullità del lodo arbitrale quando la sua motivazione è irriconoscibile.
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Errore revocatorio: limiti e inammissibilità del ricorso
Un ente pubblico per l'edilizia ha proposto ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore revocatorio. L'ordinanza impugnata aveva dichiarato inammissibile il suo precedente ricorso per difetto di autosufficienza. L'ente affermava che le informazioni mancanti erano presenti in un altro atto depositato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile anche il ricorso per revocazione, chiarendo che la valutazione dell'autosufficienza di un atto processuale costituisce un'attività di giudizio e non un mero errore di fatto, escludendo così la possibilità di revocazione.
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Tempestività riserve appalti: quando è obbligatoria?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per danni derivanti dalla sospensione dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato che le richieste dell'impresa (riserve) erano invalide perché non presentate tempestivamente. L'obbligo di tempestività delle riserve negli appalti sussiste anche in assenza di contabilità ufficiale, se l'impresa è consapevole del potenziale danno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Esclusione socio cooperativa: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6120/2024, ha stabilito che l'esclusione di un socio da una cooperativa deve essere sempre motivata. La mancanza di motivazione rende la delibera illegittima. Di conseguenza, l'annullamento della delibera di esclusione socio cooperativa comporta la ricostituzione automatica di tutti i rapporti preesistenti, incluso quello di lavoro, senza necessità di un'azione separata.
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