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Inadempimento

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723 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Remunerazione medici: Cassazione sui corsi pre-1983
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per la mancata remunerazione durante la specializzazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10566/2024, ha confermato la prescrizione decennale per la maggior parte dei ricorrenti, decorrente dal 1999. Tuttavia, ha accolto il ricorso di una dottoressa, stabilendo che la remunerazione dei medici specializzandi è dovuta dal 1° gennaio 1983 anche per chi ha iniziato il corso prima di tale data, segnando un'importante evoluzione giurisprudenziale.
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Clausola risolutiva espressa: la tolleranza non salva
Una società conduttrice, morosa nel pagamento di diversi canoni di locazione, si è vista risolvere il contratto nonostante avesse saldato il debito dopo la notifica di sfratto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la precedente tolleranza del locatore verso i ritardi non impedisce l'attivazione della clausola risolutiva espressa. L'atto di citazione per lo sfratto è di per sé sufficiente a manifestare la volontà del locatore di porre fine alla tolleranza e di avvalersi della clausola, risolvendo di diritto il contratto a causa del grave e reiterato inadempimento.
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Pausa non goduta: spetta retribuzione o risarcimento?
In un caso riguardante una guardia giurata, la Corte di Cassazione ha stabilito che la pausa non goduta non dà diritto a una retribuzione automatica, ma costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, il lavoratore può richiedere un risarcimento per il danno subito, la cui prova è a suo carico. La Corte ha annullato la precedente decisione che aveva concesso una somma a titolo di retribuzione, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Recesso contratto preliminare: chi ha diritto alla caparra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10751/2024, ha chiarito le regole sul recesso contratto preliminare e sulla sorte della caparra. Nel caso di inadempimenti reciproci, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa per stabilire quale condotta sia stata più grave. Se il recesso di una parte è ingiustificato perché il suo inadempimento è prevalente, l'altra parte ha diritto a trattenere la caparra ricevuta. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha negato la restituzione della caparra ai promissari acquirenti, il cui recesso è stato ritenuto privo di giustificazione.
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Responsabilità del progettista: piano non approvabile
Un architetto viene ritenuto responsabile per inadempimento contrattuale poiché il piano di lottizzazione da lui redatto non era conforme alle normative urbanistiche locali, le quali richiedevano un diverso e più complesso strumento, il 'piano plano-volumetrico'. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto, sottolineando che la responsabilità del progettista sorge quando l'opera è inidonea a raggiungere il risultato pattuito, ovvero l'approvazione da parte delle autorità competenti.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di leasing a seguito dell'attivazione di una clausola risolutiva espressa per mancato pagamento di alcuni canoni. La Corte ha stabilito che, in presenza di tale clausola, il giudice non deve valutare la gravità dell'inadempimento, poiché le parti hanno già concordato quali obbligazioni fossero essenziali. L'aver pagato una parte consistente del dovuto non impedisce la risoluzione se l'inadempimento rientra tra quelli previsti dalla clausola.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato le conseguenze dell'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando il suo inadempimento, e ha accolto quello del compratore, stabilendo che gli interessi sul saldo prezzo sono dovuti solo dal momento in cui la sentenza di trasferimento coattivo passa in giudicato, e non dall'inizio della causa, poiché il rifiuto del compratore di stipulare era legittimo.
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Inadempimento contratto preliminare: le clausole opzionali
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contratto preliminare immobiliare. Una venditrice non aveva rimosso un usufrutto sull'immobile come pattuito. Nonostante una clausola che permetteva all'acquirente di comprare comunque a prezzo ridotto, la Corte ha confermato la risoluzione del contratto per colpa della venditrice, stabilendo che un'opzione per l'acquirente non cancella l'obbligo principale del venditore. Il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile.
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Credito professionale concordato: quando è escluso
Un avvocato ha richiesto il pagamento del suo credito professionale concordato per aver assistito un'azienda agricola. La Cassazione ha confermato l'esclusione del credito dal passivo fallimentare a causa del grave inadempimento del professionista, la cui proposta di concordato era viziata da numerosi errori che l'hanno resa inidonea.
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Recesso per giusta causa: quando è ingiustificato?
Un promotore finanziario recede dal contratto di agenzia per giusta causa, lamentando diversi inadempimenti da parte della banca mandante. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, rigetta il ricorso, stabilendo che gli inadempimenti contestati, tra cui il mancato pagamento di alcune provvigioni e la mancata attuazione di una clausola programmatica, erano di lieve entità e non tali da compromettere il rapporto fiduciario, rendendo così ingiustificato il recesso per giusta causa dell'agente.
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Inadempimento reciproco: chi ha torto? La Cassazione
La Cassazione analizza un caso di inadempimento reciproco in una vendita di macchinari. Stabilisce che il rifiuto del venditore di effettuare interventi essenziali è più grave del mancato pagamento del saldo da parte dell'acquirente, legittimando la risoluzione del contratto a sfavore del venditore.
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Inadempimento preliminare: risarcimento del danno
La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento del danno a carico del promittente venditore originale di un immobile abusivo. L'inadempimento preliminare ha causato un danno 'a catena' al primo acquirente, costretto a sua volta a risarcire un secondo acquirente. La Corte ha stabilito che la responsabilità risale al vizio originario del bene, imputabile al primo venditore.
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Inadempimento contratto preliminare: il caso risolto
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa del grave inadempimento della società promittente venditrice. Quest'ultima aveva omesso di dichiarare all'ente pubblico acquirente l'esistenza di un pignoramento gravante sull'immobile. La Corte ha ritenuto tale omissione un fatto decisivo che giustifica l'inadempimento contratto preliminare, poiché il vincolo sottraeva la disponibilità del bene, rendendo impossibile la realizzazione del progetto per cui l'ente lo stava acquistando.
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Onere della prova mobilità: la Cassazione decide
Una docente si vede negato il trasferimento richiesto, superata da colleghi con punteggio inferiore. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, stabilisce un principio fondamentale sull'onere della prova mobilità: non spetta al docente dimostrare l'errore in una procedura complessa e poco trasparente, ma è il Ministero dell'Istruzione a dover provare la correttezza del proprio operato. La Corte ha chiarito che il lavoratore deve solo allegare l'inadempimento, invertendo l'onere probatorio in base al principio di vicinanza della prova.
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Caparra confirmatoria e recesso per inadempimento
Un acquirente versa una caparra confirmatoria per un immobile in costruzione. A seguito di ritardi, le parti fissano un termine essenziale in un addendum. Il costruttore non rispetta la scadenza, e l'acquirente esercita il recesso. Il Tribunale accoglie la domanda, condannando il costruttore a versare il doppio della caparra, confermando che il mancato rispetto del termine pattuito costituisce un grave inadempimento.
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Giurisdizione Ordinaria: concessioni e inadempimento
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la controversia tra una società concessionaria di autostrade e il Ministero, relativa alla mancata approvazione di progetti e al conseguente diniego di rimborso dei costi, rientra nella giurisdizione ordinaria. Secondo la Corte, il rifiuto del Ministero non costituisce esercizio di un potere autoritativo, ma un inadempimento contrattuale da valutare secondo le regole del diritto privato, poiché attiene alla fase esecutiva del rapporto di concessione.
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Finanziamento pubblico: dimissioni e obblighi azienda
La Corte di Cassazione chiarisce che un'azienda beneficiaria di un finanziamento pubblico per l'assunzione non è inadempiente se i lavoratori si dimettono. La cessazione del rapporto per volontà del dipendente, fatto non controllabile dall'impresa, non comporta la revoca del contributo, ma al massimo una sua riduzione proporzionale come previsto dall'accordo.
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Obblighi informativi banca: Cassazione su Bond
Un investitore ha subito perdite a causa del default dei bond argentini. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'istituto di credito per la violazione degli obblighi informativi banca, specificando che la consegna del documento generale sui rischi non è sufficiente. La richiesta di risarcimento del danno è autonoma da quella di risoluzione del contratto.
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Responsabilità professionale CAF: la Cassazione decide
Una contribuente ha citato in giudizio un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) per un'errata consulenza che ha causato un avviso di accertamento fiscale. Il CAF si è difeso sostenendo che il servizio era stato fornito da una società controllata distinta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo la piena responsabilità professionale CAF, poiché la legge prevede che il centro di assistenza risponda direttamente per l'operato delle società di servizi che agiscono sotto il suo controllo.
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Erogazione mutuo: quando il rifiuto della banca è ok
Una mutuataria ha citato in giudizio un istituto di credito per la mancata erogazione di un mutuo, destinato all'acquisto e alla ristrutturazione di un immobile. La banca si è rifiutata di versare le somme a causa di un sequestro penale che gravava sull'immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della mutuataria, ritenendo legittimo il comportamento della banca. La decisione si fonda sul fatto che la cliente non aveva adempiuto a tutte le condizioni contrattuali necessarie per ottenere l'erogazione del mutuo, come la presentazione degli stati di avanzamento dei lavori, rendendo irrilevante la questione della data esatta del sequestro.
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