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Ius Variandi

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201 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Usura sopravvenuta: la Cassazione chiarisce i limiti
Un correntista ha citato in giudizio la sua banca per l'applicazione di interessi usurari su un conto corrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per l'usura sopravvenuta non basta che il tasso superi la soglia legale nel corso del rapporto, ma è necessario che vi sia una nuova pattuizione, anche unilaterale (ius variandi), che fissi un tasso usurario al momento della sua applicazione. Il ricorrente non ha fornito prove specifiche in tal senso.
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Demansionamento: onere della prova a carico del datore
Un lavoratore si è opposto allo stato passivo del fallimento del suo ex datore di lavoro, chiedendo il risarcimento per demansionamento. Il Tribunale aveva respinto la domanda per la mancata produzione del Contratto Collettivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in caso di demansionamento, l'onere della prova grava sul datore di lavoro. Al lavoratore è sufficiente allegare i fatti specifici che costituiscono la dequalificazione professionale, senza dover produrre il CCNL.
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Revoca ritorsiva: illegittimo il demansionamento
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che annullava il demansionamento di una dipendente pubblica, riconoscendolo come una revoca ritorsiva. L'Amministrazione aveva prima inflitto una sanzione sproporzionata e poi rimosso la lavoratrice dalle sue funzioni, non per motivi validi, ma come reazione a un comportamento legittimo. Il ricorso dell'ente è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Nullità fideiussione antitrust: l’onere della prova
La Cassazione ha respinto il ricorso di due fideiussori che lamentavano la nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust. La Corte ha ribadito che la nullità non può essere rilevata d'ufficio se la parte non allega e prova i presupposti di fatto, come la conformità del contratto allo schema ABI illecito. Confermato anche l'onere della prova a carico del garante. I ricorrenti sono stati condannati per abuso del processo.
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Buoni postali cointestati: interessi e decesso
Una risparmiatrice deteneva due buoni postali cointestati. Alla morte del secondo titolare, ha richiesto il rimborso totale. L'istituto emittente si è opposto, contestando sia il diritto al rimborso senza il consenso degli eredi, sia il calcolo degli interessi. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della cointestataria superstite a riscuotere l'intera somma in virtù della clausola di 'pari facoltà di rimborso'. Tuttavia, ha stabilito che gli interessi devono essere calcolati secondo le condizioni della serie effettivamente sottoscritta (indicate da un timbro), e non in base a quelle, superate, stampate sul modulo cartaceo.
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Buoni postali fruttiferi: tassi e timbri sul retro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due risparmiatori riguardo ai tassi di interesse dei loro buoni postali fruttiferi. La Corte ha confermato che i decreti ministeriali che modificano i rendimenti prevalgono sulle condizioni prestampate sul titolo, soprattutto quando un timbro specifico indica l'applicazione di una nuova serie (in questo caso la "Q/P"). L'affidamento dei risparmiatori sulla tabella originaria non è stato ritenuto tutelabile, poiché il timbro era un chiaro indicatore del cambiamento normativo.
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Demansionamento Pubblico Impiego: no se nella stessa area
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26084/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di demansionamento nel pubblico impiego. Il caso riguardava alcuni assistenti museali che lamentavano di svolgere prevalentemente mansioni inferiori rispetto al loro profilo di assunzione. La Corte ha chiarito che, a differenza del settore privato, nel pubblico impiego il datore di lavoro può legittimamente assegnare al dipendente qualsiasi mansione ricompresa nella medesima area di inquadramento contrattuale, anche se afferente a un profilo professionale inferiore. Questa flessibilità, prevista dalla contrattazione collettiva e dall'art. 52 del D.Lgs. 165/2001, è finalizzata a garantire l'efficienza e il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, il ricorso dell'Ente ministeriale è stato accolto, ribaltando le decisioni dei giudici di merito.
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Garanzia autonoma: limiti alle eccezioni del garante
La Corte di Appello di Napoli esamina un caso di contestazione di un debito bancario da parte dei fideiussori. La sentenza chiarisce che la qualificazione del contratto come 'garanzia autonoma' impedisce ai garanti di sollevare la maggior parte delle eccezioni relative al rapporto principale tra banca e debitore. La Corte ha rigettato l'appello, confermando che le uniche contestazioni ammissibili, come usura e anatocismo, devono essere provate in modo rigoroso e specifico, cosa che gli appellanti non sono riusciti a fare. La decisione ribadisce la solidità della garanzia autonoma come strumento di tutela del credito.
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Demansionamento pubblico impiego: i limiti del datore
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i contorni del demansionamento pubblico impiego. Ha stabilito che l'assegnazione di mansioni diverse, ma ricomprese nella medesima area di inquadramento prevista dal Contratto Collettivo, non costituisce demansionamento, anche se tali mansioni erano precedentemente associate a una fascia economica inferiore. La decisione si fonda sul principio di equivalenza formale delle mansioni all'interno dell'area, che prevale sulla professionalità specifica acquisita dal lavoratore.
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Demansionamento PA: quando è legittimo?
Un gruppo di dipendenti pubblici ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un ministero, per demansionamento, sostenendo di essere stati adibiti a compiti inferiori rispetto alla qualifica di assunzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del ministero, chiarendo che, in base al nuovo contratto collettivo nazionale, tutte le mansioni all'interno della stessa area professionale sono considerate equivalenti. Di conseguenza, l'assegnazione di tali compiti non costituisce demansionamento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per riesaminare il periodo precedente all'entrata in vigore del nuovo contratto.
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Trasferimento lavoratore: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che annullava il trasferimento di una lavoratrice. La dipendente, riammessa in servizio dopo una causa, era stata immediatamente trasferita in un'altra regione. L'azienda ha giustificato il provvedimento sulla base di un accordo sindacale per la gestione delle eccedenze di personale. La Suprema Corte ha stabilito che tale accordo non esonera il datore di lavoro dal provare le specifiche e concrete ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il singolo trasferimento lavoratore, confermando l'illegittimità della decisione aziendale.
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Indennità TFR dirigente: fringe benefit e calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20938/2024, ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando che l'indennità TFR dirigente deve includere il valore reale dei fringe benefit, come l'auto aziendale, e non solo l'importo forfettario in busta paga. La Corte ha inoltre stabilito che l'inadempimento del datore di lavoro, come il mancato pagamento di premi assicurativi, non può ridurre la base di calcolo del TFR. Il caso riguardava un dirigente dimessosi a seguito di un demansionamento, il cui diritto a un'indennità sostitutiva del preavviso è stato confermato.
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Decreti ministeriali usura: obbligo del giudice
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per usura, ma la sua richiesta è stata respinta nei primi due gradi di giudizio perché non aveva prodotto i decreti ministeriali che stabiliscono i tassi soglia. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che i decreti ministeriali usura sono fonti normative che il giudice deve conoscere e applicare d'ufficio, in base al principio 'iura novit curia'. Pertanto, l'onere della prova non ricade sulla parte che denuncia l'usura.
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Onere della prova: chi deve produrre il contratto?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un rapporto di conto corrente, chiedendo la restituzione di somme ritenute indebitamente addebitate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l'onere della prova circa l'inesistenza di un contratto scritto o la nullità delle sue clausole spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell'indebito. La Corte ha inoltre confermato il limite temporale di dieci anni per le richieste di produzione documentale da parte della banca, ai sensi dell'art. 119 del Testo Unico Bancario.
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Ius variandi: modifica unilaterale inefficace
Un correntista contesta un decreto ingiuntivo per anatocismo trimestrale non pattuito. La Cassazione chiarisce che l'illegittimo esercizio dello ius variandi da parte della banca rende la modifica inefficace, ma non invalida la clausola contrattuale originaria (semestrale), che deve essere applicata per determinare il debito. Ricorso rigettato.
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Obbligo di repêchage: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17036/2024, ha chiarito i limiti dell'obbligo di repêchage a carico del datore di lavoro. Nel caso esaminato, due autisti licenziati per giustificato motivo oggettivo a seguito della perdita di un appalto non sono stati ricollocati in mansioni inferiori (addetti mensa) perché privi del bagaglio professionale necessario. La Corte ha stabilito che l'obbligo di repêchage non si estende fino a imporre al datore di lavoro di fornire una specifica e nuova formazione per rendere il lavoratore idoneo a mansioni diverse e inferiori. Il licenziamento è stato quindi ritenuto legittimo, confermando che la ricollocazione è possibile solo per posizioni compatibili con le competenze già possedute dal dipendente al momento del recesso.
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Commissioni conti obbligatori: la Cassazione decide
Un ente pubblico di riscossione ha contestato le commissioni applicate da un operatore postale nazionale sui conti correnti, la cui apertura è imposta per legge per la raccolta di un tributo comunale sugli immobili. L'ente sosteneva l'illegittimità delle commissioni per vari motivi, tra cui una presunta rinuncia e il contrasto con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il diritto dell'operatore postale di applicare le **commissioni su conti correnti obbligatori**, previa adeguata comunicazione. Ha inoltre chiarito che l'eventuale squilibrio economico che ne deriva deve essere risolto tramite la rinegoziazione del contratto di concessione tra l'ente di riscossione e l'ente locale impositore.
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Indennità di mansione: quando spetta ai lavoratori?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni operatori del servizio antincendio che richiedevano il pagamento dell'indennità di mansione anche per i periodi in cui erano stati adibiti a compiti di manutenzione. La Suprema Corte ha confermato che tale indennità, essendo finalizzata a compensare lo specifico e più gravoso servizio di spegnimento incendi, non è dovuta se il lavoratore svolge altre attività, anche se previste dal contratto.
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Mansioni superiori: onere della prova e compiti affini
Una lavoratrice con mansioni di sacrista ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un ente ecclesiastico, rivendicando l'inquadramento superiore per aver svolto compiti amministrativi e contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza sottolinea che per ottenere il riconoscimento di mansioni superiori, il lavoratore ha l'onere di provare che tali compiti sono stati svolti in modo continuativo e prevalente, e non solo occasionale. Inoltre, i compiti meramente complementari alla figura professionale principale, come la registrazione delle offerte per una sacrista, non giustificano un avanzamento di livello.
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Inammissibilità ricorso cassazione: analisi ordinanza
Un cliente ha presentato ricorso contro una banca e una società di cartolarizzazione per presunte irregolarità in contratti bancari. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, sottolineando che i motivi presentati erano generici, sollevati per la prima volta in quella sede, o non centravano la reale motivazione giuridica (ratio decidendi) della sentenza precedente. Il caso ribadisce i rigorosi requisiti di specificità per i ricorsi, rendendo cruciale la discussione sulla inammissibilità ricorso cassazione.
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