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Liberazione Anticipata

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955 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liberazione anticipata: la violenza cancella lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata per un semestre di detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa di un grave episodio disciplinare: il detenuto aveva spintonato e minacciato un agente di polizia penitenziaria. La difesa sosteneva che il comportamento complessivo fosse positivo e che l'uomo soffrisse di disagio psichico. La Cassazione ha chiarito che la regolare condotta in carcere è un requisito fondamentale per dimostrare la partecipazione alla rieducazione. Di conseguenza, un comportamento violento cancella il diritto allo sconto di pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il rischio del fai-da-te penale
Il Tribunale di Sorveglianza respinge il reclamo di un detenuto per la liberazione anticipata a causa della mancanza di motivi. Il detenuto propone personalmente un ricorso per cassazione contro questa decisione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso perché, a seguito della riforma del 2017, non è più consentito il ricorso personale in Cassazione da parte del condannato, essendo obbligatoria la firma di un avvocato cassazionista. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Liberazione anticipata: l’assoluzione cancella il no del carcere
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un detenuto a cui era stata negata la liberazione anticipata per un semestre. Il diniego si basava sul ritrovamento di due cellulari nella cella comune, fatto per cui il detenuto era stato sanzionato in via disciplinare ma assolto in sede penale per non aver commesso il fatto. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di sorveglianza non può ignorare un'assoluzione penale con formula piena. Pur essendoci autonomia tra procedimento disciplinare e penale, l'accertamento definitivo della mancata commissione del fatto impedisce di usare quell'episodio come unico motivo per negare la liberazione anticipata. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
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Liberazione anticipata: scontro di competenza tra giudici
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra il Giudice per le indagini preliminari di Treviso e il Magistrato di sorveglianza di Venezia. Il caso riguardava la richiesta di liberazione anticipata presentata da un condannato che stava espiando la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. Il Magistrato di sorveglianza riteneva competente il giudice che aveva applicato la sanzione. La Suprema Corte ha invece stabilito che la competenza spetta al Magistrato di sorveglianza. Infatti, la valutazione sulla liberazione anticipata non si limita al controllo del rispetto delle prescrizioni, ma richiede un esame complessivo della rieducazione del condannato, che è compito tipico del giudice di sorveglianza.
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Liberazione anticipata: no allo sconto se il ricorso è generico
Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inammissibile il reclamo presentato da un detenuto contro il diniego parziale della liberazione anticipata, motivato da violazioni degli arresti domiciliari. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata notifica del provvedimento al proprio difensore e negando la genericità del suo reclamo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reclamo deve contenere motivi specifici e dettagliati, non semplici affermazioni generiche. Inoltre, sebbene la notifica al difensore sia obbligatoria, nel caso specifico l'avvocato aveva partecipato all'udienza prendendo piena conoscenza dell'atto, senza proporre un ricorso autonomo o chiedere un rinvio per integrare i motivi. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata negata: violare i domiciliari costa caro
Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha negato la liberazione anticipata a una condannata per due semestri trascorsi agli arresti domiciliari, a causa di ripetute violazioni delle prescrizioni imposte. La donna ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le violazioni non dimostrassero una mancata volontà di risocializzazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che, in regime di arresti domiciliari, il rispetto delle prescrizioni è fondamentale per valutare la condotta. Le violazioni commesse escludono la partecipazione attiva al percorso rieducativo, rendendo legittimo il diniego del beneficio. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova: il risarcimento impossibile non lo blocca
Il Tribunale di sorveglianza aveva negato l'affidamento in prova al servizio sociale a un condannato, evidenziando una iniziale scarsa collaborazione e il mancato risarcimento del danno tributario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno rilevato che il Tribunale ha ignorato gli elementi positivi contenuti nella relazione dell'ufficio sociale (Uepe), come la volontà di svolgere volontariato e il reinserimento lavorativo. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che il mancato risarcimento del danno non può bloccare la misura alternativa se non si valutano le reali condizioni economiche del reo. Il caso dovrà quindi essere riesaminato.
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Liberazione anticipata negata per un video-colloquio con estranei
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di liberazione anticipata presentata da un detenuto per un semestre specifico. Durante quel periodo, l'uomo aveva commesso un'infrazione disciplinare ospitando persone non autorizzate durante un video-colloquio con i familiari. Per questo comportamento, era stato sanzionato con l'esclusione dalle attività ricreative per sette giorni. I giudici hanno stabilito che tale condotta dimostra la mancata partecipazione all'opera di rieducazione nel semestre di riferimento. Di conseguenza, il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile, con la condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata: le infrazioni costano lo sconto di pena
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato parzialmente il beneficio della liberazione anticipata a un condannato in affidamento in prova al servizio sociale, a causa di quattro gravi infrazioni disciplinari commesse in diversi semestri. Il difensore del condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione complessiva del percorso rieducativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i comportamenti scorretti dimostrano una incompleta adesione al percorso di risocializzazione. Di conseguenza, il condannato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riparazione per ingiusta detenzione: sì se l’errore è del giudice
Il Cittadino, dopo essere stato assolto dall'accusa di rapina, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione per i nove mesi trascorsi in custodia cautelare. La Corte di Appello ha respinto la domanda, ritenendo che quel periodo fosse già stato computato in un successivo provvedimento di cumulo delle pene. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Cittadino. I giudici di legittimità hanno stabilito che il diritto all'indennizzo spetta anche quando la detenzione ingiusta deriva da errori dell'autorità giudiziaria nella fase di esecuzione della pena, purché non vi sia colpa del richiedente. Nel caso specifico, il Cittadino non conosceva l'ordine di esecuzione e l'autorità non ha valutato correttamente la liberazione anticipata. La Cassazione ha quindi annullato la decisione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Liberazione anticipata: negata anche senza nuove condanne penali
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto per alcuni semestri a causa di diverse violazioni commesse durante la misura cautelare, tra cui telefonate non autorizzate e contatti con pregiudicati. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tali episodi non avessero dato luogo a procedimenti penali e che la valutazione dovesse essere limitata ai singoli semestri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la liberazione anticipata richiede una partecipazione attiva e globale al percorso rieducativo. Una singola grave violazione può compromettere il giudizio anche sui semestri precedenti o successivi, poiché dimostra la mancanza di una reale adesione al trattamento. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata: ricorso inutile se il detenuto è libero
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che aveva rigettato e dichiarato in parte inammissibile la sua richiesta di liberazione anticipata. Nelle more del giudizio di legittimità, tuttavia, il ricorrente è stato scarcerato per aver interamente espiato la propria pena detentiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'interesse a impugnare deve infatti essere concreto e attuale: se il soggetto ha già riacquistato la libertà per fine pena, non può trarre alcuna utilità pratica dall'eventuale concessione della liberazione anticipata, rendendo inutile la decisione dei giudici.
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Liberazione anticipata: innocenza dichiarata e sconto di pena
Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso a un detenuto, condannato in passato per associazione mafiosa, la riduzione di pena per liberazione anticipata per il periodo dal 2016 al 2022. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che il detenuto non avesse avviato una reale revisione critica, continuando a proclamarsi innocente e a negare i propri legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura. I giudici hanno chiarito che proclamarsi innocenti è un diritto inviolabile e non impedisce di ottenere la liberazione anticipata, purché il detenuto rispetti le regole carcerarie e partecipi attivamente alle attività rieducative. Inoltre, non vi erano prove di collegamenti attuali con la mafia.
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Liberazione anticipata: negata se la condotta in cella è ambigua
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata per un semestre di pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa di due episodi: il ritrovamento in cella di beni non giustificati e la positività al test tossicologico per il THC (principio attivo della cannabis). Il detenuto sosteneva che lo scambio di beni fosse normale e che la positività derivasse da farmaci. La Cassazione ha confermato che la liberazione anticipata richiede una partecipazione attiva e positiva al percorso rieducativo, non una semplice condotta passiva. Comportamenti come il sospetto di traffici illeciti in carcere escludono il requisito della condotta regolare, determinando la perdita del beneficio e la condanna al pagamento delle spese.
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Liberazione anticipata: la condotta conta più della sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata per un semestre di pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa di un comportamento disciplinarmente rilevante commesso dal condannato. La Suprema Corte ha stabilito che la condotta scorretta, non smentita nella sua realtà storica, impedisce la concessione dello sconto di pena. Questo effetto si produce indipendentemente da eventuali vizi formali della sanzione disciplinare applicata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata: reati successivi cancellano lo sconto
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto per un semestre specifico. La decisione si basa sulla commissione di gravi reati di droga in un periodo successivo, che dimostrano l'assenza di una reale rieducazione. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la valutazione dovesse limitarsi al singolo semestre. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione della condotta può estendersi anche a periodi contigui se emergono comportamenti di eccezionale gravità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Liberazione anticipata negata per violazioni in permesso premio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro il diniego della liberazione anticipata per un semestre di pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa del comportamento del detenuto durante un permesso premio: l'uomo aveva frequentato un pregiudicato e pronunciato frasi sul proprio reato interpretate come una grave regressione nel percorso di rieducazione. La difesa sosteneva l'assenza di sanzioni disciplinari e un difetto di motivazione. I giudici di legittimità hanno invece confermato che la valutazione del percorso rieducativo spetta ai giudici di merito, i quali hanno logicamente evidenziato come tali condotte contrastino con il necessario ravvedimento, rendendo legittimo il rigetto dello sconto di pena. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato alle spese.
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Liberazione anticipata: reati in libertà bloccano lo sconto
Il Tribunale di sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto per due semestri di pena non continuativi. Durante i periodi di libertà tra una frazione di detenzione e l'altra, l'uomo aveva commesso due reati legati agli stupefacenti. Il detenuto ha fatto ricorso, sostenendo che la condotta da valutare fosse solo quella tenuta in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i reati commessi nei periodi di libertà intermedi sono rilevanti. Essi dimostrano la mancanza di una reale volontà di rieducazione, interrompendo la continuità del percorso di reinserimento sociale. Di conseguenza, il detenuto perde il beneficio e deve pagare le spese processuali.
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Scioglimento del cumulo: quando la pena ostativa è già espiata
Il Tribunale di sorveglianza dichiarava inammissibile la richiesta di detenzione domiciliare presentata da un detenuto, ritenendo ostativa la condanna per associazione mafiosa. Il detenuto ricorreva in Cassazione, sostenendo che la pena per il reato ostativo fosse già stata interamente espiata grazie alla liberazione anticipata e alla custodia cautelare presofferta, e che i restanti reati nel cumulo non fossero ostativi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, in presenza di pene concorrenti, è obbligatorio procedere allo scioglimento del cumulo. Questa operazione serve a verificare se la porzione di pena relativa al reato ostativo sia stata interamente scontata. Se tale pena è espiata, l'accesso ai benefici penitenziari per le restanti pene non può essere bloccato. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Liberazione anticipata negata: cellulare in cella costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la liberazione anticipata a un detenuto a causa della sua condotta complessiva. Durante la detenzione, l'uomo ha mostrato difficoltà di adattamento, ha rifiutato un lavoro interno e ha subito sanzioni disciplinari, tra cui il possesso di un micro-cellulare. Il detenuto ha fatto ricorso sostenendo che i singoli episodi negativi non dovessero annullare l'intera valutazione semestrale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione della liberazione anticipata richiede un esame globale della personalità. Comportamenti non cooperativi in alcuni semestri possono influenzare negativamente anche i periodi contigui privi di sanzioni, se manca la prova di un reale percorso di rieducazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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