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Licenziamento Per Assenza Ingiustificata

8 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento per assenza ingiustificata: no alla revocazione
Una lavoratrice ha impugnato il proprio licenziamento per assenza ingiustificata, intimato dall'azienda sanitaria a seguito del mancato rientro dopo un congedo per motivi di studio. La dipendente ha presentato un ricorso per revocazione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avessero commesso errori di fatto nella valutazione dell'addebito e nella datazione delle comunicazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le doglianze riguardavano l'interpretazione dei fatti e delle prove, attività riservata al giudice di merito e non sindacabile tramite revocazione. La lavoratrice è stata condannata al pagamento delle spese di lite e al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: no se c’è smart working
Un'azienda ha intimato un licenziamento per assenza ingiustificata a un proprio manager, contestandogli nove giornate di mancata presenza in sede. Il dipendente ha impugnato il recesso, sostenendo di aver svolto regolarmente le mansioni in modalità lavoro agile, concordata via email durante l'emergenza pandemica. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sanzione espulsiva. I giudici hanno chiarito che, nel periodo emergenziale, non occorreva la forma scritta per lo smart working. Inoltre, l'azienda, avendo tollerato e confermato nel tempo la prestazione da remoto, non poteva poi contestare la mancanza del formale accordo scritto. È stato infine confermato il calcolo del risarcimento includendo il premio di produzione continuativo nella retribuzione globale di fatto. Il ricorso datoriale è stato quindi integralmente respinto.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: serve l’invito della PA
Un dipendente pubblico, sospeso dal servizio a seguito di una condanna in primo grado per peculato, viene successivamente assolto in appello. Non avendo comunicato tempestivamente l'assoluzione all'Amministrazione, quest'ultima gli contesta un'assenza ingiustificata di oltre due anni e dispone il licenziamento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore, stabilendo che il licenziamento per assenza ingiustificata è illegittimo se l'Amministrazione non ha preventivamente emesso un formale invito a riprendere servizio. Spetta infatti al datore di lavoro pubblico, venuta meno la causa di sospensione, riattivare il rapporto di lavoro.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: confermato il recesso
Un lavoratore ha impugnato il proprio licenziamento per assenza ingiustificata, contestando anche il mancato pagamento degli straordinari e richiedendo un livello contrattuale superiore. La Corte d'Appello ha riconosciuto solo le differenze retributive per il livello superiore. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata convocazione di un confronto tra testimoni e la nullità del recesso per violazione delle tutele disciplinari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione dei testimoni spetta esclusivamente al giudice di merito e che non si possono introdurre motivi di nullità del licenziamento per la prima volta in appello, trattandosi di una domanda nuova vietata dalla legge. Il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Scrutini saltati: sì al licenziamento per assenza ingiustificata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per assenza ingiustificata intimato a una docente della scuola pubblica. La lavoratrice non si era presentata a una riunione di dipartimento e a diversi scrutini di fine anno. La difesa sosteneva che l'incarico di assistenza allo studio individuale degli alunni comportasse una mera attività di sorveglianza, escludendo l'obbligo di partecipare alle valutazioni collegiali. I giudici hanno invece chiarito che tale attività costituisce un vero supporto alla didattica, rilevante per l'attribuzione dei crediti scolastici. Di conseguenza, l'assenza ingiustificata a tali adempimenti configura una grave violazione dei doveri d'ufficio. Il ricorso della docente è stato rigettato, confermando la legittimità del provvedimento espulsivo.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: la reintegra
La Corte d'Appello ha annullato un licenziamento per assenza ingiustificata poiché il datore di lavoro aveva inizialmente contestato tre giorni di assenza, sanzionabili solo con sospensione, per poi estenderli a dodici nella lettera di recesso. Tale condotta viola il principio di immutabilità della contestazione disciplinare, rendendo il fatto materiale contestato insussistente e portando alla reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: la guida
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore licenziato per assenza ingiustificata protrattasi per oltre quattro giorni. Mentre la legittimità dell'espulsione è stata confermata in base al CCNL di categoria, i giudici hanno accolto il ricorso per omessa pronuncia riguardo a una richiesta di risarcimento danni avanzata dal dipendente per condotte datoriali precedenti al licenziamento.
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Licenziamento assenza ingiustificata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30612/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per assenza ingiustificata. Il caso riguardava un lavoratore licenziato per essersi assentato a seguito di un malinteso sulla durata delle ferie autorizzate. La Corte ha stabilito che il giudizio sulla proporzionalità della sanzione spetta al giudice di merito e che un fraintendimento tra le parti può ridurre la gravità della condotta, rendendo il licenziamento una misura eccessiva.
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