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Intermediazione Finanziaria

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Per intermediazione finanziaria si intende l'intermediazione tra domanda e offerta di moneta e di strumenti finanziari.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Intermediazione finanziaria: investitore perde causa contro banca
Un investitore ha citato in giudizio la propria banca richiedendo il risarcimento dei danni per presunte irregolarità nelle operazioni di intermediazione finanziaria e difetto di informazione sui rischi. I giudici di merito hanno respinto la domanda, accertando l'adeguatezza degli investimenti effettuati rispetto al profilo del cliente. L'investitore ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la nullità degli acquisti e contestando le valutazioni dei giudici precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i motivi del ricorso: le censure tendevano a richiedere un inammissibile nuovo esame dei fatti e le domande di nullità erano state introdotte tardivamente soltanto in appello. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e del doppio contributo unificato.
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Nullità contratto-quadro: La Cassazione ribalta la sentenza sulla firma della Banca
Un investitore ha citato in giudizio una Banca per ottenere la nullità contratto-quadro e dei successivi ordini di acquisto di obbligazioni argentine, sostenendo la mancanza della firma della Banca sul contratto. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, dichiarando la nullità per difetto di forma scritta e condannando la Banca alla restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato questa decisione. Ha stabilito che, nell'intermediazione finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto-quadro è soddisfatto con la sola firma del cliente, purché il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia. Il consenso dell'intermediario può desumersi da comportamenti concludenti. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Obblighi informativi banca: l’esperienza dell’investitore cambia tutto?
Un investitore esperto aveva acquistato obbligazioni argentine tramite una banca. Inizialmente, un tribunale aveva condannato la banca per violazione degli obblighi informativi banca, riconoscendo un risarcimento. La Corte d'Appello, tuttavia, ribaltò la decisione. Essa ritenne che l'investitore, data la sua esperienza e propensione al rischio, non avesse subito alcun danno effettivo, avendo già recuperato l'importo investito vendendo i titoli. Inoltre, la Corte d'Appello criticò la sua condotta processuale. Giunto in Cassazione, l'erede dell'investitore ha rinunciato agli atti del giudizio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il processo, compensando interamente le spese legali tra le parti e chiarendo che non è dovuto il contributo unificato aggiuntivo in caso di estinzione.
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Contratto Investimento Nullo? La Firma della Banca non è Sempre Essenziale
Gli Investitori hanno citato in giudizio una Banca per la nullità del contratto di investimento in obbligazioni, sostenendo di aver subito perdite per informazioni incomplete. Il Tribunale ha respinto la loro domanda, ma la Corte d'Appello ha accolto il ricorso, condannando la Banca. La Banca ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando, tra l'altro, che la Corte d'Appello avesse erroneamente ritenuto necessaria la sua firma sul contratto quadro. La Cassazione ha accolto questo motivo, ribadendo che per la validità del contratto quadro di intermediazione finanziaria è sufficiente la firma dell'investitore e la forma scritta, mentre il consenso della banca può desumersi da comportamenti concludenti. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Conflitto d’interessi bancario: investitore risarcito, banca condannata
Due investitori hanno citato in giudizio una Banca per la sottoscrizione di quote di fondi comuni, lamentando la violazione delle norme sull'intermediazione finanziaria e un conflitto d'interessi bancario non adeguatamente evidenziato. La Banca, parte dello stesso gruppo della società di gestione del risparmio, non aveva fornito un'informativa chiara e graficamente evidente sul conflitto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della Banca, ribadendo che la violazione dell'obbligo di astensione in caso di conflitto d'interessi esclude la necessità di provare il nesso causale tra la violazione e il danno, ritenendolo "in re ipsa".
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Specificità dei motivi di appello e sconfitta del risparmiatore
Un investitore acquistava titoli obbligazionari che subivano un azzeramento di valore. L'erede dell'investitore chiedeva in giudizio il risarcimento dei danni e la restituzione delle somme versate alla banca intermediaria. La Corte di Appello rigettava le domande e dichiarava il ricorso inammissibile. L'erede proponeva ricorso per cassazione contro la decisione. La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di legittimità ha rilevato il difetto di specificità dei motivi di appello contestati nel primo motivo. La parte ricorrente ha omesso di trascrivere ed evidenziare con precisione le critiche specifiche rivolte alla prima sentenza. La conferma dell'inammissibilità dell'appello ha reso definitivo il verdetto, precludendo l'esame di tutte le altre doglianze sui contratti di investimento. L'erede perde il ricorso e deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Intermediazione finanziaria: risarcimento titoli
La Corte d'Appello ha esaminato la responsabilità di un istituto bancario nell'ambito dell'intermediazione finanziaria per la vendita di azioni illiquide senza adeguata informativa. La decisione conferma la responsabilità della banca per violazione degli obblighi di trasparenza, ma ricalcola il danno applicando il principio della compensatio lucri cum damno, sottraendo i dividendi percepiti e valutando i titoli al momento della consapevolezza del rischio da parte dell'investitore.
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Responsabilità dell’intermediario finanziario: firma e default
Due risparmiatori citano in giudizio una banca chiedendo la restituzione delle somme investite in bond argentini poi andati in default, lamentando la violazione dei doveri di informazione. Il Tribunale accoglie la domanda per responsabilità precontrattuale, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso dei risparmiatori. I giudici rilevano che i clienti avevano firmato una scheda informativa dichiarando un'elevata conoscenza degli strumenti finanziari e una discreta propensione al rischio. Di conseguenza, viene esclusa la responsabilità dell'intermediario finanziario per violazione degli obblighi informativi. La Cassazione ribadisce che non è possibile richiedere nel giudizio di legittimità una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti.
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Prescrizione del risarcimento danni: banca sconfitta dal default
Un risparmiatore ha citato in giudizio la propria banca chiedendo il ristoro delle perdite subite a causa dell'acquisto di obbligazioni argentine, avvenuto senza che l'istituto lo avesse informato dei reali rischi dell'operazione. La banca si è difesa eccependo la prescrizione del risarcimento danni, sostenendo che il termine di dieci anni dovesse decorrere dalla data di acquisto dei titoli. La Corte di Cassazione ha invece confermato che la prescrizione del risarcimento danni inizia a decorrere solo dal momento in cui il danno si manifesta concretamente nella sfera patrimoniale del cliente, ossia dalla data del default dello Stato argentino (dicembre 2001), quando l'investitore ha avuto effettiva percezione della perdita. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna al risarcimento.
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Intermediazione finanziaria: nullità degli acquisti
La Corte d'Appello di Firenze ha respinto il gravame di alcuni investitori che chiedevano la nullità degli acquisti azionari. Sebbene fosse stata precedentemente accertata l'invalidità del contratto quadro per altri titoli, i giudici hanno stabilito che l'intermediazione finanziaria richiede prove specifiche sulla mancanza di informazioni e sul nesso causale per annullare i singoli ordini d'acquisto.
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Attività finanziaria abusiva: il requisito del pubblico
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un soggetto condannato per attività finanziaria abusiva ai sensi dell'art. 132 del Testo Unico Bancario. Il ricorrente era stato accusato di aver svolto intermediazione finanziaria senza autorizzazione, ma la condotta era stata rivolta esclusivamente verso un singolo cliente. La Suprema Corte ha annullato la condanna, stabilendo che per configurare il reato è necessario il requisito della 'destinazione al pubblico'. Tale requisito implica che l'attività debba essere rivolta a un numero potenzialmente illimitato di soggetti, non potendosi ravvisare l'illecito penale in un rapporto isolato e predeterminato con un unico destinatario.
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Intermediazione finanziaria: validità contratti banca
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso di intermediazione finanziaria relativo alla validità di contratti quadro e operazioni in derivati (options). I ricorrenti avevano impugnato la decisione della Corte d'Appello che confermava la validità dei contratti bancari nonostante la mancata firma dell'intermediario e la presunta mancanza di causa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando in primis il difetto di rappresentanza di uno dei ricorrenti e, nel merito, la mancanza di specificità delle doglianze. È stato ribadito che la sottoscrizione del cliente e la consegna della copia sono sufficienti a integrare il requisito della forma scritta richiesto dal T.U.F.
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Intermediazione finanziaria: obblighi e rischi banca
Un investitore ha agito contro un istituto bancario per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un'operazione di intermediazione finanziaria. Il ricorrente sosteneva di non aver autorizzato per iscritto l'acquisto di titoli rivelatisi inadeguati e lamentava la mancanza di monitoraggio da parte della banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'intermediario aveva correttamente segnalato l'inadeguatezza dell'operazione e che l'investitore aveva comunque proceduto con ordine scritto. Inoltre, è stato escluso un obbligo di monitoraggio costante in assenza di specifici accordi contrattuali di consulenza continuativa.
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Intermediazione finanziaria: guida alla responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento danni proposta da due investitori contro un istituto di credito. Al centro della controversia vi era l'asserita mala gestio e la mancanza di informativa adeguata in merito a investimenti in strumenti derivati. La Corte ha ribadito che, in presenza di una intermediazione finanziaria documentata e di una profilatura di rischio elevata sottoscritta dai clienti, non sussiste responsabilità della banca se gli investitori non provano specifiche violazioni o carenze organizzative. È stata inoltre confermata l'inammissibilità di censure sui fatti in presenza di una doppia conforme.
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Intermediazione finanziaria: validità contratti banca
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due investitrici contro un istituto bancario in merito all'acquisto di obbligazioni Lehman Brothers. Il cuore della controversia riguardava la presunta nullità dei contratti per difetto di forma e la violazione degli obblighi informativi. La Suprema Corte ha ribadito che, in tema di intermediazione finanziaria, la mancata firma della banca sul contratto quadro non ne determina la nullità se vi è la firma del cliente e l'esecuzione del rapporto. Inoltre, le contestazioni sulla pericolosità dei titoli sono state ritenute infondate poiché, al momento dell'acquisto, l'emittente godeva di un rating elevato e non vi erano segnali di insolvenza percepibili.
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Obblighi informativi banca: guida al risarcimento
La Corte d'Appello ha condannato un istituto di credito al risarcimento dei danni per la violazione degli obblighi informativi banca. Il caso ha riguardato l'acquisto di azioni illiquide non quotate, dove l'intermediario ha omesso di fornire spiegazioni specifiche sui rischi, nonostante la firma di moduli di inadeguatezza prestampati.
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Contratto quadro nullo se firmato da un solo cointestatario
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito, dichiarando nullo un contratto quadro di intermediazione finanziaria perché sottoscritto da uno solo dei due cointestatari. Secondo la Corte, questa nullità formale travolge anche i successivi ordini di acquisto di titoli, come le obbligazioni di una nota società emittente poi fallita. La decisione sottolinea l'importanza della sottoscrizione di tutti gli investitori per la validità del contratto quadro.
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Responsabilità della banca: nesso con il promotore
La Cassazione conferma la responsabilità della banca per la truffa di un promotore finanziario ai danni di un cliente. È stato ritenuto sussistente il nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito e le mansioni del promotore, nonostante le modalità anomale di trasferimento fondi, poiché il cliente ha agito sulla base della fiducia riposta nel rapporto con la banca.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Cassazione, con l'ordinanza 8458/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario persistono anche dopo il Regolamento Consob 16190/2007. L'intermediario deve fornire informazioni dettagliate sui rischi specifici del prodotto, un dovere autonomo rispetto alla valutazione di appropriatezza. La semplice segnalazione di non appropriatezza non esonera la banca da questa responsabilità. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato il risarcimento a un investitore, riaffermando la centralità della trasparenza per una scelta consapevole.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4057/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario sussistono sempre, anche quando il rischio di default dell'emittente non è prevedibile al momento dell'investimento. Il caso riguardava dei risparmiatori che avevano acquistato titoli di stato argentini, subendo ingenti perdite a seguito della crisi finanziaria. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva escluso la responsabilità della banca, affermando che l'intermediario deve fornire tutte le informazioni necessarie per una scelta consapevole, a prescindere dalla rischiosità apparente del titolo.
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