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Indennità di preavviso e licenziamento illegittimo

La Corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’indennità di preavviso è pienamente cumulabile con il risarcimento per licenziamento illegittimo. Il caso riguardava un dirigente licenziato per una giusta causa rivelatasi insussistente; la Corte ha chiarito che il preavviso tutela la continuità reddituale, mentre il risarcimento sanziona l’illegittimità del recesso.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI MILANO N. 396 2026 - N. R.G. 00001278 2025 DEPOSITO MINUTA 02 04 2026 PUBBLICAZIONE 03 04 2026
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Pubblicato il 11 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Indennità di preavviso: il diritto del lavoratore nel licenziamento illegittimo

In una recente e significativa pronuncia, la Corte d’Appello di Milano è tornata a fare chiarezza su un tema fondamentale per i lavoratori: la spettanza dell’indennità di preavviso quando il licenziamento viene dichiarato privo di giusta causa. Troppo spesso, infatti, si ritiene erroneamente che le tutele risarcitorie escludano il diritto a percepire le mensilità di preavviso.

Il caso: dal licenziamento in tronco alla vittoria in appello

La vicenda ha avuto origine dal licenziamento per giusta causa di un dipendente con mansioni di store manager. Il Tribunale, in primo grado, aveva già accertato l’illegittimità del licenziamento, poiché le contestazioni mosse dall’azienda erano risultate infondate e non provate. Tuttavia, il primo giudice aveva negato al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso, sostenendo che tale voce spettasse solo in caso di licenziamento legittimo.

Il lavoratore, ritenendo tale interpretazione giuridicamente errata, ha proposto appello lamentando la violazione dell’Art. 2118 del Codice Civile. Secondo la tesi difensiva, una volta accertato che non vi era una causa tale da giustificare l’interruzione immediata del rapporto, l’azienda avrebbe dovuto concedere il preavviso o, in mancanza, pagarne l’indennità.

La cumulabilità dell’indennità di preavviso

La Corte d’Appello di Milano ha accolto integralmente il ricorso, ribadendo un principio sancito dalla Cassazione: l’indennità sostitutiva del preavviso e il risarcimento per il licenziamento illegittimo hanno finalità completamente diverse e sono quindi cumulabili.

In particolare, la Corte ha sottolineato che:

  1. Il preavviso serve a garantire al lavoratore un tempo minimo per riorganizzarsi e cercare una nuova occupazione.
  2. L’indennità risarcitoria sanziona invece l’assenza di un motivo valido per il licenziamento.

Se il licenziamento avviene senza giusta causa, il recesso è considerato “in tronco”, privando improvvisamente il lavoratore dei mezzi di sussistenza. Questo impone al datore di lavoro l’obbligo di corrispondere l’indennità sostitutiva pari alle mensilità previste dal contratto collettivo.

le motivazioni

I giudici milanesi hanno motivato la decisione richiamando il consolidato orientamento della Suprema Corte (da ultimo l’ordinanza n. 3247/2024). È stato chiarito che, nel rapporto a tempo indeterminato, il preavviso è la regola generale e solo la sussistenza di una reale giusta causa può escluderlo. Quando il giudice accerta che la giusta causa non esisteva, il licenziamento rimane efficace nel risolvere il rapporto, ma diventa ingiustificato. Poiché non c’è una causa che autorizzi la rottura immediata, scatta automaticamente l’obbligo di pagare il mancato preavviso. Negare tale diritto significherebbe avallare un comportamento illogico: se il licenziamento fosse stato legittimo (ma con preavviso), il datore non avrebbe pagato nulla in più, mentre l’illegittimità accertata deve necessariamente comportare il ripristino di tutti i diritti economici del lavoratore.

le conclusioni

In conclusione, la Corte d’Appello ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado, condannando l’azienda a pagare al lavoratore una somma pari a due mensilità (oltre 5.600 euro) a titolo di indennità sostitutiva del preavviso. Questa decisione conferma che il lavoratore licenziato ingiustamente ha diritto a una protezione economica integrale, che copra sia il danno per la perdita del posto (indennità risarcitoria), sia il danno economico derivante dall’immediatezza della cessazione del rapporto. Per le aziende, ciò rappresenta un monito a valutare con estrema attenzione la solidità delle contestazioni disciplinari prima di procedere a licenziamenti in tronco, onde evitare pesanti condanne pecuniarie aggiuntive.

L’indennità di preavviso spetta se ricevo un risarcimento per licenziamento illegittimo?
Sì, l’indennità di preavviso è cumulabile con l’indennità risarcitoria prevista per i licenziamenti illegittimi, poiché le due somme coprono danni differenti: la perdita improvvisa del reddito e l’assenza di giustificato motivo.

Cosa succede se l’azienda mi licenzia per giusta causa ma il giudice dice che non esiste?
Il giudice dichiara il licenziamento illegittimo e condanna l’azienda a pagarti un risarcimento economico e l’indennità sostitutiva del preavviso, poiché la mancanza di giusta causa rende obbligatorio il periodo di preavviso.

Chi deve pagare le spese legali in caso di vittoria in appello sul preavviso?
Il datore di lavoro che perde la causa viene solitamente condannato a rimborsare le spese legali sostenute dal lavoratore per entrambi i gradi di giudizio, in base al principio della soccombenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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