LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Insolvenza

Pagina 2 di 10

186 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza
Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza, evidenziato da un grave deficit patrimoniale e dall'incapacità di onorare regolarmente le proprie obbligazioni verso terzi.
Continua »
Liquidazione giudiziale: quando viene dichiarata?
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società commerciale insolvente. La decisione è scaturita dal mancato deposito dei bilanci, dal superamento delle soglie dimensionali e dalla presenza di debiti certi verso ex dipendenti e istituti previdenziali.
Continua »
Azienda in crisi vs. PM: La Cassazione conferma la Legittimazione PM fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta di fallimento presentata dal Pubblico Ministero contro un'azienda in liquidazione. L'azienda contestava la validità della notitia decoctionis (informazione sull'insolvenza) acquisita dal PM tramite una relazione del curatore fallimentare e indagini per bancarotta. La Suprema Corte ha chiarito che la legittimazione PM fallimento non richiede una notitia criminis preventiva o una segnalazione specifica del giudice civile, ma può derivare da qualsiasi attività istituzionale del PM. Il reclamo contro la sentenza di fallimento permette una piena riesamina dei fatti.
Continua »
Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza
La Corte d'Appello di Trento ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società in liquidazione. Nonostante il tentativo della società di dimostrare una riduzione del debito tramite crediti verso terzi e garanzie immobiliari, i giudici hanno ritenuto il quadro contabile inattendibile e hanno rilevato debiti tributari superiori ai 95.000 euro, confermando l'insolvenza.
Continua »
Liquidazione giudiziale: criteri e presupposti
Il Tribunale di Bologna ha pronunciato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di un'impresa individuale operante nel settore dell'intrattenimento. La decisione scaturisce dal mancato pagamento di debiti superiori a 30.000 euro e dall'accertamento dello stato di insolvenza, evidenziato da pignoramenti infruttuosi e debiti erariali. Nonostante la mancata costituzione del debitore, i dati del Registro delle Imprese hanno confermato il superamento delle soglie dimensionali previste dal Codice della Crisi.
Continua »
Liquidazione giudiziale e insolvenza accertata
La Corte d'Appello di Brescia ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, ribaltando il precedente diniego. Anche se il credito era oggetto di un ricorso in Cassazione, la Corte ha ravvisato il fumus del diritto e uno stato di insolvenza manifesto, confermato dall'assenza di beni e dall'infruttuosità dei pignoramenti.
Continua »
Liquidazione giudiziale: apertura e presupposti
Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società di trasporti in stato di insolvenza irreversibile. La decisione si fonda su un'esposizione debitoria superiore a 13 milioni di euro e sull'impossibilità di far fronte alle obbligazioni correnti a causa della perdita dei principali rapporti commerciali. Il provvedimento conferma la sussistenza dei requisiti dimensionali previsti dal Codice della Crisi.
Continua »
Responsabilità dell’amministratore: conti falsi e risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore al risarcimento di oltre 1,3 milioni di euro a favore del fallimento della società. L'ex gestore aveva registrato fatture false per operazioni inesistenti e, nonostante l'azzeramento del capitale sociale dovuto a gravi perdite, aveva proseguito l'attività d'impresa anziché mettere in liquidazione la società. La Suprema Corte ha ribadito che la responsabilità dell'amministratore sussiste pienamente poiché la sua condotta ha causato il dissesto finanziario. Inoltre, i giudici hanno ritenuto corretto il calcolo del danno tramite il criterio dei netti patrimoniali, reso necessario dall'irregolarità delle scritture contabili. I versamenti dei soci non potevano considerarsi idonei a ripianare le perdite, mancando la prova che fossero conferimenti a fondo perduto.
Continua »
Iniziativa del pubblico ministero nel fallimento: stop al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società, rigettando il ricorso contro la decisione della Corte d'Appello. La procedura era nata dall'iniziativa del pubblico ministero nel fallimento, il quale aveva appreso lo stato di insolvenza da un'indagine penale a carico di terzi. La società contestava la legittimazione del magistrato a causa della segretezza degli atti d'indagine e sosteneva che la crisi fosse solo temporanea. I giudici hanno chiarito che il pubblico ministero può chiedere il fallimento ogni volta che viene a conoscenza del dissesto nell'esercizio delle sue funzioni, anche da indagini esterne. Inoltre, l'enorme sproporzione tra i debiti (oltre otto milioni di euro) e le entrate derivanti dall'affitto d'azienda ha confermato lo stato di insolvenza strutturale, rendendo definitivo il fallimento della società.
Continua »
Composizione negoziale della crisi: stop se c’è insolvenza
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di liquidazione giudiziale emessa su richiesta del Pubblico Ministero, sostenendo di aver diritto ad accedere alla composizione negoziale della crisi. La Corte d'Appello ha confermato la liquidazione giudiziale, rilevando uno stato di insolvenza irreversibile e l'uso strumentale della procedura negoziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che l'apertura della liquidazione giudiziale fa venir meno la composizione negoziale della crisi e rende inefficaci le relative misure protettive. I giudici di merito hanno il potere di valutare l'inammissibilità della procedura negoziale se manca ogni concreta prospettiva di risanamento.
Continua »
Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia al file scambiato
Una società in liquidazione ha richiesto la correzione errore materiale di un'ordinanza della Corte di Cassazione. Per un errore informatico di impaginazione, all'intestazione corretta era stato allegato il testo di un'altra causa del tutto estranea. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, stabilendo che lo scambio telematico di file costituisce un errore materiale rettificabile e non un vizio della decisione. Di conseguenza, i giudici hanno sostituito il testo errato con quello corretto, il quale dichiara inammissibile il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, confermando lo stato di insolvenza e condannando la stessa al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Fondo di Garanzia INPS: no al TFR se manca l’azione esecutiva
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento del datore di lavoro. Il fallimento era stato chiuso per mancanza di attivo prima ancora di verificare i debiti (stato passivo). La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che, in caso di chiusura anticipata del fallimento, il lavoratore non può rivolgersi direttamente all'istituto previdenziale. Prima di attivare il Fondo di Garanzia INPS, è indispensabile ottenere un titolo esecutivo e tentare l'esecuzione forzata contro il datore di lavoro o, se la società è cancellata, contro i soci. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
Continua »
Sospensione della provvisionale: negata senza prove sul danno
Un soggetto, condannato per l'incendio doloso di uno stabilimento balneare, ha richiesto la sospensione del pagamento di una provvisionale di 40.000 euro in favore delle parti danneggiate. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione invocando la sospensione dell'esecuzione civile. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta, chiarendo che la sospensione della provvisionale in sede di legittimità richiede la prova rigorosa di un grave e irreparabile danno. Questo danno si configura solo dimostrando il rischio di insolvenza del creditore o il totale collasso del patrimonio del debitore. La semplice menzione dell'importo da pagare non è sufficiente a dimostrare tale pregiudizio. Di conseguenza, l'istanza è stata respinta e il pagamento resta dovuto.
Continua »
Fondo di Garanzia INPS: TFR dovuto anche dopo l’affitto d’azienda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere il TFR dal Fondo di Garanzia INPS. Il lavoratore, dopo un periodo di affitto di ramo d'azienda, era tornato alle dipendenze del datore di lavoro originario a seguito di retrocessione. Successivamente, quest'ultimo era fallito, determinando la cessazione del rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha chiarito che il Fondo di Garanzia INPS deve intervenire poiché l'insolvenza si è verificata in capo al datore di lavoro effettivo al momento della cessazione del rapporto, escludendo la responsabilità solidale dell'affittuaria tornata in bonis.
Continua »
Sì al fallimento senza risoluzione del concordato
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto un importante contrasto relativo alla possibilità di dichiarare il fallimento senza risoluzione del concordato preventivo omologato. Nel caso in esame, la Corte d'Appello aveva revocato la dichiarazione di fallimento di una società debitrice, ritenendo necessaria la preventiva risoluzione dell'accordo concordatario. Il Fallimento ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che se il debitore si dimostra insolvente nel pagamento dei debiti concordatari, può essere dichiarato fallito su istanza dei creditori, del Pubblico Ministero o sua propria, anche prima e indipendentemente dalla formale risoluzione dell'accordo. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Accertamento anticipato: le fatture false battono i 60 giorni
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento anticipato nei confronti di una società prima della scadenza del termine di sessanta giorni dal verbale di verifica. L'ufficio contestava l'uso di fatture false per oltre 540.000 euro. I giudici di merito avevano annullato l'atto ritenendo insussistente l'urgenza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha stabilito che la gravità delle violazioni, come l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e la loro rilevanza penale, può costituire di per sé una valida ragione d'urgenza per derogare al termine di garanzia. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame che verifichi la sussistenza di tale urgenza nel caso specifico.
Continua »
Liquidazione giudiziale: guida alla procedura
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società che, inizialmente orientata verso il concordato semplificato, ha poi rinunciato a tale percorso. Verificato il superamento delle soglie dimensionali e lo stato di insolvenza, l'organo giudicante ha nominato un curatore e stabilito le tempistiche per l'esame dei crediti.
Continua »
Conversione pena pecuniaria: nullatenente con 3 auto paga col carcere
Un uomo, formalmente nullatenente ma proprietario di tre veicoli e con precedenti per reati redditizi come lo spaccio, non paga una multa di 16.000 euro. Il tribunale dispone la conversione della pena pecuniaria in 65 giorni di semilibertà. L'uomo si oppone, sostenendo di essere impossibilitato a pagare. La Corte di Cassazione conferma la decisione: la proprietà di beni e i precedenti per reati che generano profitto sono sufficienti a far presumere che il soggetto abbia risorse economiche nascoste. Il mancato pagamento non è quindi visto come un'impossibilità (insolvibilità), ma come una scelta colpevole (insolvenza), giustificando la conversione nella sanzione più severa della semilibertà anziché in lavori socialmente utili.
Continua »
Crisi d’impresa: il termine perentorio blocca il salvataggio
La Corte di Cassazione ha confermato la liquidazione giudiziale di un'azienda, respingendo il suo tentativo di accedere a una procedura di salvataggio. La richiesta dell'azienda era stata presentata oltre la prima udienza del procedimento avviato dagli ex dipendenti. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il termine perentorio nella crisi d'impresa, fissato alla prima udienza per presentare domande alternative alla liquidazione, è assoluto e invalicabile. Questa rigidità serve a evitare abusi e ritardi procedurali, garantendo una rapida definizione della sorte dell'impresa insolvente. L'azienda ha perso la sua occasione per negoziare.
Continua »
Multa non pagata: la proprietà di un’auto non nega l’insolvibilità
Un uomo, condannato al pagamento di una multa di 24.000 euro, non riesce a saldare il debito. Il Magistrato di sorveglianza converte la sanzione in semilibertà, presumendo che avesse i mezzi per pagare sulla base della titolarità di alcuni veicoli e di precedenti penali. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla **conversione pena pecuniaria per insolvibilità**: non si può negare la reale impossibilità economica di una persona basandosi su indizi astratti e incompleti. Il giudice deve valutare prove concrete e attuali, come la documentazione che dimostra la perdita di possesso dei veicoli e un reddito esiguo, senza fare supposizioni su ipotetici guadagni illeciti. La valutazione deve essere rigorosa e basata sui fatti.
Continua »