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Art. 94 TUIR

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Definizione agevolata della controversia: estinta la lite fiscale
L'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di accertamento a una società per recuperare a tassazione IRES una minusvalenza ritenuta non deducibile, derivante dalla svalutazione di quote in un fondo estero. La società impugna l'atto nei primi due gradi di giudizio, con esito negativo. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, l'impresa sceglie la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018 e versa l'importo stabilito dalla legge. Trascorso il termine legale senza alcuna richiesta di trattazione da parte dei litiganti, la Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo. Le spese legali rimangono a carico di chi le ha anticipate, senza l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Incasso giuridico addio: la Cassazione salva il socio dal fisco
Una società riceveva un finanziamento da una consociata estera. Successivamente, la società controllante, divenuta creditrice, rinunciava al diritto di ricevere gli interessi maturati. Per prudenza, la società debitrice versava la ritenuta fiscale del ventisei per cento ipotizzando un incasso giuridico (la finzione per cui la rinuncia equivale a un pagamento). Successivamente, chiedeva il rimborso di tale somma, ma l'Amministrazione Finanziaria rifiutava. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che, dopo la riforma fiscale del duemilaquindici, la teoria dell'incasso giuridico non è più applicabile. La riforma ha infatti risolto l'asimmetria fiscale tassando direttamente la sopravvenienza attiva in capo alla società. Di conseguenza, la società ha diritto al rimborso delle ritenute versate per errore.
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Perdita Partecipazione: Indeducibile anche con Fallimento
Una società ha aderito alla definizione agevolata per un avviso di accertamento, estinguendo la lite. Per un secondo avviso, ha contestato la mancata deducibilità della perdita di una partecipazione in una società fallita. La Corte di Cassazione ha confermato il principio di diritto: la perdita di valore di una quota societaria, anche a seguito di fallimento, non è deducibile. La deducibilità della perdita di partecipazione è ammessa solo al momento della sua effettiva cessione (realizzo), secondo le regole della 'Participation Exemption' (PEX), e non può essere trattata come una sopravvenienza passiva. La Corte ha quindi dato ragione all'Agenzia delle Entrate su questo punto, rinviando il caso al giudice precedente solo per un vizio procedurale.
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Participation Exemption: No al beneficio per le società-contenitore
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda l'applicazione della participation exemption sulla plusvalenza derivante dalla vendita di una partecipazione. Secondo il Fisco, la società venduta era una 'scatola vuota', priva di una reale struttura commerciale e creata solo per una singola operazione immobiliare. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia, stabilendo un principio chiaro: la participation exemption non si applica se la società partecipata non svolge un'effettiva e concreta attività d'impresa. L'agevolazione fiscale è riservata alla circolazione di complessi aziendali reali, non a singole operazioni speculative mascherate.
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Riserve tecniche: la Cassazione sulla tassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una primaria società assicuratrice contro l'Agenzia delle Entrate in merito alla corretta tassazione delle riserve tecniche. La controversia riguardava la deducibilità delle variazioni delle riserve per calamità naturali e la valutazione fiscale di derivati e fondi comuni. La Corte ha stabilito che l'obbligo di iscrivere riserve a carico dei riassicuratori dipende strettamente dagli accordi contrattuali effettivi e non da un automatismo normativo. Inoltre, ha riconosciuto la rilevanza fiscale delle perdite da valutazione per i titoli iscritti nell'attivo circolante, censurando la sentenza di appello per gravi vizi di motivazione e per aver deciso su somme già oggetto di conciliazione.
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Inammissibilità appello tributario: il caso in Cassazione
Una società impugnava avvisi di accertamento per IRES non versata. Dopo aver vinto in primo grado, l'Amministrazione finanziaria proponeva appello. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 29551/2023, ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello tributario dell'Amministrazione. La motivazione risiede in un vizio procedurale: l'omesso deposito, al momento della costituzione in giudizio, della ricevuta di spedizione dell'atto di appello notificato a mezzo posta, un adempimento richiesto a pena di inammissibilità e non sanabile successivamente.
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Minusvalenza non deducibile: la Cassazione decide
Una società impugna un avviso di accertamento che negava la deducibilità di una perdita su una partecipazione fallita, qualificandola come minusvalenza non deducibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tale perdita non costituisce una sopravvenienza passiva deducibile, ma una minusvalenza da svalutazione indeducibile secondo le norme fiscali vigenti.
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Violazioni IVA: quando l’omessa autofattura è sanzionabile
Un'azienda è stata oggetto di un accertamento fiscale per diverse operazioni, tra cui costi da paesi 'black list' e violazioni IVA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14921/2025, ha stabilito che l'omissione dell'autofattura nel meccanismo del reverse charge non è una mera formalità. Poiché tale inadempimento ostacola i controlli dell'Amministrazione Finanziaria, esso costituisce una violazione sostanziale e deve essere sanzionato. La Corte ha quindi cassato con rinvio la decisione dei giudici di merito che avevano annullato le sanzioni.
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Agevolazioni fiscali fondazioni: la prova richiesta
Una fondazione bancaria si è vista negare le agevolazioni fiscali dall'Amministrazione Finanziaria per gli anni d'imposta dal 1994 al 1998. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5914/2025, ha chiarito che per ottenere tali benefici non è sufficiente destinare gli utili a scopi sociali. La fondazione deve fornire la prova positiva che la sua attività prevalente sia di promozione sociale e culturale, e non la gestione, anche indiretta, della partecipazione nella società bancaria. L'onere della prova grava interamente sull'ente, che deve superare la presunzione di attività gestoria.
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Incasso giuridico: tassabile la rinuncia al credito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'utilizzo di un credito vantato da un socio verso la propria società per sottoscrivere un aumento di capitale costituisce un 'incasso giuridico'. Tale operazione, avvenuta prima delle riforme del 2016, genera un reddito diverso tassabile, pari alla differenza tra il valore del credito utilizzato e il costo di acquisto. La Corte ha chiarito che l'atto che determina la tassazione è l'effettivo utilizzo del credito, non una sua precedente e generica rinuncia.
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Motivazione contraddittoria: la Cassazione annulla
La Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per motivazione contraddittoria. I giudici di secondo grado avevano prima escluso l'elusività di un'operazione societaria, ma poi avevano confermato l'accertamento fiscale basandosi su ragionamenti che richiamavano proprio il concetto di elusione. Tale insanabile contrasto logico ha reso la decisione incomprensibile, portando alla sua cassazione con rinvio.
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