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Liberazione Anticipata

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955 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reati successivi e liberazione anticipata: no allo sconto pena
Il Detenuto ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per diversi periodi di detenzione compresi tra il 2016 e il 2023. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza a causa di nuove denunce a carico dell'uomo avvenute nel 2023 per detenzione di stupefacenti ed evasione. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i reati recenti non dovessero incidere sulla valutazione positiva del periodo detentivo risalente a sette anni prima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che commettere nuovi illeciti dopo la custodia dimostra il mancato reinserimento sociale. La liberazione anticipata può quindi essere negata anche per semestri passati se i comportamenti successivi evidenziano il rifiuto del percorso rieducativo.
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Liberazione anticipata: no allo sconto se la pena è già finita
Un ex detenuto ha chiesto il riconoscimento dello sconto di pena denominato liberazione anticipata per un periodo di detenzione già scontato. Durante la procedura, l'uomo ha completato la pena ed è tornato in libertà. Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato il non luogo a deliberare. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il beneficio, sostenendo la necessità di recuperare un credito di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che lo sconto richiede una pena ancora in corso di esecuzione. A pena interamente espiata non sussiste un concreto interesse ad agire, salvo specifica dimostrazione di un legame con altri reati o di un ritardo ingiustificato dei giudici. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro per la Cassa delle Ammende.
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Proroga del regime 41-bis: buona condotta in carcere non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime 41-bis per un esponente apicale della criminalità organizzata. Il detenuto aveva contestato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza evidenziando la propria condotta penitenziaria positiva, lo svolgimento di attività lavorative interne, il beneficio della liberazione anticipata e il tempo trascorso dalle ultime condanne. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il lavoro penitenziario e i buoni comportamenti intramurari non bastano ad escludere la pericolosità sociale. In assenza di una chiara dissociazione dal sodalizio di origine, e a fronte della perdurante operatività del clan e della presenza di familiari affiliati, permane il concreto rischio di contatti con l'esterno che giustifica il mantenimento del carcere duro.
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Ricorso per cassazione personale: senza legale scatta la multa
Un detenuto ha impugnato il rigetto della sua richiesta di liberazione anticipata per un semestre di pena. L'uomo sosteneva di aver svolto regolare attività lavorativa e di aver ottenuto permessi premio nel periodo considerato. Tuttavia, il ricorso è stato redatto e sottoscritto direttamente dal condannato senza l'assistenza di un avvocato abilitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'atto. La legge penale ha eliminato la possibilità di presentare un ricorso per cassazione personale, imponendo la firma obbligatoria di un difensore iscritto nell'albo speciale delle giurisdizioni superiori. A causa di questo vizio formale, la Corte non ha potuto esaminare il merito della richiesta e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata negata: pesano le condotte successive
Un detenuto ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per un semestre di pena già espiato. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno respinto la richiesta a causa della commissione di nuovi reati e infrazioni disciplinari avvenuti in seguito. Tali condotte negative hanno dimostrato l'assenza di un vero ravvedimento e il mancato inserimento nel percorso di rieducazione. Il condannato ha proposto ricorso per cassazione lamentando violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le critiche riguardavano semplici valutazioni di fatto già analizzate correttamente nei gradi precedenti. La condotta complessiva del soggetto ostacola l'ottenimento della misura. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Liberazione anticipata negata: la condotta blocca lo sconto pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Detenuto contro il rigetto della richiesta di liberazione anticipata per due semestri di pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la riduzione di pena accertando la commissione di un illecito disciplinare in carcere e di nuovi reati durante i periodi di libertà o fruizione di misure alternative. La Suprema Corte ha confermato la decisione, evidenziando come tali comportamenti dimostrino la mancata adesione al percorso di rieducazione. L'interessato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Frazionamento illegittimo nel cumulo di pene: vince il detenuto
Il Detenuto ha proposto ricorso contro il calcolo della pena effettuato dal pubblico ministero. Il magistrato aveva diviso le condanne in quattro blocchi distinti. Il Detenuto richiedeva un unico cumulo di pene o una divisione diversa, contestando anche lo sconto per la liberazione anticipata. La Corte di Appello ha rettificato i giorni di sconto, ma non ha spiegato perché ha confermato la divisione in quattro blocchi decisa dal pubblico ministero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto. I giudici supremi hanno chiarito che il frazionamento della pena richiede una motivazione precisa sui fatti commessi durante l'esecuzione. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il caso alla Corte di Appello per un nuovo e completo esame.
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Fungibilità della pena: nessun abbuono per i reati futuri
Il Condannato ha richiesto di ricalcolare l'ordine di esecuzione della pena per unificare le condanne e beneficiare di sconti penitenziari. La richiesta mirava a ottenere la fungibilità della pena per un periodo di carcere già interamente espiato prima della commissione dei nuovi reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il carcere sofferto in passato non può essere recuperato per reati commessi successivamente. Riconoscere un simile credito di pena creerebbe una sorta di salvagente indebito per delitti futuri. Di conseguenza, l'ordine di esecuzione resta confermato e la richiesta di ricalcolo per accedere alla liberazione anticipata e ai risarcimenti per il sovraffollamento carcerario è stata respinta.
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Riparazione per ingiusta detenzione negata: la pena e legittima
Il Ricorrente ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver scontato un periodo di carcere superiore alla pena poi rideterminata. La riduzione della condanna derivava dal riconoscimento della continuazione tra piu reati e dai giorni accumulati di liberazione anticipata. Il Ricorrente lamentava un ingiustificato ritardo nel deposito dell'ordinanza di ricalcolo della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricalcolo della pena frutto della discrezionalita del giudice dell'esecuzione rappresenta una conseguenza fisiologica del sistema. Inoltre, un tempo di deposito di soli ventidue giorni rientra nelle ordinarie tempistiche burocratiche e non costituisce un ritardo illegittimo. Per questo motivo, la detenzione sofferta prima del ricalcolo non puo essere considerata ingiusta e non attribuisce alcun diritto all'indennizzo economico.
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Misure alternative alla detenzione: rigetto errato e rinnovo
Il Tribunale di sorveglianza dichiarava inammissibili le richieste per accedere alle misure alternative alla detenzione presentate da un detenuto. Il giudice riteneva errata la durata della pena residua, considerandola superiore al limite legale di quattro anni. Tuttavia, il Tribunale ignorava due precedenti sconti di pena ottenuti a titolo di liberazione anticipata. Il condannato proponeva ricorso per cassazione evidenziando il travisamento dei documenti allegati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato il decreto. I giudici di legittimità hanno chiarito che il calcolo della pena residua deve avvenire al momento della decisione, conteggiando i benefici già concessi. Il Tribunale di sorveglianza dovrà ora valutare nuovamente le istanze di accesso alle misure alternative alla detenzione.
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Liberazione anticipata: nuovi reati cancellano lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per diversi semestri detentivi. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta a causa di ulteriori reati di rilevante gravità commessi dall'interessato in epoche successive. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, evidenziando che i comportamenti criminosi successivi dimostrano il mancato reinserimento sociale del detenuto. La valutazione della condotta può estendersi in senso negativo anche ai semestri antecedenti, superando il criterio della rigida suddivisione semestrale. Di conseguenza, i nuovi illeciti annullano l'accesso allo sconto di pena e il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Liberazione anticipata negata al detenuto che non segnala i danni
Un detenuto ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per un semestre di carcerazione. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la misura a causa di un addebito disciplinare per un buco riscontrato nella parete della cella. La difesa ha sostenuto che il locale fosse condiviso e il danno potesse preesistere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata segnalazione del danneggiamento, vista la lunga permanenza nella stanza, dimostra un atteggiamento non collaborativo. Questa condotta contrasta con l'adesione al percorso rieducativo, requisito indispensabile per ottenere la liberazione anticipata. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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Revoca della liberazione anticipata: la mafia cancella lo sconto
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca della liberazione anticipata precedentemente concessa a un condannato per tre semestri di pena. La decisione deriva dalla condanna del medesimo per il reato di associazione di tipo mafioso commesso nel periodo interessato dal beneficio. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sua partecipazione al sodalizio criminale fosse cessata prima con l'inizio della carcerazione e vantando un positivo percorso rieducativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la detenzione non interrompe automaticamente l'appartenenza a un'associazione mafiosa e che l'adesione al crimine organizzato risulta del tutto incompatibile con il reale ravvedimento richiesto per la conservazione dello sconto di pena.
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Liberazione anticipata e aggressione: negato lo sconto di pena
Un detenuto ha richiesto il riconoscimento della liberazione anticipata per un semestre di carcerazione. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza a causa di un rapporto disciplinare derivante da una violenta aggressione ai danni di un altro ristretto. La Corte di Cassazione ha precedentemente annullato la decisione per difetto di motivazione. Nel giudizio di rinvio, il Tribunale ha confermato il diniego spiegando la gravità dell'episodio violento, confermato dai giudizi testimoniali degli agenti di custodia. Il condannato ha nuovamente proposto ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che un singolo episodio aggressivo di particolare gravità può prevalere sugli elementi positivi del semestre, giustificando il mancato riconoscimento dello sconto di pena.
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Liberazione anticipata: un nuovo reato non annulla il recupero
Un detenuto ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata per un periodo di carcerazione compreso tra il 2015 e il 2018. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta poiché l'uomo, nel 2023, ha commesso un nuovo reato introducendo un telefono cellulare in carcere. Secondo i giudici di merito, questo episodio dimostrava la mancata partecipazione alla rieducazione anche nei periodi precedenti. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza. I giudici di legittimità hanno chiarito che un nuovo reato non fa decadere automaticamente lo sconto di pena. Il giudice deve compiere una valutazione globale della condotta, considerando le attività lavorative, culturali e il reinserimento sociale del ristretto. Il detenuto deve soltanto indicare i fatti a suo favore, spettando poi al giudice svolgere gli accertamenti necessari d'ufficio.
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Liberazione anticipata: scontro tra giudici sulla competenza
Un condannato, ammesso al lavoro di pubblica utilità come pena sostitutiva, ha richiesto la liberazione anticipata per il periodo svolto. Sia il Giudice per le indagini preliminari sia il Magistrato di sorveglianza hanno declinato la propria competenza, generando un conflitto risolto dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza a decidere sulla liberazione anticipata spetta esclusivamente al Magistrato di sorveglianza, anche in caso di pene sostitutive introdotte dalla recente riforma. Il testo dell'articolo 69-bis dell'ordinamento penitenziario assegna in modo chiaro questa funzione al giudice di sorveglianza. Gli atti sono stati pertanto trasmessi al Magistrato di sorveglianza per la decisione sullo sconto di pena.
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Accesso alla semilibertà: il carcere già scontato conta nel cumulo
Un detenuto condannato a una pena complessiva di diciotto anni di reclusione ha richiesto l'accesso alla semilibertà. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato la richiesta inammissibile, ritenendo non ancora scontata la quota dei due terzi di pena necessaria in presenza di reati ostativi. Il giudice di merito ha però calcolato il tempo espiato partendo solo dall'inizio dell'ultimo periodo di detenzione continua, ignorando oltre quattro anni e otto mesi già scontati tra carcere preventivo e liberazione anticipata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato e ha annullato la decisione. Il periodo di detenzione già riconosciuto nel provvedimento di cumulo deve sempre sommarsi alla pena scontata successivamente.
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Ricorso per cassazione personale: la firma autonoma costa cara
Un detenuto otteneva dal Tribunale di Sorveglianza una concessione parziale di quarantacinque giorni di liberazione anticipata. L'uomo decideva di contestare il diniego per il restante periodo e presentava un ricorso per cassazione personale, sottoscrivendo l'atto senza l'assistenza di un difensore abilitato. I giudici supremi hanno rilevato la violazione delle norme processuali, che impongono la sottoscrizione esclusiva da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale delle giurisdizioni superiori. La Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per difetto di legittimazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sospensione dell’ordine di esecuzione e sconti di pena
Il Condannato ha impugnato l'ordine di carcerazione emesso a suo carico sostenendo di avere diritto alla sospensione dell'ordine di esecuzione. Secondo la difesa, il Pubblico Ministero avrebbe dovuto scorporare preventivamente novanta giorni di liberazione anticipata per periodi di custodia cautelare già presofferti. Tale scomputo avrebbe portato la pena residua sotto la soglia di quattro anni prevista per accedere alle misure alternative al carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il nuovo calcolo preventivo dei benefici non produce effetti automatici sulla soglia di pena espianda. La concessione dello sconto resta subordinata a una valutazione discrezionale del Magistrato di Sorveglianza sul percorso rieducativo del recluso.
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Affidamento in prova al servizio sociale: il calcolo della pena
Un condannato ha presentato istanza per accedere a misure esterne al carcere, ma il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato subito inammissibile la richiesta perché la pena residua superava formalmente il tetto di quattro anni. Il difensore ha impugnato il provvedimento, lamentando la mancata applicazione delle nuove norme procedurali. Tali norme impongono al giudice di valutare d'ufficio la liberazione anticipata prima di respingere la domanda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in merito alla richiesta di affidamento in prova al servizio sociale ordinario. I giudici di legittimità hanno chiarito che il magistrato deve conteggiare i periodi di sconto pena maturati e non ancora riconosciuti, pari nel caso di specie a 225 giorni, prima di dichiarare inammissibile l'affidamento in prova al servizio sociale.
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