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In Continenti

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'immediatamente', 'senza interruzione'. In diritto, indica un'azione che avviene subito dopo un'altra, come un intervento difensivo che segue immediatamente un'azione criminale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Nessun furto consumato sotto il vigilante: è tentato furto
Un cliente preleva dei profumi in un negozio aeroportuale e li nasconde nella manica della propria giacca. La guardia giurata osserva direttamente l'intera scena e lo blocca subito dopo l'uscita dalle casse. I giudici di merito condannano l'uomo per furto consumato ed escludono la prescrizione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici stabiliscono che si tratta di tentato furto, poiché il controllo continuo del vigilante impedisce di acquisire l'autonoma disponibilità della merce. Inoltre, il semplice occultamento negli abiti non costituisce un mezzo fraudolento. Senza l'aggravante e con la riqualificazione a tentativo, il reato risulta estinto per prescrizione, portando all'annullamento della condanna senza rinvio.
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Furto consumato: basta il possesso, anche se monitorato?
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sul "furto consumato". Due individui avevano rubato merce da un centro commerciale, riuscendo a portarla fuori e a caricarla nella loro auto, pur essendo monitorati. La Suprema Corte ha stabilito che il furto si considera consumato nel momento in cui il ladro ottiene la disponibilità autonoma, anche se temporanea ed eventualmente sotto sorveglianza, del bene rubato, e questo bene esce dalla sfera di controllo della vittima. Non importa se l'intervento difensivo non è avvenuto "in continenti" (sul momento). I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili, confermando la condanna per furto pluriaggravato.
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Furto consumato nel parcheggio: confermata la condanna
L'imputata e alcuni complici hanno prelevato diversi prodotti alimentari da un supermercato. Alcuni complici hanno distratto l'addetta alla cassa fingendo problemi nel pagamento elettronico, mentre la donna ha oltrepassato i varchi senza pagare, caricando la merce su un'auto nel parcheggio. La vigilanza è intervenuta solo dopo la segnalazione di un cliente esterno. La difesa sosteneva che il fatto integrasse solo un tentativo di reato per mancato abbandono dell'area commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per furto consumato. La merce è uscita dalla sfera di controllo dell'attività commerciale, garantendo all'autrice una signoria autonoma sui beni, aggravata da destrezza e mezzo fraudolento.
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Furto pluriaggravato: controllo tardivo e reato consumato
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto pluriaggravato dopo aver sottratto beni da un esercizio commerciale. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione sostenendo la tesi del furto tentato e non consumato, facendo leva sull'attività di vigilanza presente nel locale. L'imputato contestava inoltre l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il furto rimane tentato solo se la vigilanza monitora costantemente l'azione furtiva e interviene sul fatto. Nel caso esaminato, i vigilanti non hanno controllato la condotta in tempo reale, ma sono intervenuti solo successivamente alla sottrazione della refurtiva. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto in supermercato: tra tentativo e reato consumato
Un individuo ha subito una condanna per il reato commesso all'interno di un punto vendita commerciale. La difesa ha presentato ricorso per contestare la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che l'episodio integrasse soltanto un tentativo e non un reato portato a compimento. I giudici hanno chiarito la distinzione fondamentale applicabile al furto in supermercato. Il delitto rimane allo stadio di tentativo unicamente se il personale o le telecamere controllano l'azione furtiva sin dal principio e intervengono immediatamente, impedendo all'autore di ottenere il possesso autonomo dei beni. In assenza di una sorveglianza continua dal principio, il reato si considera pienamente consumato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna del ricorrente, disponendo anche il pagamento delle spese e della sanzione economica.
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Furto consumato o tentato: la Cassazione decide sullo zaino
Un cliente ha prelevato uno zaino all'interno di un grande magazzino con l'intento di sottrarlo, venendo fermato dal personale di vigilanza. La difesa ha sostenuto che l'azione integrasse un mero tentativo, poiché l'addetto alla sicurezza aveva costantemente monitorato la scena sventando l'azione. I giudici di merito hanno invece qualificato il fatto come furto consumato, confermando la responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, ribadendo i criteri di distinzione tra furto consumato o tentato: quando l'agente occulta la refurtiva e ne acquisisce il possesso autonomo sottraendola alla vigilanza diretta del proprietario, il reato è pienamente consumato.
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Furto consumato: la fuga dei complici decide la condanna
Una donna, insieme a due complici rimasti ignoti, ha sottratto capi d'abbigliamento in un grande magazzino, rimuovendo le placche antitaccheggio nei camerini. Mentre i complici sono fuggiti con parte della refurtiva, la donna è stata fermata dalla vigilanza subito dopo le casse. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in semplice tentativo, contestando anche il mancato rinvio per impedimento del difensore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per furto consumato. I giudici hanno chiarito che l'impossessamento di parte dei beni da parte dei complici, nello stesso contesto di tempo e spazio, configura un unico reato consumato per tutti i partecipanti e che la richiesta di trattazione orale deve essere sempre esplicita.
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Furto tentato o consumato: la sorveglianza fa la differenza
Un uomo è stato condannato per furto aggravato dopo aver rimosso le placche antitaccheggio da alcune confezioni di lamette in un supermercato, venendo fermato oltre le casse. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che se l'azione del soggetto è costantemente monitorata dal personale di sorveglianza o da telecamere, e l'intervento di blocco è immediato, il reato non è consumato ma si configura come furto tentato. Questo perché il soggetto non acquisisce mai l'effettiva e autonoma disponibilità della merce. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello, rinviando il caso per un nuovo esame che accerti la presenza di una vigilanza continuativa.
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Furto consumato o tentato: quando il borsone pieno costa caro
Un uomo è stato condannato per furto consumato dopo essere uscito da un supermercato senza pagare, con un borsone pieno di merce. L'addetto alla sicurezza lo ha fermato fuori dal negozio solo dopo aver notato il suo atteggiamento sospetto. La difesa ha chiesto la riqualificazione in furto tentato, sostenendo che l'azione fosse monitorata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che si tratta di furto consumato o tentato a seconda del controllo: se non c'è un monitoraggio continuo e diretto durante l'azione, ma solo un intervento successivo basato sul sospetto, il reato è consumato poiché il colpevole ha ottenuto la piena disponibilità della merce uscendo dal locale. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: consumato anche se la polizia osserva tutto
Due soggetti si sono introdotti in una casa e nel negozio adiacente, rubando vari beni e caricandoli in grandi borse nel bagagliaio di un'auto. La polizia ha osservato l'intera scena, intervenendo solo dopo la chiusura del portellone. I giudici di merito hanno condannato i colpevoli per il reato di furto in abitazione consumato. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse solo di furto tentato poiché l'azione era stata costantemente monitorata dalle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che il reato è consumato: chiudendo il bagagliaio, i ladri hanno acquisito la piena e autonoma disponibilità della refurtiva, escludendo il controllo del proprietario, nonostante la sorveglianza della polizia.
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Furto consumato o tentato? La Cassazione decide sul pc nascosto
Un uomo ha sottratto un computer portatile da un negozio nascondendolo sotto la giacca. Un addetto alla sicurezza, insospettito dal comportamento, lo ha fermato all'uscita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto consumato, respingendo la tesi della difesa che invocava il furto tentato. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma nel momento in cui il colpevole acquisisce il controllo materiale della refurtiva, anche se per breve tempo. L'intervento della sicurezza non impedisce la consumazione se l'azione non è stata costantemente monitorata fin dall'inizio. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto consumato in ospedale: borsa piena anche senza fuga
L'Imputato si introduce in un ospedale, forza la porta di una stanza e occulta del materiale sanitario in una borsa. Un addetto alla vigilanza, notando la porta aperta dalle telecamere, interviene e blocca l'uomo mentre esce. La Cassazione conferma la condanna per furto consumato. La difesa invocava il tentativo, sostenendo che il controllo della vigilanza avesse impedito l'impossessamento. La Corte chiarisce che si tratta di furto consumato poiché la sorveglianza non ha assistito direttamente alla sottrazione e all'occultamento della refurtiva nella borsa. I beni erano già usciti dalla sfera di controllo dell'ospedale prima dell'intervento del vigilante. Il ricorso viene rigettato con condanna alle spese.
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Esposizione alla pubblica fede: l’allarme non esclude il reato
Due donne sono state sottoposte a misura cautelare per aver rubato merce in un negozio, nascondendola in borsa e superando le casse senza pagare, facendo scattare l'allarme. La difesa ha sostenuto che la presenza delle placche antitaccheggio escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché i beni erano protetti. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che i dispositivi antitaccheggio non garantiscono un controllo costante e a distanza sulla merce, ma rilevano solo il passaggio abusivo alle casse. Di conseguenza, l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede è pienamente configurabile. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali.
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Reato di rissa: la difesa attiva cancella la legittima difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rissa a carico di quattro soggetti coinvolti in un violento scontro a Tropea per questioni immobiliari. Gli imputati sostenevano di aver agito per legittima difesa e a tutela del possesso del bene, invocando il principio del 'vim vi repellere licet'. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che il reato di rissa esclude la legittima difesa quando i partecipanti si colpiscono attivamente a vicenda con calci e pugni, anziché limitarsi a difendersi passivamente o a fuggire. Inoltre, la presenza delle forze dell'ordine sul posto escludeva la necessità di farsi giustizia da soli. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con strappo: perché lo scippo in strada è reato consumato
Un uomo ha commesso un furto con strappo rubando un telefono cellulare dalle mani di una persona alla fermata della metropolitana. Dopo una breve fuga, durante la quale si è disfatto del telefono, le forze dell'ordine lo hanno bloccato. L'imputato ha sostenuto che si trattasse solo di un tentativo di furto, poiché non aveva mai conseguito il possesso pacifico del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per furto consumato. I giudici hanno chiarito che, avvenendo lo scippo sulla pubblica via, la vittima ha perso il controllo del telefono immediatamente dopo lo strappo. Di conseguenza, il reato si considera pienamente consumato e non solo tentato, a prescindere dalla successiva fuga e dal recupero del bene.
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Furto consumato o tentato: la fuga non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha chiarito il confine tra furto consumato o tentato in un caso di sottrazione di merce da un esercizio commerciale. L'Autore del furto e i suoi complici avevano sottratto degli scatoloni, caricandoli su un'auto parcheggiata nelle vicinanze, per poi fuggire all'arrivo delle forze dell'ordine. La difesa sosteneva si trattasse solo di tentativo, poiché i colpevoli non avevano ottenuto la reale disponibilità dei beni. La Suprema Corte ha invece confermato la condanna per furto consumato: il semplice fatto di aver caricato la merce nel veicolo ha trasferito il controllo esclusivo della refurtiva ai ladri, perfezionando il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Furto Consumato anche sotto sorveglianza: la decisione della Corte
La Cassazione ha stabilito un principio chiave sulla differenza tra furto tentato e furto consumato. Un uomo, pur essendo pedinato dalla polizia, commetteva dei furti. La sua difesa sosteneva si trattasse solo di tentativo, data la sorveglianza. I giudici hanno però chiarito che, poiché le forze dell'ordine avevano dovuto interrompere l'osservazione diretta per un certo periodo, l'uomo aveva acquisito un'autonoma disponibilità della refurtiva. Quel momento è stato sufficiente per configurare il furto consumato, rendendo irrilevante il fatto che la sorveglianza fosse poi ripresa. L'impossessamento, anche se breve, perfeziona il reato. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Furto consumato: quando il reato è perfetto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per furto consumato di calzature all'interno di un negozio. La difesa sosteneva che il reato dovesse qualificarsi come tentativo poiché il soggetto era stato fermato dalla vigilanza subito dopo l'attivazione dell'allarme. I giudici hanno invece stabilito che, essendo l'imputato già uscito dall'esercizio commerciale con la merce occultata, egli aveva acquisito la piena e autonoma disponibilità dei beni, recidendo il controllo del proprietario. La brevità del possesso non esclude la consumazione del delitto.
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Furto con strappo: reato consumato anche se il ladro è inseguito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto con strappo consumato nei confronti di un soggetto che aveva sottratto una banconota da 50 euro a un passante. Nonostante la vittima avesse inseguito il colpevole senza mai perderlo di vista fino all'intervento della polizia, i giudici hanno stabilito che il reato non può essere considerato solo 'tentato'. Il furto con strappo si perfeziona nel momento in cui l'agente acquisisce il possesso autonomo del bene, anche se per un tempo brevissimo e in presenza della vittima. La possibilità di un pronto recupero della refurtiva grazie alle forze dell'ordine non esclude la consumazione del reato, poiché il bene era già uscito dalla sfera di controllo del legittimo proprietario per entrare in quella del reo.
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Furto consumato e monitoraggio a distanza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto consumato a carico di tre soggetti, rigettando la tesi della difesa che invocava il furto tentato. Nonostante il proprietario monitorasse l'azione tramite sistemi di comunicazione a distanza, l'intervento è avvenuto solo dopo che i beni erano stati sottratti, rendendo l'azione un reato perfetto.
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