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Lieve Entità Spaccio

32 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità spaccio: duecento grammi e recidiva negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per traffico di sostanze stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie attenuata della lieve entità spaccio. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando il sequestro di quasi duecento grammi di hashish e la presenza di condotte ripetute di vendita e detenzione della droga. Tali elementi escludono una portata offensiva minima e impediscono l'applicazione della corsia sanzionatoria ridotta. L'imputato deve pagare le spese del procedimento e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio esclusa: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la condanna per reati di droga e chiedendo il riconoscimento della fattispecie attenuata del reato. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo la richiesta difensiva. Per configurare la lieve entità spaccio, i giudici devono analizzare complessivamente la qualità, la quantità della sostanza, i mezzi adoperati e le modalità dell'azione. Quando anche un solo parametro presenta una gravità determinante, come un'organizzazione strutturata o una consistente quantità di sostanze immesse sul mercato, tale fattore impedisce la concessione dell'ipotesi attenuata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la pena principale e condannandolo al pagamento delle spese di giudizio oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio negata per materiale di confezionamento
L'Imputato ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione della propria condanna nel reato di minore gravità. La difesa contestava la mancata applicazione dell'ipotesi più tenue e il diniego delle attenuanti. I giudici hanno invece confermato la piena responsabilità penale. Il quantitativo di sostanza e il possesso di strumenti per il confezionamento hanno impedito il riconoscimento della fattispecie di lieve entità spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione perché fondata su motivi generici e ripetitivi. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio in carcere: negata lieve entità, ricorso inammissibile
Un Lavoratore, dopo aver usufruito di un permesso premio, introduceva in carcere quasi 100 grammi di hashish, quantità da cui si potevano ricavare oltre 500 dosi. Il Lavoratore ha impugnato la condanna, contestando la mancata applicazione della "lieve entità spaccio" e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la "lieve entità spaccio" non si applica per la significativa quantità di droga e le specifiche modalità dell'azione, come l'introduzione in un istituto penitenziario. Ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente il riferimento ai precedenti penali del ricorrente. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità spaccio: stop allo sconto con 900 dosi
L'Imputato è stato fermato con oltre 464 grammi di hashish, dai quali erano ricavabili circa 918 dosi singole. Le forze dell'ordine hanno trovato anche una cospicua somma di denaro contante non giustificata e strumenti per il confezionamento. L'accusa ha contestato la detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'indagato ha richiesto il riconoscimento dell'ipotesi attenuata del fatto di lieve entità spaccio e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della rilevanza quantitativa e qualitativa della droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: stop a sconti di pena per piazze organizzate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che la gestione organizzata di una piazza di spaccio, la suddivisione della cocaina e del crack in dosi pronte alla vendita e la complessiva condotta escludono categoricamente il fatto di lieve rilevanza penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio negata: 50 dosi confermano la condanna
L'Imputato è stato fermato con cinquanta dosi di cocaina e crack destinate alla vendita. I giudici di merito lo hanno condannato per detenzione illecita a due anni e otto mesi di reclusione e a oltre undicimila euro di multa. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione dell'accusa nella fattispecie di lieve entità spaccio, contestando la gravità attribuita al fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Collegio ha stabilito che l'elevato quantitativo frazionato in dosi e le circostanze concrete impediscono il beneficio della minore gravità. L'Imputato dovrà scontare la pena confermata e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Lieve entità spaccio: stop se la droga supera 18.000 dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per traffico di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento della lieve entità spaccio ai sensi dell'art. 73 comma 5 del Testo Unico Stupefacenti. Tuttavia, la presenza di circa due chilogrammi di hashish, equivalenti a oltre diciottomila dosi singole, e il possesso di telefoni cellulari con doppia scheda telefonica hanno smentito l'ipotesi di una condotta marginale. I giudici hanno confermato che tali elementi dimostrano un'attività di smercio organizzata su larga scala. Con questa decisione, L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: stop a calcoli solo sul peso e confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per reati di droga e resistenza. La difesa ha contestato la mancata applicazione della lieve entità spaccio per 45 grammi di hashish e la confisca di mille euro. I giudici di merito avevano negato l'attenuante basandosi solo sul peso della sostanza e avevano confiscato il denaro nonostante l'assoluzione per quel singolo episodio. La Suprema Corte ha accolto entrambi i motivi. I giudici hanno stabilito che il solo peso non esclude la lieve entità se mancano strutture organizzate. Inoltre, la confisca del denaro richiede un collegamento diretto con un reato accertato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena ed è stata ordinata la restituzione immediata dei contanti all'imputato.
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Pochi grammi ma con pistola: negata la lieve entità spaccio
Un uomo alla guida di un ciclomotore ha eluso un posto di blocco della polizia e ha tentato la fuga a piedi. Durante l'inseguimento, il fuggitivo ha gettato a terra quaranta dosi termosaldate di cocaina ed eroina, per un peso complessivo di poco superiore a otto grammi, insieme a una pistola con matricola abrasa e proiettili inseriti. La difesa ha invocato l'attenuante per lieve entità spaccio, sostenendo che il peso ridotto della sostanza stupefacente dovesse prevalere su ogni altra circostanza e che l'arma costituisse un reato autonomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. La presenza di un'arma clandestina carica e la divisione in quaranta dosi di droghe differenti dimostrano l'inserimento in contesti criminali organizzati, escludendo qualsiasi beneficio.
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Lieve entità spaccio: oltre 600 dosi escludono l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione della lieve entità spaccio, dopo la condanna per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. I giudici hanno accertato il possesso e lo smercio di oltre centoquaranta grammi di cocaina, quantitativo idoneo a confezionare circa seicentoventi dosi singole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il riconoscimento del fatto di lieve entità presuppone una minima offensività complessiva dell'azione. L'ingente quantitativo di droga, il numero elevato di dosi e il conseguente collegamento con fonti stabili di approvvigionamento criminale impediscono di qualificare la condotta come tenue. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna definitiva con pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio: la Cassazione nega sconti e infligge una multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione e cessione di cocaina. Nonostante il fatto fosse già stato qualificato come lieve entità spaccio, l'imputato contestava la severità della pena e il mancato riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno. I giudici hanno stabilito che la reiterazione dei reati, la tipologia di droga e i precedenti penali impediscono un'ulteriore riduzione della pena. Inoltre, la richiesta dell'attenuante è stata avanzata per la prima volta in Cassazione, risultando tardiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità spaccio: no allo sconto per chi ha 222 dosi
L'Imputato, già sottoposto agli arresti domiciliari per reati di droga, è stato trovato in possesso di cocaina sufficiente per confezionare 222 dosi. La difesa ha richiesto la qualificazione del fatto come lieve entità spaccio per ottenere una riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'elevato quantitativo di droga e la commissione del reato durante la detenzione domiciliare escludono l'applicazione della circostanza attenuante.
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Lieve entità spaccio: no allo sconto con 387 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, denominato L'Imputato, condannato per detenzione illecita di cocaina. L'Imputato possedeva un quantitativo di droga idoneo a produrre ben 387 dosi singole. La difesa sosteneva che il fatto dovesse rientrare nella fattispecie di lieve entità spaccio, prevista dall'articolo 73, comma 5, del Testo Unico sugli stupefacenti. I giudici di legittimità hanno respinto la richiesta. La Cassazione ha chiarito che il ricorso riproponeva censure già ampiamente superate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la richiesta pretendeva una inammissibile rivalutazione delle prove di fatto. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, negando il riconoscimento della lieve entità spaccio richiesta dal ricorrente. La decisione si fonda sull'elevata purezza della cocaina sequestrata (90%), sul numero rilevante di dosi ricavabili (oltre 160 totali tra cocaina ed eroina) e sull'inserimento della condotta in una piazza di spaccio organizzata. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la richiesta di attenuanti generiche mai sollevate nei precedenti gradi di giudizio, ribadendo che nel giudizio di legittimità non possono essere introdotte questioni nuove.
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Lieve entità spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di marijuana, negando la riqualificazione del fatto come lieve entità spaccio. Nonostante le doglianze della difesa, i giudici hanno confermato che l'elevato numero di dosi ricavabili (misurabili in centinaia) e l'esistenza di una rudimentale ma efficace organizzazione escludono la minima offensività. La decisione sottolinea che la lieve entità spaccio può essere riconosciuta solo in assenza di indici negativi assorbenti, quali la capacità di rifornimento superiore e i precedenti penali specifici del reo.
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Lieve entità spaccio: quando viene esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, confermando l'esclusione della fattispecie di **lieve entità spaccio**. La decisione si basa sulla natura professionale dell'attività, caratterizzata dall'uso di collaboratori, dalla gestione di diverse tipologie di droghe (leggere e pesanti) e da oltre 1.300 cessioni documentate. La Corte ha ribadito che l'inserimento in un circuito criminale strutturato e la continuità operativa sono elementi incompatibili con il riconoscimento del fatto di lieve entità.
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Lieve entità spaccio: quando viene esclusa?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, rigettando la richiesta di riqualificazione in Lieve entità spaccio. I giudici hanno evidenziato come l'ingente quantitativo di hashish e marijuana, la suddivisione in panetti e i precedenti penali del soggetto escludano l'uso personale e la natura occasionale della condotta. La sentenza ribadisce che la valutazione della gravità deve essere globale, includendo non solo il peso della droga ma anche le modalità di conservazione e la capacità a delinquere del reo.
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Lieve entità spaccio: negata per droga in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di hashish a fini di spaccio. Il ricorrente aveva tentato di introdurre la droga in carcere, ingerendola, al rientro da un permesso premio. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come lieve entità spaccio, ma i giudici hanno confermato la gravità della condotta. La decisione si fonda sulle modalità insidiose del trasporto, sul contesto carcerario e sulla pericolosità sociale del soggetto, già gravato da precedenti specifici.
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Lieve entità spaccio: quando viene esclusa?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del riconoscimento della lieve entità spaccio per un giovane trovato con dieci grammi di cocaina, tre cellulari e contanti in una nota zona di spaccio. La Corte ha ritenuto che la professionalità dimostrata e il contesto escludano la minima offensività del fatto.
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