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In Bonis

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128 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta: quando si configura il reato?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di bancarotta fraudolenta, confermando che la distrazione di beni societari costituisce reato anche se commessa quando l'impresa è ancora in bonis (solvente). Il caso riguardava un'amministratrice che aveva utilizzato fondi aziendali per pagare l'affitto della propria abitazione privata. La Corte ha chiarito che l'elemento decisivo è il depauperamento del patrimonio sociale in danno dei creditori, la cui punibilità è subordinata alla successiva dichiarazione di fallimento. La sentenza ha però annullato parzialmente la condanna per vizi procedurali, inclusa la prescrizione di un'imputazione minore e la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza per un'altra.
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Notificazione ricorso fallimento: la Cassazione decide
Una società, parte in un processo, viene dichiarata fallita dopo la sentenza d'appello. Il successivo ricorso per cassazione viene notificato erroneamente alla società e non al curatore. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, chiarisce che tale errore causa una nullità sanabile. Viene quindi disposta la rinnovazione della notificazione ricorso fallimento direttamente al curatore, stabilendo un principio fondamentale sulla corretta instaurazione del contraddittorio in caso di fallimento sopravvenuto.
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Compensazione fallimentare: il fatto genetico è decisivo
Una società fornitrice, successivamente fallita, aveva citato in giudizio un'azienda creditrice per il risarcimento dei danni derivanti dalla riappropriazione di merce non pagata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della compensazione fallimentare tra il credito risarcitorio e il debito per la fornitura, stabilendo che il requisito fondamentale è l'anteriorità del fatto generatore di entrambi i crediti rispetto alla dichiarazione di fallimento.
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Bancarotta fraudolenta e finanziamenti infragruppo
La Corte di Cassazione conferma una condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un'amministratrice che aveva sistematicamente finanziato una società collegata in difficoltà, utilizzando le risorse di un'altra azienda da lei gestita. I giudici hanno ritenuto tale condotta una distrazione di beni, poiché i finanziamenti erano privi di giustificazione economica e di prospettive di rientro, causando il dissesto della società erogante. La Corte ha inoltre annullato per prescrizione un'altra accusa relativa all'aggravamento del dissesto della società finanziata.
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Notifica al curatore: atto nullo se inviato alla società
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34621/2024, ha stabilito che un avviso di accertamento fiscale notificato a una società già dichiarata fallita, anziché direttamente al curatore fallimentare, è inopponibile alla procedura. La corretta notifica al curatore è un requisito indispensabile affinché l'atto produca effetti nei confronti della massa fallimentare. La Corte ha chiarito che il successivo ricorso del curatore non sana il vizio originario, poiché il termine per l'impugnazione non inizia a decorrere in assenza di una notifica valida.
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Cartella non impugnata: il curatore non può eccepire
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento non impugnata dal debitore prima della dichiarazione di fallimento rende il credito definitivo. Di conseguenza, il curatore fallimentare non può successivamente eccepire la prescrizione del credito maturata prima della notifica della cartella stessa. L'omessa impugnazione consolida la pretesa creditoria, precludendo contestazioni successive nella procedura concorsuale.
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Credito respinto e fallimento: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce che un credito respinto con sentenza di primo grado, non ancora definitiva al momento della dichiarazione di fallimento del debitore, non può essere ammesso al passivo se il creditore non prosegue il giudizio di appello contro la curatela. L'inerzia del creditore porta alla formazione del giudicato sulla sentenza negativa, precludendo ogni ulteriore richiesta nel contesto fallimentare.
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Appello incidentale: quando è inammissibile
Una banca ha avviato un'azione revocatoria contro due società che avevano trasferito immobili a una nuova entità tramite scissione. Il tribunale ha dato ragione alla banca. In appello, le società originarie, poi fallite, hanno impugnato la sentenza. La società beneficiaria si è limitata ad aderire alle loro conclusioni senza presentare un proprio appello incidentale. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione principale. La Cassazione ha confermato che, in assenza di un appello incidentale autonomo, le ragioni della società beneficiaria sono assorbite dall'inammissibilità dell'appello principale, rendendo il suo ricorso inammissibile.
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Notifica al curatore: effetti sul fallito tornato in bonis
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella di pagamento effettuata esclusivamente al curatore fallimentare non produce effetti nei confronti del contribuente tornato in bonis. Di conseguenza, il contribuente può impugnare la successiva intimazione di pagamento, eccependo l'invalidità dell'atto presupposto e l'avvenuta prescrizione del credito tributario. La notifica al curatore, infatti, non è idonea a interrompere la prescrizione nei riguardi personali del debitore.
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Notifica al fallito: atto nullo se non è doppia
Un contribuente, dichiarato fallito, impugnava un preavviso di fermo basato su una cartella di pagamento per debiti fiscali anteriori al fallimento. La cartella era stata notificata solo al curatore fallimentare. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la notifica al fallito è necessaria per rendere l'atto opponibile alla persona fisica, sebbene la notifica al solo curatore sia sufficiente per la procedura fallimentare. L'omessa notifica al contribuente gli consente di impugnare l'atto successivo (il fermo) per vizio di notifica dell'atto presupposto (la cartella).
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Notifica al curatore: inefficace per il fallito
La Corte di Cassazione stabilisce che la notifica di una cartella di pagamento effettuata esclusivamente al curatore fallimentare non è efficace nei confronti del contribuente una volta che questi sia tornato in bonis. Di conseguenza, tale notifica non interrompe la prescrizione del credito tributario. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente contro un'iscrizione ipotecaria basata su crediti per i quali la notifica era avvenuta solo durante la procedura fallimentare, rinviando il caso per una nuova valutazione sulla prescrizione.
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Notifica avviso accertamento curatore: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25564/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla notifica dell'avviso di accertamento al curatore fallimentare. Se il processo verbale di constatazione (PVC) è stato notificato al contribuente prima del fallimento ('in bonis'), non è necessario allegarlo nuovamente all'avviso notificato al curatore. La Corte ha chiarito che si presume, fino a prova contraria, che il curatore entri in possesso di tutta la documentazione aziendale, incluso il PVC, adempiendo così all'obbligo di motivazione dell'atto impositivo.
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Interruzione prescrizione: la difesa interrompe i termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che la difesa di un creditore in un giudizio di accertamento negativo del debito può determinare l'interruzione prescrizione. Se il creditore, convenuto in giudizio, non si limita a chiedere il rigetto della domanda ma riafferma attivamente il proprio diritto, compie un atto idoneo a interrompere il decorso del termine prescrizionale. La Corte ha così cassato la decisione di un tribunale che, basandosi su un precedente superato, aveva negato tale effetto.
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Prededuzione e continuità: no al credito consecutivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fornitrice che chiedeva il riconoscimento della prededuzione del proprio credito nel fallimento di un'azienda cliente. Quest'ultima aveva avviato due distinte procedure di concordato preventivo. La prima era stata oggetto di rinuncia, mentre la seconda si era conclusa con la dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che, ai fini della prededuzione e continuità, non è sufficiente un mero lasso temporale tra le procedure, ma è necessaria una continuità causale e funzionale dello stato di insolvenza. La rinuncia alla prima procedura ha interrotto tale continuità, facendo tornare la società debitrice 'in bonis' e rendendo il credito sorto in quella fase non prededucibile nel successivo fallimento.
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Crediti prededucibili e continuità della crisi
Un fornitore vedeva negato il carattere prededucibile del proprio credito in una liquidazione coatta amministrativa. Il credito era sorto durante una precedente procedura di concordato, ma la Cassazione ha confermato la decisione di merito, escludendo la continuità della crisi tra le due procedure. Un intervallo di quasi due anni di attività d'impresa, con la creazione di nuovi debiti, è stato ritenuto sufficiente a interrompere il nesso causale necessario per la prededuzione.
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Prescrizione crediti soci: stop dalle scritture contabili
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla prescrizione crediti soci verso una società in amministrazione straordinaria. Un'erede e creditrice aveva ottenuto il riconoscimento del suo credito, derivante da finanziamenti e utili non distribuiti, dal Tribunale. La società ha impugnato la decisione, eccependo la prescrizione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'iscrizione del debito nei bilanci della società costituisce un riconoscimento con efficacia interruttiva della prescrizione.
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Spese fallimento revocato: chi paga? Decide la Cass.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale riguardo alle spese del fallimento revocato. Anche qualora alla revoca segua una nuova dichiarazione di fallimento della stessa impresa, la responsabilità per i compensi dei professionisti della prima procedura resta a carico dello Stato (Erario). La Corte ha chiarito che si tratta di due procedure distinte e autonome, e la responsabilità erariale, derivante dalla natura officiosa della procedura revocata, non può essere trasferita sul patrimonio del secondo fallimento.
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Legittimazione processuale del fallito: la Cassazione
A seguito di un ricorso presentato da alcuni garanti e da una società, poi fallita, contro una condanna al pagamento, la Corte di Appello aveva negato la legittimazione ad agire alla società fallita, poiché la Curatela non si era costituita in giudizio. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione sulla legittimazione processuale del fallito. In particolare, si chiede se il fallito possa impugnare una sentenza per tutelarsi da future pretese, anche in caso di disinteresse del curatore. Per l'importanza nomofilattica della questione, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Impugnazione cartella fallito: chi agisce se il curatore è inerte?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5173/2025, affronta il tema della legittimazione degli ex rappresentanti legali di una società fallita a contestare una cartella di pagamento in caso di inerzia del curatore. La Corte conferma che l'ex amministratore può procedere con l'impugnazione cartella fallito, sulla scia di un precedente intervento delle Sezioni Unite. Tuttavia, chiarisce che la mancata notifica dell'avviso di irregolarità all'ex amministratore non determina la nullità della cartella, ma la sua inopponibilità alla società una volta tornata in bonis. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di secondo grado e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prova del credito professionale nel fallimento: il caso
Un professionista si è visto negare l'ammissione al passivo fallimentare di un suo credito per prestazioni professionali. Nonostante la presenza di un contratto, i giudici hanno ritenuto insufficiente la prova del credito professionale, ovvero la dimostrazione dell'effettivo svolgimento dell'attività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso poiché volto a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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