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Ius Superveniens — Anno 2024

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303 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ius Superveniens

Provvedimenti

Contributi previdenziali professionisti: chi paga?
Una ASL è stata condannata a versare i contributi previdenziali integrativi per un biologo operante in uno studio associato. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ASL, confermando che l'obbligo di versare i contributi previdenziali professionisti spetta al cliente che usufruisce della prestazione. La decisione si fonda sia sull'effetto vincolante di una precedente sentenza (giudicato) sia sulla non applicabilità di una normativa eccezionale prevista solo per le società mediche e odontoiatriche.
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Aiuti di Stato e rimborso sisma: limiti professionisti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che concedeva un rimborso fiscale a un professionista vittima del sisma del 1990. La ragione risiede nel fatto che, secondo il diritto europeo, anche i lavoratori autonomi sono considerati imprese. Pertanto, il beneficio fiscale si configura come un aiuto di Stato, ammissibile solo se rispetta la soglia 'de minimis'. Il caso è stato rinviato per verificare questo specifico presupposto.
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Transfer pricing: la scelta del metodo di calcolo
Una società produttrice contesta un accertamento fiscale basato sul transfer pricing. La Corte di Cassazione chiarisce che non esiste una gerarchia predefinita tra i metodi di calcolo, come il TNMM e il CUP. La scelta deve ricadere sul metodo più aderente al caso concreto. La sentenza viene cassata con rinvio solo per l'omessa pronuncia sulla rideterminazione delle sanzioni.
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Diritto all’assunzione: lo ius superveniens vince
La Corte di Cassazione stabilisce che il diritto all'assunzione dei vincitori di un concorso pubblico non è assoluto. Se una legge sopravvenuta (ius superveniens) modifica l'assetto organizzativo della Pubblica Amministrazione, eliminando la necessità di quel personale, l'Amministrazione ha il dovere di non procedere alle assunzioni. Il caso riguardava infermieri vincitori di concorso presso il Ministero della Giustizia, le cui funzioni sanitarie sono state trasferite al Servizio Sanitario Nazionale prima della loro assunzione.
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Diritto all’assunzione: no se la PA cambia assetto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'assunzione del vincitore di un concorso pubblico non è assoluto. Se una legge successiva (ius superveniens) modifica l'assetto organizzativo dell'ente pubblico, trasferendo le funzioni per le quali era stato bandito il concorso, l'amministrazione ha il dovere di non procedere all'assunzione. In questo caso, il trasferimento delle funzioni sanitarie dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale ha legittimamente impedito l'assunzione di un infermiere vincitore di concorso.
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Diritto all’assunzione: bloccato da una nuova legge?
Un vincitore di concorso pubblico per un posto da infermiere presso il Ministero della Giustizia si è visto negare l'impiego. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'assunzione non è assoluto e può essere legittimamente bloccato da una legge successiva (ius superveniens) che modifica l'assetto organizzativo dell'ente, facendo venir meno l'interesse pubblico a quella specifica figura professionale. In questo caso, il trasferimento delle funzioni sanitarie al Servizio Sanitario Nazionale ha reso impossibile l'assunzione da parte del Ministero.
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Assunzione concorso pubblico: la PA può bloccarla?
Una vincitrice di concorso pubblico per infermiera ministeriale si è vista negare l'assunzione a causa di un blocco normativo e del successivo trasferimento delle funzioni sanitarie al Servizio Sanitario Nazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che la modifica dell'assetto organizzativo della PA per una nuova legge (ius superveniens) legittima il blocco dell'assunzione concorso pubblico se viene meno la necessità oggettiva di quel personale.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
In una causa durata decenni, relativa alle distanze legali di una costruzione, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di compensare le spese di lite tra le parti. La Corte ha ritenuto che la modifica delle norme urbanistiche locali durante il processo e l'oggettiva complessità interpretativa della vicenda costituissero "giusti motivi" sufficienti per derogare al principio della soccombenza, secondo cui chi perde paga. L'ordinanza sottolinea che la motivazione per la compensazione spese di lite può essere desunta dal complesso della sentenza, purché non sia meramente apparente.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Un contribuente avvia un'azione legale dopo aver scoperto un debito tramite un estratto di ruolo, sostenendo la prescrizione del credito per mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (ius superveniens), dichiara l'azione inammissibile. La Corte stabilisce che la semplice conoscenza del debito tramite l'impugnazione estratto di ruolo non è sufficiente a fondare un interesse ad agire. È necessario un pregiudizio specifico e concreto per il contribuente, che giustifichi un'azione giudiziaria 'anticipata'. Di conseguenza, la Corte cassa le precedenti sentenze senza rinvio, chiudendo il caso.
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Violazione formale: la Cassazione su costi e reverse charge
Una società di noleggio camper ha impugnato un accertamento fiscale per ricavi non dichiarati, costi indeducibili e sanzioni per errata registrazione del reverse charge. La Cassazione ha stabilito che la mancata pronuncia sulla deducibilità dei costi Ires/Irap è un errore procedurale. Fondamentalmente, ha definito l'errata registrazione del reverse charge come una violazione formale se non altera la base imponibile, ordinando al giudice di riconsiderare le sanzioni alla luce delle leggi più favorevoli.
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Incarico dirigenziale pubblico: il ruolo unico vince
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione per ottenere un incarico dirigenziale pubblico di prima fascia e il relativo risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza chiarisce che, a seguito delle riforme che hanno introdotto il 'ruolo unico' della dirigenza, l'assegnazione degli incarichi si basa su criteri di merito e capacità, e non più sulle precedenti qualifiche gerarchiche, ormai abrogate. Di conseguenza, il dirigente non poteva vantare un diritto automatico all'incarico richiesto.
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Omessa pronuncia e ius superveniens: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della commissione tributaria regionale per omessa pronuncia. Il giudice di secondo grado, infatti, non aveva esaminato la questione, sollevata dal contribuente, relativa alla deducibilità dei costi in base a una nuova legge più favorevole (ius superveniens), nonostante la contestazione di fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione che tenga conto della normativa sopravvenuta.
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Aiuti di Stato e IVA: la Cassazione fa chiarezza
Un contribuente ha ricevuto una cartella di pagamento per l'IVA del 2005, contestandola sulla base delle sospensioni fiscali per un evento sismico del 2002. Le commissioni tributarie inferiori gli hanno dato ragione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, applicando una successiva delibera della Commissione UE che ha classificato tali agevolazioni come aiuti di Stato illegittimi. La Corte ha stabilito che le decisioni UE costituiscono 'ius superveniens' (diritto sopravvenuto) di applicazione immediata e che lo specifico sgravio IVA violava il principio di neutralità fiscale dell'Unione. Di conseguenza, il ricorso originario del contribuente è stato respinto.
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Aiuti di Stato: no rimborso IVA per sisma Sicilia
Una società di costruzioni aveva richiesto il rimborso del 90% delle imposte dirette e dell'IVA versate a seguito del sisma in Sicilia del 1990. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso dell'IVA e condizionato quello per le imposte dirette, qualificando l'agevolazione come Aiuto di Stato. La Corte ha stabilito che tali benefici devono rispettare la normativa europea, in particolare il regime "de minimis", e ha ribadito che l'onere della prova spetta all'impresa che richiede l'agevolazione. Il rimborso IVA è stato escluso per violazione del principio di neutralità fiscale.
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Notifica telematica PA: l’indirizzo deve essere valido
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica telematica a una Pubblica Amministrazione (PA) è nulla se effettuata a un indirizzo PEC estratto da un elenco pubblico (IndicePA) non più valido secondo la legge in vigore al momento della notifica. Questa nullità impedisce il decorso del termine breve per impugnare. La Corte ha chiarito che l'eventuale inadempienza della PA nel comunicare il proprio domicilio digitale ufficiale non sana il vizio, poiché la legge prevede una procedura alternativa, ovvero il deposito dell'atto in cancelleria. Di conseguenza, è stata annullata la decisione d'appello che aveva dichiarato inammissibile per tardività il ricorso dell'amministrazione.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società di costruzioni, in pendenza di un ricorso per cassazione contro avvisi di accertamento fiscale, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo documentato la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese processuali restino a carico della parte che le ha anticipate.
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Ius superveniens sanzioni: la Cassazione decide
Una società impugnava un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione, con ordinanza 23744/2024, ha rigettato gran parte dei motivi di ricorso, ma ha accolto quello relativo all'applicazione dello ius superveniens sanzioni. I giudici hanno stabilito che il giudice di merito deve sempre applicare la disciplina sanzionatoria più favorevole al contribuente, anche se sopravvenuta nel corso del giudizio. La causa è stata rinviata alla corte di giustizia tributaria di secondo grado per la rideterminazione delle sanzioni.
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Ius superveniens sanzioni: la Cassazione decide
Una società impugnava un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Dopo la condanna nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto tutti i motivi di ricorso relativi all'accertamento del tributo, confermando la legittimità della valutazione delle prove da parte dei giudici di merito. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo all'applicazione dello ius superveniens sanzioni, cassando la sentenza e rinviando alla corte di secondo grado per la rideterminazione delle sanzioni in base alla normativa più favorevole sopravvenuta.
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Estratto di ruolo: quando si può impugnare? Cassazione
Una società impugnava diverse cartelle di pagamento dopo averne scoperto l'esistenza tramite un estratto di ruolo, lamentando vizi di notifica. La Corte di Cassazione, applicando la nuova normativa (art. 3-bis d.l. 146/2021), ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in casi tassativi che dimostrino un pregiudizio concreto e attuale per il contribuente, assente nel caso di specie, determinando un difetto di interesse ad agire.
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Ius superveniens: sanzioni fiscali e legge favorevole
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per fatture inesistenti. La Corte di Cassazione ha respinto la maggior parte dei motivi, confermando la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento e l'onere della prova. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle sanzioni, affermando che il principio dello ius superveniens impone l'applicazione della legge successiva più favorevole al contribuente, con rinvio al giudice di merito per il ricalcolo.
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