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Incasso Giuridico

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si verifica quando una somma di denaro è considerata legalmente percepita (incassata), anche se non è stata materialmente pagata, ma è stata messa a disposizione o utilizzata dal beneficiario in altro modo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ritenuta fiscale TFM: Incasso giuridico anche senza pagamento fisico
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio in materia di Ritenuta fiscale TFM. Il caso riguardava un'Azienda che non aveva applicato la ritenuta sul Trattamento di Fine Mandato (TFM) spettante al suo amministratore deceduto. Gli eredi, anche soci, avevano rinunciato all'incasso fisico, convertendo il credito in un finanziamento alla società. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa operazione, sostenendo che si configurasse un 'incasso giuridico'. La Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo che la conversione del credito in patrimonio societario equivale a un incasso, rendendo dovuta la Ritenuta fiscale TFM da parte dell'Azienda, in qualità di sostituto d'imposta.
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Incasso giuridico: tassata la rinuncia al TFM del socio
Un socio e amministratore di una società ha rinunciato al trattamento di fine mandato accantonato in suo favore. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF, sostenendo che la rinuncia costituisca un incasso giuridico tassabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che la rinuncia a un credito da parte del socio non è una semplice remissione del debito, ma un atto di disposizione che aumenta il valore della sua partecipazione sociale. Di conseguenza, l'operazione configura un incasso giuridico e il relativo importo va tassato in capo al socio, con l'obbligo per la società di applicare la ritenuta alla fonte. La sentenza d'appello favorevole al contribuente è stata quindi cassata.
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Rinuncia al trattamento di fine mandato: si paga senza incasso
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un Amministratore-Socio che aveva dichiarato la rinuncia al trattamento di fine mandato accantonato a suo favore da una società. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che non vi fosse stato un incasso reale e che la tassazione non potesse colpire una capacità contributiva virtuale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la rinuncia al trattamento di fine mandato da parte del socio costituisce un incasso giuridico. Tale rinuncia, infatti, equivale a una disposizione del credito volta a patrimonializzare la società, aumentandone il valore delle quote. Di conseguenza, la somma deve essere tassata in capo al socio rinunciatario e la società deve applicare la relativa ritenuta alla fonte.
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Incasso giuridico addio: la Cassazione salva il socio dal fisco
Una società riceveva un finanziamento da una consociata estera. Successivamente, la società controllante, divenuta creditrice, rinunciava al diritto di ricevere gli interessi maturati. Per prudenza, la società debitrice versava la ritenuta fiscale del ventisei per cento ipotizzando un incasso giuridico (la finzione per cui la rinuncia equivale a un pagamento). Successivamente, chiedeva il rimborso di tale somma, ma l'Amministrazione Finanziaria rifiutava. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che, dopo la riforma fiscale del duemilaquindici, la teoria dell'incasso giuridico non è più applicabile. La riforma ha infatti risolto l'asimmetria fiscale tassando direttamente la sopravvenienza attiva in capo alla società. Di conseguenza, la società ha diritto al rimborso delle ritenute versate per errore.
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Incasso giuridico: tassabile la rinuncia al credito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'utilizzo di un credito vantato da un socio verso la propria società per sottoscrivere un aumento di capitale costituisce un 'incasso giuridico'. Tale operazione, avvenuta prima delle riforme del 2016, genera un reddito diverso tassabile, pari alla differenza tra il valore del credito utilizzato e il costo di acquisto. La Corte ha chiarito che l'atto che determina la tassazione è l'effettivo utilizzo del credito, non una sua precedente e generica rinuncia.
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