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Indennità Di Avviamento

40 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Somma di denaro che il locatore deve corrispondere al conduttore alla cessazione di un contratto di locazione commerciale, per la perdita del valore dell'attività legato alla sua posizione. Non è dovuta se la cessazione avviene per colpa del conduttore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Offerta Indennità Avviamento: Chiave per il Risarcimento Danni Locazione Commerciale
Un proprietario ha chiesto il risarcimento danni per la mancata restituzione di un immobile commerciale da parte degli inquilini. Questi ultimi si difendevano sostenendo di non aver ricevuto l'indennità di avviamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che un'offerta reale valida dell'indennità di avviamento, anche se non include gli interessi, è sufficiente a far scattare la mora degli inquilini. Questo permette al proprietario di richiedere il risarcimento danni locazione commerciale per il ritardo nella restituzione. La sentenza impugnata, che aveva richiesto l'inclusione degli interessi nell'offerta, è stata cassata e il caso rinviato per una nuova valutazione.
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Disdetta del Locatore: il Silenzio non Fa Perdere l’Indennità di Avviamento Commerciale
Un proprietario ha dato disdetta a un inquilino di un locale commerciale. Successivamente, il proprietario ha chiesto all'inquilino se volesse prorogare il contratto. L'inquilino non ha risposto. Il proprietario ha agito per il rilascio dell'immobile. L'inquilino ha chiesto il pagamento dell'indennità di avviamento commerciale. I giudici di merito hanno riconosciuto il diritto all'indennità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il silenzio dell'inquilino dopo la disdetta del proprietario non equivale a una rinuncia al diritto all'indennità di avviamento commerciale.
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Indennità o corrispettivo? La Cassazione chiarisce l’IVA su indennità di risoluzione
Un'Azienda, conduttrice di un immobile commerciale, ha ricevuto una somma ingente da un'altra Azienda, acquirente dell'immobile. Questo pagamento era destinato a compensare la risoluzione anticipata del contratto di locazione, la rinuncia al diritto di prelazione e la perdita di avviamento commerciale, facilitando la vendita dell'immobile. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento, recuperando l'IVA su tale importo, ritenendolo un corrispettivo per una prestazione di servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la somma versata per la risoluzione anticipata e la rinuncia ai diritti costituisce una prestazione di servizi soggetta a IVA su indennità di risoluzione.
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Rinuncia Indennità di Avviamento: La Cassazione tutela il Conduttore
Un'azienda conduttrice di un immobile commerciale ha rinunciato alla sua indennità di avviamento in una clausola del contratto di locazione. Dopo la scadenza, il locatore ha pagato la prima indennità, ma l'azienda ha chiesto anche la seconda, sostenendo la nullità della clausola di rinuncia. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia all'indennità di avviamento, se inserita nel contratto iniziale senza un chiaro vantaggio reciproco per il conduttore (come un canone ridotto), è nulla. La sentenza precedente è stata annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione, riconoscendo il diritto del conduttore all'indennità.
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Affitto d’azienda: niente indennità se c’è recesso anticipato
Un'azienda affittuaria chiede il pagamento dell'indennità di avviamento concordata nel contratto di affitto d'azienda. Tuttavia, il rapporto si interrompe anticipatamente a causa del recesso della stessa affittuaria. La Corte d'appello rigetta la domanda, interpretando la clausola contrattuale nel senso che l'indennità spetta solo alla naturale scadenza del rapporto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità confermano che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito. Quest'ultimo ha correttamente applicato le regole di interpretazione sistematica, rilevando l'ambiguità dell'espressione "conclusione del contratto" e chiarendo che essa si riferiva alla scadenza naturale e non al recesso anticipato. Di conseguenza, l'affittuaria perde la causa e non ha diritto ad alcun indennizzo.
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Eccezione di inadempimento: locale allagato e affitto ridotto
Un'azienda proprietaria ha intimato lo sfratto a un inquilino commerciale per il mancato pagamento dei canoni. L'inquilino si è opposto sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché il magazzino interrato presentava gravi infiltrazioni d'acqua e muffa che danneggiavano la merce. La Corte d'Appello ha dato ragione all'inquilino, riducendo il canone del 30% e condannando la proprietaria a pagare l'indennità di avviamento commerciale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della proprietaria. La Suprema Corte ha ribadito che l'inquilino può legittimamente ridurre o sospendere il canone se il proprietario non mantiene i locali in stato da servire all'uso pattuito.
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Indennità di avviamento commerciale: no ai canoni se non pagata
Una coerede, subentrata nel contratto di locazione commerciale dopo la morte dell'originaria proprietaria, pretendeva il pagamento dei canoni per il periodo successivo alla scadenza del contratto. La società conduttrice aveva trattenuto l'immobile poiché non aveva ricevuto l'indennità di avviamento commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della locatrice. I giudici hanno stabilito che, in caso di successione nel contratto, ogni coerede può agire autonomamente in giudizio senza dover coinvolgere tutti gli altri eredi. Inoltre, la ritenzione dell'immobile da parte dell'inquilino è pienamente legittima finché il proprietario non versa l'indennità di avviamento commerciale dovuta per legge. Di conseguenza, l'inquilino non deve risarcire alcun danno per il ritardo nella riconsegna dei locali né pagare i canoni per quel periodo, salvo prova di un effettivo utilizzo del bene.
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Indennità di avviamento: nessun taglio per l’impresa familiare
Il caso riguarda il calcolo dell'indennità di avviamento dovuta al gestore uscente di una farmacia, organizzata come impresa familiare. Il nuovo gestore sosteneva che dal reddito imponibile utile al calcolo dell'indennità si dovesse sottrarre la quota spettante alla moglie del titolare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore uscente, stabilendo che per l'impresa familiare non è ammessa alcuna deduzione dal reddito complessivo per il lavoro svolto dai familiari. L'indennità di avviamento deve quindi essere calcolata sulla somma totale degli utili spettanti a tutti i componenti dell'impresa, senza decurtazioni. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Affitto Ramo d’Azienda: Nega Rinnovo ma Non Paga? La Cassazione
Una società proprietaria di un immobile nega il rinnovo della locazione a un'azienda di abbigliamento, dichiarando di voler avviare una propria attività. In questo modo, evita di pagare le sanzioni previste. Tuttavia, invece di gestire direttamente il negozio, lo concede in affitto di ramo d'azienda a un terzo. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa mossa non è valida. L'affitto ramo d'azienda e locazione non sono la stessa cosa: il proprietario non sta esercitando un'attività in proprio. Di conseguenza, la società conduttrice che ha dovuto lasciare i locali ha diritto al risarcimento del danno.
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Sublocazione e lavori: quando lo sconto sul canone è tassato
Una contribuente aveva sublocato un immobile, accordando al nuovo inquilino uno sconto sul canone in cambio dell'esecuzione di lavori di miglioria. L'Agenzia delle Entrate ha considerato il valore di tali lavori come un reddito imponibile. La Corte di Cassazione ha confermato la pretesa del Fisco, stabilendo un principio chiave sulla tassazione redditi da sublocazione. I giudici hanno chiarito che qualsiasi vantaggio economico, anche non in denaro, ottenuto da una sublocazione costituisce reddito e deve essere tassato. La Corte ha specificato che tali proventi rientrano nei 'redditi diversi' e non nei 'redditi fondiari', poiché la contribuente non era proprietaria dell'immobile. Di conseguenza, il ricorso della contribuente è stato respinto.
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Rinuncia Indennità Avviamento: Valida se in un Accordo Successivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia all'indennità di avviamento da parte dell'inquilino è valida se avviene dopo la conclusione del contratto di locazione. Il caso riguardava una società alberghiera che, per risolvere una controversia con il proprietario e ottenere una proroga, aveva rinunciato all'indennità. La Cassazione ha chiarito che il divieto di rinuncia (art. 79, L. 392/78) si applica solo agli accordi preventivi, stipulati all'inizio del rapporto per proteggere l'inquilino in posizione di debolezza. Un accordo transattivo successivo, in cui l'inquilino dispone di un diritto già sorto in cambio di un vantaggio, è invece pienamente legittimo. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato nullo l'accordo.
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Lavori in affitto: negato il rimborso migliorie locazione
La Corte di Cassazione nega il diritto al rimborso migliorie locazione a un inquilino che aveva eseguito lavori sull'immobile. La decisione si fonda sulla totale assenza di prove riguardo ai costi sostenuti e, soprattutto, sulla mancata dimostrazione del consenso del proprietario. Senza questi due elementi fondamentali, l'inquilino non può pretendere alcuna somma. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di indennità di avviamento, considerando le opere come abusive. L'esito finale è che l'inquilino non solo non ottiene alcun rimborso, ma viene anche condannato a pagare le spese legali.
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Indennità di avviamento: prova della vendita al dettaglio
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società conduttrice che richiedeva il pagamento della indennità di avviamento a seguito della cessazione di una locazione commerciale. Il punto centrale della controversia riguarda l'uso promiscuo dell'immobile, destinato sia alla vendita all'ingrosso che al dettaglio. I giudici hanno stabilito che, in presenza di attività miste, il conduttore ha l'onere di provare che l'attività di vendita al dettaglio sia prevalente rispetto a quella all'ingrosso. La semplice previsione contrattuale di contatti con il pubblico è stata considerata una mera dichiarazione di intenti, insufficiente a dimostrare l'effettivo svolgimento dell'attività necessaria per ottenere l'indennità.
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Indennità di avviamento: guida alla rinuncia agli atti
Una società conduttrice ha impugnato un decreto ingiuntivo relativo al pagamento dell'indennità di avviamento commerciale per oltre 36.000 euro. Dopo i rigetti in primo e secondo grado, la società ha presentato ricorso in Cassazione contestando la violazione dell'Art. 34 della Legge 392/1978. Durante il procedimento di legittimità, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia agli atti, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato in caso di rinuncia accettata.
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Indennità di avviamento: quando non spetta al bar
Una società di gestione bar ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento dell'indennità di avviamento commerciale a seguito della cessazione del rapporto di godimento di un chiosco. Mentre il Tribunale aveva accolto la domanda, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, qualificando il rapporto come concessione di bene pubblico e rilevando l'inadempimento della società nel pagamento dei canoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetti nella produzione documentale, confermando che l'indennità di avviamento non è dovuta se il contratto cessa per colpa del conduttore.
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Indennità di avviamento: nullità della rinuncia
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della clausola con cui un conduttore rinuncia preventivamente all'**indennità di avviamento** in cambio di una riduzione del canone di locazione commerciale. Tale pattuizione viola l'art. 79 della Legge 392/1978, rendendo lo sconto sul canone inopponibile all'Amministrazione Finanziaria. Di conseguenza, il locatore è tenuto a dichiarare e pagare le imposte sul canone pieno pattuito, poiché la riduzione è priva di causa giuridica valida e non rileva ai fini della determinazione del reddito imponibile.
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Locazione commerciale: stop a sconti su tasse e canoni
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale ai danni di una proprietaria che aveva dichiarato canoni ridotti per una locazione commerciale. La riduzione del canone era stata pattuita in cambio della rinuncia preventiva del conduttore all'indennità di avviamento. I giudici hanno stabilito che tale rinuncia è nulla per violazione di norme imperative, rendendo fiscalmente inopponibile la riduzione del canone. Di conseguenza, le imposte devono essere calcolate sull'importo pieno del canone pattuito, poiché la locazione commerciale non ammette deroghe ai diritti minimi del conduttore prima che il rapporto sia sorto.
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Diritto di ritenzione: limiti verso il nuovo acquirente
La Corte di Cassazione affronta il caso di un conduttore che invoca il diritto di ritenzione di un immobile commerciale, acquistato all'asta, per il mancato pagamento dell'indennità di avviamento da parte del precedente proprietario. La questione riguarda l'opponibilità di tale diritto verso terzi acquirenti.
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Diniego rinnovo locazione: è valido durante pignoramento?
Una società conduttrice di un immobile commerciale ha contestato il diniego di rinnovo della locazione, sostenendo la sua invalidità in quanto comunicato dal proprietario-locatore mentre l'immobile era sottoposto a pignoramento. Dopo la conferma della validità del diniego da parte dei giudici di merito, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di particolare importanza per l'uniforme interpretazione della legge (rilevanza nomofilattica) e ha rinviato la causa a una pubblica udienza per la decisione.
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Indennità avviamento farmacia: i criteri di calcolo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per il calcolo dell'indennità di avviamento farmacia in caso di gestione inferiore a cinque anni. Confermando la decisione dei giudici di merito, la Corte ha stabilito che, in assenza del requisito temporale del quinquennio, il calcolo non segue i criteri standard ma è affidato a una valutazione proporzionale del giudice, basata sulla durata effettiva della gestione. Il ricorso della precedente gestionale è stato dichiarato inammissibile per la genericità delle doglianze, che miravano a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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