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Indennità Di Preavviso

22 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Somma di denaro che una parte deve corrispondere all'altra in caso di recesso da un contratto (come quello di lavoro) senza rispettare il periodo di preavviso stabilito dalla legge o dal contratto collettivo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia diritti lavoratore: valida la conciliazione, no al ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Lavoratrice che contestava la validità di una rinuncia diritti lavoratore. La Lavoratrice aveva firmato un verbale di conciliazione in sede sindacale, rinunciando all'indennità di mancato preavviso e all'impugnazione del licenziamento collettivo. Ella sosteneva che il suo consenso fosse viziato da minacce e raggiri. I giudici di merito avevano già escluso tali vizi e la validità dell'accordo. La Cassazione ha confermato che la Lavoratrice poteva liberamente disporre del diritto di impugnare il licenziamento e che la conciliazione era valida.
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Nullità dell’assunzione pubblica: stop a reintegra e preavviso
Una società a totale controllo pubblico, incaricata della gestione del trasporto locale, ha assunto un dipendente senza bandire una procedura selettiva trasparente e pubblica. In seguito, l'azienda ha interrotto il rapporto di lavoro eccependo la nullità dell'assunzione per violazione delle norme imperative sulle assunzioni nelle aziende a controllo pubblico. Il dipendente ha impugnato il licenziamento chiedendo la reintegrazione e l'indennità sostitutiva del preavviso. La Corte di Cassazione ha confermato la radicale nullità del contratto. L'assenza di selezione pubblica impedisce la nascita di un valido contratto di lavoro subordinato. Di conseguenza, il rapporto resta un mero fatto e non spetta alcuna indennità di preavviso al lavoratore.
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Dimissioni per giusta causa dell’agente: scorporo non basta
Un Agente ha rassegnato le sue "Dimissioni per giusta causa dell'agente" dopo che la sua Azienda aveva ridotto il suo portafoglio clienti (scorporo territoriale). L'Agente ha chiesto indennità aggiuntive, sostenendo che lo scorporo giustificasse la sua immediata partenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agente. Ha confermato che lo scorporo era una facoltà contrattuale dell'Azienda. L'Agente aveva accettato le indennità e continuato il rapporto per mesi prima di dimettersi. Questo ha escluso la "giusta causa" e il requisito di immediatezza. Non era inoltre possibile cambiare la base legale della domanda in appello.
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Clausola risolutiva contratto agenzia: quando il finanziamento va restituito
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore, ex agente di una Banca, i cui eredi contestavano la richiesta di restituzione anticipata di un finanziamento. Questo finanziamento era collegato al contratto di agenzia e destinato a supportare l'attività del Lavoratore. La Banca aveva risolto il contratto di agenzia e, di conseguenza, richiesto la restituzione del finanziamento, basandosi su una clausola risolutiva nel contratto. Gli eredi sostenevano la nullità di tale clausola, considerandola una condizione meramente potestativa. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della clausola risolutiva contratto agenzia. Ha riconosciuto il collegamento funzionale tra il finanziamento e l'attività di agenzia, ritenendo che la cessazione di quest'ultima rendesse privo di scopo il finanziamento, senza che la clausola fosse arbitraria.
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Licenziamento del dirigente: crisi d’impresa e costi
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del recesso intimato a un manager aziendale da parte degli organi della procedura concorsuale. La controversia è scaturita dalla decisione della curatela fallimentare di risolvere il rapporto di lavoro del manager per esigenze di contenimento dei costi di gestione, avocando a sé i compiti direttivi strategici durante la fase di liquidazione. Il manager ha impugnato il provvedimento, sostenendo la natura ritorsiva e discriminatoria dell'espulsione, oltre alla carenza di adeguate ragioni economiche e organizzative. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, chiarendo che la soppressione della posizione e la redistribuzione interna delle mansioni direttive integrano pienamente la nozione di giustificatezza. Di conseguenza, il licenziamento del dirigente è stato ritenuto valido, con condanna del ricorrente alle spese processuali.
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Contratto di agenzia: recesso illegittimo ma indennità ridotte
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di un'azienda produttrice e di una società di distribuzione legati a un contratto di agenzia. La preponente aveva interrotto il rapporto lamentando un calo delle vendite e violazioni igienico-sanitarie. I giudici hanno confermato l'illegittimità del recesso per mancanza di giusta causa, condannando la preponente a pagare le indennità di preavviso e di clientela. Al contempo, è stata esclusa la continuità con precedenti rapporti risalenti agli anni settanta, limitando il calcolo delle indennità al periodo successivo al 2003. Entrambe le parti vedono respinte le proprie pretese aggiuntive.
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Indennità di fine rapporto agenzia: guida al recesso
Una recente sentenza ha stabilito che il mancato raggiungimento dei target di vendita non costituisce automaticamente una giusta causa di recesso. Il giudice ha condannato la mandante al pagamento dell'indennità di fine rapporto agenzia e del preavviso, poiché lo scostamento dagli obiettivi non era grave né imputabile a negligenza, specialmente in un contesto di riorganizzazione aziendale.
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Dimissioni per giusta causa: l’accordo che ferma la Cassazione
Un lavoratore, a seguito di demansionamento, ha presentato dimissioni per giusta causa, ottenendo in Appello il diritto al risarcimento del danno e all'indennità di preavviso. L'Azienda ha impugnato la decisione in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, non ha deciso nel merito della questione ma ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo definitivamente la controversia legale e stabilendo che ogni parte pagasse le proprie spese legali.
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Differenze retributive: azienda condannata e ricorso respinto
Una società in liquidazione è stata condannata a pagare oltre 200.000 euro a un ex dipendente per differenze retributive, TFR e indennità di preavviso. Il datore di lavoro ha presentato ricorso in Cassazione lamentando errori nel calcolo delle somme, in particolare l'inclusione dei ratei di tredicesima nel preavviso e dello straordinario nel TFR. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i motivi di ricorso. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare le assenze del lavoratore spetta al datore e che la mancata contestazione specifica delle motivazioni dei giudici di merito preclude il riesame in sede di legittimità. La decisione conferma la condanna basata sulla parola_chiave differenze retributive.
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Indennità di preavviso e licenziamento illegittimo
La Corte d'Appello di Milano ha stabilito che l'indennità di preavviso è pienamente cumulabile con il risarcimento per licenziamento illegittimo. Il caso riguardava un dirigente licenziato per una giusta causa rivelatasi insussistente; la Corte ha chiarito che il preavviso tutela la continuità reddituale, mentre il risarcimento sanziona l'illegittimità del recesso.
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Incentivo all’esodo: accordo individuale vs sindacale
Un lavoratore ha richiesto l'erogazione dell'incentivo all'esodo previsto da un accordo sindacale aziendale dopo la chiusura di una sede operativa. Tuttavia, la Corte ha accertato che il dipendente aveva stipulato un accordo individuale separato e autonomo con la società per facilitare la sua assunzione presso un nuovo datore di lavoro. Tale intesa privata prevedeva la rinuncia al trasferimento e la cessazione anticipata del rapporto. La Cassazione ha confermato che l'esistenza di questo patto autonomo esclude l'applicazione automatica dei benefici collettivi, dichiarando il ricorso inammissibile poiché volto a una revisione dei fatti già accertati nei gradi di merito.
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Onere della prova agente: commissioni e preavviso
Un agente ha richiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per crediti relativi a provvigioni e indennità di preavviso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che se il contratto di agenzia subordina la provvigione al pagamento da parte del cliente, l'onere della prova agente consiste nel dimostrare tale pagamento. La Corte ha inoltre ribadito che le fatture non costituiscono prova piena nei confronti della procedura concorsuale e che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito, se logica, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto, dovuta a un fatto riconducibile al datore di lavoro, non costituisce una risoluzione consensuale. La Suprema Corte ha inoltre confermato la natura retributiva dell'indennità, estendendo la responsabilità solidale per il suo pagamento a tutta la filiera dell'appalto, inclusa la società committente.
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Agente monomandatario: indennità e decisione Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27355/2024, ha stabilito una distinzione cruciale tra agente con patto di esclusiva e agente monomandatario. La Corte ha chiarito che un agente con un semplice divieto di concorrenza non è automaticamente un agente monomandatario, e ciò incide sull'importo dell'indennità di preavviso dovuta. È stato accolto il ricorso della società preponente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando per una nuova determinazione. È stato invece respinto il motivo relativo alla quantificazione dell'indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c.
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Indennità di preavviso agenti: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12860/2024, ha affrontato il caso di un'agente di commercio licenziata per un presunto storno di clienti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito sull'insussistenza della giusta causa, ma ha accolto il ricorso dell'agente riguardo al calcolo dell'indennità di preavviso. È stato stabilito che tale indennità deve essere calcolata su una base diversa rispetto a quella di fine rapporto (ex art. 1751 c.c.), correggendo così un errore della Corte d'Appello e rinviando per la corretta quantificazione.
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Trasferimento d’azienda: continuità e diritti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7177/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda, anche da un'impresa in fallimento, il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società senza soluzione di continuità. Di conseguenza, la lavoratrice che aveva richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per crediti da lavoro, inclusa l'indennità di preavviso, ha visto il suo ricorso respinto. La Corte ha chiarito che, se un accordo sindacale prevede la continuità del rapporto, non si verifica alcuna cessazione e, pertanto, non sorge il diritto a tale indennità nei confronti della società cedente.
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Indennità di preavviso: quando non è dovuta?
In caso di dimissioni del lavoratore, se il datore di lavoro rinuncia al periodo di preavviso, non è tenuto a corrispondere la relativa indennità sostitutiva. La Corte di Cassazione chiarisce che il preavviso è un diritto della parte che subisce il recesso (il datore di lavoro in caso di dimissioni), la quale può liberamente rinunciarvi senza che ciò faccia sorgere un obbligo di pagamento. La natura del preavviso è obbligatoria, non reale, consentendo al datore di lavoro di accettare la cessazione immediata del rapporto senza oneri economici.
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Indennità di preavviso: sì al cumulo con il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3247/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di licenziamento illegittimo. Anche se al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria definita "onnicomprensiva", questa non assorbe l'indennità di mancato preavviso. La Corte ha chiarito che le due tutele hanno funzioni diverse e tra loro compatibili: la prima sanziona l'illegittimità del recesso, mentre la seconda compensa il danno economico derivante dalla sua improvvisa risoluzione. Pertanto, in caso di licenziamento illegittimo intimato senza il dovuto preavviso, il lavoratore ha diritto a entrambe le indennità.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso è dovuta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto è considerata un recesso unilaterale del primo datore di lavoro, non una risoluzione consensuale. L'assenza di un periodo di disoccupazione non elimina il diritto a percepire tale indennità.
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Rinuncia preavviso datore: quando è valida la volontà?
Un'azienda ricorre in Cassazione dopo che le è stata negata l'indennità di preavviso da un dipendente dimissionario. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta dell'azienda di restituzione immediata dei beni aziendali costituisce una plausibile accettazione delle dimissioni immediate. Questa azione configura una rinuncia preavviso datore di lavoro, trasformando la risoluzione in consensuale. Inoltre, l'azienda non ha interesse ad agire per contestare la mancata convalida formale delle dimissioni, procedura posta a tutela esclusiva del lavoratore.
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