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Intimato — Anno 2025

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301 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Estinzione giudizio Cassazione: effetti della rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti, regolarmente accettata dalle controparti. La decisione si fonda sull'articolo 391 del Codice di Procedura Civile, che disciplina le conseguenze della rinuncia, inclusa l'assenza di una pronuncia sulle spese processuali tra le parti che hanno raggiunto l'accordo.
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Estinzione del giudizio: silenzio dopo la proposta
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio poiché la parte ricorrente non ha chiesto la decisione sul ricorso entro 40 giorni dalla comunicazione della proposta di definizione. Questo silenzio, secondo l'art. 380-bis c.p.c., equivale a una rinuncia, determinando l'estinzione del processo ai sensi dell'art. 391 c.p.c. Nessuna decisione è stata presa sulle spese, data l'assenza di attività difensiva della controparte.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Un soggetto, dopo aver impugnato una sentenza della Corte d'Appello, ha presentato una rinuncia al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte, verificata la conformità della rinuncia ai requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio con decreto, senza disporre sulle spese poiché la controparte non si era costituita.
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Correzione errore materiale: quando si rimedia un vizio
La Corte di Cassazione interviene con un'ordinanza per la correzione di un errore materiale. Il caso è peculiare perché la stessa ordinanza di correzione precedente conteneva un errore, citando un provvedimento sbagliato. La Corte, quindi, emette un nuovo provvedimento per rettificare un importo errato nelle spese legali, portandolo da €8,00 a €8.000,00, ripristinando la corretta statuizione e sottolineando l'importanza della precisione negli atti giudiziari.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un istituto di credito ha presentato una rinuncia al ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione, verificati i requisiti degli artt. 390 e 391 c.p.c., ha dichiarato l'estinzione del giudizio con decreto, senza disporre sulle spese data la mancata costituzione della controparte.
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Errore materiale: quando non si può correggere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la correzione di un errore materiale relativo alla liquidazione delle spese legali. I ricorrenti sostenevano che l'importo fosse sproporzionato rispetto al valore della causa. La Corte ha chiarito che contestare i criteri di valutazione del giudice non costituisce un errore materiale, bensì un "error in iudicando" (errore di giudizio), non emendabile con la procedura di correzione.
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Estinzione giudizio Cassazione: il silenzio che costa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della mancata richiesta di decisione da parte del ricorrente entro il termine di quaranta giorni dalla comunicazione della proposta di definizione agevolata del ricorso. Tale inerzia, secondo la Corte, equivale a una rinuncia tacita al ricorso, comportando l'estinzione giudizio Cassazione ai sensi degli artt. 380-bis e 391 c.p.c. Non è stata emessa alcuna statuizione sulle spese, data l'assenza di attività difensiva da parte degli intimati.
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Assegno di sede: Diritto alla revisione per docenti
Un gruppo di docenti operanti all'estero ha richiesto l'adeguamento del proprio assegno di sede a seguito di una svalutazione monetaria che ne aveva ridotto il potere d'acquisto. A differenza del personale diplomatico, la loro richiesta era stata respinta in appello. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, non ha emesso una decisione finale ma ha rinviato la causa a pubblica udienza per stabilire se esista un diritto all'adeguamento dell'assegno di sede anche in assenza di uno specifico provvedimento governativo.
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Estinzione giudizio Cassazione: silenzio e rinuncia
Un decreto della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze dell'inerzia del ricorrente a seguito di una proposta di definizione agevolata. Il mancato riscontro entro 40 giorni equivale a una rinuncia al ricorso, portando all'estinzione del giudizio di Cassazione e alla condanna alle spese. Il caso in esame vedeva contrapposti un contribuente e l'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
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Rinuncia al ricorso: come si estingue il giudizio
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'appellante e della contestuale accettazione della controparte. La decisione, basata sugli artt. 390 e 391 c.p.c., non prevede statuizioni sulle spese processuali data l'accettazione e la mancata costituzione di un terzo intimato.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un decreto della Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di una società. La Corte ha stabilito che non vi è luogo a provvedere sulle spese, poiché le controparti non hanno svolto attività difensiva. Questa decisione si fonda sull'applicazione dell'art. 391 cod. proc. civ., evidenziando le conseguenze procedurali della rinuncia all'impugnazione.
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Estinzione giudizio Cassazione: silenzio vale rinuncia
Il decreto analizza un caso di estinzione del giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione. A seguito di una proposta di definizione formulata ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., la parte ricorrente non ha richiesto una decisione entro il termine di 40 giorni. La Corte, applicando la norma, ha considerato il ricorso come rinunciato e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando come l'inerzia processuale possa avere conseguenze definitive.
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Reiterazione contratti a termine: la decadenza
Un lavoratore ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per l'abusiva reiterazione di contratti a termine per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: in caso di reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per l'impugnazione decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Tuttavia, nel caso specifico, il lavoratore non aveva rispettato nemmeno questo termine, portando all'inammissibilità della sua domanda.
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Estinzione ricorso Cassazione: silenzio che costa caro
Una società di trasporti ha presentato ricorso in Cassazione avverso una sentenza della Corte d'Appello. A seguito della proposta di definizione del giudizio formulata ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., la società non ha chiesto la decisione del ricorso nel termine di quaranta giorni. La Suprema Corte, interpretando tale silenzio come una rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del ricorso Cassazione, senza disporre sulle spese poiché la controparte non si era costituita.
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Critica dipendente datore di lavoro: i limiti online
Un dirigente medico ha pubblicato su Facebook una critica alle politiche sanitarie di risparmio, ricevendo una sanzione disciplinare dalla sua Azienda Sanitaria. La Corte d'Appello ha annullato la sanzione, ritenendo il post una generica disquisizione politica non direttamente riferibile al datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato questa visione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. Il caso definisce i confini del diritto di critica del dipendente verso il datore di lavoro, distinguendo tra legittima espressione di pensiero e offesa sanzionabile.
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Estinzione giudizio Cassazione: il silenzio vale rinuncia
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio perché il ricorrente non ha chiesto una decisione entro 40 giorni dalla proposta di definizione semplificata. La Corte ha interpretato il silenzio come una rinuncia implicita al ricorso, applicando l'art. 380-bis c.p.c. Questa decisione sottolinea l'importanza dei termini processuali e le conseguenze dell'inattività, portando alla definitiva estinzione del giudizio di Cassazione.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un ente comunale aveva presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Commissione Tributaria Regionale. Successivamente, lo stesso ente ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo il processo senza pronunciarsi sulle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
Un liquidatore giudiziale impugnava la quantificazione del proprio compenso ritenendola incongrua. Successivamente, presentava una dichiarazione di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia e della mancata costituzione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza entrare nel merito della questione.
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Estinzione ricorso Cassazione: il silenzio costa caro
Un contribuente ha impugnato una decisione della Commissione Tributaria Regionale. In Cassazione, è stata formulata una proposta di definizione semplificata. A causa del mancato riscontro del ricorrente entro 40 giorni, il procedimento è stato dichiarato concluso. Questo caso evidenzia come il silenzio possa portare all'estinzione del ricorso in Cassazione per presunta rinuncia, in base a quanto stabilito dall'art. 380-bis c.p.c.
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Estinzione del giudizio: guida all’art. 380-bis c.p.c.
Un cittadino ha presentato ricorso in Cassazione. A seguito della proposta di definizione del giudizio formulata dalla Corte, il ricorrente non ha richiesto una decisione entro il termine di 40 giorni. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, considerando il ricorso rinunciato per inerzia, in applicazione dell'art. 380-bis del codice di procedura civile. Non è stata emessa alcuna statuizione sulle spese legali.
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