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Liquidazione Equitativa — Anno 2023

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140 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Liquidazione Equitativa

Provvedimenti

Terrazza abusiva e danno in re ipsa: vince la proprietaria
Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini per aver costruito una terrazza a ridosso del confine, violando le distanze legali e creando una veduta abusiva. Dopo una prima decisione della Cassazione, che aveva riconosciuto la sussistenza di un danno in re ipsa per l'imposizione di una servitù di fatto, il giudice di rinvio ha negato il risarcimento sostenendo che la proprietaria avesse già degli alberi a protezione della privacy. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della proprietaria, stabilendo che il giudice di rinvio non poteva smentire i fatti già accertati in precedenza né negare il risarcimento. La causa viene rinviata per la quantificazione del danno.
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Risarcimento danni per diffamazione: la condanna per i fax
Un commerciante ha subito gravi offese tramite fax anonimi inviati dall'utenza telefonica di un negozio concorrente. La Corte d'Appello ha condannato i titolari del negozio al pagamento di 5.000 euro a titolo di risarcimento danni per diffamazione, ritenendo che l'invio dall'utenza telefonica aziendale facesse presumere la loro responsabilità, in mancanza di prove sull'uso da parte di terzi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso degli eredi dei titolari. I giudici hanno chiarito che l'anonimato e l'invadenza del mezzo utilizzato causano un evidente perturbamento psichico e una sofferenza che giustificano la liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, a tutela dell'onore e della tranquillità del destinatario.
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Responsabilità del custode: fiamme esterne e risarcimento dovuto
Un violento incendio, propagatosi dall'esterno, ha distrutto i beni personali e i veicoli di alcuni ospiti all'interno di un campeggio. I clienti hanno chiesto il risarcimento dei danni alla società di gestione della struttura. La Corte d'Appello ha accertato la responsabilità del custode, poiché la struttura era priva di adeguate misure antincendio e di sicurezza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della compagnia assicurativa. I giudici hanno chiarito che la responsabilità del custode per le cose in custodia non viene meno anche se l'incendio è partito da un'area esterna, qualora il gestore non abbia adottato le necessarie precauzioni per evitare la propagazione delle fiamme. Il danno è stato liquidato in via equitativa, presumendo la presenza di effetti personali al seguito dei villeggianti.
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Lavori mai finiti: l’onere della prova nell’inadempimento
I Committenti affidano i lavori di ristrutturazione della propria casa a un'Impresa Edile, versando un acconto. L'Impresa non termina le opere nei tempi stabiliti, realizzando solo interventi minimi. I Committenti chiedono la restituzione delle somme e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello condanna l'Impresa a restituire gran parte dell'acconto, ma rigetta la richiesta di risarcimento per mancanza di prove. La Cassazione conferma questa decisione. Ribadisce che l'onere della prova nell'inadempimento impone al creditore solo di dimostrare il contratto, mentre spetta al debitore provare di aver adempiuto. Conferma inoltre che il risarcimento del danno non può essere liquidato in via equitativa se non viene prima dimostrata la reale esistenza del danno stesso. Entrambi i ricorsi vengono quindi respinti.
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Regolamento di confini: quando le mappe battono la recinzione
Un Ente Agrario ha citato in giudizio i proprietari di un fondo confinante, lamentando lo sconfinamento e l'occupazione abusiva di una porzione del proprio terreno. La Corte d'Appello, discostandosi dalla consulenza tecnica d'ufficio ritenuta errata, ha rideterminato il confine basandosi sulle mappe catastali e sui titoli di acquisto, accertando un'occupazione indebita di oltre mille metri quadri. Di conseguenza, ha ordinato il rilascio del terreno e condannato i confinanti al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei confinanti, confermando che nell'azione di regolamento di confini il giudice può utilizzare le mappe catastali in mancanza di altri elementi certi. Inoltre, ha ribadito che l'occupazione abusiva comporta l'obbligo di rilascio e legittima il risarcimento del danno emergente, quantificabile anche in via equitativa dal giudice.
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Liquidazione compenso custode giudiziario: no a tagli per basso valore
Una società di custodia ha impugnato la decisione del Tribunale che confermava una liquidazione minima per la custodia di beni sequestrati e poi distrutti. Il giudice di merito aveva ridotto drasticamente l'importo ipotizzando la presenza di sole novanta pentole anziché novanta scatole (contenenti novecento pentole) e riducendo la tariffa per il basso valore dei beni. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione compenso custode giudiziario per beni non tabellati deve basarsi sugli usi locali provati e non su criteri equitativi arbitrari. Inoltre, il basso valore delle cose non giustifica una riduzione del compenso, poiché il custode mantiene intatta la sua piena responsabilità civile e penale per la conservazione dei beni. La decisione è stata cassata con rinvio.
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Medici specializzandi a cavallo: indennizzo sì, danni extra no
Un medico, iscritto alla scuola di specializzazione in medicina interna nel 1981, ha chiesto il risarcimento dei danni per la tardiva trasposizione delle direttive europee. La Cassazione ha confermato il suo diritto all'indennizzo a partire dal 1° gennaio 1983, respingendo il ricorso dello Stato. La Corte ha chiarito che la tutela per i medici specializzandi a cavallo spetta anche a chi ha iniziato il corso prima del 1982, purché proseguito dopo la scadenza del termine di recepimento. Tuttavia, la Corte ha rigettato le richieste del medico per danni ulteriori legati alla perdita di un successivo posto di lavoro, escludendo il nesso causale, e ha stabilito che gli interessi moratori decorrono solo dalla citazione in giudizio, poiché il medico non ha prodotto gli avvisi di ricevimento delle precedenti lettere di messa in mora.
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Divieto di patto leonino: quando l’esonero dalle perdite è lecito
Un consorzio per la costruzione di una diga si divide sulla convenienza di un accordo transattivo con il committente. La prima impresa consorziata si oppone, ma il consiglio direttivo approva l'accordo. Un primo lodo arbitrale dichiara l'accordo inopponibile alla consorziata dissenziente. Successivamente sorge una lite sulla ripartizione delle perdite. Il consorzio sostiene che escludere la consorziata dalle perdite violi il divieto di patto leonino. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del consorzio. I giudici chiariscono che l'esclusione temporanea dalle perdite derivante da una decisione arbitrale, e non da un accordo societario assoluto e costante, non viola il divieto di patto leonino. Inoltre, gli arbitri possono quantificare il danno in via equitativa applicando le normali regole di diritto.
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Sottrazione di know-how aziendale: risarcito il valore reale
Una società di energia ha fatto causa a un suo ex amministratore, al presidente del collegio sindacale e a una società di consulenza esterna. L'accusa riguardava la sottrazione di know-how aziendale e la violazione dei patti di riservatezza. Il Tribunale ha condannato i soggetti in solido a risarcire 650.000 euro. La Corte d'appello ha ridotto drasticamente il risarcimento, calcolandolo solo in base ai compensi ricevuti dai professionisti ed escludendo la responsabilità solidale senza motivare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società danneggiata. I giudici hanno stabilito che il danno non può essere liquidato ignorando il valore reale delle informazioni sottratte e che l'esclusione della solidarietà passiva richiede una motivazione chiara. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danni per perdita di chance se il telefono è isolato
Una società attiva nel settore della diagnostica ha subito un guasto alle proprie linee telefoniche aziendali, riparato dal gestore telefonico solo dopo sessantadue giorni. A causa del disservizio, l'azienda ha registrato un forte calo di fatturato dovuto all'impossibilità di ricevere ordini dai clienti. I giudici di merito hanno condannato il gestore al risarcimento danni per perdita di chance, calcolato in via equitativa sul dieci per cento del calo di fatturato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del gestore telefonico, confermando la condanna. La Suprema Corte ha ribadito che il danno da perdita di chance commerciale è risarcibile se dimostrato attraverso il calo degli affari e che la valutazione del giudice di merito, se logicamente motivata, non può essere contestata in sede di legittimità.
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Lavaggio dei DPI: l’azienda risarcisce il lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente a ricevere un risarcimento per aver provveduto autonomamente al lavaggio dei DPI (dispositivi di protezione individuale), nello specifico una tuta ad alta visibilità. L'Azienda aveva omesso di adempiere al proprio obbligo di manutenzione. Il risarcimento, quantificato in via equitativa nella misura di un'ora di lavoro straordinario a settimana, era stato richiesto tramite decreto ingiuntivo. L'Azienda ha contestato il calcolo e la prova del credito, ma i giudici hanno ritenuto validi i conteggi basati sulle buste paga e sulle presenze effettive. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda, ribadendo che la valutazione delle prove e la quantificazione equitativa del danno spettano al giudice di merito e non sono sindacabili se logicamente motivate.
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Risarcimento danno da perdita di chance: medico vince contro ASP
Un dirigente medico ha richiesto il risarcimento dei danni subiti a causa della mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, della procedura di graduazione e pesatura degli incarichi. Tale omissione ha impedito al professionista di percepire la parte variabile dell'indennità di posizione dal 2007 al 2013. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che la mancata attivazione della procedura costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, il dipendente ha pieno diritto al risarcimento danno da perdita di chance, liquidato in via equitativa, poiché l'omissione ha privato il medico della concreta possibilità di ottenere un trattamento economico superiore.
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Inadempimento contrattuale: sconti dovuti nonostante la firma
Una compagnia petrolifera ha impugnato la decisione che la condannava a risarcire un gestore di carburante per il mancato riconoscimento degli sconti previsti da un accordo collettivo aziendale. La compagnia sosteneva che il gestore avesse rinunciato ai crediti e violato i limiti di prezzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inadempimento contrattuale della compagnia. I giudici hanno chiarito che la presunta rinuncia del gestore era solo un accordo temporaneo per coprire un vuoto contrattuale e che la compagnia non ha fornito prove sufficienti sulla violazione dei prezzi massimi da parte del gestore. La compagnia è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Perdita di chance: l’Azienda Sanitaria risarcisce il medico
Una dirigente medica ha chiesto il risarcimento dei danni per la mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, delle procedure di graduazione delle funzioni e pesatura degli incarichi tra il 2007 e il 2013. Questa omissione le ha impedito di percepire la parte variabile dell'indennità di posizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando che la mancata valutazione degli incarichi costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, spetta alla dipendente il risarcimento del danno da perdita di chance, liquidabile anche in via equitativa sulla base dei pagamenti successivamente ricevuti. L'amministrazione non può giustificare il ritardo con la complessità delle trattative sindacali.
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Perdita di chance: il medico vince contro l’inerzia della PA
Un Dirigente Medico ha richiesto il risarcimento del danno all'Azienda Sanitaria per la mancata graduazione delle funzioni e pesatura degli incarichi, che ha impedito il pagamento dell'indennità di posizione variabile dal 2007 al 2013. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando che l'omessa attivazione della procedura di valutazione costituisce un inadempimento contrattuale. Tale comportamento lede il diritto soggettivo del lavoratore e giustifica il risarcimento del danno per perdita di chance. La Suprema Corte ha confermato la liquidazione equitativa del danno operata nei gradi di merito, ribadendo che spetta all'amministrazione dimostrare l'eventuale impossibilità non imputabile dell'adempimento, mentre il dipendente deve solo allegare l'inadempimento e la perdita della concreta occasione di guadagno.
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Dirigente senza indennità: risarcita la perdita di chance
Un dirigente medico ha chiesto il risarcimento dei danni per il mancato pagamento della quota variabile dell'indennità di posizione. L'Azienda Sanitaria non aveva avviato la procedura di pesatura e graduazione delle funzioni, impedendo il calcolo dell'emolumento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando la sua responsabilità contrattuale. I giudici hanno stabilito che l'omissione della pubblica amministrazione lede un diritto soggettivo del lavoratore. Questo inadempimento genera il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance di percepire il trattamento economico aggiuntivo. La Suprema Corte ha confermato la liquidazione equitativa del danno operata nei gradi precedenti, condannando l'ente pubblico anche al pagamento delle spese di giudizio.
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Risarcimento danni per perdita di chance: medico vince contro l’ASL
Un dirigente medico ha chiesto il risarcimento danni per perdita di chance a causa del comportamento dell'Azienda Sanitaria, che per anni non ha provveduto alla graduazione delle funzioni e alla pesatura degli incarichi. Questa omissione ha impedito al medico di percepire la parte variabile dell'indennità di posizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando la sua responsabilità contrattuale. I giudici hanno stabilito che la pubblica amministrazione ha l'obbligo di avviare e concludere le procedure di valutazione degli incarichi. La violazione di questo dovere non consente di pretendere l'adempimento forzato, ma dà diritto al risarcimento danni per perdita di chance, quantificabile dal giudice anche in via equitativa. L'Azienda Sanitaria è stata quindi condannata a risarcire il medico e a pagare le spese legali.
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Perdita di chance: medico vince contro l’azienda
Un Dirigente Medico ha fatto causa all'Azienda Sanitaria per la mancata attivazione della procedura di graduazione delle funzioni, che le ha impedito di ricevere la parte variabile dell'indennità di posizione dal 2007 al 2013. La Corte d'Appello ha condannato l'ente al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando che l'amministrazione ha l'obbligo contrattuale di avviare e concludere tale valutazione. La violazione di questo dovere lede un diritto soggettivo del lavoratore e fa nascere il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance. Il danno può essere liquidato dal giudice in via equitativa, prendendo come riferimento i parametri economici applicati successivamente dall'azienda stessa.
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Risarcimento danni da perdita di chance: medico batte l’azienda
Un dirigente medico di un'azienda sanitaria ha richiesto il risarcimento danni da perdita di chance a causa del mancato pagamento della quota variabile dell'indennità di posizione. L'azienda sanitaria non aveva mai avviato la procedura di valutazione e graduazione degli incarichi dirigenziali, impedendo di fatto il calcolo dell'emolumento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando la sua responsabilità contrattuale. I giudici hanno stabilito che l'amministrazione ha l'obbligo di attivare e concludere tale procedimento. La violazione di questo dovere lede il diritto del lavoratore e giustifica il risarcimento danni da perdita di chance, liquidabile anche in via equitativa dal giudice sulla base di elementi presuntivi.
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Perdita di chance: medico risarcito contro l’inerzia della AS
Un dirigente medico ha richiesto il risarcimento dei danni per la mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, della procedura di graduazione delle funzioni. Tale omissione ha impedito al professionista di percepire la parte variabile dell'indennità di posizione per diversi anni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità contrattuale dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che la mancata valutazione degli incarichi lede un diritto soggettivo del lavoratore, legittimando la richiesta di risarcimento del danno da perdita di chance. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando la liquidazione equitativa del danno effettuata nei gradi di merito sulla base dei parametri economici successivamente adottati dall'ente stesso.
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