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Lodo Arbitrale — Anno 2023

94 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lodo Arbitrale

Provvedimenti

Inadempimento della Pubblica Amministrazione: sì al risarcimento
L'Azienda ha stipulato una convenzione con il Ministero per realizzare uno stabilimento industriale in Campania. Il Ministero non ha realizzato le opere infrastrutturali necessarie, violando la legge speciale per la ricostruzione post-terremoto. Dopo un lodo arbitrale, la Corte d'appello ha accertato l'inadempimento della Pubblica Amministrazione, condannandola al risarcimento dei danni. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che l'obbligo di infrastrutturazione ha natura precettiva e genera un diritto soggettivo in capo all'Azienda. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso incidentale dell'Azienda: la Corte d'appello aveva totalmente omesso di pronunciarsi su alcune specifiche richieste di risarcimento (danni da investimento e danno esistenziale). La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame di queste voci di danno ignorate.
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Indennità di avviamento commerciale: ricalcolo se il canone cala
Un locatore ha avviato un arbitrato contro il conduttore per ottenere il rilascio di un immobile commerciale. Il conduttore ha richiesto l'indennità di avviamento commerciale e la restituzione di somme pagate in eccedenza per rivalutazioni ISTAT. L'arbitro ha quantificato le somme compensando i debiti reciproci. Il locatore ha impugnato la decisione, sostenendo che l'indennità di avviamento commerciale fosse stata calcolata erroneamente sull'ultimo canone comprensivo degli aumenti ISTAT illegittimi. La Corte d'Appello ha rigettato l'impugnazione senza motivare su questo punto specifico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del locatore, stabilendo che la totale mancanza di motivazione su un aspetto decisivo per il calcolo dell'indennità rende nulla la sentenza. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Cancellazione dal registro delle imprese: forma contro realtà
Una società di capitali ha impugnato la dichiarazione di fallimento, sostenendo di aver cessato l'attività commerciale nel 2009, molto prima della formale cancellazione dal registro delle imprese avvenuta nel 2015. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento decorre esclusivamente dalla data ufficiale di cancellazione dal registro delle imprese. L'effettiva cessazione anticipata dell'attività non ha alcun rilievo a favore della società. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato la validità del credito di circa due milioni di euro vantato da una società creditrice estera, basato su un lodo arbitrale straniero reso esecutivo in Italia, quale prova evidente dello stato di insolvenza della debitrice.
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Lodo arbitrale milionario: il bivio tra decadenza e verità
Una società pubblica ha richiesto un ingente pagamento a un Ministero basandosi su un lodo arbitrale del 1993. Il Ministero si è opposto, sostenendo che il lodo avesse perso efficacia. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione a causa della mancata riassunzione del giudizio dopo una precedente decisione della Cassazione. La società ha quindi fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità e la novità delle questioni giuridiche relative alla produzione di prove tardive e alla perdita di efficacia del lodo arbitrale per mancata riassunzione, ha deciso di non decidere subito, ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Impugnazione del lodo arbitrale: i limiti del ricorso
Una società agricola semplice e i suoi soci hanno proposto l'impugnazione del lodo arbitrale che li condannava a pagare un debito a un consorzio di tutela. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Una delle ricorrenti non aveva partecipato ai precedenti gradi di giudizio, risultando priva di legittimazione ad agire. Gli altri motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili perché proponevano questioni nuove mai sollevate prima o perché privi di specificità. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Impugnazione del lodo arbitrale: quando il giudice non può rifare il processo
La Società Acquirente ha acquistato quote di maggioranza di due società fiduciarie dai Venditori. Successivamente, ha chiesto una riduzione del prezzo a causa della perdita di clienti. Un lodo arbitrale ha accolto la richiesta. I Venditori hanno proposto l'impugnazione del lodo arbitrale davanti alla Corte d'Appello, che ha annullato la decisione degli arbitri riesaminando i fatti di causa. La Cassazione ha accolto il ricorso della Società Acquirente, stabilendo che il giudice dell'impugnazione non può compiere accertamenti di fatto nella fase rescindente, ma deve limitarsi a verificare la sussistenza dei vizi di nullità del lodo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite tra soci
Una disputa tra diverse Aziende Agricole e una Cooperativa Agricola in liquidazione, nata dall'inadempimento degli obblighi di conferimento dei prodotti, è giunta davanti alla Corte di Cassazione dopo una decisione arbitrale sfavorevole ai soci. Tuttavia, prima che i giudici potessero esprimersi sul merito, le Aziende Agricole hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza disporre alcuna condanna alle spese di lite.
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Impugnazione del lodo arbitrale: no a nuovi sconti in Cassazione
Un committente e un appaltatore si scontrano sul pagamento del saldo per lavori edili. L'appaltatore esige il saldo, mentre il committente lamenta vizi e ritardi. Il collegio arbitrale riduce la somma dovuta per i vizi ma nega i danni da ritardo. Il committente propone l'impugnazione del lodo arbitrale davanti alla Corte d'Appello, che la respinge. Successivamente, il committente ricorre in Cassazione riproponendo le medesime contestazioni di fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la Cassazione non può rivalutare i fatti o riesaminare direttamente il lodo, ma deve solo verificare la correttezza della sentenza d'appello. Il committente perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Opposizione all’esecuzione: il pagamento preventivo non salva
Un condòmino propone opposizione all'esecuzione contro il precetto notificato da una società creditrice, che agiva in base a un lodo arbitrale per riscuotere la quota di debito condominiale. Il condòmino sostiene di aver già pagato la propria quota prima della pronuncia del lodo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che i fatti estintivi del debito avvenuti prima della formazione del titolo esecutivo giudiziale devono essere fatti valere esclusivamente nel giudizio di merito e non possono essere sollevati nella fase esecutiva. Il condòmino perde la causa ed è condannato a pagare le spese legali.
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Arbitrato societario: quando l’errore di diritto non basta
I soci di minoranza di una società hanno contestato il rapporto di concambio stabilito per una fusione, avviando un arbitrato societario per chiedere il risarcimento dei danni. Dopo la decisione degli arbitri, i soci hanno impugnato il lodo davanti alla Corte d'Appello lamentando errori nell'applicazione della legge. I giudici di secondo grado hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione del lodo per errori di diritto è ammessa solo se la contestazione della validità delle delibere assembleari costituisce il motivo principale dell'azione (la causa petendi) e non una questione sollevata in via incidentale. Il ricorso dei soci è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Decadenza convenzionale: firma nulla ma il rimborso sfuma
Gli Investitori hanno chiesto la restituzione di circa quarantacinquemila euro per le perdite causate da operazioni finanziarie non autorizzate, eseguite da un intermediario sprovvisto di valida procura. Il collegio arbitrale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda applicando la decadenza convenzionale. Il contratto prevedeva infatti un termine di quaranta giorni dalla ricezione delle note informative per sollevare contestazioni, termine che gli investitori hanno lasciato scadere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso degli investitori. I giudici hanno chiarito che la decadenza stabilita nel contratto impedisce qualsiasi contestazione tardiva, anche se basata sulla nullità della procura del rappresentante. Gli investitori sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Cancellazione della società dal registro delle imprese e soci
Una società di persone, dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese, ha impugnato insieme ai suoi ex soci un lodo arbitrale favorevole a un'azienda creditrice. La Corte di Cassazione ha confermato che la cancellazione determina l'estinzione immediata dell'ente, facendogli perdere la capacità di stare in giudizio. Di conseguenza, il ricorso presentato a nome della società estinta è inammissibile e l'avvocato che ha firmato il mandato risponde personalmente delle spese processuali. Inoltre, i singoli soci non possono far valere in giudizio i crediti incerti o non liquidati della società cancellata, poiché la chiusura della liquidazione senza l'esazione di tali somme equivale a una rinuncia tacita. La Suprema Corte ha quindi respinto il ricorso dei soci e dichiarato inammissibile quello della società, condannando i ricorrenti e il loro difensore al pagamento delle spese.
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Clausola compromissoria: la rinuncia degli arbitri non la annulla
Una Pubblica Amministrazione e un'Impresa Appaltatrice stipulano un contratto d'appalto contenente una clausola compromissoria. Dopo il completamento dei lavori, l'impresa avvia un arbitrato. Il primo collegio arbitrale rinuncia all'incarico poiché le parti non versano l'anticipo delle spese. L'impresa avvia quindi un secondo arbitrato, ottenendo la condanna dell'ente pubblico al pagamento di oltre 960.000 euro. La Pubblica Amministrazione impugna il lodo, sostenendo che la rinuncia dei primi arbitri avesse estinto l'efficacia della clausola compromissoria. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la pronuncia di mero rito per mancato pagamento dell'anticipo non estingue la clausola compromissoria nell'arbitrato rituale. L'ente pubblico perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali.
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Nomina dell’arbitro: la difesa vince sulla notifica difettosa
Una società mandataria di un'associazione temporanea di imprese ha avviato un arbitrato contro una società mandante per il recupero di oneri di appalto. La notifica dell'atto di avvio, contenente l'invito alla nomina dell'arbitro, era però viziata. Nonostante la successiva costituzione in giudizio della convenuta, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di quest'ultima. I giudici hanno stabilito che la sanatoria della notifica non basta se la conoscenza dell'atto non è avvenuta in tempo utile per consentire alla parte di esercitare il proprio diritto di scelta del giudice privato, prima che vi provvedesse il Presidente del Tribunale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Clausola compromissoria: il Comune vince contro l’appaltatore
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune e l'agente della riscossione chiedendo oltre ventidue milioni di euro di risarcimento per danni derivanti dall'inadempimento di un contratto di appalto. Il Comune ha eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a causa della presenza di una clausola compromissoria nel contratto, che devolveva le liti a un collegio arbitrale. La società sosteneva che la richiesta riguardasse i danni da mancata esecuzione di un precedente lodo arbitrale, titolo autonomo rispetto al contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della società, confermando che la domanda si fondava comunque sull'inadempimento contrattuale originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza esclusiva del collegio arbitrale, respingendo il ricorso della società.
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Clausola compromissoria: scontro tra ditte e rinvio in Cassazione
Una società di gestione del risparmio ha avviato un arbitrato contro un'impresa capogruppo e l'impresa mandante di un'associazione temporanea di imprese. Il collegio arbitrale ha condannato la capogruppo, ma l'impresa mandante ha contestato l'efficacia del lodo davanti al tribunale ordinario, sostenendo la nullità della clausola compromissoria per difetto di rappresentanza. Il tribunale ha dato ragione alla mandante. La società di gestione ha quindi proposto regolamento di competenza in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno avviato trattative per un accordo amichevole. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta congiunta delle parti e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la conciliazione.
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Risarcimento danni da inadempimento contrattuale: somme ridotte
Un'associazione temporanea di imprese (L'Appaltatore) ha ottenuto la risoluzione per grave inadempimento di un contratto di appalto pubblico con un ente locale (La Committente). Il lodo arbitrale iniziale riconosceva un ingente risarcimento. La Corte d'Appello ha tuttavia ridotto drasticamente le somme, escludendo le spese generali per mancata apertura del cantiere e ricalcolando il danno curriculare e il costo del personale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Appaltatore, confermando la riduzione del danno. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento danni da inadempimento contrattuale costituisce un debito di valore e che la rivalutazione monetaria e gli interessi decorrono dalla data della decisione di liquidazione per evitare ingiustificate duplicazioni di somme a favore del creditore.
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Impugnazione per revocazione: i limiti dell’errore di fatto
Il Ricorrente ha proposto un'impugnazione per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione. Quest'ultima aveva confermato l'inammissibilità della sua domanda di revoca di un lodo arbitrale, originariamente presentata al Tribunale anziché alla Corte d'Appello competente per grado. Il Ricorrente sosteneva che la Cassazione fosse caduta in un errore di fatto, confondendo la nullità del lodo con la sua revocazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'interpretazione della domanda giudiziale costituisce un'attività valutativa di diritto e non un errore di fatto revocatorio. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite tra soci
Alcune aziende agricole socie impugnavano la loro esclusione da una cooperativa agricola, deliberata per violazione dell'obbligo statutario di produrre e conferire pomodori. Dopo che il lodo arbitrale e la Corte d'Appello avevano confermato la legittimità dell'esclusione, i soci proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, i soci hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla cooperativa, con contestuale accordo sulle spese di lite. La Suprema Corte ha preso atto di tale accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Esecuzione provvisoria: rilascio dell’immobile anche senza giudicato
Una concedente d'azienda ha intimato il rilascio di un immobile a una società affittuaria in forza di un lodo arbitrale che dichiarava risolto il contratto. La società ha proposto opposizione, sostenendo che l'ordine di rilascio non fosse provvisoriamente esecutivo prima del passaggio in giudicato della risoluzione contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'esecuzione provvisoria delle condanne dipendenti da una pronuncia costitutiva è legittima se non vi è un nesso di stretta reciprocità che alteri la parità delle parti. Di conseguenza, l'ordine di rilascio dell'immobile è immediatamente esecutivo.
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