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In Bonis

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128 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Nullità compravendita immobiliare: quando è esclusa
La Corte d'Appello ha confermato la validità del contratto di vendita di un complesso immobiliare di una srl, respingendo la richiesta di nullità compravendita immobiliare avanzata da un ex socio. Il ricorrente sosteneva che la vendita, avvenuta tramite accollo di debiti, svuotasse la società della propria funzione economica senza delibera assembleare. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che l'operazione rientrava pienamente nell'oggetto sociale e non vi era prova di un reale pregiudizio operativo per l'ente, che al momento dell'atto era tornato regolarmente operativo.
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Fondo di Garanzia INPS: No al pagamento se l’azienda è ceduta
Una lavoratrice, dopo una cessione d'azienda, viene formalmente licenziata dalla vecchia società (poi fallita) e subito riassunta dalla nuova. La lavoratrice chiede e ottiene il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia INPS. L'INPS, però, revoca il pagamento. La Cassazione dà ragione all'INPS, stabilendo un principio chiaro: il Fondo non interviene se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con un nuovo datore di lavoro solvibile. In questi casi, è il nuovo datore a dover pagare i crediti del lavoratore, in virtù del vincolo di solidarietà previsto dalla legge. Il licenziamento è stato considerato un atto fittizio che non giustifica l'intervento del fondo pubblico.
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Domanda tardiva al passivo: credito perso nonostante la causa
Una creditrice presenta una domanda tardiva di ammissione al passivo per recuperare un immobile e un credito da un'azienda fallita. La richiesta viene depositata oltre il termine di un anno, e la creditrice sostiene che il ritardo non sia a lei imputabile. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiaro: la conoscenza del fallimento, avvenuta tramite la comunicazione del curatore e l'interruzione di una causa precedente, fa scattare la responsabilità del creditore. Il termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo è perentorio e il ritardo, in questo caso, è stato considerato colpevole, con conseguente perdita del diritto.
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Azienda fallita? La nuova società paga i debiti del lavoratore
Un lavoratore ha chiesto a una nuova azienda il pagamento di stipendi arretrati, maturati anche con i precedenti datori di lavoro poi falliti. La Cassazione ha confermato il principio di responsabilità solidale nel trasferimento d'azienda, stabilendo che la nuova società, anche se subentrata tramite affitto d'azienda, deve rispondere dei debiti pregressi. La Corte ha chiarito che il lavoratore può agire in un tribunale ordinario contro la società 'in bonis' (non fallita), senza dover partecipare alla procedura fallimentare dei vecchi datori. La difesa dell'azienda, basata sulla prescrizione, è stata respinta perché contraddittoria. Il lavoratore ha quindi vinto la causa, ottenendo il pagamento dei suoi crediti.
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Responsabilità del magistrato: accusa di fallimento, vince lo Stato
Un imprenditore ha citato in giudizio un magistrato e lo Stato, chiedendo un risarcimento milionario. L'accusa era di aver causato il fallimento ingiusto della sua società attraverso una serie di atti ritenuti illeciti. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente la richiesta. I giudici hanno stabilito che non sussistevano i presupposti della responsabilità civile del magistrato, poiché le azioni del giudice rientravano nei suoi poteri e non erano viziate da dolo o colpa grave. L'imprenditore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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Ripetizione di indebito da fallimento: debito vero, titolo nullo
Un'azienda creditrice ottiene un pagamento forzato da un'azienda debitrice grazie a un decreto ingiuntivo. Successivamente, l'azienda debitrice fallisce e il decreto ingiuntivo viene revocato. La Curatela del fallimento chiede la restituzione delle somme, configurando una ripetizione di indebito da fallimento. L'azienda creditrice si oppone, sostenendo che il debito era comunque esistente. La Cassazione, riconoscendo la complessità della questione, non decide nel merito ma rimette la causa a una pubblica udienza per approfondire il contrasto tra la revoca del titolo esecutivo e la sussistenza del credito nel contesto fallimentare.
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Notifica avviso accertamento fallito: regole Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la nullità di una cartella di pagamento emessa verso un contribuente tornato in bonis. La controversia nasce dall'omessa notifica avviso accertamento fallito al contribuente stesso durante il periodo di fallimento. La Corte ha ribadito che, sebbene l'atto sia notificato al curatore, il fallito non perde la sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario. Pertanto, la mancata notifica personale impedisce all'atto di diventare definitivo nei suoi confronti, rendendo nulla la successiva cartella esattoriale.
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Prededuzione nel fallimento: stop ai canoni dopo il concordato
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della prededuzione nel fallimento per i crediti sorti durante l'esecuzione di un concordato preventivo. Una società immobiliare chiedeva il pagamento prioritario di canoni di locazione maturati dopo l'omologazione del concordato di una catena commerciale, poi fallita. Il Tribunale aveva inizialmente concesso la prededuzione, ritenendo i crediti funzionali alla procedura. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che i crediti sorti dopo l'omologazione non godono di priorità automatica. Poiché con l'omologazione la procedura si chiude e il debitore torna a gestire l'impresa autonomamente, i nuovi debiti non sono imputabili agli organi concorsuali. La prededuzione nel fallimento spetta solo se prevista espressamente dalla legge o se il credito è sorto in pendenza della procedura sotto il controllo diretto degli organi giudiziari.
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Riassunzione del processo: stop all’estinzione automatica
Una società produttrice di componenti meccaniche conviene in giudizio un'azienda estera per inadempimento contrattuale. Durante il primo grado, l'attrice viene dichiarata fallita, determinando l'interruzione del giudizio. Successivamente, la Corte d'Appello revoca il fallimento. Il curatore fallimentare procede alla **riassunzione del processo** prima che la revoca diventi definitiva. Una volta tornata in bonis, la società si costituisce spontaneamente nel giudizio. Tuttavia, i giudici di secondo grado dichiarano l'estinzione del processo, ritenendo che la società avrebbe dovuto riassumere autonomamente la causa entro tre mesi dalla chiusura formale del fallimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società: sebbene la revoca del fallimento causi un'interruzione automatica, il termine per la **riassunzione del processo** decorre solo dalla dichiarazione giudiziale di interruzione portata a conoscenza delle parti. In assenza di tale dichiarazione, la prosecuzione spontanea è pienamente valida.
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Simulazione contrattuale e concordato fallimentare
La Corte d'Appello di Salerno ha rigettato il ricorso di una società tornata in bonis che agiva per far valere la simulazione contrattuale di vendite immobiliari pregresse. La Corte ha stabilito che, sebbene la società avesse la legittimazione processuale, la titolarità del diritto sostanziale era passata all'assuntore del concordato fallimentare, rendendo la domanda infondata nel merito.
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Riapertura del fallimento dopo concordato: i limiti
La Corte di Cassazione ha chiarito che la riapertura del fallimento, nel caso in cui la procedura sia stata chiusa a seguito di un concordato fallimentare omologato, non può avvenire tramite le condizioni ordinarie previste dall'art. 121 l.fall. La riapertura del fallimento presuppone necessariamente la preventiva risoluzione o l'annullamento del concordato stesso, come stabilito dagli articoli 137 e 138 della legge fallimentare. Nel caso esaminato, il Tribunale aveva erroneamente disposto la riapertura senza che il concordato fosse stato rimosso, ignorando il principio di unitarietà della procedura concorsuale.
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Compenso curatore: chi paga dopo la revoca?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di revoca del fallimento, il tribunale fallimentare deve limitarsi a determinare l'ammontare del compenso curatore, senza poter individuare il soggetto obbligato al pagamento. Tale decisione, incidendo su diritti soggettivi patrimoniali, deve essere assunta nell'ambito di un autonomo giudizio contenzioso a cognizione piena. Il ricorso presentato dal professionista è stato dichiarato inammissibile poiché non ha scalfito la necessità di instaurare un procedimento separato nel rispetto del principio del contraddittorio.
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Compensi professionali fallimento: regole e prove
La Corte di Cassazione ha confermato la liquidazione dei compensi professionali fallimento a favore di un avvocato che aveva operato per conto della procedura. Il ricorrente contestava l'ammontare dei compensi invocando una convenzione pre-fallimentare, ma la Corte ha chiarito che tale accordo non è opponibile se il curatore non vi subentra espressamente. Inoltre, la prova delle prestazioni può essere validamente fornita tramite la relazione del curatore stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna per abuso del processo.
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Compensazione fallimentare: nuove regole Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione fallimentare può operare anche tra un credito maturato dall'impresa prima dell'apertura dell'amministrazione straordinaria e un debito della procedura sorto successivamente. Il caso riguardava una società che vantava crediti per canoni d'affitto maturati durante la procedura, mentre i commissari opponevano in compensazione crediti anteriori. La Suprema Corte ha chiarito che, oltre alla disciplina speciale fallimentare, si applicano le regole ordinarie del codice civile poiché la procedura subentra nella posizione sostanziale dell'impresa, garantendo la reciprocità dei rapporti obbligatori.
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Revocatoria fallimentare e compensi professionali
Uno studio professionale ha impugnato il decreto che negava l'ammissione integrale al passivo fallimentare di ingenti compensi per assistenza in un concordato preventivo. Il Tribunale ha applicato la revocatoria fallimentare all'accordo sui compensi, ritenendo che lo studio conoscesse lo stato di insolvenza della società cliente. La Cassazione ha confermato la decisione, rilevando che le prestazioni non erano strumentali all'accesso alla procedura concorsuale, ma costituivano ordinaria amministrazione, escludendo così le esenzioni previste dalla legge fallimentare.
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Fondo di garanzia INPS: recupero crediti e interessi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero crediti operato dal Fondo di garanzia INPS nei confronti del socio di una società di persone fallita. Il caso riguarda le somme anticipate dall'ente per il TFR e le ultime retribuzioni dei dipendenti. La Corte ha stabilito che, per i crediti privilegiati da lavoro, gli interessi continuano a maturare durante la procedura fallimentare se l'attivo non è sufficiente al soddisfacimento integrale. Una volta che il debitore torna in bonis, si applicano le regole ordinarie sulle obbligazioni pecuniarie, rendendo il socio responsabile per il residuo del capitale e degli accessori non recuperati in sede concorsuale.
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Revocatoria fallimentare: rimesse e rientro debito
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revocatoria fallimentare applicata alle rimesse bancarie effettuate su un conto corrente non operativo. Una banca aveva contestato la revoca di versamenti per oltre 700.000 euro, sostenendo che la consistenza della riduzione del debito dovesse essere valutata per ogni singolo accredito. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se il conto è finalizzato esclusivamente al rientro del debito, ogni versamento è revocabile a prescindere dalla sua entità individuale, poiché le tutele per i conti operativi non si applicano a quelli 'congelati'.
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Notificazione fallimento: nullità appello al difensore
Una società di costruzioni e i suoi soci hanno impugnato avvisi di accertamento IVA e IRPEF. Dopo la sentenza di primo grado, è intervenuta la dichiarazione di fallimento. L'Agenzia delle Entrate ha notificato l'appello al precedente difensore della società invece che al curatore fallimentare. La Corte di Cassazione ha stabilito che la **notificazione fallimento** effettuata al domiciliatario della parte originaria è nulla e non inesistente. Di conseguenza, il giudice d'appello avrebbe dovuto ordinare la rinnovazione della notifica alla curatela per integrare correttamente il contraddittorio.
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Misure di prevenzione: i diritti del terzo
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile il ricorso di un terzo interessato nell'ambito di **misure di prevenzione**. Il caso riguardava l'amministratore di una società tornata in bonis, il quale contestava la decisione del giudice delegato di autorizzare la liquidazione aziendale. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza per decidere sulla cessazione dell'attività d'impresa spetta esclusivamente al Tribunale in composizione collegiale e non al singolo giudice delegato. È stato inoltre riaffermato il diritto del terzo a partecipare attivamente al procedimento e a impugnare atti che ledono i propri diritti patrimoniali.
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Contratto autonomo di garanzia e fallimento: la guida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da una società e dai suoi garanti contro una sentenza che confermava un decreto ingiuntivo per forniture commerciali. Il punto centrale riguarda la qualificazione delle fideiussioni come Contratto autonomo di garanzia, data la presenza della clausola a prima richiesta e senza eccezioni. Tale natura impedisce ai garanti di sollevare le eccezioni tipiche della fideiussione. Inoltre, la Corte ha chiarito che, sebbene il fallimento privi la società della legittimazione processuale sui beni compresi nel concorso, il fallito conserva l'interesse a riassumere il giudizio di opposizione per evitare che il titolo diventi definitivo nei suoi confronti una volta tornato in bonis.
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