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Inadempimento

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723 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Giusta causa: NASpI per mancati straordinari
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire la NASpI a seguito di dimissioni per giusta causa. Il dipendente aveva interrotto il rapporto a causa del mancato pagamento sistematico di straordinari, indennità festive e di trasferta. La Suprema Corte ha stabilito che l'inadempimento datoriale, se protratto e cumulato oltre la normale tollerabilità, integra la giusta causa, rendendo irrilevante il principio di immediatezza se inteso in senso assoluto, poiché la valutazione della gravità spetta al giudice di merito.
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Inadempimento contratti pubbliche forniture: guida.
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un amministratore di una società edile condannato per inadempimento contratti pubbliche forniture a causa della mancata ultimazione di un presidio sanitario. La responsabilità è stata ravvisata nella grave negligenza dell'imputato, che non aveva predisposto un servizio di vigilanza nel cantiere, permettendo il furto di materiali essenziali già pagati dalla pubblica amministrazione. Sebbene la Corte abbia confermato la sussistenza del fatto e la colpa dell'imprenditore, ha dovuto dichiarare l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Tuttavia, sono state confermate le statuizioni civili, obbligando l'imputato al risarcimento dei danni in favore dell'ente pubblico.
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Risoluzione contrattuale: guida al calcolo dei danni
La Corte di Cassazione ha confermato i criteri per la quantificazione del danno a seguito di una risoluzione contrattuale per inadempimento. Il principio fondamentale stabilisce che il risarcimento deve essere calcolato al netto del valore dei beni che, per effetto della risoluzione, tornano nella disponibilità del venditore. Nel caso specifico, riguardante la cessione di dossier farmaceutici e forniture di medicinali, la Corte ha validato la detrazione del valore residuo delle autorizzazioni commerciali dal prezzo totale pattuito. La decisione ribadisce che il creditore non deve trovarsi in una posizione di indebito vantaggio rispetto all'ipotesi di corretto adempimento.
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Responsabilità professionale: niente compenso advisor
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di ammissione al passivo di un professionista per l'attività di advisor. Il cuore della decisione risiede nella responsabilità professionale del consulente, il quale ha predisposto un piano di concordato preventivo basato su dati contabili palesemente inattendibili. Poiché il professionista era consapevole dell'inutilità della prestazione, la Corte ha ritenuto legittima l'applicazione dell'eccezione di inadempimento, negando il diritto al compenso per un'attività rivelatasi del tutto improduttiva per la società cliente.
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Responsabilità professionale e lettera di incarico
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 160.000 euro relativo a perizie di stima effettuate per un gruppo societario. Il curatore fallimentare ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la stima fosse inidonea poiché priva di valutazioni sull'avviamento negativo e sulla continuità aziendale. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente accolto la domanda del professionista, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, ravvisando una possibile responsabilità professionale. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può definire l'oggetto dell'incarico basandosi solo sulla prestazione effettivamente resa, ma deve obbligatoriamente esaminare la lettera di incarico per verificare se il professionista abbia rispettato gli accordi contrattuali originari.
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Lieve inadempimento: limite 7 giorni è tassativo
La Corte di Cassazione ha chiarito i confini del concetto di lieve inadempimento in ambito tributario. Una società aveva versato la prima rata di un piano di ammortamento con nove giorni di ritardo. Sebbene i giudici di merito avessero ritenuto tale ritardo tollerabile, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. Secondo i giudici di legittimità, il limite di sette giorni previsto dall'art. 15-ter del d.P.R. n. 602/1973 è tassativo. Superare tale soglia, anche solo di due giorni, comporta la decadenza dal beneficio della rateazione e l'obbligo di versare l'intero carico tributario residuo con sanzioni e interessi.
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Diploma magistrale: risarcimento per mancata assunzione
Una docente in possesso di diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 1994/95 ha agito contro il Ministero per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata assunzione a tempo indeterminato nel piano straordinario 2015/2016. Nonostante l'iniziale esclusione dalle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), una sentenza del Consiglio di Stato aveva riconosciuto il suo diritto all'inserimento con effetto retroattivo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda risarcitoria, ravvisando un inadempimento contrattuale del Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ministeriale, poiché le censure mosse non contestavano efficacemente le ragioni della decisione territoriale, confermando così il diritto della lavoratrice al ristoro economico per le retribuzioni non percepite.
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Business plan inattendibile e compenso professionale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di compenso di un professionista per la redazione di un business plan inattendibile. Il piano, basato su dati contabili aziendali del tutto inattendibili, è stato considerato privo di utilità per la procedura di concordato. La Corte ha statuito che la diligenza professionale include il dovere di verificare la veridicità dei dati di partenza.
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Inadempimento contrattuale: tutele e risarcimento
La sentenza analizza un caso di inadempimento contrattuale in cui una parte non ha onorato gli obblighi di fornitura pattuiti. Il Tribunale ha accertato la responsabilità del debitore, condannandolo al risarcimento dei danni e alla risoluzione del contratto per grave inadempimento contrattuale, ribadendo i criteri di riparto dell'onere della prova tra le parti.
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Responsabilità ufficiale giudiziario: la competenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che contestava la competenza territoriale in una causa di responsabilità ufficiale giudiziario. La Corte ha stabilito che, indipendentemente dalla natura contrattuale o extracontrattuale della responsabilità, il foro competente è quello dove l'obbligazione doveva essere eseguita o dove risiede il debitore, confermando la competenza del giudice del luogo di residenza del funzionario.
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Risoluzione contratto animazione: guida al caso
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto animazione tra una società turistica e un'agenzia di servizi. Il caso nasce dal mancato pagamento delle rate pattuite da parte della struttura ricettiva, che ha spinto l'agenzia a interrompere il servizio. La Corte ha stabilito che l'inadempimento finanziario giustifica il recesso e il pagamento del residuo pattuito, rigettando le contestazioni sulla qualità del servizio basate su testimonianze ritenute inattendibili o valutative.
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Responsabilità intermediario finanziario e prova danno
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un investitore contro un istituto di credito. Il caso riguardava presunte irregolarità in contratti bancari e la violazione degli obblighi informativi in un investimento finanziario. La Suprema Corte ha ribadito che, ai fini della responsabilità intermediario finanziario, non è sufficiente lamentare l'inadempimento degli obblighi di informazione, ma è necessario allegare e provare il pregiudizio economico concreto subito e il nesso di causalità tra la condotta e il danno.
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Obbligo di rendiconto bancario: l’onere della prova
La Corte d'Appello di L'Aquila ha confermato il rigetto della domanda di un erede contro un istituto finanziario. Il caso riguardava l'obbligo di rendiconto bancario per vecchi rapporti del defunto. La Corte ha stabilito che, se l'ente fornisce quanto reperibile negli archivi digitalizzati e fisici, spetta all'erede dimostrare l'esistenza di ulteriori specifici contratti non rendicontati.
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Assicurazione professionale e rimborso compensi
La Corte d'Appello ha stabilito che la polizza per l'assicurazione professionale di un medico non copre la restituzione degli onorari al paziente. La decisione distingue tra il danno risarcibile a terzi, coperto da manleva, e il rimborso del prezzo della prestazione dovuto alla risoluzione del contratto per inadempimento.
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Consegna documenti auto: obbligo del venditore
In un caso di compravendita di un'auto usata, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata consegna dei documenti di proprietà da parte del venditore può costituire un grave inadempimento contrattuale. Tale omissione, infatti, impedisce all'acquirente di disporre liberamente del bene. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva sottovalutato questo aspetto, chiarendo che l'obbligo di consegna dei documenti è essenziale e non una mera formalità. La corretta consegna documenti auto è quindi un presupposto per il pieno godimento del diritto di proprietà.
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Prescrizione investimenti: il dies a quo in Cassazione
Un istituto di credito ricorre in Cassazione dopo la condanna in Appello alla restituzione di 20.000 euro a un risparmiatore per l'acquisto di obbligazioni rischiose. Il ricorso solleva tredici motivi, con un focus sulla prescrizione investimenti e l'individuazione del 'dies a quo' (termine iniziale). La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione, in attesa della pronuncia su casi analoghi già pendenti, al fine di garantire un'interpretazione uniforme su questa cruciale questione legale.
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Obblighi informativi: la prova spetta sempre alla banca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33152/2023, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito condannato a risarcire due risparmiatori per le perdite subite su obbligazioni argentine. La Corte ha confermato che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi informativi sui rischi dell'investimento grava sull'intermediario. I motivi del ricorso, relativi alla presunta motivazione apparente e all'omessa pronuncia, sono stati ritenuti infondati o inammissibili per genericità.
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Risarcimento danni locazione: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32836/2023, ha stabilito che il risarcimento danni locazione non è automaticamente dovuto dal conduttore anche in presenza di un deterioramento dell'immobile superiore al normale uso. È onere del locatore dimostrare non solo l'inadempimento agli obblighi di manutenzione, ma soprattutto l'esistenza di un concreto e attuale danno patrimoniale. Nel caso di specie, un fondo immobiliare, subentrato nel contratto, non ha ottenuto il risarcimento da un gruppo alberghiero poiché non è riuscito a provare né lo stato iniziale del bene né un'effettiva perdita economica derivante dalla mancata manutenzione.
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Risarcimento danno locazione: prova del danno concreto
Una società proprietaria di un immobile ad uso alberghiero ha citato in giudizio la società conduttrice per ottenere il risarcimento del danno derivante dal cattivo stato di manutenzione in cui l'immobile è stato restituito alla fine della locazione. La Corte di Cassazione, nel dichiarare il ricorso inammissibile, ha ribadito un principio fondamentale in materia di risarcimento danno locazione: l'inadempimento del conduttore ai suoi obblighi di manutenzione non genera automaticamente un diritto al risarcimento. Il locatore ha l'onere di provare l'effettivo e concreto pregiudizio economico subito, che non può coincidere con i costi di una ristrutturazione totale se non strettamente necessaria. La richiesta di risarcimento è stata quindi respinta per carenza di prova.
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Cessione d’azienda vizi immobile: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva acquistato un'azienda per la somministrazione di alimenti e bevande, chiedendo la risoluzione del contratto per i vizi dell'immobile in cui si svolgeva l'attività. La Corte ha stabilito che, essendo il contratto di locazione dell'immobile stipulato separatamente tra l'acquirente e un terzo proprietario, il venditore dell'azienda (cedente) non può essere ritenuto responsabile per l'inidoneità o i vizi dei locali. Questa decisione chiarisce la distinzione tra il contratto di cessione d'azienda e il contratto di locazione ad esso collegato, confermando che i vizi dell'immobile non possono essere imputati al cedente dell'azienda se non è anche il locatore.
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