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Ius Variandi

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201 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Qualifica dirigenziale: onere della prova e risarcimento
Un dipendente di un istituto bancario ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento della qualifica dirigenziale, oltre al risarcimento per demansionamento e mobbing. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La sentenza sottolinea che l'onere della prova per la qualifica dirigenziale grava interamente sul lavoratore, il quale deve fornire una dimostrazione rigorosa e comparativa delle mansioni svolte. Di conseguenza, sono state rigettate anche le domande accessorie di risarcimento.
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Modifica unilaterale contratto: quando è illegittima?
Un'ordinanza cautelare del Tribunale delle Imprese ha bloccato la modifica unilaterale contratto di fornitura di gas. Una società fornitrice aveva imposto un drastico aumento del prezzo a una società rivenditrice, la quale ha ottenuto un provvedimento d'urgenza per mantenere le condizioni originarie. Il giudice ha ritenuto probabile l'illegittimità della variazione, ravvisando i presupposti dell'abuso di dipendenza economica e il rischio di un danno grave e irreparabile per l'azienda più piccola.
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Contratto atipico: quando il rogito non cancella patti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto atipico complesso, come una permuta di terreno in cambio della costruzione di immobili, non viene superato da un successivo atto di compravendita se quest'ultimo ha una mera funzione esecutiva degli obblighi già assunti. La sentenza chiarisce che il rogito non estingue l'obbligo di costruzione se le parti non hanno manifestato una chiara volontà novativa. La quietanza di pagamento nel rogito è stata ritenuta simulata, con la prova derivante dalle scritture private originarie che definivano il vero corrispettivo.
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Contratto part-time: l’orario va indicato subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11333/2024, ha stabilito che un contratto part-time è illegittimo se non contiene una puntuale indicazione della collocazione temporale dell'orario di lavoro. Nel caso esaminato, un'azienda aveva indicato solo il monte ore annuo e il numero di turni e mesi lavorativi, senza specificare la distribuzione. La Corte ha confermato l'illegittimità del contratto, rigettando il ricorso dell'azienda, e ha accolto quello del lavoratore, affermando che il giudice ha il potere-dovere di determinare le modalità temporali della prestazione qualora il contratto sia omissivo, a tutela della certezza e della capacità del dipendente di organizzare la propria vita.
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Legittimazione attiva: contestabile in ogni fase
Un'organizzazione sindacale aveva citato in giudizio un'azienda di telecomunicazioni per condotta antisindacale, a causa della mancata attivazione di una procedura di confronto per un trasferimento collettivo di personale. L'azienda si era difesa tardivamente contestando la legittimazione attiva del sindacato a ricorrere. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la contestazione della titolarità del diritto non è un'eccezione soggetta a preclusioni, ma una mera difesa proponibile in ogni stato e grado del processo, e rilevabile anche d'ufficio dal giudice.
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Commissione Riscossione Tributi: Obbligo di pagamento
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della commissione riscossione tributi richiesta da un fornitore di servizi postali a un agente della riscossione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che la posizione di monopolio del fornitore non implica la gratuità del servizio in assenza di una legge specifica. I motivi di ricorso, basati su presunte violazioni di norme nazionali e comunitarie, sono stati dichiarati inammissibili in quanto proceduralmente errati o basati su questioni già decise in precedenti sentenze.
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Commissione incasso tributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un agente della riscossione, confermando la sua condanna al pagamento della commissione incasso tributi a un fornitore di servizi postali. La controversia riguardava il pagamento di una commissione per ogni versamento di imposta comunale effettuato tramite bollettino postale. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi del ricorso, in quanto sollevavano questioni nuove non discusse nei precedenti gradi di giudizio o si basavano su argomentazioni già respinte in casi identici, consolidando il diritto del servizio postale a ricevere tale compenso.
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Obbligazione in proprio: chi paga le bollette?
La Corte di Cassazione chiarisce che chi utilizza di fatto un'utenza intestata a una persona defunta è tenuto a pagarne i consumi. Si configura un'obbligazione in proprio, basata sul comportamento concludente dell'utilizzatore, a prescindere dalla sua qualità di erede. Il creditore può far valere questa responsabilità personale anche in corso di causa, modificando la richiesta iniziale basata sull'eredità.
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Demansionamento: la guida alla valutazione corretta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7353/2024, ha annullato una sentenza di merito che aveva confermato il demansionamento di un dipendente bancario. La Corte ha stabilito che per valutare un caso di demansionamento non basta un'analisi superficiale, ma è necessaria una comparazione concreta e dettagliata tra le vecchie e le nuove mansioni, basata sulle declaratorie contrattuali e su specifici parametri qualitativi e quantitativi, per tutelare il patrimonio professionale del lavoratore.
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Danno da demansionamento: guida alla prova e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7209/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando la condanna per aver demansionato un proprio dipendente, ex direttore di agenzia. La Corte ha ribadito che il danno da demansionamento può essere provato anche tramite presunzioni e che la sua quantificazione, effettuata in via equitativa come percentuale della retribuzione, è legittima se adeguatamente motivata.
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Demansionamento pubblico impiego: Cassazione chiarisce
Un dirigente della Polizia Municipale, rimosso dal suo incarico, ha citato in giudizio il Comune per demansionamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7103/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo i criteri per valutare il demansionamento pubblico impiego. La Corte ha stabilito che l'equivalenza delle mansioni va valutata secondo un criterio 'formale', basato sulla categoria contrattuale, e non sulla professionalità acquisita. Inoltre, la revoca di un incarico dirigenziale a termine non costituisce automaticamente demansionamento, ma rientra nel principio di turnazione degli incarichi.
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Domicilio fiscale: la sede legale vince sempre
Una società sposta la propria sede legale ma tenta di mantenere il domicilio fiscale nella vecchia sede. L'Agenzia Fiscale emette un accertamento dalla nuova sede, che viene impugnato per incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione stabilisce che il domicilio fiscale è inderogabilmente legato alla sede legale, annullando la decisione di merito e validando l'operato dell'ufficio. La mera comunicazione del contribuente non è sufficiente a derogare a tale principio.
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Inquadramento pubblico impiego: quando è legittimo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni tecnici sanitari contro il nuovo inquadramento pubblico impiego disposto dalla contrattazione collettiva. La Corte ha ribadito che le scelte sull'equivalenza delle mansioni definite dai contratti collettivi non sono sindacabili dal giudice, legittimando l'assegnazione dei lavoratori a compiti amministrativi rientranti nel nuovo profilo professionale.
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Ius variandi: limiti e responsabilità in appalti
Una società consortile ha citato in giudizio un consorzio industriale per inadempimento contrattuale, chiedendo un ingente risarcimento a causa di numerose modifiche al progetto originale. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto le pretese principali, stabilendo che l'esercizio dello 'ius variandi' (diritto di modifica) da parte del committente era previsto dal contratto e non costituiva un abuso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il tentativo della ricorrente di ottenere una nuova valutazione dei fatti, confermando le sentenze precedenti.
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Onere probatorio: ricorso inammissibile per la banca
Una banca ricorre in Cassazione contro una sentenza che la condannava a restituire oltre 398.000 euro agli eredi di un correntista per indebiti versamenti. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che le critiche della banca non riguardavano violazioni di legge, ma tentativi di rimettere in discussione l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove (onere probatorio) operate dal giudice di merito, attività preclusa in sede di legittimità.
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Demansionamento PA: limiti allo ius variandi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1669/2024, ha chiarito i contorni del demansionamento PA. Ha stabilito che non sussiste demansionamento se a un dipendente pubblico vengono assegnate mansioni che, pur appartenendo anche a un profilo inferiore, sono ricomprese nella medesima Area contrattuale del suo inquadramento. La Corte ha valorizzato il criterio dell'equivalenza formale, confermando l'ampia flessibilità gestionale (ius variandi) del datore di lavoro pubblico all'interno della stessa Area di classificazione.
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Demansionamento pubblico impiego: quando è legittimo?
Due dipendenti di un museo lamentavano un demansionamento pubblico impiego per essere state adibite prevalentemente a compiti di vigilanza, inferiori alla loro qualifica di 'assistenti'. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo che non sussiste demansionamento se le mansioni assegnate, sebbene meno qualificanti, rientrano nel profilo professionale e nell'Area di inquadramento del lavoratore. La scelta rientra nel legittimo potere organizzativo (ius variandi) del datore di lavoro pubblico.
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Danno da demansionamento: onere della prova e risarcimento
Un lavoratore, dequalificato da responsabile informatico a semplici mansioni esecutive, ha ottenuto il risarcimento del danno da demansionamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 48/2024, ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che l'onere di provare la legittimità del cambio di mansioni spetta al datore di lavoro. La Corte ha inoltre ribadito che il danno alla professionalità può essere provato anche tramite presunzioni, come la durata della dequalificazione e l'impoverimento delle competenze acquisite.
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Demansionamento: risarcimento con prova presuntiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'emittente televisiva al risarcimento del danno per demansionamento nei confronti di una sua giornalista. La Corte ha stabilito che la prova del danno professionale può essere fornita anche tramite presunzioni, come la durata della dequalificazione e il blocco della crescita professionale, validando la liquidazione equitativa del danno al 20% della retribuzione mensile.
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Deduzione costi di ricerca: la scelta è irrevocabile
Una società ha contestato un avviso di rettifica per l'indebita deduzione di costi di ricerca. Avendo optato per un ammortamento quinquennale, alla cessazione anticipata del progetto, la società ha cercato di dedurre il residuo in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta del piano di ammortamento è irrevocabile e non può essere modificata, confermando così la ripresa fiscale dell'Agenzia delle Entrate.
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